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Svolta nel caso Pamela Genini: Francesco Dolce consegna il cellulare scomparso

Svolta nel caso Pamela Genini: Francesco Dolce consegna il cellulare scomparso

La vicenda giudiziaria e umana legata al brutale assassinio di Pamela Genini, la ventottenne uccisa a Milano dall’ex compagno Gianluca Soncin, vive oggi un momento di inaspettata e torbida evoluzione. Al centro di questo nuovo capitolo c’è Francesco Dolce, l’imprenditore quarantunenne di Sant’Omobono Terme già indagato per vilipendio di cadavere e per il furto della testa della vittima dal cimitero di Strozza. Dopo mesi di silenzi e interrogativi, Dolce ha deciso di presentarsi spontaneamente presso la Questura di Milano per consegnare alle forze dell’ordine un cellulare bianco, dispositivo che risultava da tempo mancante e che era stato oggetto di intense ricerche da parte degli inquirenti.

Pamela, "la profanazione a ridosso dei funerali non è casuale"Il telefono, fondamentale per ricostruire le ultime ore di vita di Pamela e il contesto in cui è maturata la successiva profanazione della sepoltura, non era emerso durante le precedenti perquisizioni effettuate nell’abitazione dell’uomo. Questa assenza aveva alimentato sospetti crescenti, portando gli investigatori a ipotizzare un tentativo di occultamento di prove cruciali. Tuttavia, nel consegnare il dispositivo, Dolce ha fornito una versione dei fatti che appare, se possibile, ancora più inquietante della sua precedente condotta. L’imprenditore ha dichiarato di non aver mai voluto nascondere il cellulare, giustificando il possesso prolungato con il timore che i contenuti in esso custoditi potessero cadere nelle mani della difesa di Gianluca Soncin. “Non è importante dov’era”, avrebbe riferito in sostanza, lasciando intendere di aver agito per proteggere quella che lui considera la verità sulla giovane fotomodella.

La figura di Francesco Dolce è legata al caso fin dal primo momento. Fu lui, infatti, a lanciare l’allarme la sera dell’omicidio, sostenendo di aver ricevuto una telefonata di aiuto proprio da Pamela. Un ruolo che, col passare del tempo, si è fatto sempre più ambiguo, specialmente dopo il macabro ritrovamento del corpo decapitato della giovane. Le testimonianze raccolte dagli inquirenti descrivono un rapporto tra l’uomo e la vittima tutt’altro che lineare: molti conoscenti hanno parlato di comportamenti ossessivi da parte di Dolce, accuse che l’imprenditore ha sempre respinto, dichiarandosi estraneo a qualsiasi accanimento verso la ragazza.

Le indagini su Pamela Genini, il Riesame boccia la richiesta di Francesco  Dolci di dissequestrare telefoni e coltello | Corriere.itOra, la parola passa agli esperti dei laboratori forensi di Milano. Il cellulare consegnato da Dolce verrà sottoposto a perizie tecniche approfondite, mettendolo in relazione con gli altri dispositivi già sequestrati. Gli inquirenti sperano che l’analisi dei dati, delle chat e dei contatti contenuti nello smartphone possa finalmente fornire una visione d’insieme su una vicenda che continua a sfidare ogni logica umana. Si sta cercando di capire se tra le pieghe della memoria digitale si nasconda il movente della profanazione o ulteriori dettagli sulle dinamiche che hanno portato alla fine di Pamela.

Mentre il processo contro Gianluca Soncin, imputato davanti alla Corte d’Assise di Milano per omicidio, prosegue il suo corso, la posizione di Dolce si fa sempre più delicata. Se da un lato la consegna del telefono potrebbe essere vista come un atto collaborativo, dall’altro solleva nuovi dubbi sulla trasparenza delle sue azioni passate. La verità, come spesso accade in questi casi di cronaca nera, appare ancora lontana, celata tra le pieghe di una realtà fatta di ossessioni, silenzi e segreti che, lentamente, stanno venendo a galla, pagina dopo pagina, rendendo giustizia a una giovane donna che non può più raccontare la sua versione dei fatti.