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La testimone Travain racconta gli eventi del 12 e 13 Agosto 2007 | Udienza 2009 – Parte 2

Garlasco, i Verbali Dimenticati dell’Udienza Travain: Il Giallo della Bicicletta e l’Orario Shock che Scagiona Alberto Stasi

Il delitto di Garlasco rimane una delle pagine più controverse, dolorose e analizzate della cronaca nera italiana. A distanza di anni dalla condanna definitiva di Alberto Stasi per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007, il riesame dei verbali delle udienze del processo di primo grado del 2009 continua a sollevare interrogativi di straordinaria rilevanza investigativa. In particolare, la deposizione di Manuela Travain, vicina di casa dei Poggi, riletta oggi alla luce dei tabulati informatici e delle perizie tecniche, offre una ricostruzione degli orari e dei movimenti in via Pascoli che contrasta in modo stridente con l’impianto accusatorio che ha portato alla condanna di Stasi.

La memoria fotografica del testimone: il mistero della bicicletta nera

Davanti al Pubblico Ministero e agli avvocati di parte civile e della difesa, Manuela Travain ha rievocato con assoluta precisione un dettaglio visivo impresso nella sua mente in modo indelebile: una bicicletta nera appoggiata con il pedale sul marciapiede, esattamente davanti all’apertura del cancelletto pedonale della villetta della famiglia Poggi. La testimone ha sottolineato di avere una vera e propria “memoria fotografica” di quella scena, specificando che il cancelletto pedonale della villetta era insolitamente spalancato, mentre la porta d’ingresso e tutte le finestre dell’abitazione erano serrate, esattamente come nei giorni precedenti.

Il punto nevralgico della deposizione risiede nella datazione e nella precisa collocazione oraria di questo avvistamento. Durante il serrato esame condotto dall’avvocato Giarda, difensore di Stasi, si è cercato di stabilire se la Travain avesse potuto confondere il lunedì 13 agosto con il venerdì 10 agosto. I tabulati telefonici analizzati dai periti informatici Porta e Occhetti hanno risolto definitivamente il dubbio: il venerdì mattina, alle ore 9:38, il telefono cellulare della Travain agganciava una cella autostradale a Pavia, rendendo materialmente impossibile la sua presenza a Garlasco. Di conseguenza, l’avvistamento della bicicletta davanti al cancelletto dei Poggi è avvenuto indiscutibilmente la mattina di lunedì 13 agosto, il giorno del delitto.

L’incastro perfetto dei tabulati e l’orario che demolisce l’accusa

L’orario in cui Manuela Travain è uscita di casa e ha transitato davanti alla villetta dei Poggi rappresenta il vero e proprio elemento di svolta logica. Attraverso l’esame dei tabulati telefonici della donna, il giudice e le parti in aula hanno ricostruito con esattezza millimetrica la sequenza degli eventi di quella mattina. Alle ore 8:54, la Travain effettua una telefonata alla sua collaboratrice domestica, la signora Sonia Annoni, per chiederle se stia arrivando e organizzare la propria uscita di casa.

La collaboratrice giunge nell’abitazione della Travain pochi minuti dopo, in un raggio temporale compreso tra le 9:00 e le 9:05. Come confermato dalla testimone durante il fuoco di fila delle domande del Presidente del Tribunale, le due donne non si sono separate immediatamente. Secondo una consolidata abitudine domestica, sono entrate in cucina, hanno preparato il caffè, fumato una sigaretta e chiacchierato per definire le priorità delle pulizie, mentre la Travain completava la propria preparazione e si vestiva per uscire. Questo rituale ha richiesto un tempo minimo di venti o trenta minuti.

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La Travain ha quindi lasciato la propria abitazione non prima delle 9:25 o 9:30 del mattino. È stato esattamente in quel momento, mentre si accingeva a mettersi in viaggio alla volta di Pavia, che ha notato la bicicletta nera parcheggiata e il cancelletto spalancato della casa di Chiara Poggi. Questo orario crea una frattura insanabile con la verità processuale stabilita dalle sentenze successive. Secondo la ricostruzione della Procura, l’azione omicidiaria di Alberto Stasi si sarebbe consumata in un lasso di tempo compreso in appena 23 minuti, e a quell’ora il giovane doveva necessariamente essere già rientrato nella propria abitazione per riaccendere il computer e lavorare alla tesi di laurea. Se la bicicletta era ancora lì alle 9:30, quell’oggetto non poteva appartenere ad Alberto Stasi, scagionandolo di fatto dalla presenza sulla scena del crimine in quell’orario.

Sgommate nella notte e fuoristrada sospetti: i dettagli inquietanti del 12 agosto

I verbali dell’udienza del 2009 mettono a nudo altri dettagli di grande spessore criminologico, spesso trascurati dalle sintesi giornalistiche dell’epoca. L’avvocato Tizzoni, legale di parte civile per la famiglia Poggi, ha incalzato la testimone in merito agli eventi della sera precedente il delitto, la notte di domenica 12 agosto. La Travain ha raccontato un episodio che l’aveva profondamente terrorizzata: il rumore assordante di un’autovettura, identificata come un’Audi, che aveva accostato bruscamente a forte velocità nella via.

Dalla sua finestra, protetta dalle persiane chiuse, la testimone ha visto scendere dall’auto alcuni individui che urlavano con atteggiamento estremamente aggressivo. Spaventata dalla foga dei soggetti, la donna ha tentato di spegnere tutte le luci di casa nel timore di essere vista e ha persino cercato di allertare le forze dell’ordine, componendo tuttavia per errore sul tastierino del cellulare il numero del 118 anziché quello dei Carabinieri. Dopo circa cinque minuti di urla e tensioni, il gruppo è risalito a bordo dell’Audi, allontanandosi a fari spenti e sgommando nel buio.

A questo scenario di inquietante tensione si aggiunge un secondo avvistamento, riferito alla Travain dalla sua collaboratrice domestica e messo a verbale durante le indagini. Intorno alle 10:30 della mattina del 13 agosto, mentre la Travain era già a Pavia, la collaboratrice rimasta sola in casa ha udito il rumore di un veicolo a ridosso della strada. Affacciandosi alla finestra, ha notato un grosso fuoristrada che procedeva a velocità sostenuta. Il mezzo ha effettuato una manovra di inversione di marcia estremamente repentina e violenta nei pressi della villetta, per poi dileguarsi nel nulla. Gli inquirenti hanno a lungo cercato di capire se quell’auto potesse essere collegata agli occupanti dell’Audi della notte precedente o alla bicicletta notata all’alba.

Il cortocircuito delle indagini informali nell’immediatezza del fatto

L’ultima parte dell’udienza ha fatto emergere un aspetto procedurale di rilievo: la gestione delle prime informazioni da parte degli investigatori nelle ore immediatamente successive alla scoperta del cadavere. Rispondendo alle domande dell’avvocato Giarda, Manuela Travain ha rivelato di aver parlato con i Carabinieri già nel pomeriggio del 13 agosto, intorno alle 15:30, appena rientrata da Pavia. La strada era già presidiata dai militari e la donna si è fermata spontaneamente per riferire i dettagli dell’Audi e delle urla della notte precedente, ritenendoli possibili elementi connessi.

In quel momento, la testimone non era ancora a conoscenza della morte di Chiara, notizia appresa solo ore più tardi tramite i telegiornali. I militari si sono limitati a chiederle le generalità e la conferma della residenza, ascoltando il racconto senza redigere un verbale formale. La difesa ha sollevato forti perplessità sulla mancanza di questi scritti iniziali negli atti del fascicolo processuale, evidenziando come l’omissione di tali dettagli nell’immediatezza del delitto abbia rallentato la cristallizzazione dei ricordi sulla bicicletta, verbalizzati ufficialmente solo il 17 agosto e approfonditi il 14 settembre. Un ritardo investigativo che ha pesato drammaticamente sulla ricostruzione della linea temporale, lasciando aperta una ferita che la giustizia non è mai riuscita a rimarginare del tutto.