L’oscurità non è solo l’assenza di luce, è un vuoto che divora la ragione. Immaginate un silenzio sepolcrale, interrotto solo dal suono metallico di una vanga che affonda nella terra fresca. Non è un ladro di tesori a scavare, né un uomo disperato in cerca di risposte. È Sumato. Davanti a lui, la tomba di una donna di ottantuno anni, sepolta solo sedici ore prima. Le sue mani non tremano. Con una calma agghiacciante, egli scoperchia la bara, non per onorare i morti, ma per nutrirsi della loro essenza. Mentre il mondo dorme, Sumato trasporta un cadavere sulla sua vecchia bicicletta, pedalando tra le ombre di un villaggio che non sa ancora di ospitare un mostro. Quella notte, l’odore della carne bruciata non verrà da un normale focolare domestico, ma da un banchetto sacrilego che sfida ogni logica umana. Quale follia può spingere un uomo a credere che mangiare i morti lo renderà immortale? E come è possibile che oggi, quell’uomo, sia libero e sorrida davanti alla telecamera di uno smartphone come un qualsiasi creatore di contenuti? Questa non è una leggenda urbana; è la cronaca di un abisso chiamato Sumato, il mangiatore di corpi dell’Indonesia.
Sumato nacque il 3 marzo 1972 nel villaggio di Purbalingga, nella provincia di Central Java. Era il primogenito di una famiglia di cinque figli, con due fratelli e due sorelle minori. Inizialmente, la loro situazione economica era stabile grazie alle proprietà ereditate dagli antenati, ma questa apparente tranquillità fu presto spazzata via da una serie di fallimenti sistematici nel processo di crescita di Sumato.
La sua vita fu segnata fin dall’inizio da una catena di insuccessi. Il primo segnale arrivò dal sistema educativo: Sumato mostrava gravi difficoltà ad adattarsi agli standard sociali. Nella sua prima scuola elementare emerse una lentezza accademica tale da portarlo a fallire l’esame nazionale, costringendolo a ripetere il sesto anno in un altro istituto. Questo evento non fu banale; creò un profondo divario psicologico tra lui e i suoi coetanei. A dieci o undici anni, il peso della vergogna e del senso di inferiorità divenne insostenibile. Sebbene riuscì a essere ammesso alle medie, al nono anno decise di abbandonare definitivamente gli studi.
Parallelamente, la fortuna economica della famiglia crollò. I beni preziosi vennero venduti uno dopo l’altro per sopravvivere. Questa rottura tra istruzione e stabilità economica forgiò in Sumato una personalità fragile, complessa e vulnerabile, che lo portò a cercare rifugio in pratiche spirituali distorte, in una sorta di auto-illusione mistica.
Prima ancora di diventare un cannibale, Sumato manifestò abitudini alimentari disturbanti. Gli esperti di criminologia notarono in seguito che, fin da bambino, Sumato mangiava insetti vivi. Questo comportamento indicava una precoce erosione delle norme culturali e della naturale repulsione verso ciò che è considerato immangiabile. In seguito, dopo aver lasciato il suo villaggio per cercare lavoro, si sposò due volte, ma entrambi i matrimoni naufragarono a causa di una gravissima violenza domestica. Questi segnali, uniti alla sua tendenza all’isolamento, furono i chiari sintomi di una patologia psichiatrica in formazione.
La disperazione e l’isolamento lo spinsero a migrare verso Lampung, nel sud di Sumatra, sperando di cambiare vita nelle piantagioni di canna da zucchero. Qui, in un ambiente dominato da poteri occulti e credenze mistiche lontano dal controllo statale, Sumato divenne il terreno fertile per gli insegnamenti oscuri di un “dukun” (uno sciamano o stregone) di nome Taslim.
Taslim convinse Sumato che l’unica via per fuggire dalla povertà e raggiungere l’immortalità fosse compiere sacrifici rituali e consumare parti del corpo umano. Era una versione estrema e deviata dell’Imu Hilam, la magia nera. Secondo Taslim, mangiare carne umana non era un crimine, ma un atto sacro per ottenere poteri soprannaturali: l’invulnerabilità alle armi, la ricchezza magica, la pace interiore e, al massimo livello, la capacità di resuscitare i morti.
Per ottenere tutto questo, Taslim impose a Sumato una condizione precisa: doveva consumare la carne di sette cadaveri. Sumato non agiva per fame biologica, ma vedeva la carne umana come una sorta di elisir spirituale.
Le sue gesta divennero presto orribili. Egli raccontò che il suo primo atto avvenne dopo aver ucciso un rapinatore che lo aveva attaccato: invece di chiamare la polizia, mangiò l’aggressore sul posto, mentre la carne era ancora fresca. Il secondo episodio riguardò il ritrovamento di una gamba umana vicino ai binari del treno dopo un incidente ferroviario; la mangiò immediatamente. Il terzo crimine fu ancora più atroce: insieme a un complice mai identificato, uccise un borseggiatore. In quell’occasione, Sumato non solo ne mangiò la carne, ma recise l’organo genitale della vittima per farne una collana, credendo che questo amuleto avrebbe accresciuto il suo potere magico.
Nel 2002, Sumato tornò al suo villaggio natale, ma la sua situazione economica era rimasta misera. Viveva con i genitori in una casa fatiscente, senza nemmeno i soldi per il riso. Questa miseria lo spinse a cercare il “potere supremo” promesso da Taslim, portando ai fatti dell’11 gennaio 2003.
Quel giorno morì un’anziana vicina di casa, la signora M-Rina, di 81 anni. Sedici ore dopo la sepoltura, Sumato si recò al cimitero. Scavò la tomba a mani nude per “mantenere il contatto con l’energia del defunto”, caricò il corpo sulla bicicletta e lo portò a casa. Lì, scuoiò e sezionò il cadavere come fosse cibo. Prese gli organi genitali dell’anziana, li avvolse in un panno rosso e li mise nella tasca della giacca come amuleto protettivo.
Tuttavia, commise l’errore di non ricoprire la fossa. Il mattino seguente, il villaggio fu scosso dalla scoperta della profanazione. La polizia, guidata dalle testimonianze dei vicini che avevano visto Sumato aggirarsi al cimitero e sentito un odore nauseabondo provenire dal suo cortile, fece irruzione nella sua casa tra il 13 e il 14 gennaio.
Sumato fu arrestato senza opporre resistenza, convinto che i suoi amuleti lo avrebbero protetto. Le prove trovate furono agghiaccianti: resti del corpo di M-Rina sparsi per casa, alcuni cotti o grigliati; ossa e denti sepolti nel cortile; il panno rosso con i resti genitali nella giacca; vasi contenenti altri reperti organici. La cosa più orribile fu scoprire che Sumato aveva ingannato suo padre, facendogli mangiare carne umana spacciandola per normale cibo grigliato.
Il caso scosse l’Indonesia, ma rivelò un vuoto legislativo: non esisteva una legge specifica contro il cannibalismo. Sumato fu processato per furto aggravato (art. 363 del codice penale), poiché il cadavere fu considerato “proprietà” della famiglia del defunto. Nonostante le sue confessioni sugli omicidi passati, la mancanza di prove fisiche impedì di condannarlo per omicidio. Il 27 giugno 2003, Sumato fu condannato a soli 5 anni di prigione.
Durante il processo, gli esperti si divisero. Alcuni lo definirono uno psicopatico pienamente consapevole, altri un uomo con disturbi mentali che però non annullavano la sua capacità di intendere e di volere secondo la legge. Sumato descrisse il sapore della carne umana con una freddezza disarmante, dicendo che “non è buona come la carne di cane”, confermando che il suo atto era puramente rituale.
La madre, Sutina, visse quegli anni nel dolore, pregando per il figlio e portandogli del cibo in prigione, sperando in un suo pentimento. Sumato fu rilasciato anticipatamente nel 2006 per buona condotta. Essendo rifiutato dalla società e dalla famiglia, fu accolto da Mustajap, direttore di un centro di riabilitazione islamico. Lì, Sumato ha iniziato un percorso di recupero attraverso la religione, imparando a leggere il Corano e lavorando la terra.
Oggi, paradossalmente, Sumato è una sorta di figura della cultura popolare. La sua vita è diventata un film (“Cannibal Sumato”) ed è apparso in numerosi programmi TV. Recentemente, è diventato un creatore di contenuti sui social media, dove pubblica video di “mukbang” (mentre mangia) di spiedini di carne (Sate), invitando le persone a essere grate ogni giorno. Sebbene appaia cambiato, le immagini del suo passato e i dettagli dei suoi rituali rimangono impressi nella memoria collettiva come un monito sulla fragilità della mente umana e sulla potenza delle credenze oscure.
La sua storia ha portato l’Indonesia a modificare il proprio codice penale (nuovo articolo 271) per punire severamente la profanazione di tombe e corpi, chiudendo quel vuoto legale che permise a un cannibale di tornare libero dopo così poco tempo.
Dettagli dei dialoghi e delle testimonianze:
Durante gli interrogatori, Sumato parlava del suo maestro con devozione:
“Taslim mi ha detto che per essere immortale devo mangiare sette persone. Lui è potente, lui sa come si ottiene la forza.”
Quando gli chiesero del sapore della carne, rispose con indifferenza:
“La carne umana? Non è niente di speciale. Se devo essere onesto, la carne di cane o di capra ha un sapore molto migliore. Io la mangio solo per il potere.”
Suo padre, ignaro di tutto, dichiarò agli inquirenti:
“Mio figlio mi ha offerto della carne grigliata. Non sapevo cosa fosse, pensavo fosse un regalo. Lui era strano, si arrabbiava senza motivo e chiedeva sempre soldi per comprare una moto, nonostante fossimo poveri.”
Sua madre, piangendo, pregava:
“Dio, ti prego, perdona mio figlio. Fa’ che la sua mente torni a vedere la luce, fa’ che capisca il male che ha fatto.”