Posted in

Rivoluzione Stellantis in Europa, la follia elettrica di Mercedes e il mostro da 1000 CV di Brabus: il mercato dell’auto ha perso la testa?

Rivoluzione Stellantis in Europa, la follia elettrica di Mercedes e il mostro da 1000 CV di Brabus: il mercato dell’auto ha perso la testa?

Presque 1 200 ch : voici le nouveau monstre électrique de Mercedes -  Numerama

Il panorama automobilistico mondiale sta attraversando una fase di transizione così caotica e frenetica da confondere anche i più attenti osservatori del settore. Le dinamiche geopolitiche, le normative ambientali sempre più stringenti e la rincorsa tecnologica verso l’elettrico stanno spingendo i grandi marchi a compiere scelte che, fino a pochi anni fa, sarebbero state giudicate semplicemente folli o impossibili. Tra alleanze strategiche imprevedibili, motorizzazioni che rinnegano la propria storia e progetti nostalgici per ultra-ricchi, il mercato dell’auto sembra aver smarrito la propria bussola tradicional per ridefinire completamente le regole del gioco.

Il dragone sbarca in Europa: la mossa strategica di Stellantis

Una delle notizie più clamorose e destinate a far discutere la politica e l’industria del Vecchio Continente riguarda il gruppo Stellantis. Il colosso automobilistico guidato da Antonio Filosa ha preso una decisione radicale che tocca da vicino un pezzo di storia manifatturiera europea: lo stabilimento francese di Rennes-La Janais, in Bretagna. Inaugurato nel 1961 dal Generale de Gaulle, questo sito ha dato i natali a modelli iconici come la Citroën BX e la Xantia. Oggi, l’impianto viveva una crisi profonda, ridotto a produrre un solo modello e costretto a frequenti periodi di cassa integrazione per i suoi 2.000 dipendenti.

La soluzione trovata da Stellantis per salvare la fabbrica parla cinese: una joint venture paritetica (con il 51% in mano a Stellantis) insieme al costruttore statale Dongfeng per produrre in Europa i veicoli elettrici del marchio premium Voyah. La logica economica è cristallina, sebbene cinica. Per frenare l’avanzata delle auto low-cost asiatiche, l’Unione Europea ha imposto pesanti dazi doganali, che in alcuni casi sfiorano il 35%. Producendo direttamente sul suolo europeo, Dongfeng aggira il muro protezionistico, ottiene l’ambita etichetta “Made in Europe” ed evita le tasse.

Il paradosso commerciale è evidente: modelli come il SUV Voyah Courage o la city car Nami Box potrebbero non solo invadere il mercato a prezzi stracciati, ma persino beneficiare degli incentivi statali finanziati dai contribuenti europei. Stellantis assicura che questa mossa salverà i posti di lavoro e offrirà più scelta ai clienti, ma molti analisti si chiedono se il gruppo non stia letteralmente aprendo le porte al cavallo di Troia della concorrenza cinese.

Mercedes-AMG GT: la tecnologia estrema che cerca di copiare il passato

Se Stellantis riscrive le rotte commerciali, Mercedes-AMG decide di sfidare le leggi della fisica e la pazienza dei suoi clienti storici. Il reparto sportivo di Affalterbach, da sempre considerato il tempio dei motori V8 biturbo ruggenti, ha presentato la sua ultima creatura: la Mercedes-AMG GT coupé a quattro porte completamente elettrica. Un progetto che sulla carta genera scetticismo, ma che si presenta con numeri spaventosi: 1.169 cavalli di potenza pura.

Per raggiungere tali vette prestazionali, gli ingegneri tedeschi hanno implementato tre motori elettrici a flusso assiale. Questi propulsori sono incredibilmente compatti – larghi appena 8 centimetri – ma capaci di sprigianare una coppia mostruosa di 2.000 Nm, catapultando la vettura da 0 a 100 km/h in soli 2 secondi netti, con una velocità massima autolimitata a 300 km/h. Anche la ricarica è da primato: grazie a una batteria da 106 kWh raffreddata da un olio speciale a circolazione diretta nelle celle, l’auto passa dal 10% all’80% di energia in appena 11 minuti.

Tuttavia, il vero nodo della questione non risiede nell’ingegneria, bensì nell’anima della vettura. Consapevole che chi acquista una AMG cerca il brivido acustico, Mercedes ha introdotto la modalità “AMG Force S+”. Questo sistema utilizza oltre 1.600 file sonori campionati per riproduzione artificialmente nell’abitacolo e all’esterno il rombo di un motore termico V8, simulando persino le interruzioni di coppia tipiche della cambiata. Un artificio tecnologico che molti puristi hanno già bollato come una finzione commerciale, nata per contrastare la Porsche Taycan e la sorprendente Xiaomi SU7 Ultra in un segmento, quello delle sportive elettriche ad alte prestazioni, che sta registrando un forte calo di vendite a livello globale.

Presque 1 200 ch : voici le nouveau monstre électrique de Mercedes -  Numerama

Il ritorno alle origini: Mini pianifica la vera “Mini”

Mentre le berline sportive crescono a dismisura superando i 5 metri di lunghezza, in casa Mini si respira un’aria di autocritica. Nel corso degli anni, l’aumento delle dimensioni ha trasformato vetture nate per la città in crossover massicci. Se l’originale Mini del 1959 progettata da Sir Alec Issigonis misurava appena 3 metri di lunghezza, un odierno Countryman ha dimensioni tali da poter quasi ospitare l’antenata nel proprio bagagliaio.

Il capo del design del marchio, Holger Hochmuth, ha tuttavia riacceso le speranze degli appassionati confermando lo sviluppo di un progetto inedito: una vettura elettrica da soli 3,62 metri di lunghezza. Le proporzioni riprendono da vicino il celebre concept Rocketman presentato al Salone di Ginevra del 2011.

Il motivo per cui ci sono voluti quasi quindici anni per deliberare un modello simile risiede nelle rigidissime normative di sicurezza contemporanee. Inserire in meno di quattro metri tutte le zone di deformazione necessarie a ottenere le 5 stelle Euro NCAP, i radar a 360 gradi, i sistemi di assistenza alla guida e i pacchetti di batterie richiede uno sforzo ingegneristico immenso. La futura city car Mini promette di essere leggera, estremamente agile e votata all’utilizzo urbano, accettando il compromesso di un’autonomia limitata a circa 250 chilometri pur di restituire al pubblico il vero go-kart feeling originario.

Brabus Bodo: l’ultimo oltraggio termico da un milione di euro

Esiste infine chi rifiuta categoricamente l’era dell’elettrificazione e decide di celebrare la meccanica tradizionale nel modo più esagerato possibile. È il caso di Brabus, il celebre preparatore tedesco che, per omaggiare la memoria del proprio fondatore Bodo Buschmann scomparso nel 2018, ha svelato la “Brabus Bodo”.

Definita ironicamente come l’auto perfetta per miliardari eccentrici, la vettura nasce sulla base tecnica di un’Aston Martin Vanquish, ma viene stravolta al punto da risultare irriconoscibile. La carrozzeria è un trionfo di spigoli ed è interamente realizzata in fibra di carbonio nera a vista, montata su un telaio in alluminio, per un peso complessivo di 1.910 kg.

Sotto il lungo cofano anteriore si consuma la vera sfida alle tendenze ecologiche odierne. Nessun sistema ibrido, nessun motore a tre cilindri: Brabus ha mantenuto il mastodontico V12 biturbo da 5.2 litri, portandolo alla spaventosa potenza di 1.000 cavalli e 1.200 Nm di coppia massima. Le prestazioni parlano di uno 0-100 km/h coperto in poco più di 3 secondi e una velocità di punta pari a 360 km/h. L’esclusività tocca livelli provocatori, con dettagli opulenti come l’inserimento di vere particelle d’oro intrecciate nel carbonio dei coperchi dei motori e delle scatole dei filtri dell’aria. Realizzata in appena 77 esemplari in onore dell’anno di fondazione dell’azienda (1977), la Brabus Bodo viene proposta a un prezzo superiore al milione di euro.

Quattro storie diverse, quattro modi opposti di interpretare il futuro della mobilità. Tra pragmatismo industriale ed eccessi tecnologici, il mondo dell’auto si conferma un teatro in continua e imprevedibile evoluzione.