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Sorelle scomparse da due settimane, la svolta del procuratore: “Alisia e Sara sono nascoste da qualcuno”

Sorelle scomparse da due settimane, la svolta del procuratore: “Alisia e Sara sono nascoste da qualcuno”

Il mistero fitto e angosciante che avvolge la scomparsa delle due sorelle Alisia e Sara, rispettivamente di sedici e dodici anni, è giunto a un potenziale e cruciale punto di svolta. Le due minori, svanite nel nulla da oltre due settimane dalla casa famiglia che le ospitava a Civitella Alfedene, nel cuore dell’Abruzzo, sono al centro di una mastodontica operazione di ricerca che sta tenendo con il fiato sospeso l’intera opinione pubblica nazionale. Nelle ultime ore, le dichiarazioni ufficiali rilasciate dagli inquirenti hanno impresso un’accelerazione drammatica alle indagini, allontanando l’ipotesi di una semplice bravata adolescenziale e aprendo scenari decisamente più complessi e inquietanti.

Le operazioni sul campo si stanno concentrando con particolare insistenza nella suggestiva ma impervia area del lago di Barrea. Le squadre di soccorso, coordinate congiuntamente dalle procure competenti, stanno operando in prossimità del ponte di collegamento del paese. Qui, gli specialisti del nucleo subacqueo dei vigili del fuoco, giunti appositamente da Ancona, stanno ispezionando meticolosamente tre punti specifici indicati dagli investigatori. Non si tratta di semplici perlustrazioni esplorative a tappeto, bensì di interventi mirati e strumentali che poggiano su elementi concreti e dati già acquisiti nel corso dell’attività investigativa delle prime ore. Parallelamente, sulla terraferma, i finanzieri del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Roccaraso, coadiuvati da unità cinofile specializzate e dai volontari della Protezione Civile, continuano a setacciare i fitti boschi e i numerosi casolari abbandonati dislocati lungo il confine tra le regioni Abruzzo e Molise.

A cambiare radicalmente la prospettiva del caso sono state le parole del procuratore di Cassino, Carlo Fucci. Il magistrato, intervenendo pubblicamente sulla vicenda, ha espresso una convinzione che sposta il fulcro delle indagini: è altamente probabile che le due ragazze si trovino in questo momento in compagnia di qualcuno. Secondo l’analisi del procuratore, è infatti biologicamente e logisticamente difficile immaginare una sopravvivenza autonoma e così prolungata nel tempo per due minori prive di mezzi di sostentamento. Per questa ragione, l’ipotesi di reato e la pista principale seguita dagli inquirenti virano con decisione verso il coinvolgimento attivo di terze persone, soggetti che potrebbero aver aiutato le due sorelle ad allontanarsi o che le starebbero deliberatamente ospitando e nascondendo all’interno di una rete di complicità.

Nel frattempo, l’attività della Procura di Sulmona e dei carabinieri si muove sul fronte delle testimonianze. Nelle scorse ore sono state ascoltate numerose persone vicine alla cerchia relazionale delle due minori, tra cui il fidanzato della sedicenne Alisia, nel tentativo di carpire dettagli utili o confidenze fatte nei giorni precedenti alla fuga. Gli investigatori hanno inoltre effettuato approfonditi sopralluoghi all’interno del bar del paese, l’ultimo luogo fisico in cui le telecamere di videosorveglianza pubblica hanno immortalato i movimenti delle due sorelle nella drammatica notte tra il 6 e il 7 giugno.

A dare ulteriore concretezza alle indagini è stato il recente ritrovamento e sequestro di alcuni piccoli oggetti nella zona delle ricerche, nello specifico un fermaglio per capelli e un laccio nero. Questi reperti sono stati immediatamente inviati ai laboratori della scientifica per gli esami di rito, volti a verificare l’eventuale presenza di tracce biologiche o la compatibilità con gli effetti personali in possesso delle ragazze al momento della scomparsa. Sotto la lente d’ingrandimento della magistratura vi sono anche tre utenze telefoniche. Sebbene i telefoni risultino spenti e inattivi da diversi giorni, gli inquirenti ritengono che i tabulati e le celle telefoniche agganciate possano rivelare contatti decisivi avvenuti poco prima del blackout comunicativo, collegandoli a persone vicine alla famiglia o alla cerchia delle amicizie. Mentre la famiglia continua a lanciare disperati appelli mediatici, le autorità ribadiscono la necessità della massima collaborazione da parte dei cittadini, invitando chiunque abbia notato movimenti sospetti lungo le strade del Parco Nazionale a farsi avanti senza esitazione per mettere fine a questo incubo.