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Scuola, Vannacci: “Troppe vacanze, gli studenti inizino a lavorare. Sì a classi distinte per merito”

“Meno vacanze e lavoro a 14 anni”: la ricetta shock di Roberto Vannacci per riformare la scuola italiana

Scuola, Vannacci: "Troppe vacanze, gli studenti inizino a lavorare. Sì a  classi distinte per merito"

Il dibattito sul sistema scolastico italiano si arricchisce di una nuova, accesissima polemica destinata a far discutere a lungo l’opinione pubblica e la classe politica. Nel corso di un recente intervento pubblico focalizzato sui temi dell’istruzione e dell’educazione, il Generale e politico Roberto Vannacci ha espresso una visione radicale e senza filtri sulla scuola di oggi, proponendo una vera e proprio rivoluzione culturale basata sul rigore, sulla meritocrazia e su un legame precoce con il mondo del lavoro.

L’eurodeputato ha affrontato la questione non solo dal punto di vista della linea politica del suo movimento, ma anche e soprattutto come padre di due ragazze di 12 e 14 anni che frequentano la scuola pubblica, della quale si dice comunque orgoglioso, pur evidenziandone limiti e derive che considera inaccettabili.

Una scuola dura e selettiva contro la mancanza di frustrazione

Uno dei passaggi più significativi del discorso di Vannacci riguarda la natura stessa dell’istituzione scolastica, che a suo avviso non deve essere un rifugio protetto dalle asprezze della realtà, bensì una palestra di vita. “Io parlo di una scuola dura e selettiva non perché sia cattivo”, ha spiegato l’esponente politico, “ma perché la vita stessa è dura e selettiva. Se la scuola deve preparare alla vita, deve saper strutturare i giovani ad affrontare un ambiente di questo tipo”.

Secondo l’analisi di Vannacci, l’attuale declino formativo ed educativo è sotto gli occhi di tutti e si manifesta principalmente nell’incapacità delle nuove generazioni di gestire le frustrazioni quotidiane. La vita, ha ricordato, non è un percorso in cui si viene accontentati a ogni passo, ma è fatta di competizione, lotta, determinazione e sforzo. In quest’ottica, il “6 politico” e la tendenza a promuovere o far avanzare studenti che non lo meritano rappresentano un danno immenso sia per i ragazzi stessi, sia per i compagni più meritevoli che vedono svalutato il proprio impegno.

La proposta shock: il libretto del lavoro a 14 anni

A scatenare le reazioni più accese è stata la proposta di anticipare l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, reintroducendo strumenti del passato per favorire l’interfaccia tra lo studio e l’impiego pratico già durante l’adolescenza. Vannacci ha suggerito la possibilità di ripristinare il libretto del lavoro a partire dai 14 anni di età, chiarendo immediatamente di non voler spingere i ragazzi verso lo sfruttamento o il lavoro in miniera, ma di considerare questa opportunità come una fondamentale esperienza formativa e di crescita personale.

Vannacci: "A scuola non si studia l'inno d'Italia, bisogna insegnare in  classe a essere cittadini"

L’idea cardine è quella di consentire ai giovani, su base assolutamente volontaria e senza intaccare l’obbligo scolastico fissato per legge fino ai 16 anni, di svolgere piccole attività legali e retribuite durante i lunghi mesi di vacanza estiva. Tra gli esempi citati, l’aiuto nella bottega artigiana di famiglia o l’impiego come assistente bagnino per i ragazzi più sportivi. Questa esperienza, secondo la proposta, dovrebbe tradursi anche in crediti formativi per riconoscere il valore di chi dimostra spirito di iniziativa, trasformandosi da soggetto passivo che riceve risorse dalla collettività a soggetto attivo pronto a dare il proprio contributo alla società.

La critica alla deriva ideologica e la difesa dei valori patriottici

Il Generale non ha risparmiato dure critiche a quella che definisce la “deriva ideologica e dogmatica” all’interno degli istituti scolastici, scagliandosi apertamente contro l’introduzione della cosiddetta ideologia di genere, dei bagni neutri e di altre iniziative giudicate puramente politiche. “La scuola deve rimanere un centro neutro dove le idee si mettono in discussione sviluppando lo spirito critico, non il crogiuolo di mode ideologiche”, ha tuonato, denunciando anche i meccanismi di “gogna mediatica” e discriminazione che spesso colpiscono i docenti non allineati al pensiero unico dominante.

Accanto alla critica ideologica, Vannacci ha sollevato una forte questione di identità nazionale, lamentando la progressiva scomparsa dei simboli e dei valori patriottici nei programmi scolastici. Portando l’esempio personale della figlia di 14 anni, prossima agli esami di terza media, ha denunciato con sconcerto il fatto che la ragazza non abbia mai imparato l’Inno d’Italia tra le mura scolastiche, nonostante l’esistenza di precise disposizioni di legge in materia. Per il politico, la scuola ha il dovere imprescindibile di supportare la famiglia nel trasmettere la storia, il significato del Tricolore e le radici culturali del popolo italiano, per evitare di crescere giovani completamente sradicati.

Ridare dignità e autorevolezza alla figura del docente

Un ultimo pilastro della riforma auspicata riguarda il ruolo degli insegnanti, ai quali è stato rivolto un caloroso ringraziamento per il fondamentale lavoro quotidiano, ma per i quali si chiede un deciso cambio di rotta in termini di status e rispetto. Vannacci auspica il ritorno a una scuola in cui il professore scelga la cattedra per autentica passione e non come un ripiego occupazionale, e in cui venga ristabilito il principio di autorità e collaborazione totale tra scuola e famiglia.

Il collasso delle regole e la mancanza di rispetto per l’autorità scolastica equivalgono all’anarchia: l’obiettivo finale deve quindi essere una scuola pragmatica, efficiente e concreta, capace di dialogare costantemente con il mondo delle imprese per colmare il forte divario oggi esistente tra le competenze fornite agli studenti e le reali richieste del mercato del lavoro.