Garlasco, la svolta nelle nuove intercettazioni: il giallo dell’impronta numero 10 e l’ombra della mano insanguinata

Il caso del delitto di Garlasco non smette di sollevare interrogativi, confermandosi come uno dei capitoli più complessi, dolorosi e discussi della cronaca nera italiana. A distanza di anni dall’omicidio della giovane Chiara Poggi, nuovi elementi investigativi e frammenti di conversazioni private ritornano ad accendere i riflettori su una vicenda che molti consideravano ormai archiviata. Le ultime novità, emerse da intercettazioni inedite e da accurate perizie dattiloscopiche, stanno delineando uno scenario parzialmente diverso, capace di mettere in discussione i vecchi pilastri processuali e di aprire la strada a piste finora rimaste nell’ombra.
L’intercettazione tra Andrea Sempio e l’avvocato Soldani
Al centro dell’attenzione mediatica vi è una recente intercettazione telefonica, trasmessa per la prima volta durante la trasmissione “Ignoto X”, che vede protagonisti Andrea Sempio e il suo legale, l’avvocato Federico Soldani. Il dialogo si svolge in un momento di forte tensione, poco prima che i Carabinieri provvedessero a notificare a Sempio la convocazione per un formale interrogatorio. Sebbene la conversazione possa apparire a un primo ascolto breve e priva di elementi eclatanti, un dettaglio specifico ha catturato l’attenzione degli esperti e degli osservatori.
Durante la telefonata, l’avvocato Soldani rassicura il proprio assistito, ipotizzando che la convocazione da parte delle autorità sia semplicemente una formalità legata a una richiesta di conferma di dichiarazioni già rese in passato. Tuttavia, il legale pronuncia una frase emblematica, facendo riferimento a confidenze che gli sarebbero state fatte direttamente dal Pubblico Ministero in merito a una imminente richiesta di archiviazione del procedimento. Questo specifico passaggio ha sollevato non poche perplessità tra i commentatori e gli addetti ai lavori, poiché la condivisione anticipata delle intenzioni della Procura con la difesa non rientra nelle consuetudini della prassi giudiziaria, alimentando dibattiti sulla linearità delle procedure in corso.
Le tensioni legali e le convocazioni in Procura
Parallelamente allo sviluppo delle intercettazioni, il fronte giudiziario si fa sempre più incandescente. Gli avvocati Federico Soldani e Simone Grassi sono stati formalmente ascoltati a Brescia, segnando un’accelerazione significativa nelle attività d’indagine. La giornata del 13 novembre ha visto inoltre la cruciale convocazione di Massimo Lovati davanti agli inquirenti.

Questo appuntamento investigativo è stato preceduto da una forte maretta all’interno del collegio difensivo. Fonti vicine al caso riportano infatti un acceso scontro che ha coinvolto l’avvocato Gallo, intenzionato in un primo momento a rimettere il proprio mandato a causa della decisione di Lovati di affidarsi a nuove figure professionali, tra cui un portavoce e un secondo legale. Nonostante la dura reazione e la temporanea frattura, parrebbe che l’avvocato Gallo abbia deciso di mantenere l’incarico. Sebbene tali dinamiche possano apparire a tratti come dettagli di retroscena o tensioni personali, esse riflettono la pressione enorme che grava su tutti i soggetti coinvolti in questa nuova fase dell’inchiesta.
I segreti scientifici del RIS: le sei impronte sconosciute
L’aspetto decisamente più rilevante e di natura strettamente scientifica riguarda i risultati di una consulenza dattiloscopica di quarantadue pagine consegnata alla Procura di Pavia. La perizia, firmata da figure di spicco del RIS di Parma come il tenente colonnello Giampaolo Iuliano e il dottor Nicola Caprioli, offre una mappatura dettagliata delle tracce biologiche e ditali rinvenute sulla scena del crimine all’interno della villetta di via Pascoli.
Oltre alla traccia numero 33, già da tempo oggetto di verifiche e associata alla figura di Andrea Sempio, gli esami di laboratorio hanno accertato la presenza di ben sei impronte palmari rimaste completamente sconosciute. Queste tracce si trovano concentrate in punti nevralgici della casa: tre sulla parete destra della scala che conduce alla cantina (dove venne ritrovato il corpo senza vita di Chiara Poggi), due sulla parete sinistra e una nella parte superiore della rampa. L’utilizzo del comparatore elettronico automatizzato in dotazione al RIS, nel quale sono stati inseriti i profili dattiloscopici dell’intera famiglia Poggi, di Alberto Stasi, di Stefania K. e degli amici della comitiva di Marco Poggi (fratello della vittima), ha dato esito totalmente negativo. Nessuno dei soggetti noti o storicamente legati al processo coincide con quelle impronte vicine al cadavere, lasciando un vuoto identitario che, secondo gli stessi consulenti tecnici, difficilmente potrà mai essere colmato.
Il mistero dell’impronta numero 10 e la pista dimenticata
A rendere ancora più fitto il mistero si aggiungono le analisi effettuate sull’impronta contrassegnata con il numero 10, localizzata sulla porta d’ingresso della villetta. Secondo diverse indiscrezioni investigative e riscontri emersi da analisi giornalistiche, esisterebbe una precisa corrispondenza morfologica e biologica tra l’impronta numero 10 e le tracce lasciate da una mano chiaramente insanguinata.
Anche in questo caso, i tentativi di sovrapposizione e comparazione con i profili dei principali indagati e dei frequentatori abituali della casa non hanno portato ad alcun match positivo. L’assenza di corrispondenze ha spinto gli investigatori e gli esperti di criminologia a formulare nuove e drammatiche ipotesi di lavoro. Una delle congetture più complesse sollevate dagli analisti riguarda l’eventualità che tali tracce possano appartenere a un soggetto facente parte della cerchia allargata delle conoscenze della famiglia, ma la cui comparazione dattiloscopica risulta oggi impossibile. L’attenzione si sarebbe concentrata in particolare su una figura della comitiva tragicamente scomparsa nel 2016 a causa di un suicidio. L’impossibilità materiale di procedere a riscontri diretti su soggetti deceduti lascia aperto un enorme interrogativo sul fatto che l’assassino, o un eventuale complice che ha calpestato la scena del delitto lasciando tracce ematiche, possa essere rimasto per tutti questi anni completamente estraneo alle aule di giustizia. Le indagini proseguono nel tentativo di fare piena luce su questi dettagli scientifici sospesi nel tempo.