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Garlasco: l’avv. Giada Bocellari e la Revisione per Alberto Stasi

Garlasco, l’avvocato Bocellari rompe il silenzio: «Troppi errori scientifici, la verità su Alberto Stasi e la revisione»

Garlasco, nella villetta dei Poggi altre due persone oltre a Stasi? L'ipotesi  dell'avvocata Giada Bocellari

Il delitto di Garlasco rimane una delle pagine più dolorose, controverse e mediatiche della cronaca nera italiana. A distanza di diciotto anni dal tragico omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007, il caso continua a far discutere, sollevando interrogativi profondi sulla solidità delle verità processuali. Di recente, l’avvocato Giada Bocellari, che insieme al collega Roberto De Rensis assiste Alberto Stasi, è intervenuta pubblicamente per fare chiarezza su una fitta rete di indiscrezioni, presunte fake news e ricostruzioni imprecise che hanno affollato i media e le piattaforme social negli ultimi mesi. Con un approccio analitico e strettamente ancorato agli atti forensi, il legale ha delineato lo stato attuale delle indagini e le prospettive concrete per una futura richiesta di revisione del processo.

La verità sulle richieste di revisione: un unico tentativo formale

Uno dei primi equivoci affrontati dall’avvocato Bocellari riguarda il numero di istanze di revisione presentate finora dalla difesa di Alberto Stasi, attualmente detenuto nel carcere di Bollate dove sta scontando una condanna definitiva a 16 anni di reclusione. Nella narrazione mediatica si è spesso parlato di due revisioni già rigettate, ma la realtà giuridica è ben diversa.

La difesa di Stasi ha avanzato una sola e unica richiesta di revisione formale, presentata nel 2020 dall’avvocato Panciroli. Tale istanza è stata dichiarata inammissibile dalla Corte d’Appello di Brescia, un provvedimento poi confermato dalla Corte di Cassazione. Il malinteso sulle “due revisioni” deriva da un passaggio procedurale del 2016. In quell’anno, a seguito di indagini difensive incentrate sulla comparazione del DNA, i legali presentarono gli atti alla Procura Generale di Milano, chiedendo all’organo inquirente di valutare l’opportunità di promuovere una revisione d’ufficio. Successivamente, anche la madre di Stasi presentò un esposto formale basato sulle medesime investigazioni. La Procura Generale trasmise il fascicolo alla Corte d’Appello di Brescia per competenza, ma lo fece senza formulare una richiesta formale di revisione. Di conseguenza, nel 2017, i giudici bresciani emisero un provvedimento di “non luogo a provvedere”, specificando di non essere stati formalmente investiti del compito di valutare una revisione né dalla Procura né dalla difesa.

Il caso Andrea Sempio e i misteri dei fascicoli d’indagine

Un altro punto nevralgico della discussione concerne la posizione di Andrea Sempio, l’amico del fratello di Chiara Poggi che era stato lambito dalle indagini. Molte voci giornalistiche hanno sostenuto che la sua posizione sia stata archiviata per ben tre volte. L’avvocato Bocellari ha smentito categoricamente questa ricostruzione, precisando che Sempio è stato iscritto nel registro degli indagati (il cosiddetto “Modello 21”, contro ignoti poi identificati) una sola volta, nel 2016, con una successiva archiviazione giunta nel marzo del 2017.

I riferimenti a una presunta archiviazione lampo avvenuta in “21 minuti” o “21 secondi”, spesso citata dall’allora procuratore, si riferiscono in realtà a un secondo fascicolo aperto nel 2020 a seguito di un’informativa dei Carabinieri di Milano. Tuttavia, quel fascicolo fu registrato a “Modello 44”, ovvero contro ignoti, e non vide mai l’iscrizione del nome di Sempio. La Procura di Pavia ne chiese e ottenne l’archiviazione in pochissimi giorni. La prova definitiva di questa unicità risiede nel fatto che l’attuale Procura, per procedere con gli accertamenti odierni, ha dovuto richiedere formalmente la riapertura del solo e unico fascicolo esistente a carico di Sempio, ovvero quello risalente al 2016.

Le anomalie scientifiche: il giallo del tampone orale e della muffa

Delitto di Garlasco, l'avvocata di Stasi: «Alberto sconcertato dalla nuova  inchiesta» - La Provincia Pavese

L’intervista ha toccato vette di forte impatto emotivo e tecnico quando si è discusso delle indagini scientifiche condotte all’indomani del delitto, nel 2007. Bocellari ha espresso forte perplessità di fronte a definizioni che descrivono quelle indagini come “pionieristiche”, ricordando che nel 2007 la scienza forense disponeva già di protocolli avanzati. Negli ultimi mesi sono emersi dettagli controversi relativi a una garza usata per il prelievo orale sulla vittima, definita impropriamente nei verbali come “tampone”.

Secondo quanto ricostruito dall’avvocato attraverso l’esame dei documenti ufficiali del RIS dell’epoca, i tamponi vaginale e rettale furono aperti e analizzati immediatamente tramite il PSA test, restituendo il profilo genetico di Chiara Poggi. Al contrario, il reperto relativo al cavo orale non fu mai aperto né analizzato nel 2007; venne restituito ai Carabinieri di Vigevano e infine depositato presso l’Istituto di Medicina Legale di Pavia, dove è rimasto sigillato fino all’estate del 2025. Bocellari ha smentito le voci circa la presenza di muffa che avrebbe contaminato il reperto o l’ipotesi che l’esame mirasse alla ricerca di liquido seminale, sottolineando che per il profilo di confronto della vittima fu utilizzato il sangue e che la finalità logica di un simile prelievo in sede di autopsia è sempre la ricerca del DNA dell’aggressore. Inoltre, è stata evidenziata un’altra singolarità macroscopica nei vecchi verbali d’ispezione: l’intonaco repertato presso l’abitazione dei Poggi (collegato all’impronta 33) venne erroneamente catalogato in un primo momento come “traccia 61”, numerazione che nella relazione finale bio-dattiloscopica indicava invece una macchia di sangue sul mobile della cucina sotto il forno a microonde. Un errore materiale poi corretto, ma indicativo della complessità gestionale del sopralluogo del 5 settembre 2007, avvenuto peraltro senza la presenza dei consulenti della difesa, nonostante il professor Avato avesse comunicato anzitempo l’impossibilità a partecipare in quella specifica data.

La strategia della difesa e la ricerca della verità sostanziale

Alla luce dei numerosi errori metodologici che continuano a emergere, l’opinione pubblica si chiede perché la difesa non abbia ancora depositato una nuova richiesta di revisione. La risposta dell’avvocato Bocellari risiede in una precisa scelta strategica e di rispetto istituzionale. Pur ritenendo che gli elementi attuali, intaccando le analisi scientifiche alla base della condanna, sarebbero teoricamente già sufficienti a dimostrare la sussistenza di un “ragionevole dubbio” – presupposto cardine del codice di procedura penale –, la difesa ha scelto di attendere pazientemente la conclusione delle indagini preliminari in corso a Pavia, attualmente coperte dal segreto istruttorio. La recente nomina della rinomata scienziata Cristina Cattaneo dimostra la ferma volontà della Procura di riesaminare i punti più oscuri e contraddittori del caso.

A distanza di 18 anni, l’obiettivo primario non è più una questione di mera reputazione personale per Alberto Stasi, il quale ha ormai quasi interamente scontato la propria pena detentiva. La difesa invoca la necessità di “volare alto”, ponendo al centro dell’attenzione il dovere morale verso la vittima e verso la giustizia di allineare la verità processuale alla verità sostanziale dei fatti.

Infine, l’avvocato ha voluto fare chiarezza sugli scenari tecnici nell’ipotetico caso di un accoglimento della revisione e di una conseguente assoluzione di Stasi. Dal punto di vista civile ed economico, si aprirebbero due percorsi distinti: da un lato, le azioni legali contro lo Stato per ingiusta detenzione ed errore giudiziario (comprensive di danni reputazionali e lucro cessante); dall’altro, la revoca del risarcimento del danno dipendente da reato versato fino a quel momento alle parti civili. Venendo meno il presupposto della colpevolezza, tali somme andrebbero restituite direttamente dai beneficiari, senza alcun intervento economico da parte dello Stato italiano. Una precisazione tecnica che chiude le porte alle speculazioni e riapre, ancora una volta, il dibattito sulla fragilità dei giudicati di fronte al progresso e alla revisione rigorosa della scienza forense.

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