Posted in

RISONANZA NEGATA AL NOTO ATTORE PERCHÉ PESA 183 CHILI: “SONO OBBESO, MA HO DIRITTO A CURARMI”

Il blocco improvviso e l’inizio dell’incubo

Immaginate di svegliarvi una mattina e di non riuscire più a muovere un lato del viso. Immaginate la paura, il panico di non poter sorridere, di non riuscire a parlare bene e, per chi vive di arte e di espressione corporea, l’angoscia profonda di dover interrompere improvvisamente il proprio lavoro. Questa è la realtà con cui convive da due mesi Francesco Chiantese, un attore e artigiano del teatro di 47 anni residente a Siena. A Francesco è stata riscontrata una probabile paralisi di Bell, una condizione neurologica che colpisce i muscoli facciali. Ma per averne l’assoluta certezza e, soprattutto, per escludere patologie ancora più gravi e nascoste, il neurologo è stato tassativo: è assolutamente necessaria una risonanza magnetica. Da quel momento, la battaglia di Francesco non è stata più soltanto contro la malattia, ma contro i limiti fisici e strutturali del sistema sanitario.

Un’odissea burocratica e strutturale

Il vero ostacolo per Francesco non è la determinazione nell’affrontare la terapia, ma la conformazione fisica dei macchinari diagnostici disponibili sul territorio. Con un peso di 183 chili e una struttura corporea particolarmente robusta, Francesco si è scontrato con una realtà inaspettata. Il problema, come spiega lui stesso, non è legato unicamente al peso complessivo, ma alla larghezza delle sue spalle. Dopo una lunghissima serie di telefonate e tentativi andati a vuoto nelle strutture ospedaliere dell’intera provincia di Siena, sembrava finalmente emersa una speranza presso l’ospedale di Campostaggia, a Poggibonsi. Una volta giunto sul posto e preparato per l’esame, lo scenario si è trasformato in una doccia fredda: le sue spalle eccedevano il diametro del tubo del macchinario per pochissimi, maledetti centimetri. Un limite millimetrico che ha invalicato il suo diritto a ricevere una diagnosi.

Il limbo burocratico espresso sui social network

L’amarezza e il senso di impotenza di fronte a un muro tecnologico hanno spinto l’artista a lanciare uno sfogo lucido e doloroso sui propri canali social. Un post che riassume perfettamente il paradosso in cui si trova incastrato: “Non posso fare la risonanza, quindi non posso avere una diagnosi, quindi non posso fare una cura, quindi non posso guarire, quindi non posso lavorare”. Le parole di Francesco mettono a nudo un corto circuito assistenziale spaventoso. La sua denuncia pubblica non è un semplice sfogo personale, ma punta il dito contro l’assenza totale di percorsi chiari e codificati per tutti quei pazienti che, per ragioni costituzionali o di grave obesità, necessitano di apparecchiature speciali dette “open” o a foro largo. Secondo Chiantese, la rete sanitaria pubblica non è in grado di fornire informazioni precise e centralizzate su dove si trovino queste strutture idonee, lasciando il malato in totale solitudine.

La ricerca di una soluzione e l’alternativa privata

Attualmente la ricerca di Francesco continua senza sosta, spingendosi anche al di fuori dei confini della regione Toscana. La soluzione a questo blocco diagnostico potrebbe essere immediata se l’attore decidesse di rivolgersi alle cliniche private d’eccellenza, che spesso dispongono di macchinari di ultima generazione adatti a ogni corporatura. Tuttavia, questa strada presenta un costo economico estremamente elevato e non sostenibile per chi, a causa della stessa malattia, ha dovuto interrompere completamente la propria attività professionale. La vicenda solleva un dibattito etico profondo sull’inclusività delle cure pubbliche e sul diritto fondamentale alla salute, che non dovrebbe mai essere limitato dalla taglia di un abito o dalla larghezza di un paio di spalle.