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La verità mai rivelata su Dio che ha fatto questo con gli angeli caduti

Esistono angeli decaduti che si trovano attualmente incatenati in un luogo creato da Dio esclusivamente per loro, esseri che non sono morti e nemmeno liberi, ma pienamente coscienti.

Essi attendono in uno stato di attesa eterna un processo che hanno temuto per millenni, un giudizio definitivo di cui conoscono bene la portata, la natura e la sua inevitabilità.

La maggior parte dei credenti non ha mai udito esattamente ciò che la Bibbia rivela riguardo alla loro condizione, al luogo in cui sono segregati e al destino ineluttabile che li attende.

Ciò che state per leggere combina cinque testi biblici fondamentali che quasi nessuno solitamente connette tra loro: la seconda lettera di Pietro, la lettera di Giuda, l’Apocalisse, il Vangelo di Matteo.

Aggiungiamo a questo mosaico il sesto capitolo della prima lettera ai Corinzi, dove l’apostolo Paolo afferma qualcosa di agghiacciante circa il ruolo che voi stessi, se siete in Cristo, avrete.

Quando mettete insieme tutti questi frammenti, capirete finalmente perché un demone gridò a Gesù nel capitolo otto di Matteo una domanda che cambia radicalmente tutta la teologia cristiana.

La domanda era questa: “Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?”, una frase che rivela la consapevolezza profonda di questi esseri riguardo all’esistenza di una cronologia divina.

Prima del tempo, perché persino i demoni stessi sanno che esiste un momento designato, conoscono l’esistenza di una data fissata, sanno che l’orologio dell’eternità sta inesorabilmente ticchettando.

Eppure, essi implorarono Gesù di non mandarli nell’abisso, perché preferivano occupare qualsiasi corpo umano, qualsiasi mandria di maiali, o qualsiasi angolo del mondo, piuttosto che tornare in quel luogo.

Ma dove appartengono esattamente? E cosa ha fatto Dio con loro dal momento preciso in cui caddero dal cielo fino al giorno in cui saranno gettati nel lago di fuoco per sempre?

Tutto ciò è solo l’inizio, poiché dal momento in cui quegli esseri caddero fino al giorno della loro distruzione, Dio ha compiuto cinque azioni distinte, ciascuna più inquietante della precedente.

Quando comprenderete l’intera sequenza di questi eventi, comprenderete anche qualcosa di molto più profondo riguardante la vostra vita spirituale, che si sta svolgendo proprio in uno di questi momenti.

Capirete cosa state realmente combattendo e perché Paolo disse che la nostra lotta non è contro carne e sangue, ma contro forze spirituali che operano dietro le quinte della storia umana.

Prima di iniziare, facciamo una breve riflessione: se siete arrivati qui oggi, non c’è fretta, prendetevi il tempo necessario per osservare, ascoltare e lasciar sedimentare queste verità profonde.

Se ciò che ascolterete oggi aggiungerà qualcosa di vitale alla vostra esistenza, allora avrete trovato un tesoro, ma se siete già parte della famiglia, continuate a esplorare la Scrittura.

Torniamo all’argomento principale e partiamo dal principio, ovvero dalla ribellione originale, per capire cosa Dio fece realmente con gli angeli caduti, agendo con giustizia e autorità sovrana.

Qui la Bibbia è molto più sobria e precisa di quanto la cultura popolare, infarcita di miti e racconti fantastici, non sia disposta ad ammettere nelle rappresentazioni cinematografiche moderne.

Non esiste un racconto epico di battaglie con spade fiammeggianti nel cielo, non c’è un intero capitolo dedicato alla caduta di Lucifero come molti immaginano con molta fantasia.

Ciò che abbiamo sono frammenti, indizi, versi sparsi attraverso l’Antico e il Nuovo Testamento che, quando messi fianco a fianco, dipingono un quadro coerente, logico e terribilmente reale.

Il primo frammento si trova in Isaia, dove il profeta descrive un essere che cadde dal cielo, una stella del mattino, figlio dell’aurora, che disse nel suo cuore cinque frasi orgogliose.

“Salirò al cielo, innalzerò il mio trono, mi siederò sul monte dell’assemblea, salirò sopra le alture delle nubi, sarò simile all’Altissimo”, cinque volte l’io che si erge contro Dio.

Cinque volte la volontà propria, l’autodeterminazione, il desiderio di porsi al di sopra della volontà del Creatore, e guardate cosa aggiunge il profeta immediatamente dopo questo atto di superbia.

“Ma tu sei stato abbattuto, sei sceso nello Sheol, ai lati dell’abisso”, parole che segnano la caduta definitiva di colui che ha osato sfidare la sovranità assoluta del Signore.

Il secondo frammento è in Ezechiele, dove il profeta descrive un cherubino custode, perfetto in bellezza, pieno di sapienza, che si trovava nell’Eden, il giardino meraviglioso di Dio.

Un essere coperto di pietre preziose, creato nel giorno stesso in cui fu stabilito, ma poi, dice Ezechiele, fu trovata iniquità in lui, un cuore che si inorgoglì per la sua stessa bellezza.

Dio lo scacciò a terra, lo espose davanti ai re affinché potessero guardarlo, e ora mettete insieme quei due frammenti: una stella del mattino che voleva essere simile a Dio.

Un cherubino perfetto in cui fu trovata iniquità, e l’antica tradizione cristiana fin dai primi secoli ha letto questi testi come ritratti del medesimo essere, una realtà spirituale tragica.

Giustino Martire l’affermò nel secondo secolo, Tertulliano lo confermò nel terzo, Origene lo difese, tuttavia dobbiamo riconoscere una cosa importante per interpretare correttamente le Scritture.

Il contesto immediato di Isaia quattordici parla letteralmente del re di Babilonia, e il contesto di Ezechiele ventotto parla letteralmente del re di Tiro, figure storiche reali e potenti.

Ma la struttura stessa di quei passaggi, il linguaggio straordinario, le descrizioni che superano qualsiasi uomo, portarono gli antichi interpreti a capire che quei re erano l’ombra di qualcosa.

Un’ombra dietro la quale si stagliava il vero ribelle, ed ecco il terzo frammento, il più esplicito di tutti, ovvero il capitolo dodici dell’Apocalisse, che ci mostra la battaglia finale.

“E vi fu una grande battaglia in cielo, Michele e i suoi angeli combatterono contro il drago, e il drago e i suoi angeli combatterono, ma non furono abbastanza forti”.

Persero il loro posto in cielo, e il grande drago fu gettato giù, l’antico serpente, chiamato diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, scagliato sulla terra con i suoi angeli.

Quella parola, “i suoi angeli”, è la chiave interpretativa fondamentale: non ne cadde solo uno, ne caddero molti, una moltitudine, e il verso quattro dice qualcosa di ancora più inquietante.

La sua coda spazzò via un terzo delle stelle del cielo e le scagliò sulla terra, un’immagine che la tradizione ha interpretato come la proporzione degli angeli che seguirono Satana.

Un terzo, non dieci angeli, non cento, ma una frazione gigantesca delle schiere celesti, quanti in totale? Non lo sappiamo con certezza, ma pensate a una cosa che disse Gesù.

Quando Gesù era nel Getsemani e disse a Pietro che avrebbe potuto chiedere al Padre di mandargli più di dodici legioni di angeli, una legione romana aveva circa seimila soldati.

Dodici legioni sarebbero state più di settantadue mila angeli, e questo era solo ciò che Gesù poteva chiedere come rinforzo immediato, mostrando la grandezza dell’esercito divino.

Se quelli erano solo i rinforzi disponibili, l’esercito totale del cielo deve essere immenso, e un terzo di un esercito immenso è ancora un numero di angeli assolutamente gigantesco.

Caddero tutti nello stesso istante, ed è questo ciò che l’Apocalisse descrive, una caduta massiccia, un’espulsione di massa, un momento nella storia spirituale in cui il cielo perse abitanti.

Ma ecco la domanda che la maggior parte delle persone non si pone: quando è successo? In quale punto della storia si è verificata quella caduta, quell’evento cataclismatico e tragico?

La risposta della Bibbia è più complicata di quanto sembri, perché contrariamente a ciò che molti pensano, non è avvenuto tutto in un unico momento, ci fu più di una caduta.

Questo cambia completamente tutto ciò che segue nel ragionamento teologico, poiché guardate questo: nel Genesi, quando il serpente appare nell’Eden tentando Eva, era già caduto, già nemico.

Ciò significa che la prima ribellione, la ribellione di Satana come individuo, avvenne in qualche momento tra il sesto giorno della creazione e l’episodio del giardino dell’Eden stesso.

Passò del tempo, non sappiamo quanto, tra la creazione della coppia umana e il momento in cui il serpente apparve, e in quell’intervallo Satana cadde, corrompendo la sua natura.

Tuttavia, c’è un’altra caduta, una caduta successiva, una che la Bibbia descrive in dettaglio agghiacciante nel sesto capitolo del Genesi e che Pietro e Giuda confermano nel Nuovo Testamento.

Ed è quel secondo gruppo di angeli che Dio trattò in un modo completamente diverso, ed è qui che entra in gioco la parola Tartaro, le catene, il pozzo di oscurità eterna.

Entreremo ora in quella seconda caduta, ma voglio che abbiate un quadro mentale chiaro prima di continuare: la ribellione di Satana fu una caduta per orgoglio, per ambizione di divinità.

L’altra caduta, quella del sesto capitolo del Genesi, fu una caduta per desiderio, un abbandono della propria natura, un superamento di un confine tracciato da Dio tra gli ordini.

Vedrete perché Dio reagì così brutalmente, in modo diverso con i secondi, leggendo Genesi sei: “Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro delle figlie”.

“I figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e presero per sé mogli, scegliendole tra tutte”, ecco i figli di Dio, in ebraico “Bene Elohim”, espressione angelica.

Questa frase appare esattamente cinque volte nell’Antico Testamento e in tre di quelle cinque si riferisce inequivocabilmente a esseri celesti, angeli, e non a esseri umani di stirpe divina.

Nel libro di Giobbe, i figli di Dio appaiono davanti al Signore e tra loro c’è Satana; nel capitolo trentotto, i figli di Dio cantano di gioia quando Dio crea il mondo.

La frase nell’ebraico dell’Antico Testamento descrive costantemente esseri del Consiglio Celeste, e quegli esseri, dice il passaggio antico, videro le figlie degli uomini e le desiderarono.

Le presero, ebbero figli con loro, e la Bibbia chiama quei figli i Nephilim, i caduti, o i giganti secondo la traduzione greca della Settanta, creature ibride e terrificanti per il mondo.

Immaginate per un momento l’orrore cosmico di ciò che il testo sta descrivendo: esseri creati da Dio per servire in sua presenza, per adorare, abbandonarono la propria natura spirituale.

Attraversarono un confine che non avrebbe dovuto essere superato, mescolarono l’angelico con l’umano e produssero creature che la Bibbia descrive come uomini di fama, ibridi violenti.

Riempirono la terra di violenza al punto che Dio stesso disse: “Il mio spirito non contenderà per sempre con l’uomo, poiché egli è carne”, e si addolorò nel suo cuore per la creazione.

Ciò scatenò il diluvio, ed è qui che entra in gioco la seconda cosa che Dio fece, poiché quando vennero le acque, i Nephilim furono distrutti nel corpo, ma i padri ricevettero pena.

I figli di Dio che attraversarono il confine ricevettero una punizione che Dio riservò solo per loro, una punizione esclusiva, unica, distinta da quella di Satana e dei demoni liberi sulla terra.

Sveleremo ora la prigione di coloro che attraversarono il confine: c’è un momento tra il diluvio e il giorno in cui Pietro e Giuda scrissero le loro lettere, in cui Dio agì decisivamente.

Dio compì un’azione che la Scrittura descrive con una parola che non viene mai ripetuta, una parola che Pietro scelse con cura, sapendo che i suoi lettori greci l’avrebbero riconosciuta.

Quella parola era “Tartaroo”, ed è l’unica volta che appare nell’intera Bibbia, nella seconda lettera di Pietro, capitolo due, verso quattro: “Dio non risparmiò gli angeli che peccarono”.

“Ma li gettò nell’inferno e li consegnò alle catene dell’oscurità per essere custoditi fino al giudizio”, laddove la Bibbia dice gettandoli nell’inferno, il greco originale usa una parola sola.

“Tartarosas”, un participio del verbo tartaroo, che significa letteralmente aver gettato nel Tartaro, non nell’Ade, non nello Sheol, non nella Geenna, ma proprio in quel luogo specifico.

Dovete capire cosa significasse quella parola nel mondo in cui Pietro scriveva, poiché il Tartaro non era un termine cristiano inventato, ma un concetto già presente nel mondo ellenico.

Non era un’invenzione ebraica, era una parola che ogni lettore greco del primo secolo, chiunque avesse sentito parlare di Omero o Esiodo, conosceva perfettamente come abisso oscuro.

Nella mitologia greca, il Tartaro era un abisso, ma non era il mondo dei morti comuni, quello era l’Ade, il Tartaro era qualcosa di più profondo, più oscuro, riservato ai nemici divini.

I titani, i giganti primordiali, gli esseri che avevano tentato di rovesciare l’ordine divino, erano stati gettati nel Tartaro e incatenati lì per sempre, una prigione di punizione eterna.

Pietro prende quell’immagine e la usa per descrivere ciò che Dio fece con un gruppo specifico di angeli caduti, perché i suoi lettori avrebbero immediatamente compreso la severità.

Quegli esseri non furono semplicemente scacciati come Satana, non vagavano liberamente come i demoni che Gesù incontrava in ogni città, erano incatenati, nell’oscurità, riservati per il giudizio.

Anche Giuda, nella sua brevissima lettera, dice qualcosa di quasi identico: “E gli angeli che non conservarono il proprio dominio, ma abbandonarono la loro dimora, li ha tenuti in catene”.

“In catene eterne sotto l’oscurità per il giudizio del gran giorno”, notate la frase che Giuda sceglie, gli angeli che hanno abbandonato la loro dimora naturale, il loro posto abitabile.

La parola greca lì è “oiketerion”, che significa luogo abitabile, residenza, casa naturale, ed è usata, non per caso, in un’altra occasione nel Nuovo Testamento, nella seconda ai Corinzi.

Dove Paolo descrive il corpo glorificato del credente, gli angeli di Giuda sei lasciarono il loro oiketerion, abbandonarono il corpo, la natura, il modo di essere che Dio aveva dato.

Vi rendete conto di cosa state leggendo? Questi non sono gli angeli che caddero per orgoglio nella ribellione originale, questi sono specificamente coloro che abbandonarono la loro natura spirituale.

Abbandonarono la loro condizione per avere relazioni con donne umane, attraversarono il confine ontologico che Dio aveva tracciato, ed è per questo che Giuda li collega a Sodoma.

Giuda li collega a Sodoma e Gomorra nel versetto successivo, città che andarono fuori strada cercando carne diversa, la connessione non è accidentale, è teologica, è la stessa trasgressione.

È lo sconfinamento dei limiti che Dio ha stabilito tra gli ordini della creazione, ed è per questo che Dio rispose con quella prigione specifica, con le catene, con l’oscurità, con il giudizio.

Ora, qui sorge una domanda enorme, una che la maggior parte dei lettori casuali trascura, ma che cambia completamente il modo in cui comprendiamo l’universo spirituale oggi.

Se quegli angeli sono incatenati in quell’abisso, in pozzi di oscurità in attesa del giudizio, da dove vengono i demoni che Gesù scacciava? Da dove vengono gli spiriti immondi?

Gli spiriti immondi che appaiono a ogni angolo del Nuovo Testamento, sono gli stessi angeli caduti o sono esseri diversi? La risposta è agghiacciante ed è la prossima cosa che Dio fece.

Prima di addentrarci in questo, voglio farvi capire qualcosa che pochi pastori dicono dal pulpito, qualcosa che cambierà la vostra lettura del Nuovo Testamento per sempre.

I demoni che tormentano le persone nei vangeli, gli spiriti immondi che urlano quando vedono Gesù, esseri che implorano di non essere mandati nell’abisso, non sono gli angeli incatenati.

Non possono esserlo, perché gli angeli del pozzo sono incatenati, imprigionati, incapaci di muoversi fino al giorno del giudizio, dunque, chi sono i demoni che incontriamo nelle Scritture?

Esiste una risposta che la tradizione ebraica del Secondo Tempio diede con notevole uniformità e che molti studiosi moderni considerano il contesto che il Nuovo Testamento assume.

Sebbene dobbiamo essere onesti, quella risposta non è esplicitamente dichiarata all’interno del testo biblico canonico, poiché appaiono libri che sono al di fuori di esso, come il libro di Enoch.

Scritto tra il primo secolo avanti Cristo e il primo secolo dopo Cristo, quel libro circolava ampiamente tra gli ebrei al tempo di Gesù, così tanto che Giuda cita il libro direttamente.

Ma deve essere detto molto chiaramente: il Libro di Enoch è letteratura giudaica intertestamentale, è una finestra su come gli ebrei capivano certi passaggi, ma non ha autorità canonica.

La Chiesa cristiana, con l’eccezione della Chiesa ortodossa etiope, non lo ha mai incluso nel canone, tuttavia, guardate cosa diceva Enoch e vedete perché la sua idea è importante.

Enoch sosteneva che quando i Nephilim, la prole ibrida degli angeli caduti e delle donne umane, morirono nel diluvio, i loro corpi fisici perirono, ma qualcosa rimase dei loro spiriti.

Spiriti che, non avendo un corpo angelico proprio perché non ne ebbero mai uno, e avendo perso il loro corpo ibrido umano, furono lasciati a vagare senza casa nel mondo.

“Spiriti vaganti, spiriti immondi, spiriti inquieti”, diceva Enoch, perché non sopportano di essere senza un corpo, e ripeto, questo è Enoch, non la Bibbia, ma ora aprite il Nuovo Testamento.

Leggete con quell’idea in mente: nel Vangelo di Luca, quando lo spirito immondo esce da un uomo, va attraverso luoghi aridi cercando riposo, ma non lo trova, non ha una casa, è un errante.

Marco capitolo cinque, i demoni della legione implorano Gesù di non mandarli via da quella regione e poi supplicano di essere mandati nei maiali, hanno bisogno di un corpo, qualsiasi corpo.

Hanno bisogno di un corpo, anche di un maiale, di qualsiasi cosa, piuttosto che essere lasciati senza una dimora, e se questi esseri fossero angeli caduti con corpi integri, perché l’ossessione?

Gli angeli lungo tutta la Scrittura appaiono e scompaiono, viaggiano tra le dimensioni, si manifestano in visioni e sogni, e in forme fisiche quando Dio li manda in missione divina.

Non cercano corpi umani da abitare, non vagano attraverso i deserti cercando riposo, non chiedono il permesso di entrare nei porcili, ma i demoni sì, i demoni hanno bisogno di corpi.

I demoni vagano, i demoni cercano una dimora, ed è qui che la proposta di Enoch è teologicamente coerente con ciò che vediamo nei Vangeli, i demoni liberi nel mondo sono spiriti disincarnati.

Gli spiriti immondi che Gesù espelleva potrebbero essere gli spiriti disincarnati dei Nephilim, non sono angeli caduti nel senso stretto, sono i figli degli angeli caduti, ibridi condannati.

Condannati a vagare senza casa fino al giudizio finale, e devo ripetere che questo non è esplicitamente affermato nel testo biblico, è un’interpretazione, è la lettura più antica.

È la lettura del giudaismo del Secondo Tempio, la lettura che molti studiosi moderni considerano che il Nuovo Testamento dia per scontata senza doverla spiegare, ma non è un dogma.

Ci sono altre interpretazioni, alcuni teologi classici sostengono che i demoni siano semplicemente angeli caduti dalla ribellione originale che non furono incatenati, che alcuni caddero e furono presi.

Ma altri caddero e furono lasciati liberi, ci sono, per così dire, due categorie di angeli caduti: quelli nel Tartaro incatenati, e quelli che sono nei luoghi celesti secondo Efesini sei.

Principati, potestà, dominatori delle tenebre, forze spirituali del male, quelli sono attivi, quelli possono tentare, quelli possono ingannare, ma non sono ancora nel Tartaro profondo.

Qualunque sia la risposta corretta e onesta, i teologi continuano a dibatterla fino a oggi, ma ciò che è chiaro nel testo biblico è questo: alcuni angeli caduti sono rinchiusi, altri liberi.

La questione di chi sia esattamente in quale gruppo non è completamente risolta dalla scrittura, ma la divisione esiste, la Bibbia la afferma chiaramente e ciò cambia la nostra teologia.

Ecco qualcosa di ancora più inquietante, perché la Bibbia non solo descrive la condizione attuale di questi esseri, ma descrive anche ciò che sanno del loro futuro, ciò che i demoni sanno.

Pensateci, in tutti gli incontri di Gesù con esseri spirituali malvagi, c’è uno schema che si ripete costantemente ed è un modello basato sull’informazione e sulla conoscenza profetica.

I demoni sanno sempre chi è Gesù, sempre, prima di ogni uomo in Israele che lo identificasse come il Figlio di Dio, prima che i discepoli lo confessassero, loro già lo sapevano.

Prima che Pietro facesse la grande confessione a Cesarea di Filippo, i demoni stavano già gridando di lui in ogni sinagoga, Marco uno, c’è un uomo nella sinagoga di Cafarnao con uno spirito.

Uno spirito immondo che grida: “Che hai a che fare con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a distruggerci? Io so chi sei, il Santo di Dio”, notate il plurale, “noi”, il demone parla per la comunità.

Il demone non parla solo per conto dell’individuo che è posseduto, parla per conto di un intero gruppo, una comunità di esseri invisibili che sono terrorizzati in presenza del Messia.

Matteo otto, i demoni gadareni, gridano dicendo: “Che abbiamo a che fare con te, Gesù, Figlio di Dio? Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?”, prima del tempo, una frase chiave.

Quella frase è una bomba teologica che la maggior parte dei lettori trascura senza notare la gravità, “prima del tempo”, i demoni sanno che c’è un tempo, un momento fissato nel piano divino.

Sanno che c’è un momento designato per il loro tormento, sanno che quel momento non è ancora arrivato e supplicano Gesù di rispettare il calendario divino, di non anticipare il destino.

Ripetetelo ad alta voce se necessario: i demoni conoscono il piano profetico, conoscono il calendario, sanno che il giorno del giudizio esiste, sanno che ha una data e ne hanno terrore.

Giacomo lo dice in modo devastante nella sua lettera: “Tu credi che Dio è uno, fai bene, anche i demoni credono e tremano”, quella parola tremano in greco è “phrissousin”.

Significa letteralmente raddrizzarsi per l’orrore, i demoni non sono atei, non sono scettici, non dubitano dell’esistenza di Dio, tremano davanti a essa perché conoscono la realtà suprema.

Conoscono perfettamente chi è Dio, cosa ha promesso di fare e cosa li attende, questa è la condizione attuale degli angeli caduti a piede libero, conoscono il nemico, conoscono la fine.

Eppure, nella loro ribellione, continuano ad agire contro la luce, ognuno di loro sapendo che l’orologio ticchetta contro di loro, un orrore esistenziale che non ha paralleli in nessun’altra creatura.

Gli esseri umani possono peccare nell’ignoranza, possono vivere negando Dio senza affrontare la quotidiana realtà terminale della loro ribellione, ma i demoni non hanno quel conforto, mai.

Ogni loro azione è un atto cosciente, ogni inganno che orchestrano è un inganno fatto con piena consapevolezza della fine che li attende, e ciò che li attende è il tribunale finale.

La Bibbia descrive in diversi luoghi un evento che il Nuovo Testamento chiama il giudizio del gran giorno, un giorno in cui Dio radunerà gli angeli caduti per metterli sotto processo.

E qui arriva qualcosa che quasi nessuno predica, perché la maggior parte dei pastori insegna che i demoni saranno giudicati da Dio, il che è vero, ma la scrittura aggiunge un dettaglio.

Guardate cosa scrive Paolo ai Corinzi, nella prima lettera, capitolo sei, versetto tre: “O non sapete che noi giudicheremo gli angeli?”, il “noi”, i credenti, i redenti, dovranno giudicare.

Più noi abbiamo da giudicare le cose di questa vita, più la Chiesa avrà un ruolo nel giudizio degli angeli caduti, Paolo lo dice come se fosse una conoscenza comune tra i cristiani.

“O non sapete?”, come a dire, sapete già questo, vero? E lo accetta perché faceva chiaramente parte dell’insegnamento apostolico di base, immaginate la scena di quel tribunale.

Gli esseri che si ribellarono contro Dio, che attraversarono i confini della creazione, che tentarono, sedussero, ingannarono e distrussero l’umanità per migliaia di anni, saranno lì.

Questi esseri saranno portati davanti a un tribunale in cui uomini e donne redenti dal sangue di Cristo partecipano come giudici, è l’inversione finale dell’intera storia cosmica.

La creatura umana, disprezzata dai demoni e vista come inferiore da esseri più antichi e potenti, finirà per pronunciare un giudizio su di loro, la sentenza è già scritta in cielo.

Apocalisse venti, versetto dieci: “E il diavolo che li ha ingannati è stato gettato nel lago di fuoco e zolfo, dove erano la bestia e il falso profeta, e saranno tormentati giorno e notte”.

Matteo venticinque, versetto quarantuno: “Via da me, maledetti, nel fuoco eterno preparato per il diavolo e i suoi angeli”, Apocalisse dodici, gioite o cieli e chi abita in essi.

“Guai agli abitanti della terra e del mare, perché il diavolo è sceso verso di voi con grande ira, sapendo che gli rimane poco tempo”, sapendo che gli rimane poco tempo, la chiave.

Quella è la frase che definisce la fase attuale in cui stiamo vivendo, il diavolo e le sue forze operano in questo mondo pienamente consapevoli che il loro tempo è davvero molto breve.

Sanno che l’orologio sta ticchettando, che ogni giorno che passa è un giorno in meno prima del giudizio finale, ed è per questo che opera con grande ira, una furia disperata e rabbiosa.

La furia di chi sa di aver già perso la battaglia, ma vuole trascinare quanti più esseri umani possibile nell’abisso insieme a lui, una strategia di distruzione totale e malvagia.

Prima di continuare, voglio chiedervi qualcosa: se siete arrivati fin qui e questo contenuto sta aggiungendo qualcosa di reale alla vostra vita, lasciate un segno di apprezzamento.

Non è per capriccio o algoritmo, è perché quando condividete questo messaggio sul piano eterno di Dio, esso raggiunge più persone che cercano risposte sul mondo invisibile e spirituale.

Questa è la ragione per cui abbiamo creato questo canale, se non vi causa alcun problema, continuiamo, torniamo al filo del discorso, perché il destino degli angeli caduti è centrale.

C’è ancora una cosa che Dio farà con loro, l’ultima, la cosa finale, ed è dove tutta questa storia trova la sua chiusura cosmica, il lago di fuoco e la nuova creazione divina.

Leggete attentamente Apocalisse venti: “Poi vidi un grande trono bianco e colui che vi sedeva sopra, dalla cui presenza la terra e il cielo fuggirono via e non fu trovato luogo per loro”.

Quell’immagine è biblicamente straordinaria, la terra e il cielo, le due sfere fisiche conosciute della creazione, fuggono, si dissolvono, l’opera cosmica di Genesi uno giunge al termine.

E non è perché ha fallito, è perché sarà sostituita da qualcosa di nuovo, qualcosa di definitivo, qualcosa in cui il male semplicemente non ha più posto, non può esistere.

Prima che arrivi quel momento di nuova creazione, c’è un atto giudiziario, l’ultimo, quello definitivo, Apocalisse venti, versetto quattordici: “E la morte e l’Ade furono gettati nel fuoco”.

Questa è la seconda morte, versetto quindici: “E chiunque non fu trovato scritto nel libro della vita fu gettato nel lago di fuoco”, anche così, prima che ogni essere umano fosse gettato.

Il diavolo è stato gettato dentro per primo, verso dieci: “E il diavolo che li ha ingannati è stato gettato nel lago di fuoco e zolfo, dove erano la bestia e il falso profeta”.

Quello è il primo ingresso nel lago, prima dell’ultimo incredulo, prima dell’ultimo ribelle umano, prima che ogni anima umana sia condannata per sempre, il capo accusatore entra.

Colui che ha trascinato un terzo degli angeli, colui che ha sedotto Eva, colui che si è opposto a Cristo, colui che ha perseguitato la Chiesa per duemila anni, entra nel fuoco per primo.

Lì trova i suoi angeli, Matteo venticinque lo aveva annunciato secoli prima: “Il fuoco eterno preparato per il diavolo e i suoi angeli”, il verbo greco “etoimasmenon” è un perfetto.

È un participio passivo perfetto, significa che il luogo è stato preparato e rimane in uno stato di preparazione sin da molto prima, prima che l’umanità fosse creata, prima dell’Eden.

Il lago di fuoco era già stato preparato, ma attenzione, preparato per gli angeli caduti, non per l’uomo, lo scopo originale del lago di fuoco non è mai stato quello di gettarvi gli umani.

Il fatto che alcuni esseri umani finiscano lì non è perché Dio li ha destinati a quello, è perché hanno scelto di schierarsi con il diavolo invece che con Cristo, sigillando il loro destino.

Hanno scelto la loro unione con un destino che originariamente non era il loro, è qualcosa su cui riflettere profondamente, quando gli esseri umani induriscono il loro cuore contro Dio.

Stanno allineando il loro destino con il destino degli angeli caduti, non perché Dio lo vuole, non perché Dio lo predestina, ma perché scelgono, perché rifiutano l’offerta di salvezza.

Perché come quegli antichi angeli, dicono nel loro cuore le cinque frasi: “Io vado, io scelgo, io decido, io sono il mio proprio Dio”, finendo per condividere il destino di chi lo disse.

Il destino degli angeli incatenati, quelli nella prigione dell’oscurità, rimane unico, Pietro fu specifico: “Riservati per il giudizio”, riservati è la parola chiave, come chi conserva qualcosa.

Come chi conserva qualcosa in una cassaforte aspettando un giorno specifico, quegli angeli non stanno vagando, non stanno agendo, non stanno seducendo nessuno in questo momento preciso.

Sono in pausa, in attesa, immobilizzati, coscienti, sapendo cosa li attende, ma incapaci di fare qualsiasi cosa per impedirlo, potete immaginare la condizione di un essere eterno così?

Incatenato nell’oscurità per migliaia di anni senza potersi muovere, sapendo che ogni minuto che passa lo avvicina al giudizio che attende con orrore, senza alcuna speranza di redenzione.

Sapendo che non ci sarà una seconda possibilità, è una condizione che la mente umana riesce a stento a immaginare ed è la condizione reale in questo momento di un gruppo di angeli.

Ora arriva la parte che cambia tutto, perché se avete capito le cinque fasi che abbiamo appena attraversato, noterete qualcosa nella teologia del Nuovo Testamento che molti ignorano.

Qualcosa che diventa evidente solo quando leggete Pietro, Giuda e l’Apocalisse con la cronologia in mente: perché Dio trattò i diversi gruppi di angeli caduti in modo così radicalmente diverso?

Pensate all’asimmetria, Satana cadde per orgoglio, cadde perché voleva essere come Dio, eppure, Satana è ancora a piede libero, l’Apocalisse dodici descrive come abbia accesso al cielo.

Presentandosi come l’accusatore dei fratelli davanti a Dio, Giobbe uno e due lo confermano, Satana appare tra i figli di Dio davanti al Signore, ha mobilità, ha attività, libertà operativa.

Entro i limiti che Dio gli permette fino al giorno in cui sarà gettato nel lago di fuoco, mentre gli angeli del capitolo sei, quelli che presero donne umane, non hanno alcuna libertà.

Sono in catene, sono in quel pozzo di oscurità, perché Dio è stato molto più severo con loro che con il principe della ribellione stessa? La risposta, come Pietro e Giuda indicano.

Risiede nella natura specifica del peccato, Satana peccò all’interno della sua stessa natura, voleva essere più di ciò che era, ma restando ciò che era, quegli esseri, al contrario, peccarono.

Peccarono contro la loro stessa natura, abbandonarono la dimensione spirituale per la quale erano stati creati, attraversarono un confine ontologico che Dio aveva stabilito tra gli ordini.

E nel farlo, non solo sfidarono Dio, profanarono il Suo stesso disegno, Giuda collega esplicitamente questo a Sodoma, versetto sette: “Proprio come Sodoma e Gomorra e le città circostanti”.

“Che allo stesso modo indulgevano in immoralità sessuale e perseguivano una lussuria innaturale, servono come esempio subendo una punizione di fuoco eterno”, quelli, chi sta menzionando?

Giuda parla degli angeli del versetto sei, quelli che abbandonarono la propria dimora, la connessione è diretta, Sodoma fu parallela nel suo peccato agli angeli caduti dell’antica narrazione.

Entrambi attraversarono i confini della creazione, entrambi cercarono carne diversa, carne di un altro ordine, entrambi ricevettero giudizi visibili, devastanti, che la Bibbia ricorda per sempre.

Ecco una domanda pratica perché qualcuno probabilmente sta pensando: “Tutto questo è affascinante, ma cosa ha a che fare con me? Non sono un angelo, non cado, non sono incatenato”.

Avete ragione, non siete lì, e non lo sarete mai, perché quel luogo è stato creato per gli angeli caduti, non per gli esseri umani, ma la storia di ciò che Dio ha fatto con loro rivela molto.

Racconta qualcosa di profondo su come Dio gestisce il peccato e la ribellione in generale, e noterete due cose, due insegnamenti che cambiano completamente la prospettiva umana.

Primo insegnamento: la giustizia di Dio è certa, Pietro lo dice esplicitamente: “Se Dio non ha risparmiato gli angeli che hanno peccato, ma li ha gettati in quella prigione di oscurità”.

Quello è stato un esempio, Pietro lo usa come argomento per mostrare che Dio è assolutamente capace di giudicare gli ingiusti, se non ha risparmiato gli angeli, creature superiori, più antiche.

Come perdonerà gli empi che rimangono tali fino alla fine dei loro giorni? Questo è l’argomento di Pietro, un argomento dal maggiore al minore, se Dio ha giudicato gli angeli, giudicherà l’uomo.

La giustizia divina non è selettiva, e gli angeli incatenati sono la prova vivente in questo momento che Dio fa ciò che dice, secondo la sua parola santa e immutabile nei secoli.

Secondo insegnamento: la misericordia di Dio è sbalorditiva, questa è la parte che quasi nessuno nota, guardate il contrasto: quando gli angeli peccarono, non ci fu alcun redentore.

Non ci fu alcun sostituto, alcuna espiazione, caddero e rimasero caduti, alcuni furono incatenati immediatamente, altri furono lasciati liberi per un tempo, ma egualmente condannati.

Nessuno ebbe l’opportunità di pentirsi, nessuno ebbe la possibilità di tornare, è come se Dio avesse detto: “Avete visto la mia gloria da vicino, conoscevate la mia volontà da vicino”.

“Eppure avete scelto di ribellarvi, per voi non c’è via di ritorno”, ma quando l’umanità peccò nell’Eden, in quelle stesse scene del libro della Genesi, Dio reagì in un modo radicalmente diverso.

Fece un sacrificio, uccise un animale per vestire Adamo ed Eva con pelli, che la teologia cristiana legge fin dai Padri della Chiesa come la prima prefigurazione del sacrificio espiatorio.

E promise, Genesi tre, versetto quindici: “Il seme della donna schiaccerà la testa del serpente”, una promessa, una via, una speranza, una via d’uscita per una razza decaduta e perduta.

Perché Dio agì così diversamente verso l’umanità? La lettera agli Ebrei tocca questo punto, Ebrei due, versetto sedici: “Poiché certamente non è agli angeli che Egli soccorre, ma alla discendenza di Abramo”.

La parola greca lì è “epilambanetai”, che significa prendere per mano, così fermamente da aiutare, Dio non ha preso gli angeli caduti per mano, non li ha salvati, ma ha aiutato i discendenti di Abramo.

Li ha presi, li ha salvati, questo è ciò che leggete quando leggete la Bibbia, state leggendo la storia di un Dio che è venuto in aiuto di una razza caduta anche se non se lo meritava.

Adamo ed Eva peccarono proprio come quegli angeli, attraversarono i confini di ciò che Dio aveva comandato, mangiarono ciò che era proibito, ma la differenza è la grazia sovrana di Dio.

La differenza tra il destino dell’uomo caduto e il destino dell’angelo caduto non è nella grandezza del peccato originale, è la decisione sovrana di Dio di fornire un riscatto per uno.

Non per l’altro, e quella decisione è ciò che la Bibbia chiama grazia, quando leggete Ebrei uno e due, dove l’autore dimostra che Cristo non è diventato un angelo, ma è diventato uomo.

Prendendo carne e sangue umani, capite qualcosa di fondamentale: Cristo non è diventato carne per salvare gli angeli, è diventato carne per salvare gli uomini, per riscattare l’umanità.

Se foste un demone che legge il Nuovo Testamento, arrivereste a Ebrei due, versetto sedici, e dovreste fermarvi, sapendo che la salvezza non è mai stata per voi, per nessuna ragione.

Ecco perché i demoni odiano gli esseri umani, ecco perché attaccano i figli di Dio con tale furia, non è solo perché odiano Dio, è anche perché odiano che Dio abbia scelto di salvare.

Di salvare una creatura a loro parere inferiore, dandole la grazia che non è mai stata offerta a loro, c’è una scena negli Atti degli Apostoli che cristallizza tutto questo, Atti diciannove.

Nella città di Efeso, alcuni esorcisti ebrei itineranti, figli di un certo Sceva, cercarono di scacciare un demone nel nome del Gesù che Paolo predica, ma lo spirito malvagio risponde.

Risponde con una frase che è uno dei momenti più inquietanti dell’intero Nuovo Testamento: “Conosco Gesù e so chi è Paolo, ma voi chi siete?”, e l’indemoniato si avventa su di loro.

Li sopraffà e i sette fuggono nudi e feriti, guardate la frase del diavolo, “Conosco Gesù”, è un verbo greco specifico, “ginosko”, conoscenza esperienziale, vissuta, profonda, reale.

Il diavolo ha sperimentato Gesù, lo ha incontrato, sa chi è, “So chi è Paolo”, un altro verbo, “epistamai”, conoscenza informata, sapere informazioni su qualcuno, sapere chi è un uomo.

Il diavolo sa di Paolo, ha un registro su di lui, è informato, “Ma voi chi siete?”, i figli di Sceva non sono nel registro, non hanno alcuna relazione con Cristo, non hanno autorità.

Ciò vi dice qualcosa di agghiacciante su come opera il mondo invisibile, i demoni sanno chi è chi, hanno registri, hanno informazioni, sanno chi appartiene a Cristo e chi non appartiene.

E reagiscono con autorità o con derisione a seconda di ciò che vedono, se appartenete a Cristo, i demoni vi conoscono come appartenenti a Cristo, se non appartenete, non avete autorità.

È per questo che Paolo in Efesini sei non chiede al credente di inventare armi spirituali, gli dice di indossare l’armatura che Dio ha già fornito, giustizia, vangelo di pace, fede.

Salvezza, spada dello spirito, che è la parola di Dio, preghiera, quelle sono le armi, e queste armi funzionano non per la forza del credente, ma perché il credente è unito a Cristo.

I demoni riconoscono e temono Cristo nel credente, torniamo al punto perché c’è un dettaglio in più, un altro strato che dobbiamo mettere sul tavolo prima di concludere questo studio.

C’è stato un momento nella storia umana in cui un gruppo specifico di persone vide con i propri occhi l’attività degli angeli caduti a piede libero, vide i demoni parlare, manifestarsi.

Vide Gesù affrontarli, vide il potere di un essere umano che era anche Figlio di Dio, espellendo quegli esseri con una sola parola, immaginate per un momento di camminare a Cafarnao.

Nel primo secolo, c’è un odore di pesce secco nell’aria, le porte delle case sono aperte perché fa caldo, potete sentire il mormorio della gente che arriva dalla sinagoga della città.

E poi, nel mezzo di quel mormorio, c’è un grido, un grido che non è come nessun grido umano, è un grido che viene da un uomo, ma non è dell’uomo, è la voce di qualcosa che occupa.

Qualcosa che viene strappato dal posto dove viveva, e la voce dice: “Lasciaci stare”, una scena del genere potrebbe essere stata ripetuta decine di volte nei Vangeli, gente comune.

Padri, madri, vicini, osservando con i propri occhi ciò che Pietro e Paolo avrebbero poi scritto nelle loro lettere, vedendo in tempo reale il conflitto tra due ordini invisibili.

Il regno di Dio che irrompe, gli angeli caduti che si ritirano, l’autorità di Cristo che li sposta uno a uno, coloro che vissero quel momento, gli apostoli, scrissero ciò che videro.

Marco, che probabilmente registrò ciò che Pietro gli raccontò a Roma, riempì il suo Vangelo di incontri con spiriti immondi, Matteo lo fece, Luca, il medico, e Giovanni, il teologo.

Preferirono concentrarsi sul grande avversario, il principe di questo mondo, Satana stesso, piuttosto che sui demoni subordinati, ma tutti concordarono su una cosa fondamentale.

Quegli esseri esistono, sono attivi e Cristo li ha sconfitti, ora pensate a un’altra scena, una mattina a Gerusalemme, in una casa dove la Chiesa nascente si stava riunendo per pregare.

Gli apostoli stavano insegnando quando qualcuno alzò la mano e chiese: “Ma come è possibile che questi esseri abbiano così tanto potere e noi possiamo resistere?”, e Pietro, o chi per lui.

Apre il rotolo o cita a memoria ciò che aveva scritto: “Resistete al diavolo, stando saldi nella fede”, resistete, è attivo, è presente, è continuo, non si tratta solo di pregare e aspettare.

Si tratta di mantenere la propria posizione, in altre parole, non state facendo più progressi, si tratta di invocare il nome di Cristo, si tratta di essere rivestiti, questi esseri, dice Pietro.

Si aggirano come un leone ruggente cercando qualcuno da divorare, ma possono essere resistiti, possono essere sconfitti, non dalla forza umana, ma dall’autorità di Cristo nel credente.

Questa è la realtà spirituale in cui vivete, non siete una vittima passiva del mondo invisibile, non siete indifesi, non siete soli, vivete in una storia che ha già una fine scritta.

E quella fine non è ambigua, Cristo vince, il diavolo e i suoi angeli vanno al lago di fuoco, se siete in Cristo, voi andate alla nuova creazione, è una storia di vittoria finale.

Una storia che finisce con la morte stessa gettata nel fuoco eterno, una storia dove il male cessa semplicemente di esistere, mentre la storia si svolge, mentre l’Apocalisse non è avvenuta.

Mentre l’orologio del cielo ticchetta ancora il tempo profetico, gli angeli caduti rimangono a piede libero, e il nostro compito è resistere, c’è una domanda che vale la pena porsi.

Soprattutto se tutto questo tema vi ha colpito personalmente, com’è l’attività demoniaca oggi? È come nei Vangeli, con manifestazioni fisiche spettacolari e voci che gridano nelle sinagoghe?

O ha cambiato forma? La risposta dei teologi più seri è solitamente questa: l’attività demoniaca esiste in tutte le ere, ma assume forme diverse a seconda del contesto culturale umano.

Nelle società dove il soprannaturale è apertamente accettato, i demoni possono manifestarsi apertamente, nelle società secolarizzate dove nessuno crede in loro, preferiscono operare ombre.

Non vogliono essere rilevati, vogliono essere invisibili, ed è per questo che preferiscono agire attraverso bugie culturali, ideologie distruttive, dipendenze, oppressione psicologica.

E legami spirituali con pratiche occulte, ciò che San Paolo descrive in Efesini sei non è una lotta contro carne e sangue, ma contro principati, contro poteri, contro dominatori delle tenebre.

Contro gli spiriti della malvagità nei luoghi celesti, queste categorie, principati, poteri, governatori, eserciti, suggeriscono una struttura organizzata, un esercito ordinato, gerarchia.

Paolo non descrive i demoni come entità casuali e caotiche, li descrive come un sistema, come un impero invisibile che ha gradi, funzioni e specializzazioni in ogni suo livello operativo.

E quel sistema opera dietro i sistemi umani che rifiutano Dio, non perché ogni governante umano sia consciamente demoniaco, ma perché esseri invisibili influenzano, suggeriscono, sussurrano.

Tirano i fili dove è loro permesso, pertanto, quando leggete i profeti dell’Antico Testamento che condannano le nazioni che circondano Israele, non leggete solo una critica politica.

Leggete una critica spirituale, dietro ogni nazione nemica c’era un potere spirituale, Daniele dieci descrive esplicitamente il principe del regno di Persia, il principe di Grecia.

Esseri spirituali che sostenevano i regni terreni, Paolo stesso, nella prima lettera ai Corinzi dieci, dice che ciò che i gentili sacrificano ai loro idoli lo sacrificano ai demoni.

Non a Dio, questo è ciò che chiamiamo il mondo, non le persone, ma il sistema, la struttura invisibile che organizza la ribellione umana contro Dio, sostenuta, diretta e manipolata da esseri.

Esseri che sanno perfettamente cosa li attende e che sono determinati a trascinare quante più anime possibile con loro prima del giudizio finale, tuttavia, c’è l’altro lato della medaglia.

Ed è il lato più speranzoso di tutto questo messaggio, perché Dio non ha paura di quella struttura invisibile, la Chiesa, quando opera unita con Cristo, è dichiarata da Gesù forza.

Una forza contro la quale le porte dell’Ade non potranno prevalere, Matteo sedici, versetto diciotto, le porte dell’Ade, l’immagine nella lettura più antica è quella di una Chiesa in movimento.

Non che si difende, le porte sono statiche, sono difensive, la Chiesa, dice Gesù, non starà aspettando di essere attaccata, starà attaccando le porte stesse dell’oscurità del mondo.

E quelle porte non potranno prevalere contro di lei, ecco perché la preghiera del credente conta, ecco perché la parola di Dio conta, ecco perché la comunione dei santi è essenziale.

Ogni volta che un credente prega, le porte dell’Ade tremano un po’, ogni volta che un credente apre la Bibbia e la comprende, un po’ di oscurità recede davanti alla luce della verità.

Ogni volta che un figlio di Dio persevera nella fede, gli angeli caduti lo registrano, lo sanno, lo ricordano, e tremano, perché quella perseveranza significa che il loro tempo è breve.

Prima di chiudere, voglio condividere un’altra cosa con voi, se questo video vi ha raggiunto e siete ancora qui con me, questo dice già qualcosa, condividetelo con chi ha bisogno.

Qualcuno che deve capire queste cose, a volte la cosa più utile che possiamo fare per qualcuno che attraversa un’esperienza spirituale difficile è mostrargli che la Bibbia ha risposte.

Risposte concrete, ordinate, coerenti, non superstizioni, non immaginazioni, una storia reale con un Dio che ha il controllo dall’inizio alla fine, un’ultima cosa prima di salutarci.

Iscrivetevi al canale se non l’avete ancora fatto, qui continuiamo ad aprire la Bibbia onestamente, senza diluire, senza inventare, guardando ciò che il testo dice realmente ogni giorno.

E c’è molto altro in arrivo, ci sono altri strati da scoprire, altri misteri che le Scritture descrivono sul mondo invisibile, altre risposte che la maggior parte dei predicatori tocca.

Chiudiamo ora, immaginate una scena, non è letteralmente descritta nella Bibbia, ma è costruita esclusivamente da elementi che la Bibbia afferma con autorità, una scena del genere.

Che potrebbe essere stata ripetuta decine di volte nella storia e che sta accadendo in questo preciso momento da qualche parte nel mondo invisibile, da qualche parte oltre il fisico.

C’è una regione che gli antichi greci chiamavano Tartaro, è buio, non è oscurità dovuta all’assenza di luce fisica, ma oscurità ontologica, una deliberata separazione dalla presenza di Dio.

In quella regione ci sono catene, non catene di ferro, ma legami spirituali, vincoli, freni che nessun potere angelico può rompere, e in quelle catene ci sono esseri coscienti, immobili.

In attesa, uno di loro, in qualche momento del tempo umano lineare, ricorda com’era essere libero, ricorda di aver visto Adamo ed Eva nel giardino, ricorda di aver visto le donne prima.

Prima del diluvio e di cedere al desiderio proibito, ricorda il momento in cui lasciò il suo “oiketerion”, ricorda di aver generato un Nephilim, ricorda di aver visto arrivare il diluvio.

Le acque che si alzavano, le grida del mondo intero che annega, il suo stesso figlio ibrido spazzato via dalle correnti, e ricorda il momento esatto in cui le catene si chiusero intorno.

E sapeva, senza che nessuno dovesse spiegargli, che la via del ritorno era chiusa per sempre, forse sono passati l’equivalente di quattromila cinquecento anni terrestri da quel momento.

Ma per lui incatenato lì, il tempo è diverso, non ha orologi, non ha albe o tramonti, solo la continua, ininterrotta consapevolezza della sua condizione di eterno prigioniero del buio.

E sa, perché i profeti lo hanno annunciato, perché i demoni stessi lo gridano, perché tutto il cielo lo proclama, che c’è un giorno che sta arrivando, un giorno in cui le catene.

Saranno rimosse, non per liberarlo, ma per portarlo al lago di fuoco, e quel giorno, dice la scrittura, la data esatta è sconosciuta, ma si sta avvicinando inesorabilmente a ogni istante.

Se poteste parlare con uno di quegli esseri in questo momento, non negherebbero l’esistenza di Dio, non vi direbbero che il cielo non esiste, che l’inferno è un mito o che la Bibbia è.

Una vecchia storia, vi direbbero esattamente l’opposto, vi direbbero che Dio è reale, che il giudizio è reale, che il lago di fuoco è reale, e vi guarderebbero con invidia e profondo odio.

Perché voi, creatura umana, avete ancora qualcosa che lui ha perso per sempre, un’opportunità, una possibilità di pentirvi, un Cristo che è morto per voi, non per lui, mai per lui.

Questa è la dimensione agghiacciante di ciò che stiamo vedendo, mentre leggete, mentre ascoltate, mentre decidete se continuare con questa vita o tornare veramente al Dio che vi creò.

Ci sono esseri in catene che darebbero qualsiasi cosa, darebbero tutto per avere solo un secondo dell’opportunità che voi state avendo in questo momento, l’opportunità di venire.

Di venire a Cristo, l’opportunità di essere perdonati, l’opportunità di cambiare il vostro destino eterno, ma quell’opportunità non è per sempre, è per ora, mentre c’è respiro.

Mentre c’è il giorno, mentre la storia profetica non è ancora giunta alla fine, gli Ebrei lo dicono con parole che ogni credente che ha letto degli angeli caduti non dovrebbe ignorare.

“Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori”, oggi, la parola oggi ha un peso dopo aver attraversato tutta questa storia che probabilmente non aveva quando abbiamo iniziato.

Oggi, perché c’era uno ieri in cui un terzo degli angeli disse “No” e non hanno mai più avuto un oggi, c’era uno ieri in cui i figli di Dio di quella storia pre-diluviana abbandonarono.

La loro dimora e non hanno mai più avuto un oggi, c’era uno ieri in cui Sodoma e Gomorra attraversarono i confini della creazione e non hanno mai più avuto un oggi, ma voi avete.

Voi avete ancora l’oggi, l’eternità è aperta davanti a voi, non perché avete fatto qualcosa per meritarla, ma perché un Dio che non ha aiutato gli angeli ha scelto di aiutare Abramo.

Sì, di diventare carne, sì, ha scelto di andare sulla croce per voi, sì, ha deciso di risorgere e aprire un sentiero che nessun angelo caduto sarà mai in grado di percorrere, mai.

Questa differenza tra il destino dell’angelo caduto e il destino dell’essere umano salvato, non la fate voi, l’ha fatta Cristo, e tutto ciò che vi è chiesto è di venire, confessare, credere.

E camminare, la parte più difficile è già stata fatta, la croce è già stata colpita, la tomba è ora vuota, il velo è già stato strappato, la via verso il Padre è aperta a tutti.

Tutti coloro che desiderano entrare, guardate cosa c’è dall’altra parte della vostra decisione, Apocalisse ventuno: “E udii una gran voce dal cielo che diceva: Ecco il tabernacolo di Dio”.

“È con gli uomini, ed Egli abiterà con loro, ed essi saranno il suo popolo, e Dio stesso sarà con loro come il loro Dio, e Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, ogni dolore”.

Non ci sarà più morte, né lutto, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate, questo è ciò che vi attende, non un abisso di oscurità, non il lago di fuoco, non la catena.

Non l’oscurità, non il silenzio eterno, ma la presenza di Dio, senza lacrime, senza morte, senza nulla che faccia soffrire, quella promessa fu scritta non per gli angeli caduti, ma per.

Gli esseri umani che, avendo ancora un oggi, scelsero Cristo, che decisero su questo lato della storia di schierarsi con l’Agnello che sconfigge il drago, c’è un momento in Apocalisse.

Dodici che vale la pena ascoltare alla fine: “E udii una gran voce nel cielo dire: Ora è venuta la salvezza, la potenza, il regno del nostro Dio e l’autorità del suo Cristo”.

“Perché l’accusatore dei nostri fratelli è stato gettato giù, colui che li accusa davanti al nostro Dio giorno e notte”, e lo hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello.

“E per mezzo della parola della loro testimonianza”, attraverso il sangue di Cristo che copre il vostro peccato e la vostra testimonianza, la vostra confessione, la vostra voce che riconosce.

Cristo come Signore, con quelle due cose, secondo l’Apocalisse dodici, i fratelli superano l’accusatore, non il contrario, non l’accusatore che li supera, ma loro che superano lui.

Questa è la realtà che la Bibbia vi insegna, siete dalla parte vincente, se siete in Cristo, siete dalla parte che ha scritto l’ultimo capitolo del libro, siete dalla parte del trono.

Il trono bianco, non il banco degli imputati, siete dalla parte della nuova Gerusalemme, non del lago di fuoco, gli esseri incatenati in questo momento nell’oscurità di quella prigione.

Sanno perfettamente che è così, eppure, anche così, lo spettacolo più soprannaturale dell’universo non è la condizione di un angelo caduto incatenato nell’abisso, non è la furia.

Non è la furia di Satana che vaga per la terra, non è il grido di un demone in una sinagoga del primo secolo, lo spettacolo più soprannaturale dell’universo è questo, ascoltate bene.

Che un essere umano, polvere della terra, possa in qualsiasi momento aprire la bocca e dire: “Cristo, salvami”, ed essere salvato immediatamente, definitivamente, eternamente.

Questa è una cosa che nessun angelo caduto sarà mai in grado di fare, è una cosa riservata per voi per stasera, per questo momento, per questo oggi che ancora avete, non sprecatelo.

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