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Il tuo nome è nel Libro della Vita? La verità rivelata da Gesù

Consideremos una domanda, solo una. Se questa notte, en qualche luogo del mondo, esistesse un libro dove il tuo nome fosse scritto o no, e in quel libro risiedesse tutto il tuo futuro eterno, non vorresti sapere se il tuo nome è in quel libro o no?

Esta non è una storia. Questa non è una metafora. Questa è la parola di Dio.

Apocalisse tredici, otto ci rivela che esiste un libro anteriore alla fondazione del mondo. Questo libro appartiene all’agnello sacrificato e contiene nomi. Non è stato scritto da nessun uomo, né creato da nessun angelo. È il libro di Dio eterno e sovrano.

La maggior parte della gente suppone che il libro della vita sia un simbolo religioso, come una poesia, ma le scritture dicono qualcosa di completamente distinto. Questo libro è reale. Questo libro segue aperto, e la domanda più importante per te è se il tuo nome è scritto in esso.

A lo largo di questo viaggio comprenderemo tre cose importanti. Primo, quando sorse questo libro e qual era il suo proposito. Secondo, perché la Bibbia ha differenti occasioni in cui si menziona questo libro, da Mosè fino a David, da Malachia fino a Gesù, e da Paolo fino all’Apocalisse. E terzo, come si manifesta questo libro nel giorno del giudizio e come si relaziona con la tua vita.

Una volta che comprenderai questi tre aspetti, comincerà la vera storia. Questo libro esisteva prima che Dio creasse i cieli e la terra.

Rifletti su ciò che questo significa. Significa che Dio lo aveva predeterminato. Lo sapeva di anticipo. Lo aveva scritto con anticipo. Non si trattava di un piano posteriore, non era una reazione al peccato dell’uomo. Era una verità eterna.

E questo libro non appartiene a nessun re, né a nessun sommo sacerdote, né a nessun leader religioso. Appartiene all’agnello che fu sacrificato prima della creazione del mondo, Gesù Cristo.

Chiunque voglia che il suo nome sia scritto in quel libro ha diritto alla vita eterna. Chiunque voglia che il suo nome non sia scritto in quel libro ha un destino differente e terribile.

E quando sappiamo questo, la domanda che sorge è brividosa. Questo non è un tema teologico triviale, è la domanda più importante della tua esistenza.

Iscriviti a questo canale mentre disintrecciamo ogni mistero di questo libro. Ogni capitolo rivelerà una nuova verità, e una volta che comprenderai questo primo strato, comincerà la vera storia.

Fermati e rifletti su questo. Prima della creazione dell’universo, quando non esistevano il cielo, la terra, il tempo né la luce, esisteva un libro, e in quel libro c’erano nomi.

Solo pensarlo risulta sorprendente. Perfino prima que Dio creasse l’uomo, già aveva deciso che sarebbe salvato.

Apocalisse tredici, otto rivela una verità straordinaria. Dice che tutti coloro i cui nomi non sono stati scritti nel libro della vita dell’agnello fin dalla creazione del mondo adoreranno la bestia.

Questo versetto contiene due verità profonde. Primo, il libro della vita esisteva prima della creazione. Secondo, coloro i cui nomi non sono in esso si smarriscono.

Ora bene, pensalo. Questo libro è la espressione del piano di Dio. Dio non previde ciò che l’uomo farebbe per poi formulare un piano in risposta. No, Dio lo seppe fin dall’eternità, decise fin dall’eternità e scrisse fin dall’eternità. Questa è la prova della sua sovranità, questa è la profondità della sua conoscenza.

I teologi hanno dibattuto questo durante secoli. In cosa si basò Dio per assegnare nomi? Si basò sulle sue opere? No, perché allora non esistevano gli esseri umani. Si basò sulla sua fede? No, perché la fede anche è un dono di Dio.

Allora, cosa succede? È una espressione della volontà, la misericordia e la grazia de Dio.

Romani otto, ventinove ci dice che a coloro che conobbe di anticipo, anche li predestinò. Questa è una verità difficile, ma anche è una verità speranzosa, perché significa che la tua salvazione non dipende da nessun potere umano, non dipende da nessuna norma religiosa. Dipende dal piano del Dio che ti conobbe prima della creazione del mondo.

Efesini uno, quattro a cinque, le parole di Paolo lo chiariscono. Egli ci scelse in lui prima della creazione del mondo.

Questa elezione fu in Cristo. Questa elezione fu per amore. Questa elezione fu per grazia. Dio ideò un piano di salvazione per l’eternità attraverso suo Figlio, e quel piano è registrato in questo libro.

Ma c’è qualcosa di più profondo. Questo libro non è solo una lista di nomi, è il libro della vita. Questo significa che essere iscritto in esso è connesso con la vita, la vita eterna, la vita che continua dopo la morte, la vita che trascende i limiti di questo mondo. E qualunque il cui nome sia in questo libro ha diritto a questa vita.

Ora bene, una domanda che potrebbe farti riflettere. Se questo libro è anteriore alla creazione, si possono cambiare i nomi? Si può cancellare un nome una volta scritto?

Questa domanda si pianta di forma drammatica più avanti nella Bibbia, e la risposta arriva da dove meno ce la aspettiamo. In un deserto, in una collina ardente, nella supplica di un anziano profeta.

Metti un “mi piace” se questa verità ti impatta e segui leggendo, perché il prossimo capitolo ti porterà al momento in cui un uomo disse a Dio:

“Se non li perdoni, cancella il mio nome da questo libro.”

Erano trascorsi quaranta giorni sul monte Sinai. Mosè stava con Dio, ricevendo i dieci comandamenti. Ma sotto, al piede di quella montagna, il popolo di Israele commetteva ciò che Dio considerava il peccato più grave. Avevano fatto un vitello d’oro e si prostravano davanti a lui, dicendo:

“Questo è il nostro dio, quello che ci fece uscire dall’Egitto.”

L’ira di Dio si accese. Esodo trentadue, questo momento è registrato nel vangelo. Dio disse a Mosè:

“Lasciami andare, che la mia ira si accenda contro di loro e che li distrugga.”

Era un momento critico. Stava in gioco la sopravvivenza di tutta una nazione, e in quell’istante Mosè fece qualcosa di senza precedenti nella storia. Mosè si presentò davanti a Dio e gli suplicò:

“Oh Dio, perdona il peccato di questa nazione, e se non lo perdoni, cancella il mio nome dal libro che hai scritto.”

Questa supplica è la prima volta nella Bibbia che si menziona esplicitamente il libro della vita.

Immaginatevi, Mosè sapeva ciò che era quel libro. Sapeva che i nomi potevano cancellarsi da esso, e anche sapeva che quel libro determinava la vita e la morte, la salvazione e la distruzione. Perciò rischiò il suo nome, si offrì a sacrificarsi per il suo popolo.

Quanto profondo è questo? Mosè non era solo un leader, ma anche un mediatore. Sapeva che il libro esisteva, e nella sua petizione apprendiamo che il libro è statico ma è soggetto a cambiamenti. Dio rispose:

“A colui che pecchi, cancellerò il suo nome dal mio libro.”

Questa risposta rivela molto. Questo significa che i nomi restano scritti, e anche è certo che coloro che persistono nel peccato senza pentirsi e seguono agendo in contro a Dio sono in pericolo. Questa è una seria avvertenza, non è un assunto minore. È la parola stessa di Dio che i nomi di coloro che peccano saranno cancellati.

Ma c’è un altro aspetto della supplica de Mosè che a menudo si passa per alto. Mosè fece questa supplica per amore. Amava tanto il suo popolo che era disposto a sacrificarsi. Questo è lo stesso amore che Paolo descriverebbe più tardi in Romani nove, tre. Lo esprime quando dice che preferisce separarsi da Cristo prima che essere salvato dai suoi fratelli.

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La petizione di Mosè punta a una verità più profonda. Ma sapevi che Dio non solo scrive nomi? Scrive qualcosa di molto di più, qualcosa di così personale, così profondo, così amoroso che David pianse con solo saperlo. Sveleremo quel mistero nel prossimo capitolo.

David fuggiva. L’esercito di Saul lo perseguiva. Non aveva casa, né sicurezza, né certezze. Viveva in grotte, la notte usava pietre in luogo di coperte. Le lacrime gli sgorgavano dagli occhi, e in quella oscurità, en quella solitudine, gli disse qualcosa di sorprendente a Dio.

Salmo cinquantasei, otto, nel vangelo di Giovanni, David dice:

“Hai contato le mie andanze, custodisci le mie lacrime nel tuo otre. Forse non sono annotate nel tuo libro?”

Questo versetto è uno dei più commoventi della Bibbia. David afferma che Dio conta le sue lacrime, le custodisce in un otre e le registra nel suo libro.

Questo non è un registro burocratico, è un registro di amore. Quando un padre ricorda ogni tristezza di suo figlio, annota ogni notte di pianto, registra ogni lotta, lo fa perché ama. Dio non annota le lacrime di David perché non abbia nient’altro da fare, le annota perché ogni lacrima è preziosa per lui.

Nel mondo antico era costume raccogliere le lacrime in un recipiente. Era un tributo al dolore, era un riconoscimento del soffrimento, e David dice che Dio fa precisamente questo. Egli vede i nostri dolori, conosce ciascuna delle nostre notti, ricorda ciascuna delle nostre lotte.

Qui si rivela una verità importante. Il libro della vita non è solo una lista di nomi, è un documento vivo. Registra le storie di coloro che camminarono con Dio, il loro soffrimento, la loro fedeltà, le loro lotte, la loro lealtà.

La vita di David non fu ideale. Peccò peccati gravi, peccati molto gravi. Commise adulterio con Betsabea, mandò a uccidere Uria, ma David si pentì, aprì il suo cuore a Dio. Salmo cinquantuno, il suo clamore di pentimento segue commovendo la gente oggi in giorno, e Dio riconobbe David come un uomo di una sola mente che faceva la sua volontà.

Questo ci dà molta speranza. El libro di Dio non è un libro di perfezione, è un libro di pentimento, fede e conversione a Dio. Le lacrime di chi è spezzato, di chi è caduto nel peccato ma si volge a Dio, anche sono in quel libro.

Ora lasciatemi farvi una domanda. Avete mai pianto soli per la notte? Avete mai sentito un dolore che non potete condividere con nessuno? Sappiate questo, Dio lo sa. Egli custodì quelle lacrime nel suo flacone e sono in quel libro. Questa è la promessa di Dio.

Commenta sotto e raccontaci se questa verità ti ha commosso. La tua storia importa.

A continuazione ci addentreremo in una epoca centinaia di anni dopo David, quando Israele si era corrotto, si era perduta la santità del tempio e un piccolo gruppo di fedeli prese la verità di questo libro come sua guida.

Era una epoca di esaurimento per Israele. Erano ritornati dal cautiverio in Babilonia, ma la speranza che avevano non si era compiuta. Il tempio era stato ricostruito, ma aveva perduto il suo antico splendore. I sacerdoti si erano corrotti, il popolo era stanco di Dio. Il culto si era voltato formale, i loro cuori erano in un’altra parte.

E in quel contesto, quando la gente si allontanava dal servizio a Dio, quando la moralità declinava, quando la religione si era convertita in una mera apparenza, ancora esisteva un piccolo gruppo, un rimanente. Erano timorosi di Dio, riverivano il nome di Dio e parlavano tra sé, ricordandosi gli uni agli altri la esistenza di Dio.

Malachia tre, sedici, nel vangelo di Giovanni si intravede questo momento. Allora coloro che temevano il Signore parlarono tra sé, e il Signore ascoltò attentamente, e si scrisse un libro di memorie davanti a lui per coloro che lo temevano e meditavano nel suo nome.

Questo versetto è straordinario. Quando il mondo intero si dimenticava di Dio, quando perfino il tempio era pieno di inganni, quando i sacerdoti offrivano sacrificios corrotti, Dio ascoltava una piccola congregazione e scriveva i loro nomi in un libro, non per le loro opere lì, ma per la loro fedeltà.

C’è un punto importante da comprendere. Questo libro di commemorazione di Dio era per coloro che lo temevano. Timore qui non significa paura, bensì riverenza, rispetto e onore, per coloro che prendevano a Dio sul serio, che consideravano la sua parola come la guida delle loro vite. E cosa disse Dio riguardo a quelle persone?

Malachia tre, diciassette, sta scritto:

“In quel giorno saranno miei, e avrò misericordia di loro come ce l’ha un padre con suo figlio che lo serve.”

Dio disse:

“Questi sono miei, sono la mia eredità e io li proteggerò.”

Questa epoca di Malachia è molto rilevante perfino oggi. Ci sono momenti in cui la moralità nella società decade, la religione si volge formale, la gente si dimentica di Dio, e ancora in quei momenti resta un gruppo di persone che onorano il nome di Dio, e Dio li osserva, li ascolta e sta annotando i loro nomi.

Condividi questo video come se fossi di quelli che temono Dio, devi sapere che non sei solo. Dio ti osserva, ti ascolta e hai un luogo nel suo libro.

Ma dopo tutte queste referenze storiche, la verità più profonda arrivò con la venuta del Figlio di Dio alla terra. Gesù Cristo disse qualcosa su questo libro che sorpreso i discepoli, qualcosa che trasformò per completo la comprensione religiosa, e questo è ciò che ascolteremo nel prossimo capitolo.

Quel giorno ritornarono i settanta discepoli di Gesù. Erano felici, molto felici. Corsero verso di noi, i loro volti riflettevano allegria, e gli dissero a Gesù:

“Signore, perfino i demoni ci si sono sottomessi nel tuo nome.”

Questo non era cosa da poco, era un grande testimonio di potere spirituale. E Gesù condivise la loro allegria, disse:

“Vidi Satana cadere dal cielo come un fulmine.”

Ma allora Gesù disse qualcosa che ancora risuona oggi. Luca dieci, venti, Gesù disse:

“Tuttavia, non vi rallegrate del fatto che gli spiriti vi si sottomettano, bensì del fatto che i vostri nomi siano scritti nel cielo.”

Questa è una dichiarazione rivoluzionaria. Gesù rivelò qui una profonda verità. Il potere spirituale, i miracoli e la espulsione di demoni non sono i fondamenti della vera allegria. La vera allegria, la felicità profonda e duratura risiede in una sola cosa: essere iscritto nel cielo.

Al udire questo, i discepoli dovettero fermarsi, dovettero pensare, perché avevano appena realizzato miracoli e Gesù ti diceva:

“C’è qualcosa di più grande di questo, i vostri nomi sono scritti nel cielo. Quella è la vostra maggiore identità.”

Questo segue essendo rilevante oggi in giorno. Ci sono molte persone che sperimentano miracoli. Assisti a grandi riunioni, fai preghiere potenti, e questo può sembrare prova di salvazione. Ma Gesù già lo aveva detto in Matteo sette, ventidue a ventitré, disse qualcosa di terribile. Disse che quel giorno molta gente gli direbbe:

“Signore, Signore, nel tuo nome profetizzammo e nel tuo nome cacciammo fuori demoni.”

E Gesù direbbe loro:

“Mai vi conobbi, allontanatevi da me.”

Questo è impattante ma certo. Realizzare miracoli no significa essere salvo. Dimostrare potere spirituale non significa essere iscritto. L’importante è se il tuo nome è in quel libro, se hai una vera relazione con l’agnello. Gesù anche disse:

“Io vi conosco.”

Questa è una parola di relazione, è una parola di identità. Gesù conosce coloro che sono scritti in quel libro, si relaziona con loro. Questa non è una pratica religiosa, è una relazione viva.

E ora sorge un’altra domanda. Se la vera allegria risiede nell’essere iscritto, come si arriva a farlo? Per la fede? Per opere? Per qualche esperienza speciale?

La risposta sta nell’agnello che fu sacrificato prima della creazione del mondo. La risposta sta nel sacrificio di Gesù. Iscriviti e preparati per il prossimo capitolo, dove apprenderemo su Paolo e la chiesa primitiva, sulle persone che vissero la verità di questo libro e perfino affrontarono la morte per esso.

Nella chiesa di Filippi sorse un problema. Due donne, Evodia e Sintiche, erano litigate. La disputa era così seria che Paolo la affrontò in una lettera dal carcere. Ma in quella lettera, Paolo espresse qualcosa di molto più trascendentale che quella piccola rissa. Filippesi quattro, tre, nel vangelo di Giovanni, Paolo scrive:

“I cui nomi sono scritti nel libro della vida.”

Questo si disse in un contesto generale, come se fosse un fatto comune, come se fosse qualcosa di chiaro e sicuro per Paolo. E in questo vediamo che per la chiesa primitiva il libro della vita era una realtà viva, non solo un concetto teologico.

Paolo era in prigione, l’impero romano tentava di reprimerlo, ma le sue lettere erano libere da paura. Trasmettevano una profonda pace, e la fonte di quella pace era la credenza che il suo nome figurava in quel libro. Nessun re poteva cancellarlo da lì, nessuna spada poteva eliminarlo.

La chiesa primitiva soffriva persecuzione. Gli imperatori romani uccidevano i cristiani, li gettavano ai leoni, li bruciavano sul rogo, ma non avevano paura. Perché? Perché sapevano che i vostri nomi erano scritti nel cielo. La morte non poteva cancellare i loro nomi, la persecuzione non poteva strappargli la loro identità.

La loro fede era così forte che convertirsi in martire non era una sconfitta per loro, bensì una vittoria. Sapevano che passasse ciò che passasse in questo mondo, il loro luogo era assicurato in quel libro. E in quel libro non possono arrivare né la spada, né il fuoco, né il re, né la morte.

Apocalisse due, dieci, nel vangelo di Giovanni, Gesù disse a una chiesa perseguitata:

“Sii fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita.”

Questa promessa fu fatta a coloro che non rinuncerebbero al nome di Dio, perfino a costo della propria vita. E questa era la vera identità della chiesa primitiva.

Romani otto, trentotto a trentatré, ciò che Paolo dichiarò nei vangeli segue essendo uguale di poderoso oggi. Disse:

“Sono convinto che né la morte, né la vita, né gli angeli, né i principati, né il presente, né l’avvenire, né nessun potere, né l’alto, né il profondo, né nessun’altra cosa in tutta la creazione potrà separarci dall’amore di Dio.”

Questo lo disse un uomo che sapeva che il suo nome figurava in quel libro. Condividi questo video con persone perseguitate che attraversano momenti difficili, che lottano con la loro identità. Fagli sapere che il suo nome può figurare in quel libro.

Ma resta una grande incognita. Chi custodisce questo rotolo? Di chi è questo libro? Gesù Cristo, ma in che forma? Qual è il significato del suo sacrificio che ebbe luogo prima della creazione del mondo? Nel prossimo capitolo approfondiremo nel mistero dell’agnello sacrificato.

Apocalisse tredici, otto, c’è un versetto che sfida la nostra comprensione del tempo. Dice che l’agnello fu sacrificato prima della creazione del mondo.

Ora pensate a ciò che questo significa. Il sacrificio di Gesù sulla croce duemila anni fa, ma agli occhi di Dio quel sacrificio fu perfino anteriore alla creazione. Questa è la visione eterna di Dio.

Il tempo non è lo stesso per Dio che per noi. Egli vive nell’eternità, e in quella eternità il sacrificio di Cristo fu una verità eterna. Questo significa che il piano di salvazione non fu una reazione al peccato, bensì la volontà eterna di Dio.

Perché è importante? Perché lascia chiaro che il libro della vita appartiene all’agnello che fu sacrificato, e coloro i cui nomi sono in questo libro sono lì grazie a quel sacrificio. I loro nomi non furono scritti per le loro opere, bensì per il sangue di quel agnello.

Prima di Pietro uno, diciotto a diciannove dice:

“Riconoscete che non foste redenti dalle vostre vane vie con cose corruttibili come argento o oro, bensì con il prezioso sangue di Cristo, di un agnello senza macchia e senza difetto.”

Questo sangue non fu solo quello versato sulla croce, bensì il compimento di un piano eterno. Ora intendete chi è questo agnello.

Il simbolismo dell’agnello è importante nella Bibbia. In Esodo fu l’agnello pasquale, il cui sangue protesse gli israeliti. Isaia cinquantatré, io ero il servo sofferente che fu portato come agnello al macello. E Giovanni uno, ventinove, in prima Giovanni, il Battista vide Gesù e disse:

“Ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo.”

Tutte queste immagini si fondono in una sola. Gesù è l’agnello il cui sacrificio fece possibile la salvazione, e il libro della vita gli appartiene. Con il suo sangue preservò i nomi di coloro che credono in lui, di coloro che sono con lui.

Ebrei nove, dodici ci dice che entrò nel luogo santissimo una sola volta e consumò la redenzione eterna. Una sola volta, un solo sacrificio, un solo agnello, e quel unico sacrificio assicurò la redenzione eterna per tutti coloro che credono nel suo nome.

Questo libro è per lo tanto il libro della vita, perché i nomi che contiene prendono vita grazie al sacrificio di quel agnello. Questo non è solo sopravvivenza, è vita eterna, vita che perdura perfino dopo la morte, vita che non termina né cambia.

Ma ora una domanda che dovrebbe farti riflettere. Cosa contiene esattamente questo libro? Se fosse solo una lista di nomi, forse non sarebbe così importante, ma questo libro ha molto di più da offrire. Lo scopriremo nel prossimo capitolo.

Immagina che esista un libro che tratta esclusivamente su di te, solo te. Contiene il tuo nome, la tua storia, le tue tristezze, la tua fedeltà, le tue lacrime, la tua lealtà. Questo libro non è in una biblioteca, sta con Dio. È il libro della vita.

Nella Bibbia vediamo che i nomi non sono l’unica cosa che è scritta in questo libro. Cinquantasei, otto nel salmo uno, quindici, David disse che Dio registra le sue lacrime nel suo libro. Centotrentanove, sedici, nel secolo dopo Cristo, David disse:

“Tutti i miei giorni erano scritti nel tuo libro quando ancora non ero nato. Cioè, Dio conosceva i tuoi giorni perfino prima che nascessi.”

Questo libro è un ricordo vivo, è la memoria viva de Dio. Contiene le persone che gli appartengono, ed egli sa tutto su di loro: il loro soffrimento, le loro lotte, la loro lealtà, la loro fede, tutto.

Malachia tre, sedici ci disse che questo libro di commemorazione è per coloro che temono Dio e meditano nel suo nome. Questo significa che coloro che ricordano Dio, Dio li ricorda. È un ricordo mutuo, una relazione di amore reciproca.

Giuda quattordici, la profezia di Enoc menziona nel Genesi, Enoc camminò con Dio. Cinquantadue, ventiquattro dice che semplicemente non esistette perché Dio se lo portò. Enoc andò al cielo con vita. Perché? Perché era così profondamente unito a Dio che fu possibile, e il suo nome appare senza dubbio in quel libro.

Questo libro presenta persone che non erano distaccate secondo gli standard del mondo: persone povere, perseguitate, ignorate, ma camminarono con Dio. Persone che mantennero la loro fede perfino nell’oscurità, persone che ricorsero a Dio perfino in mezzo alla tempesta.

Ebrei undici, c’è una lista di grandi guerrieri della fede che furono stranieri in questo mondo: Noè, Abramo, Sara, Giacobbe, Giuseppe, Mosè, Raab. Tutti loro, di tutti loro si diceva, tutti loro furono lodati da Dio e i loro nomi sono in quel libro.

Cosa significa questo per te? Significa che le tue circostanze non determinano se il tuo nome è in quel libro. La tua ricchezza, la tua educazione, il tuo status sociale, questo non importa. Ciò che importa è se appartieni a quel agnello o no.

Commenta e raccontaci, credi che il tuo nome è in quel libro? Rifletti su questa domanda, il prossimo capitolo ti aiuterà a risponderla, perché qui sorge una grande domanda che molti temono. Se Dio ci ha preselezionato, forse la nostra responsabilità è nulla?

Questa è una questione che è stata oggetto di dibattito durante secoli. Se Dio pre-scelse, pre-scrisse e predeterminò, abbiamo qualche responsabilità? Ha senso la nostra fede? Importa la nostra decisione?

Questa domanda è cruciale e la Bibbia la risponde, ma la risposta non è quella che ci aspettiamo. La Bibbia non dice che siccome Dio ci ha preselezionato non abbiamo responsabilità. Nemmeno dice che siccome dobbiamo scegliere Dio non abbia opzione. La Bibbia integra entrambe le idee.

Giovanni sei, trentasette, Gesù disse:

“Tutto ciò che il Padre mi dà verrà a me, e colui che a me viene non lo caccerò fuori.”

Qui si intendono entrambe le cose. Il Padre dà, il che significa che l’elezione è di Dio, e colui che viene a me si riferisce all’arrivo dell’uomo, la sua risposta, la sua elezione.

Romani dieci, uno, Paolo dice:

“Tutto colui che invochi il nome del Signore sarà salvo.”

Chiunque, nessuno resta escluso. Tutto colui che venga è benvenuto, è un invito aperto, è una misericordia senza limiti. Ma Giovanni sei, quarantaquattro, Gesù anche disse:

“Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre che mi inviò.”

Così, dunque, resta chiaro che la venuta anche proviene da Dio. Egli attira, egli chiama, egli chiama.

Queste due verità coesistono. Dio attira e chiama, e l’uomo risponde e accorre. Questa non è una contraddizione, è un mistero, e in questo mistero risiede la verità in entrambi i lati.

Cosa significa questo nella pratica? Significa che non puoi aspettare, non puoi dire:

“Se Dio mi ha scelto, mi chiamerà.”

No, Gesù disse:

“Venite a me.”

Questo invito è per te, questo chiamato è per te, e a nessuno che si avvicini non gli fa caso.

Seconda Pietro uno, dieci dice:

“Per lo tanto, fratelli, sforzatevi ancora di più per confermare il vostro chiamamento ed elezione.”

Qui Pietro dice loro:

“Siate attivi, seguite crescendo nella fede, seguite fortificando la vostra identità. Questo non è momento per la inattività.”

Questo anche significa che se non sei in quel libro oggi, puoi venire. Questo libro non è chiuso, questo invito è aperto. Gesù disse:

“Colui che a me viene non lo caccerò fuori.”

Quella promessa segue vigente. Per coloro che già professano la fede, questo capitolo ricorda loro la importanza della loro fede e la importanza della loro costanza. Ricordate l’avvertenza di Mosè? Coloro che vivono in peccato senza pentimento corrono pericolo. Per lo tanto, mantenersi fedeli, camminare con Dio e vivere in pentimento sono fondamentali.

Metti un “mi piace” se questa verità ti commuove, ma la domanda più importante ancora persiste. Cosa succederà al finale? Cosa accadrà il giorno in cui tutta la creazione comparisca davanti a Dio, il giorno in cui si apra questo libro? Nel prossimo capitolo parleremo di quel terribile e grandioso giorno del giudizio.

Apocalisse venti, nel vangelo di Giovanni c’è una scena che è una delle più profonde e importanti della Bibbia. Giovanni vide un gran trono bianco, e la terra e i cieli fuggirono dalla presenza di colui che stava seduto in esso, senza che si trovasse luogo per loro.

Questa fuga indica che in quel momento la creazione presente cesserà di esistere. E allora i morti, grandi e piccoli, si presentarono davanti al trono. Tutti loro, assolutamente tutti, senza eccezione. Re e mendicanti, ricchi e poveri, sapienti e ignoranti, tutti erano lì.

E si aprirono i libri. Fissati nel plurale di libri. Questo significa che c’erano molti libri. E si aprì un altro libro, era il libro della vita. Apocalisse dodici, sta scritto:

“E i morti furono giudicati secondo le loro opere, conforme a ciò che era scritto nei libri. E la morte e l’Ade consegnarono i loro morti e furono giudicati secondo le loro opere.”

Ci sono due tipi di libri. Primo, i libri dove si registrano le azioni degli uomini: ogni parola, ogni azione, ogni pensiero, nulla si occulta. E secondo, il libro della vita, e questo è il libro decisivo.

Apocalisse quindici dice:

“E colui che no si trovò iscritto nel libro della vita fu gettato nel lago di fuoco.”

Questa affermazione è molto chiara ed è atterrente. Per coloro che non sono iscritti nel libro della vita, esiste il lago di fuoco, quello è il suo destino finale.

Ma c’è un punto più profondo da comprendere. Il giudizio si basa sulle opere, ma il giudizio finale si basa sul libro della vita. Il libro delle opere può indicare la magnitudo del castigo, ma il libro della vita determina se qualcuno è destinato alla vita eterna o al castigo eterno.

E come appaiono i nomi in questo libro? Per il sacrificio di quel agnello, per il sangue di Gesù, per la fede in lui, per la relazione con lui. Tutto è connesso.

Il giudizio del gran trono bianco non suppone nessun timore per coloro i cui nomi figurano in quel libro. Un Giovanni quattro, diciassette, egli dice:

“Abbiamo fiducia nel giorno del giudizio, perché così come egli è, così siamo noi in questo mondo.”

Per loro quel giorno sarà un giorno di celebrazione per loro, e sarà il giorno in cui si apra il rotolo, quando si pronunci il suo nome. Ma per coloro che non sono nominati, questo sarà il momento più critico, e perciò Gesù venne alla terra e diede questa avvertenza. Porciò tutta la Bibbia fa referenza a questo libro.

È possibile che ancora ci sia tempo, la porta segue aperta, l’invito segue vigente. Iscriviti e attiva le notifiche di questo canale per non perderti nessuna verità biblica. Nel prossimo e ultimo capitolo andremo al luogo al quale solo possono entrare coloro i cui nomi appaiono in quel libro: la nuova Gerusalemme.

Apocalisse ventuno, nel vangelo di Giovanni c’è una scena che sfida i limiti della immaginazione umana. Giovanni vide una terra nuova e un cielo nuovo. La terra vecchia era scomparsa, il cielo vecchio era scomparsa, e una città nuova discendeva dal cielo di Dio.

Quella città era la nuova Gerusalemme, ed era splendida come una sposa adornata per suo marito. Preparati con stile, questo è la casa finale, questo è il luogo dove Dio sarà con il suo popolo per sempre. Apocalisse ventuno, tre a quattro, sta scritto:

“La dimora di Dio è tra gli uomini. Egli abiterà con loro e loro saranno il suo popolo. Dio stesso sarà con loro e asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e già non ci sarà morte, né pianto, né clamore, né dolore.”

Questa è la promessa che esisteva prima della creazione del mondo, questo è la casa che esiste grazie a quel libro. E solo c’è una condizione per entrare in questa città. Apocalisse ventuno, ventisette dice:

“Nulla che contamini, nessuno che faccia l’abominevole, nessuno che menta entrerà in essa, bensì solamente coloro i cui nomi sono iscritti nel libro della vita dell’agnello.”

Questa condizione è chiara. Per entrare in questa città, per abitare in questa casa, per ricevere la vita eterna, solo si necessita una cosa: un nome nel libro della vita. E questo nome è scritto nel libro di quel agnello, l’agnello che fu sacrificato, quello che versò il suo sangue, quello che pagò il prezzo del peccato, quello che vinse la morte e quello che vive oggi, Gesù Cristo.

Questa città è meravigliosa. I suoi fondamenti sono di pietre preziose, le sue porte sono perle, le sue strade sono di oro puro. Ma ancora più meraviglioso è che in quella città sta il trono di Dio, e in quel trono sta l’agnello, e la gloria di Dio è la luce di quella città. Lì non ci sarà sole né luna, solo la gloria di Dio darà la luce.

E in quella città i servi di Dio gli serviranno, vedranno il suo volto, il suo nome sarà nelle loro fronti, regneranno per tutta l’eternità. Questo è il futuro che aspetta a coloro i cui nomi figurano in quel libro. Questo non è un sogno, è la promessa di Dio, e le promesse di Dio mai mentono.

Ora bene, questo riassume tutto questo cammino. Questo libro segue aperto, questa porta ancora non si è chiusa, l’invito segue vigente. Gesù disse:

“Io sono la porta, colui che entri per me sarà salvo.”

Questa porta è aperta per te. Il libro della vita non è in un grande edificio, non è in un ufficio governativo. Sta con l’agnello che ti conosce, che ti ama e che morì per te, ed egli vuole che il tuo nome sia in quel libro.

La decisione è tua. Dio ti ha dato libertà, ti ha chiamato, ha inviato suo Figlio. Ora la domanda è: cosa farai? Ti avvicinerai a quel agnello? Crederai in lui? Camminerai con lui?

Se oggi desideri che il tuo nome appaia in quel libro, quel desiderio viene da Dio, è il suo chiamato. Non lo ignorare. Avvicinati a questo agnello, avvicinati a Gesù Cristo e digli:

“Signore, conoscimi, scrivi il mio nome nel tuo libro.”