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Come Meloni è diventato il leader più popolare dell’UE

Un consenso che sfida le aspettative internazionali

Al momento del suo insediamento come Presidente del Consiglio in Italia, gran parte della stampa internazionale ed europea aveva accolto la figura di Giorgia Meloni con forte scetticismo, etichettandola come un’esponente dell’estrema destra radicale e sollevando dubbi sulla tenuta democratica e internazionale del Paese. Tuttavia, a distanza di tempo, i dati raccolti dalle principali agenzie di rilevazione demoscopica globale, come Morning Consult, mostrano uno scenario radicale e inaspettato: Giorgia Meloni si posiziona stabilmente come la leader politica più popolare e con il più alto tasso di approvazione all’interno dell’Unione Europea.

Mentre i leader di altre grandi nazioni europee affrontano crisi di consenso drammatiche, i dati della Premier italiana evidenziano un livello di gradimento straordinariamente solido. Per comprendere la portata di questo fenomeno, basti pensare che mentre il Presidente francese Emmanuel Macron e il Cancelliere tedesco Olaf Scholz registrano indici di gradimento fortemente negativi, Meloni mantiene un consenso quasi in pareggio tra approvazione e disapprovazione. Si tratta di un risultato notevole all’interno del panorama politico italiano, storicamente caratterizzato da una fortissima instabilità governativa e da un rapido logoramento del consenso dei presidenti in carica.

Il contesto storico dell’instabilità politica in Italia

Per comprendere appieno l’eccezionalità del fenomeno Meloni, è necessario analizzare la storia recente della politica italiana. Dalla caduta dei partiti tradizionali nei primi anni novanta, l’Italia ha vissuto in uno stato di costante frammentazione politica, arrivando a cambiare ben 68 governi in 77 anni. Questa perenne instabilità ha profondamente minato la fiducia dei cittadini nei confronti dei partiti politici tradizionali e del Parlamento, spingendo spesso le istituzioni a rifugiarsi nella nomina di governi tecnici guidati da figure non elette, come Mario Draghi o Giuseppe Conte, percepiti dall’opinione pubblica come “gli adulti nella stanza”.

In questo scenario, i leader politici puri hanno quasi sempre visto crollare la propria popolarità nel giro di pochi mesi dall’inizio del mandato. Giorgia Meloni, pur essendo una politica di professione con una lunga militanza alle spalle, è riuscita a invertire questa tendenza. Se oggi si tenessero nuove elezioni politiche, il suo partito, Fratelli d’Italia, otterrebbe una percentuale ancora più alta rispetto a quella che l’ha portata alla vittoria nel settembre del 2022, consolidando la propria posizione di prima forza politica del Paese.

L’immagine anti-sistema e lo stile comunicativo

Uno dei pilastri del successo di Giorgia Meloni risiede nella sua capacità di non proiettare la classica immagine del politico distaccato o appartenente alle élite. Nonostante abbia iniziato la sua attività politica da giovanissima nella sezione giovanile del Movimento Sociale Italiano e sia stata la ministra più giovane della storia repubblicana nel 2008, Meloni conserva una comunicazione diretta, caratterizzata da una forte cadenza romana e da un linguaggio chiaro e privo dei formalismi tipici della classe dirigente tradizionale.

Questa percezione di figura “anti-sistema” è stata fortemente alimentata dalla scelta strategica di rimanere all’opposizione durante il governo di larghe intese guidato da Mario Draghi. Essendo stata l’unica grande forza politica a non scendere a compromessi con quel governo tecnico, Fratelli d’Italia ha potuto capitalizzare il malcontento dei cittadini e presentarsi come l’unica vera alternativa politica coerente, un fattore che continua a pagare in termini di fiducia popolare.

La stabilità della coalizione e il posizionamento internazionale

Un altro elemento cruciale è la gestione della coalizione di governo. I governi politici italiani tendono storicamente a cadere a causa di faide e dispute interne tra gli alleati. Nonostante le profonde divergenze ideologiche con i partner di coalizione, in particolare su temi delicati come la politica estera e il sostegno all’Ucraina, Meloni è riuscita a mantenere una facciata di forte compattezza governativa.

La Premier ha dimostrato fermezza nei momenti critici, riaffermando senza ambiguità il posizionamento atlantista ed europeo dell’Italia. Quando emersero dichiarazioni controverse da parte di alleati storici riguardo al conflitto ucraino, Meloni rispose recandosi immediatamente a Kiev per ribadire il pieno sostegno al popolo ucraino, blindando la credibilità internazionale del suo esecutivo e impedendo che le tensioni interne minassero la stabilità del governo.

Il Rebranding della destra conservatrice

Il fattore determinante della popolarità di Giorgia Meloni è stato però il profondo processo di rebranding ideologico che ha messo in atto. Abbandonati i toni più radicali e le dichiarazioni giovanili che avevano alimentato le preoccupazioni della stampa estera, la Premier ha progressivamente traghettato Fratelli d’Italia verso un conservatorismo di stampo europeo, citando pensatori tradizionali come Roger Scruton anziché figure del passato italiano.

Dal punto di vista economico, il governo ha adottato una linea di rigorosa prudenza fiscale, rassicurando i mercati internazionali e le istituzioni di Bruxelles. Il partito ha abbandonato le storiche posizioni anti-euro e le teorie populiste, concentrandosi invece su politiche fiscali moderate e sul sostegno alla natalità. Anche su temi sociali, pur mantenendo posizioni rigide sul concetto di famiglia tradizionale, l’esecutivo ha mostrato pragmatismo, evitando strappi radicali con il tessuto sociale del Paese.

L’ingresso delle idee conservatrici nel mainstream europeo

Infine, la popolarità di Meloni è cresciuta parallelamente alla normalizzazione di molte sue battaglie politiche a livello europeo. Temi un tempo considerati esclusivi della destra radicale, come il controllo rigoroso dei flussi migratori e la necessità di accordi bilaterali con i Paesi del Nord Africa per bloccare le partenze, sono oggi diventati parte integrante dell’agenda politica dei leader più centristi e moderati d’Europa.

Le missioni diplomatiche in Tunisia condotte da Meloni al fianco della Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen dimostrano come la Premier italiana non sia affatto isolata, ma sia anzi riuscita a spostare l’asse del dibattito europeo verso le proprie posizioni. Questa capacità di far digerire le proprie idee al mainstream europeo, unita a una solida tenuta interna e a una comunicazione empatica, ha trasformato l’iniziale scetticismo internazionale in un caso di studio politico sulla resilienza e sul consenso nell’Europa contemporanea.