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Queste sono state le ULTIME 24 ORE di GESÙ ​​- La Passione di Cristo come non l’avete mai vista prima

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Quando fu sera, egli si mise a tavola con i dodici, mentre l’atmosfera si faceva densa di mistero. Il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, il proposito infame di tradire il Maestro. Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani, si alzò da tavola durante la cena solenne.

Depose le sue vesti, prese un asciugatoio e se lo cinse intorno alla vita con umiltà profonda e sincera. Poi versò dell’acqua in un catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli, asciugandoli con l’asciugatoio. Venne dunque da Simon Pietro, il quale, stupito da quel gesto inaspettato, gli disse con fermezza e rispetto:

“Signore, tu lavi i piedi a me? Non sia mai che tu compia un gesto così umile verso di me.” Gesù rispose e gli disse: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo.” Pietro gli disse con insistenza ancora maggiore: “Non mi laverai i piedi in eterno, non posso accettarlo.”

Gesù gli rispose: “Se non ti laverò, non avrai parte con me nel regno dei cieli e nella gloria.” Simon Pietro, scosso da quelle parole, gli disse: “Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo.” Gesù gli disse: “Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno che di lavarsi i piedi, poiché è tutto puro.”

“E voi siete puri, ma non tutti”, aggiunse, conoscendo perfettamente colui che stava per tradire la sua fiducia. Per questo motivo il Maestro aveva detto espressamente che non tutti erano puri all’interno di quella stanza silenziosa. Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e parlò loro con gravità.

“Capite ciò che ho fatto per voi? Voi mi chiamate Maestro e Signore, e dite bene, perché lo sono.” Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. “Vi ho dato infatti l’esempio, affinché come ho fatto io, facciate anche voi nei giorni che verranno.”

In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande. Se sapete queste cose, siete beati se le mettete in pratica con amore sincero verso il prossimo vostro. Quando fu l’ora, egli si mise a tavola e gli apostoli erano con lui, ignari del dramma imminente.

Mentre mangiavano, Gesù fu turbato nello spirito e dichiarò apertamente: “In verità vi dico, uno di voi mi tradirà stanotte.” Essi, profondamente rattristati, cominciarono a domandargli uno dopo l’altro, con il cuore colmo di angoscia e di paura:

“Sono forse io, Signore? Dimmi che non sono io colui che compirà questo atto terribile contro di te.” Egli rispose: “È colui per il quale intingerò questo boccone di pane e glielo porgerà davanti a tutti voi.” E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone, fissandolo negli occhi.

E allora, dopo quel boccone, Satana entrò definitivamente in lui, prendendo il controllo totale della sua mente malvagia. Gesù gli disse: “Quello che devi fare, fallo presto, non indugiare oltre nel tuo proposito criminoso.” Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo, poiché molti pensavano a necessità pratiche della festa.

Siccome Giuda teneva la cassa comune, alcuni credevano che Gesù gli avesse detto di comprare il necessario per i poveri. Egli dunque, preso il boccone, uscì subito dalla stanza; ed era notte fonda, fuori e dentro il suo cuore. Quando fu uscito, Gesù disse: “Ora il Figlio dell’uomo è glorificato, e Dio è glorificato in lui in questo momento.”

“Figlioli, sono con voi ancora per poco; voi mi cercherete, ma dove vado io, voi non potete venire adesso.” Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi, con fedeltà. “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri senza fine.”

Poi disse loro: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione e della morte.” Vi dico che non la mangerò più, finché essa non sia adempiuta perfettamente nel regno di Dio. E, preso un calice, rese grazie, lo diede loro e disse: “Prendetelo e distribuitelo tra di voi.”

“Vi dico che da ora in poi non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno.” Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro, dicendo con voce ferma e solenne: “Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me, per sempre.”

Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese il calice, dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue versato.” Non sia turbato il vostro cuore; abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me, vostro Salvatore. “Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore; se no, vi avrei detto che vado a prepararvi un posto?”

“Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me nella gloria.” E del luogo dove io vado, conoscete la via, perché essa è scritta nei vostri cuori da sempre. Tommaso gli disse: “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via per seguirti?”

Gesù gli rispose: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo mio.” Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio; e da ora lo conoscete e lo avete visto chiaramente. Filippo gli disse: “Signore, mostracci il Padre e ci basta, non chiediamo altro da questa vita terrena.”

Gesù gli rispose: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre.” Come puoi tu dire: Mostracci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? “Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che dimora in me, compie le opere.”

“Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse.” E io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito, perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito. Lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce, ma voi sì.

“Voi lo conoscete, perché dimora con voi e sarà in voi; non vi lascerò orfani, tornerò da voi presto.” Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; ma voi mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. Giuda, non l’Iscariota, gli domandò: “Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?”

Gesù rispose: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà, e noi verremo a lui.” Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre. “Vi ho detto queste cose mentre sono ancora con voi, ma il Paraclito vi insegnerà ogni cosa, ricordandovi tutto.”

“Vi ho detto queste cose prima che avvengano, affinché, quando saranno avvenute, voi crediate fermamente alla mia parola d’amore.” Alzatevi, andiamo via di qui, il tempo stringe e il principe di questo mondo sta per giungere tra noi. “Ho ancora molte cose da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso immenso.”

Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso. Parlerà di tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future, glorificandomi in ogni tempo e luogo. Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi, mentre la notte avvolgeva la città santa di Gerusalemme.

Gesù disse loro: “Tutti voi vi scandalizzerete per causa mia questa notte, poiché sta scritto nelle sacre scritture antiche.” Percuoterò il pastore e le pecore del gregge saranno disperse in ogni direzione, nel terrore più totale e assoluto. “Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea, dove tutto ha avuto inizio per noi.”

Pietro, prendendo la parola, gli disse: “Anche se tutti si scandalizzassero a causa tua, io non mi scandalizzerò mai.” Gesù gli disse: “In verità ti dico: questa stessa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte.” Pietro gli ripeté con grande insistenza: “Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò affatto, lo giuro.”

E lo stesso dissero anche tutti gli altri discepoli, giurando fedeltà eterna al loro amato Maestro in quel momento. Allora Gesù andò con loro in un podere chiamato Getsemani e disse ai discepoli di sedersi lì vicino. “Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare il Padre mio in solitudine e nel silenzio della notte.”

E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni, cominciò a provare tristezza e angoscia. Disse loro: “La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me, vi prego.” E, andato un poco più avanti, si gettò con la faccia a terra, pregando intensamente e dicendo con fervore:

“Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice; tuttavia, non come voglio io, ma come vuoi tu.” Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo e dargli la forza di affrontare la prova suprema. Essendo in agonia, pregava più intensamente; e il suo sudore divenne come gocce di sangue che cadevano a terra.

Poi, rialzatosi dalla preghiera, venne dai discepoli e li trovò addormentati per la profonda tristezza che li opprimeva. Disse a Pietro: “Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora, amici miei diletti?” Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole e fragile.

Di nuovo, allontanatosi per la seconda volta, pregò dicendo: “Padre mio, se questo calice non può passare, sia fatta la tua volontà.” E, tornato di nuovo, li trovò addormentati, perché i loro occhi erano pesanti di sonno e non sapevano cosa rispondere. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le medesime parole d’abbandono.

Poi venne dai discepoli e disse loro: “Dormite pure ormai e riposatevi; ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene.” Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce si avvicina con la folla armata per catturarmi senza pietà alcuna. Mentre ancora parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei dodici, e con lui una gran folla con spade e bastoni.

Erano stati mandati dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo, decisi a compiere l’arresto definitivo del Maestro. Il traditore aveva dato loro un segno convenuto, dicendo: “Quello che bacerò, è lui; prendetelo e conducetelo via sotto scorta.” E in quella stessa ora, avvicinatosi a Gesù, disse: “Ti saluto, Rabbì!” e lo baciò sulla guancia con falsità.

Ma Gesù gli disse: “Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo, compiendo questo atto infame e doloroso?” Allora quelli si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono fermamente, stringendogli i polsi con forza. Quelli che erano con lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero: “Signore, dobbiamo colpire con la spada?”

E uno di loro, Simon Pietro, tesa la mano, trasse la spada e percosse il servo del sommo sacerdote, tagliandogli l’orecchio. Il servo si chiamava Malco e gridò per il dolore improvviso causato dal fendente sferrato nel buio della notte. Ma Gesù gli disse: “Riponi la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada periranno.”

“Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi manderebbe subito più di dodici legioni di angeli?” Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali deve avvenire così per la salvezza dell’umanità intera? In quello stesso momento Gesù disse alla folla: “Siete usciti come contro un ladro, con spade e bastoni per prendermi?”

Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato; ma tutto questo è avvenuto per le Scritture. Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono, disperdendosi nelle tenebre fitte di quella notte terribile di dolore. La coorte, il tribuno e le guardie dei Giudei presero allora Gesù, lo legarono stretto e lo condussero via.

Lo condussero prima da Anna, che era suocero di Caifa, il quale era sommo sacerdote in quel tragico anno di sangue. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei che era utile che un solo uomo morisse per il popolo intero. Intanto Simon Pietro seguiva Gesù da lontano, insieme a un altro discepolo che era conosciuto dal sommo sacerdote.

Questo discepolo entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote, mentre Pietro stava fuori, vicino alla porta d’ingresso. Allora quell’altro discepolo uscì, parlò alla portinaia e fece entrare anche Pietro nel cortile illuminato dal fuoco acceso. La serva portinaia, guardando Pietro con attenzione, gli disse: “Non sei anche tu dei discepoli di quest’uomo?”

Egli rispose fermamente: “No, non lo sono, ti sbagli di grosso, non conosco affatto quell’uomo di cui parli.” I servi e le guardie stavano lì, avendo acceso un fuoco di carboni perché faceva freddo, e si scaldavano i piedi. Anche Pietro stava con loro, scalda indifferente all’interno del cortile, cercando di non farsi notare da nessuno.

Il sommo sacerdote allora interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla dottrina che predicava nelle piazze della Giudea. Gesù gli rispose: “Io ho parlato apertamente al mondo; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio della città.” Non ho mai detto nulla in segreto; perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro.

Appena ebbe detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo con arroganza e violenza inaudita: “Così rispondi al sommo sacerdote, senza portare il dovuto rispetto alla sua autorità sacra e legittima in questo luogo?” Gesù gli rispose: “Se ho parlato male, dimostrami il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?”

Anna allora lo mandò legato a Caifa, il sommo sacerdote, affinché continuasse l’interrogatorio formale davanti al sinedrio riunito d’urgenza. I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per poterlo condannare a morte. Ma non la trovavano, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni pronti a giurare il falso contro di lui.

Infine se ne presentarono due che dissero: “Costui ha affermato: Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni.” E il sommo sacerdote, alzatosi in piedi in mezzo all’assemblea, gli disse: “Non rispondi nulla a queste accuse gravi?” Ma Gesù taceva e non rispondeva nulla, mantenendo una dignità regale che stupiva tutti i presenti nella sala.

Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò, dicendogli: “Ti scongiuro per il Dio vivente di dirci se sei il Cristo, il Figlio.” Gesù gli rispose: “Tu l’hai detto; anzi io vi dico che d’ora in poi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra.” Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti, dicendo: “Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni stasera?”

“Ecco, ora avete udito la sua bestemmia; che ve ne pare? Qual è il vostro giudizio definitivo su quest’uomo?” Quelli risposero all’unisono: “È reo di morte, merita il supplizio più alto che la nostra legge preveda per i bestemmiatori.” Allora cominciarono a sputargli in viso e a percuoterlo con i pugni, mentre altri lo schiaffeggiavano brutalmente.

Lo bendarono e gli dicevano beffardi: “Indovina, Cristo, chi è che ti ha percosso con violenza poco fa?” Intanto Pietro era giù nel cortile, quando venne una delle serve del sommo sacerdote a cercarlo vicino al fuoco. Vedendo Pietro che si scaldava, lo fissò negli occhi e disse: “Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù.”

Ma egli negò davanti a tutti, dicendo: “Non so e non capisco quello che dici, ti stai sbagliando sicuramente.” Uscì quindi fuori verso l’atrio e il gallo cantò per la prima volta nella notte fredda e silenziosa. E la serva, vedendolo di nuovo, cominciò a dire ai presenti: “Costui è certamente uno di loro, ne sono sicura.”

Ma egli negò di nuovo con forza, giurando di non aver mai visto quell’uomo prima di quella sera fatidica. Poco dopo, i presenti si avvicinarono di nuovo a Pietro e gli dissero: “In verità anche tu sei di quelli, la tua parlata ti tradisce.” Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: “Non conosco quell’uomo di cui parlate, lasciatemi in pace!”

E subito, per la seconda volta, il gallo cantò, e il suono risuonò come una condanna nell’aria fredda del mattino. Allora il Signore, voltatosi, fissò lo sguardo su Pietro, che stava ancora vicino al fuoco del cortile interno. E Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: “Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai.”

E, uscito fuori dal cortile del sommo sacerdote, pianse amaramente, pentito del suo vile e clamoroso tradimento d’amore. Appena fu mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, tenuto consiglio, deliberarono. Legarono Gesù, lo condussero via e lo consegnarono nelle mani di Ponzio Pilato, il governatore romano della provincia.

Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato a morte, si pentì amaramente del suo gesto folle. Riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo, dicendo con voce disperata: “Ho peccato, tradendo sangue innocente; quest’uomo non ha compiuto alcuna colpa che meriti la morte e il supplizio.”

Ma quelli risposero freddamente: “Che ce ne importa? Pensaci tu, la responsabilità della scelta è solo tua ormai.” Ed egli, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi a un albero robusto. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete d’argento, dissero: “Non è lecito metterle nel tesoro del tempio di Dio.”

“È infatti prezzo di sangue umano, non possiamo usarle per il culto sacro dell’Altissimo in questo luogo benedetto.” Tenuto consiglio, comprarono con quel denaro il campo del vasaio per la sepoltura dei forestieri che morivano a Gerusalemme. Perciò quel campo fu chiamato Campo di sangue fino al giorno d’oggi, a memoria dell’infame tradimento consumato.

Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio del governatore romano; era la mattina presto del giorno di Pasqua. Essi non entrarono nel pretorio per non contaminarsi e poter così mangiare la Pasqua secondo le prescrizioni della legge. Pilato uscì dunque verso di loro e domandò: “Quale accusa portate contro quest’uomo davanti al tribunale di Roma?”

Essi risposero dicendo che se non fosse stato un malfattore, non lo avrebbero consegnato nelle sue mani umane. Pilato disse loro: “Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge interna, non intendo occuparmene io oggi.” I Giudei gli risposero: “A noi non è lecito mettere a morte nessuno, la legge romana ce lo vieta espressamente.”

Cominciarono quindi ad accusarlo, dicendo: “Abbiamo trovato costui che sovvertiva la nostra nazione e vietava di dare i tributi.” Afferma inoltre di essere il Cristo re, ponendosi in aperta e diretta opposizione all’autorità suprema di Cesare Augusto. Pilato allora rientrò nel pretorio, chiamò Gesù a sé e gli disse: “Sei tu il re dei Giudei?”

Gesù rispose: “Dici questo da te stesso, oppure altri te lo hanno detto di me per accusarmi falsamente?” Pilato rispose: “Sono forse io Giudeo? La tua nazione e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?” Gesù rispose: “Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto.”

“Ma il mio regno non è di quaggiù, non appartiene a questa terra di passioni e di violenze umane.” Allora Pilato gli disse: “Dunque tu sei re? Lo ammetti davanti a me in questo momento solenne?” Gesù rispose: “Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo.”

“Per rendere testimonianza alla verità; chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce d’amore e mi segue sempre.” Pilato gli disse: “Che cos’è la verità?” E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro con fermezza: “Io non trovo in lui colpa alcuna che meriti una condanna o il supplizio della croce romana.”

Ma essi insistevano accanitamente, dicendo: “Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, a cominciare dalla Galilea.” All’udire la parola Galilea, Pilato domandò se quell’uomo fosse galileo e appartenesse a quella regione specifica del paese. Saputo che apparteneva alla giurisdizione di Erode, lo rimandò da Erode, che si trovava a Gerusalemme in quei giorni di festa.

Erode, vedendo Gesù, si rallegrò grandemente, perché da molto tempo desiderava vederlo di persona per la sua fama. Sperava infatti di vedergli compiere qualche miracolo o prodigio straordinario davanti ai suoi occhi curiosi di re. Lo interrogò a lungo con molte parole, ma Gesù non gli rispose nulla, mantenendo un silenzio assoluto e regale.

I capi dei sacerdoti e gli scribi stavano là, accusandolo con grande veemenza e rabbia dinanzi al sovrano della Galilea. Allora Erode, con i suoi soldati, lo insultò, lo schernì e lo rivestì di una splendida veste candida per scherzo. Poi lo rimandò da Pilato, e in quel giorno Erode e Pilato diventarono amici, mentre prima erano nemici giurati.

Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, i magistrati e il popolo intero nel cortile esterno del pretorio, parlò loro. “Mi avete presentato quest’uomo come un sobillatore del popolo; ecco, io l’ho esaminato accuratamente davanti a voi tutti.” E non ho trovato in lui nessuna delle colpe di cui lo accusate così duramente con le vostre parole.

“E neppure Erode ha trovato colpe, infatti ce lo ha rimandato indietro senza alcuna condanna formale contro di lui.” Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte; perciò, dopo averlo castigato severamente, lo lascerò libero. Ma essi gridarono tutti insieme: “Togli di mezzo costui e liberaci Barabba, dacci Barabba libero subito!”

Barabba era stato messo in prigione a causa di una sommossa scoppiata in città e per un omicidio efferato. Pilato allora prese Gesù e lo fece flagellare brutalmente dai soldati romani nel cortile interno del pretorio romano. E i soldati, intrecciata una corona di spine, la posero sul suo capo venerando, provocandogli un dolore immenso.

Lo rivestirono poi di un manto di porpora regale e gli si avvicinavano dicendo: “Salve, re dei Giudei!” E gli davano schiaffi sul viso, sputandogli addosso con disprezzo e deridendo la sua regalità spirituale e divina. Pilato uscì di nuovo fuori e disse loro: “Ecco, io ve lo conduco fuori, affinché sappiate che non trovo colpa.”

Gesù dunque uscì, portando la corona di spine e il manto di porpora, sfigurato dal dolore della flagellazione subita. E Pilato disse loro con commozione: “Ecco l’uomo!” Ma i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono forte: “Crocifiggilo!” Pilato disse loro: “Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui colpa alcuna che meriti la morte.”

I Giudei gli risposero: “Noi abbiamo una legge e secondo la legge deve morire, perché si è fatto Figlio.” All’udire queste parole, Pilato ebbe ancora più paura della reazione della folla tumultuante sotto il suo palazzo romano. Rientrò nel pretorio e disse a Gesù: “Di dove sei tu? Qual è la tua vera origine?”

Ma Gesù non gli diede alcuna risposta, restando in silenzio davanti all’autorità del governatore della provincia della Giudea. Pilato gli disse allora: “Non mi parli? Non sai che ho il potere di liberarti e il potere di crocifiggerti?” Gesù gli rispose: “Tu non avresti alcun potere su di me, se non ti fosse dato dall’alto, dal Padre mio.”

“Per questo, chi mi ha consegnato nelle tue mani ha un peccato maggiore del tuo in questa vicenda di sangue.” Da quel momento Pilato cercava il modo di liberarlo, ma i Giudei gridavano dicendo parole minacciose al governatore: “Se liberi costui, non sei amico di Cesare; chiunque si fa re, si oppone apertamente all’autorità dell’imperatore di Roma.”

Pilato, udite queste parole, condusse fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litostroto, in ebraico Gabbatà. Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire di non avere nulla a che fare con quel giusto. “Oggi ho sofferto molto in sogno per causa sua, ti prego di non condannarlo alla morte di croce.”

Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba libero e a far morire Gesù. Il governatore allora domandò loro di nuovo: “Chi dei due volete che vi liberi per la festa della Pasqua?” Essi risposero a gran voce: “Barabba! Vogliamo Barabba libero e non quest’uomo che si dice Cristo re della Giudea.”

Pilato disse loro: “Che farò dunque di Gesù, chiamato il Cristo, che sta qui davanti a voi oggi?” Tutti risposero all’unisono con rabbia crescente: “Sia crocifisso! Mettilo in croce sul monte del Golgotha senza pietà!” Egli disse: “Ma che male ha fatto quest’uomo? Io non ho trovato in lui nessuna colpa degna di morte.”

Ma essi gridavano ancora più forte, facendo eco nelle strade della città: “Sia crocifisso! Crocifiggilo subito!” Pilato, vedendo che non otteneva nulla, ma che il tumulto cresceva sempre più, prese dell’acqua in un catino d’argento. Si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: “Io sono innocente del sangue di questo giusto; vedetela voi stessi.”

E tutto il popolo rispose dicendo parole terribili: “Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli!” Allora liberò loro Barabba, il brigante omicida, e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. I soldati del governatore condussero allora Gesù dentro il cortile del pretorio e radunarono tutta la coorte intorno.

Lo spogliarono delle sue vesti e gli misero addosso un manto scarlatto per deriderlo ancora davanti a tutti i presenti. Gli misero una canna nella mano destra come scettro e, inginocchiandosi davanti a lui, lo schernivano con parole crudeli. Sputandogli addosso, gli tolsero la canna di mano e lo percuotevano sul capo coronato di spine acuminate e dolorose.

Dopo averlo schernito, lo spogliarono del manto, gli rimisero le sue vesti e lo condussero via per crocifiggerlo sul monte. Gesù uscì portando la sua croce, avviandosi verso il luogo chiamato Cranio, che in ebraico si dice Golgotha. Mentre uscivano dalla città, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, che ritornava dai campi dopo il lavoro.

Lo costrinsero a prendere la croce di Gesù e a portarla dietro di lui lungo la via dolorosa del Calvario. Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: “Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma su voi stesse.”

“E sui vostri figli, perché verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno partorito.” Quando giunsero al luogo chiamato Golgotha, lo crocifissero lì insieme a due malfattori, uno a destra e uno a sinistra. Gli diedero da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non volle berne per non attenuare il dolore supremo.

Erano le nove del mattino quando lo inchiodarono alla croce di legno, sotto lo sguardo indifferente delle guardie romane. Gesù diceva: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno in questo momento di cecità spirituale.” Poi i soldati divisero le sue vesti, tirandole a sorte per vedere che cosa ciascuno dovesse prendere della tunica.

Pilato compose anche un’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: Gesù il Nazareno, il re dei Giudei. Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città santa di Gerusalemme. L’iscrizione era scritta in ebraico, in latino e in greco, affinché tutti i passanti potessero comprenderla chiaramente.

I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: “Non scrivere: Il re dei Giudei, ma che egli ha detto.” Pilato rispose con fermezza romana: “Quel che ho scritto, ho scritto, e non intendo cambiare una sola parola stasera.” E il popolo stava a guardare, mentre i capi beffardi dicevano: “Ha salvato altri, salvi se stesso se è il Cristo.”

Anche i soldati lo schernivano, accostandosi per porgergli dell’aceto e dicendo: “Se tu sei il re, salvati!” Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava, dicendo: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!” Ma l’altro lo rimproverava dicendo: “Non hai nessun timore di Dio, tu che ti trovi nella stessa condanna?”

“Per noi è giusto, perché riceviamo il giusto castigo per le nostre azioni; ma costui non ha fatto nulla di male.” E disse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno di gloria e di pace eterna.” Gesù gli rispose: “In verità ti dico: oggi sarai con me in paradiso, nella gioia del Padre mio.”

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre con dolcezza: “Donna, ecco tuo figlio!” Poi disse al discepolo Giovanni: “Ecco tua madre!” E da quell’ora il discepolo la prese in casa sua.

A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, mentre il sole si eclissava nel cielo. Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, affinché si adempisse la Scrittura, disse: “Ho sete.” Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono.

Verso le tre, Gesù gridò a gran voce, dicendo: “Elì, Elì, lemà sabactàni?”, che significa: Dio mio, perché mi hai abbandonato? Alcuni dei presenti, udito questo, dicevano: “Ecco, costui chiama Elia, il grande profeta antico per farsi salvare dalla croce.” E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la imbevve di aceto e gli diede da bere con la canna.

Gli altri dicevano: “Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo dalla morte e a tirarlo giù dal legno!” E Gesù, dopo aver preso l’aceto, disse con voce chiara e udibile a tutti i presenti: “Tutto è compiuto!” E, gridando di nuovo a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito, accoglimi nel tuo regno.”

E, chinato il capo, emise l’ultimo respiro, spirando sulla croce sul monte del Golgotha in quel tragico pomeriggio di sangue. Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, dall’alto in basso, e la terra tremò e le rocce si spezzarono. I sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono per la grazia divina dell’Altissimo.

E, uscendo dai sepolcri dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti abitanti di Gerusalemme. Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, visto il terremoto, ebbero grande paura e dissero: “Davvero costui era Figlio di Dio!” Era il giorno della Parascve e i Giudei non volevano che i corpi rimanessero sulla croce durante il sabato successivo.

Chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via i corpi per non contaminare la festa. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all’altro che era stato crocifisso insieme a lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe per adempiere la legge antica.

Ma uno dei soldati gli colpì il fianco con una lancia, e subito ne uscì sangue e acqua purificatrice. E chi ha visto ne rende testimonianza e la sua testimonianza è vera; ed egli sa che dice il vero. Questo avvenne affinché si adempisse la Scrittura che dice: Non gli sarà spezzato alcun osso nel suo corpo martoriato.

E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto con la lancia romana. Dopo questi fatti, Giuseppe d’Arimatea, che era discepolo di Gesù, chiese a Pilato di prendere il corpo del Maestro. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se fosse morto da tempo.

Informato dal centurione, concesse il corpo a Giuseppe, che acquistò un lenzuolo di lino pulito e si recò sul monte. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse nel lenzuolo e lo depose in un sepolcro nuovo scavato nella roccia viva. Rotolò poi una grande pietra contro l’entrata del sepolcro e se ne andò, lasciando il corpo del Salvatore nel silenzio della tomba.

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