Posted in

Il vero motivo per cui la Bibbia parla di tre cieli, non di uno solo.

Paolo era legato a un freddo pilastro di pietra nella polverosa e spietata città di Listra, abbandonato alla furia implacabile di una folla accecata dall’odio cieco. Le innumerevoli pietre scagliate dai suoi spietati carnefici avevano lasciato il suo corpo ricoperto di sangue, rendendo il suo volto una maschera di dolore completamente irriconoscibile. Le sue ossa, sottoposte a un tormento indicibile e crudele, erano state frantumate in punti vitali dove nessun essere umano avrebbe mai potuto sopravvivere senza un miracolo.

I discepoli, tremanti e con il cuore spezzato dalla più profonda angoscia, si avvicinarono al suo corpo martoriato non appena la folla violenta si fu finalmente dispersa. Lo afferrarono per le vesti strappate e intrise di sangue, trascinandolo lentamente fuori dalle imponenti porte della città, intimamente convinti che il suo respiro si fosse fermato per sempre. Il suo corpo inerte giaceva ora abbandonato nella polvere arida e rovente dell’Asia Minore, circondato dal silenzio desolante di chi crede di aver perso per sempre la propria guida.

Eppure, proprio in quell’esatto e drammatico frammento di tempo, mentre il mondo fisico e crudele sembrava aver decretato la sua fine definitiva, accadde qualcosa di assolutamente impossibile. Paolo fu improvvisamente rapito in una dimensione sovrannaturale e gloriosa che sfuggiva a qualsiasi logica terrena o limitata comprensione umana del tempo, dello spazio e della biologia. Egli non morì sotto il peso di quelle pietre mortali, non si perse in un sogno illusorio, né ebbe una semplice visione sfocata sospesa nel limbo incerto dell’agonia.

Fu letteralmente portato via dalla realtà tangibile, intraprendendo un viaggio mistico e insondabile di cui egli stesso, anni dopo, non seppe mai spiegare l’esatta meccanica corporea o spirituale. Più tardi confessò candidamente e con profonda umiltà di non sapere se fosse stato rapito in quel regno ineffabile con il suo corpo fisico o soltanto con il suo spirito. Fu trasportato in un luogo cosmico, maestoso e inaccessibile che avrebbe inevitabilmente cambiato per sempre il modo in cui l’intera umanità avrebbe dovuto comprendere la vera vastità dell’universo.

Quando finalmente fece ritorno alla brutalità del mondo terreno, portando con sé il peso di una rivelazione indescrivibile, scrisse una singola e misteriosa riga nelle sue lettere. Quella specifica frase, apparentemente semplice ma densa di mistero insondabile, ha sconcertato, affascinato e diviso teologi, sacerdoti, studiosi e filosofi per oltre duemila lunghi anni di storia della chiesa. Egli dichiarò con solennità apostolica: conosco un uomo in Cristo che, quattordici anni fa, fu rapito fino al terzo cielo, vivendo un’esperienza che le parole umane non possono contenere.

Fermatevi a riflettere su questo dettaglio cruciale: egli parlò specificamente del terzo cielo, escludendo implicitamente il primo e superando immensamente le barriere invisibili del secondo cielo. Perché mai Paolo, l’apostolo indiscutibilmente più istruito, colto e preparato dell’intero Nuovo Testamento, formato rigorosamente ai piedi del grande maestro Gamaliele, scelse quella parola con tanta precisione? In quanto conoscitore profondo e ineguagliabile delle antiche Scritture Ebraiche, egli non usava mai termini casuali, ma misurava ogni singola sillaba con il peso dell’eternità e della verità rivelata.

Perché la Bibbia, partendo dalle origini descritte nella Genesi fino alle visioni apocalittiche della Rivelazione, non parla mai di un solo cielo al singolare, ma usa costantemente il plurale? Quello che state per scoprire attraverso questa profonda esplorazione non è una teoria moderna o una speculazione teologica recente, ma una verità fondamentale nascosta nel testo biblico fin dal principio. È una realtà cosmica e spirituale immensa che la maggior parte dei credenti, pur frequentando fedelmente le loro congregazioni, non ha mai avuto il privilegio di ascoltare.

Quando riuscirete a comprendere appieno la magnifica e complessa struttura dei tre cieli, la vostra intera prospettiva sulla vita spirituale subirà una trasformazione radicale e irreversibile. Capirete finalmente perché la preghiera funziona in modi apparentemente misteriosi, perché a volte le risposte tardano ad arrivare e perché la guerra spirituale è una realtà feroce e quotidiana. Scoprirete con assoluta chiarezza che il destino eterno della vostra anima e la vostra pace quotidiana dipendono essenzialmente dal saper distinguere le dinamiche che operano in ciascuno di questi regni.

Vi invito a non abbandonare questa lettura, perché le rivelazioni che seguiranno cambieranno letteralmente tutto ciò che credevate di sapere sull’universo biblico e sulla vostra fede personale. Aprite la vostra mente e il vostro spirito, e se avete a disposizione una Bibbia, vi prego di aprirla sul primissimo versetto del primo capitolo del libro della Genesi. Lì, nelle parole originarie che descrivono l’alba del cosmo, è scritto: nel principio Dio creò i cieli e la terra, separando l’ordine dal caos primordiale.

Fermatevi esattamente su quel versetto, leggete di nuovo quella parola e notate il plurale inequivocabile che definisce la volta celeste fin dal momento della sua primissima concezione. La stragrande maggioranza dei lettori occidentali ha letto questo passaggio innumerevoli volte nel corso della propria vita senza mai prestare reale attenzione a quella piccola lettera finale che indica pluralità. Ma nella lingua ebraica originale, la lingua della rivelazione divina, la parola usata per descrivere questa creazione maestosa è “Shamayim”, un termine che racchiude un mistero grammaticale e teologico profondo.

Shamayim è una parola duale, un concetto che va oltre il semplice singolare e supera il normale plurale, indicando una struttura complessa e stratificata della realtà. Il duale è una forma grammaticale ebraica molto specifica, rigorosamente riservata a quelle cose che in natura si presentano in coppie inseparabili o in insiemi cosmicamente definiti e interconnessi. Si usa per descrivere gli occhi che vedono, le mani che toccano, i piedi che camminano, e le immense acque primordiali che furono separate in quelle superiori e in quelle inferiori.

Quando l’antico patriarca Mosè scrisse il libro della Genesi sotto l’ispirazione diretta e infallibile dello Spirito Santo, non stava affatto cercando di essere semplicemente poetico o metaforico. Egli stava essendo scientificamente e spiritualmente preciso, utilizzando il linguaggio esatto fornitogli dal Creatore per descrivere la complessa architettura dell’universo appena formato dalla parola divina. Stava dichiarando apertamente che quando Dio portò l’esistenza dal nulla, Egli creò simultaneamente molteplici livelli di realtà celeste, dimensioni sovrapposte e distinte l’una dall’altra.

Questo schema di molteplici dimensioni celesti non è un caso isolato in Genesi, ma si ripete costantemente in tutte le Scritture Ebraiche come un’eco potente che molti ignorano. Nel libro del Deuteronomio, al capitolo dieci, versetto quattordici, Mosè si rivolge al popolo d’Israele e dichiara con un timore reverenziale che fa tremare l’anima. Egli proclama: “Ecco, al Signore tuo Dio appartengono i cieli e i cieli dei cieli, la terra e tutto ciò che essa contiene in ogni sua parte”.

Questa affermazione rivela tre livelli distinti, tre dimensioni maestose, tre realtà spirituali e fisiche sovrapposte che esistono simultaneamente proprio in questo istante sopra la vostra testa. Proprio ora, mentre le vostre menti assorbono queste antiche verità, dovete sapere che Salomone, l’uomo più saggio che abbia mai camminato sulla terra, confermò questa esatta cosmologia. Lo fece in un momento di suprema gloria nazionale, durante il giorno solenne e maestoso in cui dedicò il magnifico Tempio di Gerusalemme all’Eterno degli eserciti.

Salomone si trovava di fronte all’altare di bronzo, alzò le sue mani tremanti verso i cieli davanti a tutto il popolo d’Israele radunato, e la sua voce risuonò potente. Con il cuore spezzato dalla consapevolezza della propria umana insignificanza di fronte all’infinito, esclamò parole che riecheggiano ancora oggi nei corridoi del tempo. “Ecco”, gridò, “i cieli, e persino i cieli dei cieli, non possono contenerti; quanto meno potrebbe farlo questa casa che io ho faticosamente costruito per il tuo nome!”

Salomone, l’uomo visionario che aveva mobilitato imperi per costruire la casa più sacra e sfarzosa dell’antichità, comprendeva perfettamente i limiti fisici della sua grandiosa opera architettonica. Sapeva con assoluta certezza che il Dio sovrano che egli serviva dimorava ben oltre i normali livelli di realtà che la fragile mente umana può a stento immaginare. Egli riconosceva che l’Eterno regnava da un luogo così alto e trascendente che persino la vastità del cosmo stellato non era sufficiente a racchiudere la Sua gloria incommensurabile.

E cosa possiamo dire di Paolo, l’ebreo tra gli ebrei, il fariseo tra i farisei, l’uomo che conosceva a memoria ogni singola e minuscola lettera della sacra Torah? Egli non inventò dal nulla la dottrina del terzo cielo per impressionare le chiese gentili, ma la ereditò come parte vitale della rivelazione divina concessa al suo popolo. L’aveva studiata, analizzata e assimilata nelle prestigiose accademie rabbiniche di Gerusalemme, ben prima che la luce accecante sulla via di Damasco trasformasse radicalmente il suo cuore.

Paolo sapeva esattamente, con precisione chirurgica e teologica, cosa stava cercando di comunicare quando scrisse quella famosa e misteriosa lettera alla chiesa di Corinto. Ma a questo punto sorge una domanda inquietante e fondamentale, una domanda che pochissimi predicatori moderni osano affrontare apertamente dai pulpiti delle loro comode chiese. La domanda che avete l’assoluto e urgente bisogno di comprendere oggi è questa: cosa sono esattamente questi tre cieli, dove si trovano, e cosa contiene ciascuno di essi?

E la cosa ancora più importante, cari fratelli e sorelle in cerca di verità, è scoprire in quale di questi cieli si sta combattendo la feroce battaglia per la vostra anima. Iniziamo questo viaggio ascensionale partendo dal primo cielo, che è senza dubbio la dimensione più vicina a voi, quella che potete percepire con i vostri sensi fisici. Alzate gli occhi in questo preciso momento, e se vi trovate all’interno della vostra casa, immaginate vivamente la scena che si svolge oltre le vostre finestre chiuse.

Visualizzate le nuvole bianche e grigie che attraversano lentamente il cielo all’alba, spinte da correnti invisibili che disegnano forme mutevoli nell’immensità dell’azzurro. Ascoltate il suono del vento impetuoso che piega le cime degli alberi più alti, facendo danzare le foglie in una coreografia antica quanto il mondo stesso. Osservate gli uccelli che fendono l’aria con le loro ali tese, scivolando senza sforzo attraverso le correnti termiche in una perfetta armonia con la natura che li circonda.

Quello è il primo cielo, l’atmosfera terrestre, il regno vitale del respiro, del vento ululante, delle tempeste rabbiose e della pioggia che cade inesorabilmente sui giusti e sugli ingiusti. La Bibbia utilizza per questo luogo un’espressione specifica e poetica che viene ripetuta letteralmente decine di volte nei testi sacri: “gli uccelli del cielo”. Troviamo questo riferimento nel primo capitolo della Genesi, nel glorioso quinto giorno in cui Dio chiama all’esistenza le creature alate affinché riempiano il firmamento con il loro canto.

Lo ritroviamo nel profondo libro di Giobbe, al capitolo trentacinque, quando il saggio Elihu parla con timore delle meravigliose e libere creature che volano in alto. Lo sentiamo risuonare potentemente nel Vangelo di Matteo, capitolo sei, quando Gesù stesso si siede sul pendio verdeggiante del monte e alza gli occhi verso l’infinito. In quel momento, il Salvatore indica ai Suoi discepoli ansiosi gli uccelli dell’aria, ricordando loro che essi non seminano, non mietono e non raccolgono in granai, eppure sono nutriti.

In ciascuno di questi passaggi biblici così vividi, il cielo di cui si parla in modo così naturale è esclusivamente il primo cielo, la cupola atmosferica che abbraccia la terra. È l’aria stessa che riempie i vostri polmoni ogni singolo secondo, lo spazio visibile in cui si manifestano i fenomeni meteorologici che governano i cicli della natura. Ed è proprio qui che si nasconde un dettaglio teologico fondamentale, una sfumatura critica che molti lettori disattenti non notano affatto nella loro lettura frettolosa.

Quando il diluvio universale si abbatté con furia devastante sulla terra corrotta ai giorni del patriarca Noè, il settimo capitolo della Genesi usa un’immagine catastrofica e precisa. Il testo sacro afferma solennemente che in quel giorno di giudizio “le cateratte del cielo furono aperte”, riversando un oceano d’acqua sul mondo condannato. Di quale cielo si parla in questa scena di distruzione globale, se non del primo cielo, il gigantesco serbatoio atmosferico che sovrasta i continenti e gli oceani?

Perché la pioggia incessante, le tempeste distruttive, gli uragani violenti e le immense acque sospese nelle nuvole appartengono interamente a questo primo e denso strato della creazione visibile. Quando il coraggioso profeta Elia pregò con fervore in cima al Monte Carmelo, sfidando i falsi profeti, un fuoco consumatore cadde improvvisamente dal cielo con forza inaudita. Quel fuoco divino e inarrestabile, che divorò l’olocausto inzuppato d’acqua, le pietre e persino la polvere, dovette attraversare la spessa coltre del primo cielo per toccare il suolo.

Quando le schiere angeliche discesero nella notte fredda per illuminare i pascoli vicino alla povera grotta dove era appena nato il Salvatore, la loro discesa fu gloriosa. Essi volarono maestosamente attraverso le altitudini gelide della notte, attraversando tutto il primo cielo per poter annunciare la più grande notizia della storia a dei semplici pastori. Il primo cielo, dunque, non è affatto una semplice e inerme decorazione dipinta sopra le nostre teste, ma rappresenta un regno di vitale importanza spirituale e fisica.

È il luogo dinamico dove si formano le nuvole cariche di pioggia, dove i fulmini abbaglianti colpiscono con furia, dove gli uragani più distruttivi nascono, crescono e infine muoiono. Nell’antico e ricco vocabolario ebraico, questo cielo atmosferico e turbolento possedeva un nome molto specifico e denso di significato cosmologico: veniva chiamato “Raqia”, che si traduce come firmamento o distesa. Ma prestate molta attenzione a ciò che sto per dirvi, fratelli miei, perché c’è qualcosa di molto più profondo e oscuro nel primo cielo di quanto i vostri occhi fisici possano mai percepire.

Nel secondo capitolo della lettera agli Efesini, al versetto due, l’apostolo Paolo lancia una vera e propria bomba teologica che pochi pastori hanno il coraggio di spiegare apertamente. Egli parla senza mezzi termini della figura del diavolo e lo definisce esplicitamente con un titolo che dovrebbe far tremare ogni credente: “il principe della potenza dell’aria”. Dell’aria, cari fratelli e sorelle, avete letto bene; le Scritture lo associano direttamente a quell’aria invisibile che ci circonda costantemente in ogni momento della nostra esistenza terrena.

Quella stessa identica aria vitale che respirate in questo istante, quello stesso cielo azzurro dove gli uccelli volano liberi e sereni, nasconde una realtà invisibile e minacciosa. Il primo cielo, quello apparentemente innocuo e più vicino a noi, non è soltanto l’affascinante regno delle nuvole torreggianti e degli uccelli che solcano i venti. È anche, e soprattutto, un territorio ferocemente conteso, una linea del fronte spirituale in cui le invisibili forze del male hanno stabilito le loro basi operative.

È proprio in questa distesa atmosferica che le potenze delle tenebre hanno eretto i loro invisibili avamposti, installato i loro radar spirituali e preparato le loro imboscate insidiose. Ed è per questo motivo, cari fratelli, che quando vi inginocchiate e alzate la vostra voce in preghiera verso il Padre celeste, avviene un conflitto silenzioso. Le vostre parole e le vostre suppliche, cariche di fede, devono fisicamente e spiritualmente attraversare le ostili barriere di questo primo cielo prima di salire oltre.

In quello spazio atmosferico, l’antico avversario e le sue legioni demoniache tentano disperatamente di intercettare, bloccare o ritardare il grido d’aiuto che sale dal vostro cuore. Ma nonostante l’intensità di questa rivelazione, vi assicuro che non siamo ancora arrivati alla parte più mozzafiato e impressionante di questo viaggio cosmico attraverso le Scritture. Ora dobbiamo salire ancora più in alto, superare l’atmosfera terrestre e addentrarci nelle profondità cosmiche del regno spirituale superiore, dove le battaglie assumono proporzioni titaniche.

Immaginate il profeta Daniele, anziano e prostrato a terra, che trascorre ventuno lunghissimi giorni in uno stato di digiuno estremo, rinunciando a qualsiasi tipo di pane prelibato, vino o carne. Il suo corpo invecchiato e fragile tremava visibilmente per la debolezza prolungata, nutrito solo da sorsi d’acqua e da una preghiera disperata che non conosceva pause. Le sue ginocchia stanche graffiavano dolorosamente contro il duro pavimento di pietra del palazzo di Babilonia, mentre i suoi occhi infossati tradivano i segni inequivocabili di un prolungato sfinimento fisico.

La sua lunga barba bianca, un tempo curata, era ora sporca della polvere del suolo, segno esteriore del suo totale e incondizionato umiliamento davanti al Dio dell’universo. Egli aveva implorato il Signore per ottenere comprensione, aveva supplicato con lacrime ardenti per ricevere una rivelazione chiara sul futuro oscuro e incerto del suo amato popolo esiliato. E per ben ventuno estenuanti giorni e notti, i cieli sembrarono chiusi e sigillati, immersi in un silenzio di piombo che avrebbe scoraggiato chiunque non avesse avuto la sua fede.

Tutto questo silenzio durò finché, improvvisamente, un angelo del Signore apparve in tutta la sua sfolgorante gloria, descritta dettagliatamente nel decimo capitolo del libro di Daniele. Vi esorto a leggere con estrema attenzione le esatte parole che questo maestoso messaggero celeste rivolse al profeta tremante e spaventato dalla sua luminosa presenza. Ogni singola parola pronunciata dall’angelo apre un’ampia finestra su una realtà invisibile e terrificante che si sta svolgendo proprio adesso sopra le vostre teste, mentre continuate a respirare ignari.

L’angelo si rivolse a Daniele con una voce profonda e solenne, appesantita dall’eco di una battaglia epocale appena conclusa nelle remote dimensioni celesti superiori. Nel suo tono ultraterreno vi era una stanchezza palpabile, la stanchezza di un guerriero di luce che ha appena incrociato le spade spirituali con entità di tenebra purissima. Egli rassicurò il profeta dicendo: “Dal primo giorno in cui hai applicato il tuo cuore a comprendere e a umiliarti davanti al tuo Dio, le tue parole sono state ascoltate”.

Riflettete bene: le preghiere di Daniele non erano state ignorate neppure per un istante, e la risposta divina era stata inviata nel preciso momento in cui egli aveva aperto bocca. Tuttavia, l’angelo aggiunse un dettaglio agghiacciante: “Ma il principe del regno di Persia mi si è opposto con forza per ventuno giorni, sbarrandomi il cammino celeste”. Fermatevi un istante, fate un respiro profondo e leggete di nuovo questa frase incredibile, perché il suo significato ha il potere di stravolgere la vostra comprensione del mondo.

L’angelo menziona un principe del regno di Persia, ma è assolutamente vitale comprendere che non si stava affatto riferendo a un sovrano umano in carne ed ossa. È vero che l’impero persiano aveva re umani potenti in quel periodo storico, ma le armi umane non avrebbero mai potuto fermare o ritardare un immortale messaggero di Dio. L’angelo stava parlando di una creatura completamente diversa: un’entità spirituale immensamente potente, un principato oscuro, un principe demoniaco di altissimo rango assegnato a dominare l’impero persiano.

Questo sovrano invisibile regnava incontrastato manipolando le nazioni da un livello molto più alto della creazione, orchestrando guerre, corruzione e tenebre da una dimensione inaccessibile agli uomini. E l’angelo di luce, con la voce rimbombante di chi è appena tornato dalla linea del fronte di un conflitto cosmico, continua il suo straordinario racconto. Egli rivela: “Allora Michele, uno dei primi prìncipi, il grande arcangelo guerriero, è venuto in mio soccorso per spezzare l’assedio di questo nemico formidabile”.

Ed ecco a voi svelato il secondo cielo, cari fratelli e sorelle, la dimensione cosmica dove la vera storia del mondo viene scritta e aspramente contesa. Questo livello si trova in alto, al di là delle nuvole, nelle regioni celesti invisibili che sovrastano i confini politici ed etnici di tutte le nazioni della terra. È l’arena sconfinata in cui formidabili principati spirituali si scontrano con violenza inaudita, dove intere legioni di luce combattono una guerra senza quartiere contro spietate legioni di tenebra.

In questo secondo cielo, scopriamo che a ogni singola nazione sulla terra è stato assegnato, o ha usurpato, un potente principe spirituale malvagio con uno scopo ben preciso. L’obiettivo assoluto di questi despoti cosmici è di mantenere le nazioni nell’oscurità totale, ostacolando l’opera di Dio, diffondendo la menzogna e impedendo che le risposte divine raggiungano i santi. L’apostolo Paolo, pienamente consapevole di questa gerarchia occulta, scrisse parole pesanti come macigni alla chiesa di Efeso, parole che dovrebbero scuotere dal torpore ogni singolo credente moderno.

Nel sesto capitolo, al versetto dodici, Paolo chiarisce per sempre la natura del nostro conflitto: “Il nostro combattimento non è contro sangue e carne, non è contro nemici umani”. Le nostre preghiere più intense non sono dirette a distruggere la carne, né a combattere i politici avversi, i governanti corrotti o le istituzioni umane che ci perseguitano. La vera battaglia, quella invisibile ma infinitamente più mortale, si combatte contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre che si nascondono nell’ombra.

È una guerra dichiarata apertamente contro le forze spirituali della malvagità che risiedono e operano incessantemente nei luoghi celesti, ovvero nel vasto e conteso dominio del secondo cielo. Comprendete finalmente, alla luce di queste antiche rivelazioni, perché alcune delle vostre preghiere più disperate e sincere sembrano non ricevere alcuna risposta immediata o rassicurante? Riuscite a capire intimamente perché il saggio e pio profeta Daniele dovette mantenere il suo rigoroso digiuno e continuare a pregare incessantemente per ben ventuno giorni?

Le sue parole spezzate dal dolore erano state ascoltate nel trono di grazia fin dal primo giorno, e Dio aveva immediatamente decretato e inviato la Sua gloriosa risposta. Tuttavia, la risposta angelica, portatrice di rivelazione divina, doveva fisicamente e spiritualmente attraversare il pericoloso territorio del secondo cielo per poter raggiungere il suolo babilonese. Lì, in quella fredda vastità cosmica, il principe demoniaco di Persia cercò di bloccarne il passaggio con una resistenza così feroce da richiedere l’intervento dell’arcangelo Michele in persona.

Tutto questo non è affatto un romanzo di finzione fantastica, non è una vaga allegoria poetica nata dalla mente umana, ma è la pura, inalterata e storica verità della vostra Bibbia. Se rifiutate di comprendere questa dinamica spirituale, vi ritroverete completamente indifesi e disarmati sul campo di battaglia, esposti agli attacchi costanti di un nemico che non potete nemmeno vedere. A conferma di ciò, il primo capitolo del libro di Giobbe apre improvvisamente un’altra spaventosa finestra panoramica sulle attività che si svolgono abitualmente in questo secondo cielo.

In quel testo antico, assistiamo a una scena agghiacciante in cui Satana in persona si presenta con sfrontatezza davanti a Dio in mezzo agli angeli santi. Ma dove si svolge esattamente questo inquietante incontro cosmico? Si svolge in una corte celeste specifica, ma attenzione, non stiamo parlando del livello più alto, intimo e sacro del Padre, ma di una regione intermedia di questo secondo cielo.

È una sorta di tribunale cosmico inferiore dove i figli di Dio si radunano regolarmente per rendere conto delle loro azioni, e dove l’antico accusatore ha ancora un limitato accesso legale. Quando Dio chiede a Satana da dove provenga, la sua risposta arrogante e orgogliosa fa gelare il sangue: “Vengo dal percorrere la terra e dal passeggiare per essa”. Egli dichiara apertamente di aver risalito il primo cielo atmosferico, di aver attraversato il secondo cielo, e di aver osato presentarsi sfacciatamente in questa corte cosmica per accusare i giusti.

Per completare il quadro, il dodicesimo capitolo dell’Apocalisse descrive con dettagli apocalittici e maestosi la guerra finale e cosmica che deve ancora compiersi nella sua totalità. Il testo profetico descrive il potente arcangelo Michele e i suoi eserciti angelici che combattono ferocemente contro il gran dragone antico e le sue innumerevoli schiere ribelli. E dove si svolge questa battaglia epica che scuote le fondamenta della creazione? Si svolge proprio lì, in cielo, nel vasto e turbolento campo di battaglia del secondo cielo.

L’Apocalisse promette solennemente che arriverà un giorno glorioso in cui il dragone sarà sconfitto, espulso per sempre da quella dimensione e precipitato rovinosamente sulla terra insieme ai suoi angeli decaduti. Ma fino a quel giorno stabilito nel calendario di Dio, cari fratelli e sorelle, il secondo cielo rimane a tutti gli effetti una zona di guerra attiva, brutale e incessante. Le vostre preghiere salgono come fumo d’incenso attraverso quel campo di battaglia, le vostre lodi innalzano stendardi di vittoria, e la vostra fede agisce come uno scudo inpenetrabile.

Ogni singola volta che aprite la bocca per invocare con fede e autorità il nome di Gesù Cristo, provocate una reazione a catena nei regni invisibili superiori. Potenti angeli celesti impugnano le armi della luce e combattono strenuamente per proteggervi e per aprire la via in regioni oscure che i vostri occhi fisici non vedranno mai in questa vita. Ma c’è una speranza ancora più grande, perché esiste un cielo ancora più alto, un luogo di perfezione assoluta dove nessuna ombra di guerra o sofferenza può mai osare entrare.

Questo è il luogo in cui nessun nemico ha accesso, nessuna tenebra può sussistere, e nessun dolore può intaccare la gioia: stiamo parlando del glorioso e inaccessibile Terzo Cielo. È proprio questo l’incredibile regno che l’apostolo Paolo ebbe il privilegio unico e sconvolgente di vedere con i propri occhi durante la sua agonia terrena a Listra. Ma la sua reazione fu sorprendente: Paolo non volle raccontare immediatamente a nessuno le meraviglie ineffabili che aveva contemplato in quella dimensione di pura gloria e maestà.

Per quattordici lunghissimi anni egli custodì questo immenso e bruciante segreto nel profondo del suo cuore, portando il peso di una conoscenza troppo grande per essere condivisa alla leggera. Quattordici anni trascorsi sopportando brutali pestaggi, naufragi terrificanti nel mare in tempesta, fame lancinante, freddo pungente e persecuzioni spietate da parte dei suoi stessi connazionali e dei romani. Quattordici anni di ministero instancabile, dedicati interamente a predicare la croce di Cristo, senza mai usare quella straordinaria visione cosmica per innalzare se stesso o cercare approvazione umana.

Egli non menzionò mai ciò che aveva visto in quel fatidico giorno in cui il suo corpo, letteralmente schiacciato e distrutto dalle pietre, giaceva esanime e ricoperto di polvere. Non raccontò a nessuno di quando fu trasportato oltre le stelle, oltre i principati e le potestà, in quel luogo sacro dove solo pochissimi mortali hanno mai avuto il privilegio di mettere piede. Ma alla fine, scrivendo la sua seconda lettera alla problematica chiesa di Corinto, al capitolo dodici, egli lasciò che il segreto venisse rivelato sotto la guida dello Spirito Santo.

Lo scrisse in modo curioso, parlando in terza persona, quasi provasse un sacro pudore o una profonda esitazione a vantarsi di una grazia così immeritata e incomprensibile. “Conosco un uomo in Cristo”, scrisse con mano tremante, “che quattordici anni fa fu rapito fino al terzo cielo, ma se fu col corpo o senza il corpo, Dio solo lo sa”. Il terzo cielo, fratello mio; Paolo nomina esplicitamente la vetta suprema dell’esistenza, il luogo più alto e santo dell’intero universo creato e increato.

Paolo continua il suo resoconto, e ogni singola parola che usa colpisce l’anima come un fulmine di rivelazione pura, spazzando via ogni dubbio sulla realtà della vita eterna. Egli dichiara di essere stato rapito direttamente in paradiso, dove ebbe il privilegio di ascoltare parole inesprimibili, linguaggi celesti e segreti eterni che a nessun essere umano è permesso pronunciare sulla terra. Il paradiso si trova lì, non nel primo cielo dove volano gli uccelli e soffiano le tempeste, né nel secondo cielo dove i principati demoniaci conducono le loro guerre infinite.

Il paradiso si trova nel terzo cielo, il regno più alto, l’equivalente cosmico del Santo dei Santi, il santuario eterno dove nessun peccato o impurità può mai penetrare. È il luogo maestoso dove è stabilito saldamente il trono stesso di Dio, circondato da una gloria così densa e brillante da risultare insopportabile per gli occhi non glorificati. È lì che i fiammeggianti serafini coprono i loro volti e i loro piedi con sei ali, gridando incessantemente giorno e notte, senza mai stancarsi o perdere il loro fervore adorante.

Il profeta Isaia ebbe un terrificante e meraviglioso assaggio di questa realtà nel capitolo sei del suo libro, nell’anno in cui morì il re Uzzia, quando il velo fu sollevato dai suoi occhi. E quando vide l’Eterno nella Sua maestà inavvicinabile, Isaia cadde a terra come morto, schiacciato dal peso schiacciante della santità divina e dalla consapevolezza del proprio peccato. “Vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato”, scrisse con sgomento, “e i lembi del Suo glorioso manto riempivano completamente l’immensità del tempio celeste”.

Il manto di Dio, fatto di luce purissima e giustizia, riempiva ogni angolo del santuario celeste, creando un’atmosfera di maestà che paralizzava ogni creatura presente. Gli stipiti delle porte cosmiche tremavano violentemente al suono delle voci angeliche, la casa divina si riempì di fumo glorioso, e Isaia, un uomo giusto, gridò in preda a un sacro e reverente terrore. “Guai a me, perché sono perduto!” urlò nella sua disperazione profetica. “Poiché io sono un uomo dalle labbra impure, eppure i miei occhi hanno visto il Re, il Signore degli eserciti in persona!”

Questo, fratelli e sorelle, è il magnifico e terribile terzo cielo, la sala del trono dell’Eterno e il centro di comando dell’intero universo visibile e invisibile. È esattamente qui che le vostre preghiere arrivano finalmente e trovano riposo e risposta, dopo aver attraversato con successo le ostilità e le turbolenze del primo e del secondo cielo. È qui che l’Agnello di Dio sta in piedi, vivo ma portando ancora i segni della Sua immolazione redentrice, esattamente come l’apostolo Giovanni lo vide nelle visioni di Patmos.

È qui che i ventiquattro anziani siedono maestosamente sui loro troni circondanti la presenza divina, vestiti di vesti bianche e con corone d’oro massiccio sulle loro teste chinate in adorazione. È da questo trono inaccessibile che sgorga il fiume dell’acqua della vita, limpido e scintillante come il cristallo più puro, portando guarigione e ristoro a tutta la creazione redenta. È sulle rive di questo fiume eterno che cresce rigoglioso l’albero della vita, producendo dodici frutti perfetti, uno per ogni mese dell’anno, e le cui foglie sono per la guarigione delle nazioni.

Anche Stefano, il primo coraggioso martire della chiesa primitiva, ebbe il privilegio inestimabile di vedere questo luogo glorioso pochi istanti prima di esalare il suo ultimo respiro terreno. Nel settimo capitolo degli Atti degli Apostoli, leggiamo che pesanti pietre volavano contro di lui scagliate dalla furia omicida dei leader religiosi che si rifiutavano di ascoltare la verità. Le sue ossa si incrinavano sotto il terribile impatto dei sassi, e rivoli di sangue caldo scendevano lungo il suo volto, mescolandosi al sudore e alla polvere del suolo di Gerusalemme.

Eppure, in quel preciso istante di agonia estrema, mentre l’odio cieco e irrazionale degli uomini stava letteralmente facendo a pezzi il suo fragile corpo mortale, Stefano alzò gli occhi al cielo. Il suo sguardo pieno di fede e di grazia trafisse l’oscurità del momento, squarciando letteralmente il primo cielo che era saturo delle frecce verbali velenose e delle urla d’ira del sinedrio impazzito. Il suo spirito trafisse anche le linee nemiche del secondo cielo, dove orde di demoni invisibili stavano festeggiando prematuramente la sua morte violenta, e finalmente vide il terzo cielo aprirsi sopra di lui.

“Ecco”, gridò con una voce carica di trionfo e di pace sovrannaturale, “io vedo i cieli aperti e il Figlio dell’Uomo che sta in piedi alla destra della maestà di Dio!” Stefano divenne così uno dei pochissimi uomini in tutta la storia dell’umanità a cui fu concesso di fissare lo sguardo direttamente nella sala del trono prima della fine dei tempi. E ciò che vide in quell’istante di gloria ineffabile gli infuse una forza spirituale così sovrumana da permettergli di perdonare i suoi assassini mentre ancora gli scagliavano le pietre addosso.

Quella visione straordinaria gli donò una pace così profonda e assoluta da permettergli di affidare il suo spirito nelle mani di Dio senza ombra di paura o rimpianto. Gli diede la grazia inestimabile e la gloria imperitura di morire esattamente come aveva vissuto il suo amato Maestro Gesù: pregando per coloro che lo stavano ingiustamente crocifiggendo e massacrando. Fratello mio, sorella mia, ti prego di ascoltare attentamente ciò che sto per dirti, permettendo a queste parole di penetrare fino nel profondo della tua anima stanca.

Il terzo cielo non è una bella favola per bambini, non è una metafora astratta inventata per consolare chi soffre, e non è una mera figura retorica creata per abbellire i sermoni. È il luogo più reale, tangibile e solido dell’intero universo, la dimora eterna dove risiede il Padre celeste e dove Cristo siede sovrano alla sua destra in attesa del compimento dei tempi. È da lì che procede il consolatore, lo Spirito Santo, ed è lì che miriadi incalcolabili di angeli luminosi cantano la gloria di Dio senza mai conoscere la stanchezza.

È in questo regno di pace indescrivibile che gli spiriti dei giusti, resi perfetti dal sangue dell’Agnello, attendono con gioiosa trepidazione il suono dell’ultima tromba e la resurrezione finale dei corpi. E a questo punto della nostra esplorazione biblica, sorge una domanda fondamentale che dovrebbe scuotere la tua anima fin dalle fondamenta, una domanda a cui devi assolutamente rispondere oggi, in questo stesso istante. Verso quale di questi tre cieli è costantemente orientata la traiettoria della tua vita, delle tue preghiere, dei tuoi sforzi quotidiani e delle tue speranze più profonde?

Se esistesse un solo cielo, tutto sarebbe incredibilmente semplice e lineare: non ci sarebbero ritardi, non ci sarebbero battaglie invisibili e le tue preghiere salirebbero immediatamente trovando risposta immediata e senza ostacoli. Ma la Parola di Dio, che non mente mai, ti rivela che ce ne sono tre, e ognuno di essi ricopre un ruolo specifico e cruciale nel piano eterno e insondabile del Creatore. Il primo cielo serve a ricordarti costantemente, ogni volta che senti il vento sulla pelle, che l’aria vitale che respiri è letteralmente sotto il fuoco incrociato di un conflitto invisibile ma letale.

Il principe della potenza dell’aria, l’antico nemico delle anime, tenta incessantemente di rubare la tua pace ogni singola mattina, prima ancora che tu possa aprire completamente gli occhi. Cerca di riempire la tua mente vulnerabile di ansia paralizzante, si sforza di seminare pensieri oscuri di sconfitta e cerca di ricordarti i tuoi passati fallimenti prima ancora che i tuoi piedi tocchino terra. È per questo motivo cruciale, e non per vuota religiosità, che devi imparare a pregare e a indossare l’armatura spirituale nel preciso istante in cui ti svegli per affrontare la giornata.

È per questo che hai il sacro dovere di santificare la tua casa, di dichiararla territorio di Dio, cacciando via ogni presenza che cerca di infiltrarsi attraverso le frequenze del primo cielo. È per questo che devi invocare costantemente e con fede irremovibile il sangue prezioso di Cristo sulla tua abitazione, sulla vita dei tuoi figli, sul tuo lavoro e su tutta la tua famiglia. Il secondo cielo, con le sue battaglie cosmiche e i suoi ritardi, ti insegna una lezione altrettanto vitale: la preghiera non viene sempre esaudita nel giro di ventiquattro comode ore.

A volte, caro credente, hai l’assoluto bisogno di persistere ostinatamente, di lottare in preghiera esattamente come fece l’anziano Daniele quando sfidò i poteri oscuri di Babilonia e della Persia. Egli insistette senza mai arrendersi, rifiutando di farsi piegare dal silenzio prolungato del cielo, e a volte, per vincere le tue battaglie, anche tu devi imparare la disciplina del digiuno. A volte lo Spirito ti sveglierà nel cuore della notte, alle tre del mattino, perché c’è una vera e spietata guerra in corso sopra la tua testa che richiede intercessione urgente.

Devi pregare perché potenze demoniache stanno cercando di distruggere la tua nazione, di avvelenare la tua città, o di tendere un’imboscata letale alla vita e alla fede dei tuoi cari più intimi. La perseveranza nella preghiera, dunque, non è affatto un segno di debolezza, né l’indizio di una mancanza di fede o di un Dio sordo alle tue richieste disperate. Al contrario, la perseveranza è la manifestazione suprema di una fede armata, consapevole e militante, che rifiuta di cedere terreno al nemico fino a quando non ottiene la vittoria promessa.

Infine, il maestoso e inviolabile terzo cielo serve a ricordarti costantemente verso quale gloriosa meta finale sei diretto, sollevando il tuo sguardo dalle miserie e dalle sofferenze momentanee della terra. Se Cristo è veramente diventato il Signore incontrastato e il Salvatore della tua anima, allora quel paradiso luminoso, descritto da Paolo e Giovanni, rappresenta senza ombra di dubbio la tua destinazione ultima e sicura. Non è un luogo temporaneo dove andrai solo quando il tuo corpo fisico morirà, ma è la casa eterna in cui vivrai per sempre alla presenza ininterrotta del Padre.

Il terzo cielo non è un bel sogno zuccheroso inventato per farci addormentare meglio la notte e fuggire mentalmente dalle aspre e dolorose realtà di questo mondo corrotto e sofferente. Al contrario, è la realtà più solida, stabile e indistruttibile che esista nell’intero universo creato; è molto più reale della materia fisica che ci circonda quotidianamente e che un giorno è destinata a svanire. È infinitamente più solido della sedia su cui sei seduto in questo momento per leggere queste parole, ed è più permanente dello schermo luminoso su cui i tuoi occhi si stanno concentrando.

E in quel luogo di suprema perfezione e gioia ineffabile, fratello mio, devi sapere che non ci sono più oscuri prìncipi di Persia a bloccare le tue benedizioni o a spaventare la tua anima. Non ci sono più malvagie potenze dell’aria a infettare i tuoi pensieri o a rubare la tua pace interiore con menzogne sussurrate nel buio della notte o nei momenti di fragilità. Lì, nella presenza della luce inaccessibile, non esistono più lacrime amare, non c’è più dolore fisico o emotivo, e le urla di sofferenza e di ingiustizia sono state zittite per tutta l’eternità.

Tuttavia, esiste anche un’altra faccia di questa profonda verità cosmica, un aspetto solenne e carico di responsabilità che pochissime persone amano ascoltare o prendere sul serio nei loro giorni di prosperità. Se il terzo cielo è veramente la tua destinazione finale garantita dal sangue di Cristo, allora ogni singola scelta, parola e azione che compi oggi su questa terra ha un peso immenso. Tutto ciò che fai in questa breve parentesi di vita terrena conta profondamente per l’eternità, plasmando il tuo carattere e influenzando il regno spirituale in modi che non puoi ancora vedere.

Ogni singola preghiera che innalzi con fede genuina conta e scuote i cieli superiori, mettendo in moto angeli guerrieri che combattono le forze dell’oscurità per il bene della tua anima e di chi ami. Ogni volta che decidi coraggiosamente di offrire il perdono a chi ti ha ferito ingiustamente, distruggi le catene e i diritti legali che l’avversario cerca di stabilire nella tua vita. Ogni atto di fede obbediente, per quanto piccolo possa sembrare ai tuoi occhi umani, è un colpo mortale inferto al regno delle tenebre e una pietra aggiunta al tempio eterno.

Perché mentre tu sei seduto tranquillamente ad assorbire questo messaggio rivoluzionario sulla struttura dell’universo, gli angeli guerrieri nel secondo cielo stanno combattendo furiosamente per proteggere la tua anima e il tuo destino. Contemporaneamente, il Padre amorevole che siede sovrano nel terzo cielo ti sta aspettando pazientemente con le braccia spalancate, pronto a riversare la Sua grazia su di te se solo alzerai lo sguardo. E d’altra parte, il subdolo avversario che opera nel primo cielo sta tentando disperatamente di distrarti, suggerendoti di chiudere questo testo, ignorare questa verità vitale e dimenticare in fretta tutto ciò che hai letto.

Ti supplico con tutto il cuore: non cedere alla sua tentazione, non voltare le spalle a questa rivelazione e non permettere al principe dell’aria di rubare il seme della verità appena piantato. Prendi questa profonda comprensione della realtà biblica, afferrala con entrambe le mani della fede e custodiscila gelosamente nel forziere più profondo e inaccessibile del tuo cuore rinnovato dallo Spirito. Se questo messaggio, carico dell’urgenza del vangelo, ha toccato le corde più intime della tua vita spirituale, risvegliando in te un nuovo desiderio di pregare, allora fai in modo che non resti nascosto.

Condividi questa verità cruciale con qualcuno che ami disperatamente, con un fratello o una sorella che sta lottando ciecamente e che ha bisogno di conoscere l’intera e gloriosa struttura dei cieli biblici. Anni dopo la sua straordinaria esperienza extracorporea, l’apostolo Paolo, colui che aveva visto l’indicibile bellezza del paradiso, scrisse le sue ultime ed emozionanti parole da una prigione umida, fredda e spietata. Si trovava a Roma, incatenato come un malfattore qualunque, attendendo con serena rassegnazione di essere giustiziato per decapitazione su ordine diretto del folle e sanguinario imperatore Nerone.

Egli stava vivendo inequivocabilmente i suoi ultimissimi e dolorosi giorni su questa terra corrotta, scrivendo la sua lettera d’addio e di testamento spirituale a Timoteo, il suo amato figlio nella fede. E in mezzo al tintinnio metallico di quelle catene pesanti, circondato dall’oscurità opprimente del carcere Mamertino e dalla certezza della morte imminente, il cuore di Paolo non tremò nemmeno per un istante. E sapete qual è il vero e profondo motivo di questo coraggio inumano che sfidava la morte stessa ridendole in faccia con trionfo e pace incondizionata?

Il motivo è che egli aveva già visto con i propri occhi, quattordici anni prima, la gloria abbacinante e indescrivibile del Terzo Cielo, la vera casa a cui stava finalmente per fare ritorno. E quando una persona ha realmente visto e sperimentato il terzo cielo, vi assicuro che nessuna prigione, per quanto oscura e profonda su questa terra, può più spaventarla o rubarle la libertà interiore. Nessun imperatore umano, per quanto potente, crudele o folle, può più intimidirla, e nessuna spada scintillante del carnefice può veramente sconfiggerla, perché l’anima redenta sa esattamente dove sta per andare.

Fratello, sorella, mentre giungiamo al termine di questo intenso viaggio spirituale tra i cieli aperti della Scrittura, la domanda finale che ti lascio non riguarda semplicemente la tua dottrina o la tua teologia. La vera e pressante domanda non è se credi intellettualmente nell’esistenza dei tre cieli, ma verso quale di questi tre regni il tuo cuore è inesorabilmente e appassionatamente attratto in questo giorno. Che il Signore onnipotente ti benedica grandemente, che il Signore ti protegga dalle insidie del nemico, e quando arriverà finalmente il tuo ultimo giorno, possa tu attraversare vittoriosamente tutti i cieli per riposare nell’abbraccio eterno del Padre.