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SARAH SCAZZI: I SEGRETI DEL DELITTO DI AVETRANA *CHI È COLPEVOLE?* | GIANMARCO ZAGATO

L’aria di Avetrana, quel pomeriggio del 26 agosto 2010, era densa, una cappa di calore che toglieva il respiro tra gli uliveti d’argento e i vigneti del Salento. Ma non era solo l’afa a soffocare il paese. C’era qualcosa di elettrico, un presagio sinistro che strisciava dietro le persiane chiuse a chiave, dove il silenzio non era pace, ma omertà. Una ragazzina di quindici anni, bionda e solare, cammina verso il suo destino, ignara che i mostri non si nascondono sotto il letto, ma siedono a tavola con te, sorridono nelle foto di famiglia e condividono il tuo stesso sangue.

Immaginate lo shock: un intero Paese incollato ai televisori, il fiato sospeso per quaranta giorni, mentre la maschera di una famiglia “normale” si scioglieva lentamente come cera al sole, rivelando un groviglio di gelosie morbose, tradimenti e rancori sepolti. Non è solo un delitto; è la discesa agli inferi dell’animo umano. Quando la verità esplode, lo fa nel modo più brutale possibile, in diretta nazionale, trasformando un caso di cronaca in un trauma collettivo che ancora oggi, a distanza di quattordici anni, tormenta le coscienze. Chi ha ucciso davvero Sara Scazzi? E perché, ancora oggi, tra le mura di quella casa maledetta, si continuano a urlare colpe che nessuno vuole più ascoltare? Preparatevi, perché questo non è solo un racconto: è un viaggio nel lato più oscuro e spaventoso della realtà.


Ciao a tutti, ragazzi e ragazze, e benvenuti in questo mio nuovo video. Io sono Gianmarco e nel video di oggi voglio parlarvi di uno dei casi di cronaca nera italiana più famosi di sempre: il caso di Avetrana. L’omicidio di Sara Scazzi ha davvero sconvolto tutta l’Italia perché parlava di gelosia, di risentimento tra famiglie e di quegli scheletri nell’armadio che sono tornati dal passato per raccontare la loro verità. È un caso che nel 2010 bloccò un’intera estate italiana. Molte persone che all’epoca erano abbastanza grandi per seguire le notizie ricordano perfettamente dove si trovassero quando scoppiò il caso di Sara Scazzi. È una storia che ha scioccato l’Italia intera e che, quattordici anni dopo, torna a farlo.

Ho visto che è uscita una serie su Disney Plus; io non l’ho ancora vista, ma di per sé è già scioccante perché c’è stato un blocco sulla serie stessa. È intervenuto il sindaco di Avetrana e il titolo è cambiato. Insomma, se l’avete già vista fatemi sapere, perché io non ne ho ancora avuto l’occasione ma non vedo l’ora di farlo. Il caso di Sara Scazzi mi ha sempre turbato profondamente per tutto ciò che può realmente accadere dietro le persiane chiuse di un paese nascosto tra gli uliveti e i vigneti del Salento. È una storia che vi lascerà davvero senza parole. Preparatevi, perché quello di cui parleremo oggi sarà un vero viaggio nel lato più oscuro dell’animo umano.

Quindi, se non l’avete ancora fatto, iscrivetevi al mio canale. Non dimenticate di lasciare un pollice in su e scrivete giù nei commenti. Fateci sapere cosa ne pensate perché ho notato che ultimamente si è tornati a parlare molto della colpevolezza delle persone coinvolte. Voi cosa ne pensate? Io ho la mia idea e forse la capirete alla fine di questo video.

26 agosto 2010, Avetrana. Sara Scazzi esce di casa nel primo pomeriggio. È una ragazzina come tante altre: ha sogni, desideri, voglia di ribellione, voglia di crescere e di fare tutte quelle esperienze tipiche di un’adolescente. Sua madre si chiama Concetta ed è una devota Testimone di Geova. In alcuni dei miei video abbiamo parlato del tema dei Testimoni di Geova e una delle cose che mi ha colpito di più di questa religione è il fatto che i festeggiamenti, specialmente i compleanni, siano letteralmente banditi e non possano essere celebrati. Questo valeva anche per Sara. Essendo figlia di una Testimone di Geova, per lei era proibito festeggiare il compleanno, qualcosa che in realtà avrebbe voluto tanto fare. Le era stato permesso di festeggiarlo solo una volta, proprio poche settimane prima. Concetta aveva scelto il nome Sara con grande precisione, significava “principessa”, e sebbene fosse una donna molto restia a esprimere il proprio amore, vedeva nella figlia una vera principessa.

Ma come ogni adolescente, il desiderio di ribellarsi era forte, soprattutto il desiderio di ribellarsi alla propria famiglia e ai propri genitori. Pertanto, ogni occasione era buona per Sara per scappare di casa e andare in un’altra abitazione: casa Misseri. Lì vivevano i suoi zii, ovvero la sorella di sua madre, Cosima Serrano, e suo marito Michele Misseri. Cosima e Michele hanno anche due figlie, e una di queste, Sabrina, viveva ancora con loro. Il rapporto tra Sabrina e Sara era tale da farle diventare come vere sorelle. La casa dei Misseri dista solo quattro minuti a piedi dalla casa di Sara, quindi per lei, anche quel pomeriggio del 26 agosto, andare a casa dello zio era qualcosa di immediato, di molto veloce. Era una cosa normale che accadeva ogni singolo giorno. L’obiettivo di quel giorno era una gita al mare. Sua cugina Sabrina non vedeva l’ora di andare e avrebbero portato con loro anche un’amica comune.

Sara è già uscita di casa e sua madre Concetta è impegnata a riordinare dopo pranzo. A un certo punto Concetta prende il cellulare e si accorge che ci sono delle chiamate perse da parte di sua nipote Sabrina. Poco dopo, qualcuno bussa alla porta. Quando Concetta apre, si trova davanti Sabrina, che è molto agitata. Concetta non riesce a capirne il motivo. Quando Sabrina finalmente riesce a parlare, chiede:

“È arrivata Sara?”

Concetta risponde che Sara è uscita di casa già da un bel pezzo e che, anzi, pensavano fossero già andate al mare. A quel punto è chiaro: Sara ha lasciato la propria casa, ma non è mai arrivata a casa dello zio. Sabrina decide di andare in macchina insieme alle sue amiche Mariangela e Alessandra e tornano a casa di Sabrina. Chiedono al padre, Michele Misseri, se abbia visto Sara e lui risponde di no. La preoccupazione inizia a crescere. I genitori di Sabrina iniziano a cercare Sara in tutto il paese, ma non c’è traccia di lei. Alle 17:20 l’intera famiglia si reca insieme alla stazione di polizia per denunciarne la scomparsa.

L’orario dell’ultimo avvistamento di Sara viene fissato alle 14:28, basandosi sullo squillo che Sabrina ha ricevuto e che segnalava la partenza della ragazza da casa. Infatti, Sara era abituata a stare senza credito nel cellulare e così, alle 14:28, fa un unico squillo al cellulare di Sabrina per comunicarle: “Sono partita”. Nel frattempo, però, qualcosa di strano inizia a emergere nel comportamento di Sabrina. Mariangela, una delle amiche che doveva andare con loro in spiaggia, nota che quando è arrivata a casa di Sabrina per andare al mare, l’amica era già in strada ed era così agitata da chiederle di accompagnarla subito a casa di Sara per vedere se fosse lì. Mariangela si era resa conto che tutto era molto strano; in fondo poteva trattarsi di un semplice ritardo, Sara avrebbe potuto prendere un’altra strada o essere tornata indietro perché non voleva più andare al mare. Non c’era bisogno di agitarsi così tanto. Decide comunque di accompagnare Sabrina a casa di Sara e lì Sabrina continua a ripetere tra sé e sé:

“L’hanno presa, l’hanno presa!”

Il che è assurdo. Non so voi, ma se un’amica mi fa uno squillo per dirmi che sta venendo a casa mia e dopo dieci minuti non è ancora arrivata, non penso immediatamente a un rapimento. Penso che magari sia in ritardo. Ma per Sabrina, sua cugina è già stata rapita.

Il caso di Sara diventerà molto interessante, specialmente perché indagheremo su una famiglia e sui suoi segreti. Partiamo proprio dai segreti di Sara contenuti nel suo diario. In una delle ultime note, datata 26 agosto, il giorno della sua scomparsa, Sara aveva scritto:

“Ieri sera sono uscita con Sabrina e la sua amica Mariangela. Siamo andate al pub per una Red Bull veloce, poi siamo tornate a casa e Sabrina, come al solito, si è arrabbiata perché quando c’è Ivano io sto sempre con lui. Almeno lui mi fa le coccole. La differenza è sua.”

Ma cosa è successo a Sara? La notizia della sua scomparsa inizia ad attirare l’attenzione dei media. È fine agosto, per l’Italia le notizie sono praticamente assenti e la scomparsa di una bella adolescente durante l’estate italiana si diffonde a macchia d’olio. Ad Avetrana arrivano i giornalisti e da tutta Italia si cerca questa ragazza. Ricordo perfettamente di aver visto Concetta, la madre di Sara, in televisione diverse volte e di aver visto Sabrina chiedere a gran voce la liberazione di Sara da un fantomatico rapitore. Tanto che i membri della famiglia — Michele, Concetta, Cosima — diventano volti familiari per l’Italia e anche per gli investigatori, che a poco a poco spostano la loro attenzione sul distretto familiare di Sara e sui suoi amici più stretti.

Tra tutti, un nome attira maggiormente l’attenzione: quello di Ivano Russo. È un ragazzo di 27 anni e probabilmente ha generato conflitti tra le due cugine, Sara e Sabrina. Nel suo diario, Sara scrive diverse volte di Ivano e lo descrive come un ragazzo verso il quale prova un’attrazione che non riesce a definire bene. Lei ha 15 anni, lui ne ha quasi il doppio, ma si sente attratta. Specifica però che anche a Sabrina piace Ivano. Tuttavia Sabrina, che chiede a gran voce la liberazione di Sara, non ha mai parlato di questa strana rivalità, o almeno non ha mai accennato al fatto che Ivano avesse un ruolo così importante nella sua vita.

Il caso diventa sempre più sensazionale e assurdo, iniziando ad avere anche strane inclinazioni paranormali. Una sensitiva afferma con forza su tutti i giornali e le televisioni di vedere Sara vicino a un ruscello e, soprattutto, suggerisce che Sara sia stata vittima di un inganno da parte di uno dei suoi parenti. Beh, non so voi, ma questo dettaglio nel corso della storia mi risulta davvero inquietante.

Torniamo al 27 agosto, il giorno dopo la scomparsa di Sara. Sabrina è stanca, è molto scossa da tutto quello che è successo e decide di andare in un pub per rilassarsi con i suoi amici, cosa che ha sempre fatto e che probabilmente l’aiutava anche in quel momento. Durante la serata riceve una telefonata da Miriam. Miriam dice a Sabrina di aver sentito degli strani rumori, come graffi o respiro affannoso, provenire dal palazzetto dello sport e pensa che forse Sara sia lì, rapita. A Sabrina, però, non importa affatto. È completamente disinteressata alla possibilità che Sara sia lì; manda avanti i suoi amici e lei resta al pub a bere. Questo comportamento attirerà molta attenzione da parte degli investigatori nei giorni seguenti, i quali si chiederanno perché Sabrina chieda così a gran voce ai rapitori di liberare la cugina, ma poi non le importi nulla quando sente di un possibile avvistamento.

Siamo a dieci giorni dalla scomparsa di Sara. Un poliziotto di nome Daniele Lanza si trova a casa Misseri per parlare con Sabrina. Lei e Michele Misseri lo accompagnano fuori dalla porta dopo questo piccolo interrogatorio e, a quel punto, Michele Misseri, ovvero il padre di Sabrina, fa una rivelazione scioccante. Dice:

“Ho trovato una scheda telefonica a terra.”

Il poliziotto è scioccato da questa affermazione perché trovare una scheda telefonica a terra mentre si cerca una ragazzina scomparsa, del cui cellulare non c’è traccia, è un dettaglio che non va sottovalutato. Quindi continua a chiedergli:

“Dammi questa scheda telefonica.”

Ma Michele, a quel punto, ritratta e dice di averla persa, di averla messa dentro un fazzoletto e che forse l’ha buttata via distrattamente. Questa rivelazione fa drizzare immediatamente le antenne agli investigatori, che iniziano a puntare gli occhi sullo zio Michele. Fino a quel momento era passato onestamente inosservato; a nessuno importava di quest’uomo così taciturno, calmo e tranquillo. Sembrava davvero incapace di fare del male a qualcuno. Si era chiuso in un silenzio molto simile a quello di sua cognata, la madre di Sara, che è sempre stata molto riservata nell’esprimere le sue emozioni e il suo dolore.

Ma qualcosa in lui inizia a cedere. Michele inizia a parlare con i giornalisti, a fare dichiarazioni. Dice di essere tormentato da sogni in cui Sara gli dice:

“Zio, ho freddo. Zio, per favore, ho freddo, coprimi.”

E questa cosa ha un ulteriore colpo di scena il 29 settembre. Michele compie un altro gesto decisivo che sconvolgerà tutto: bruciando delle sterpaglie ai bordi di una strada, trova “accidentalmente” il cellulare di Sara. Ora tutti gli occhi sono su zio Michele. Gli investigatori iniziano a piazzare cimici e installare rilevatori per monitorare le conversazioni all’interno di casa Misseri. In una di queste, registrata in auto, si sente Michele Misseri parlare tra sé e sé dicendo frasi sconnesse, ma che sembrano rivelare molto di più:

“Mi dispiace per la famiglia… ora scopriranno… pensano quello che vogliono, è andata così.”

Sembra quasi che Michele voglia raccontare la verità in qualche modo, ma sia trattenuto da qualcosa o da qualcuno. È il 6 ottobre. Michele Misseri viene convocato in caserma e interrogato. In una svolta senza precedenti, rivela dove si trova il corpo della nipote. Sara viene trovata in fondo a un pozzo in contrada Mosca. La notizia del ritrovamento di Sara sconvolge tutta l’Italia perché arriva in diretta televisiva durante una puntata di “Chi l’ha visto?”. La madre di Sara è in collegamento in quel momento e sta parlando con Federica Sciarelli, che si ritrova con il terribile compito di dare la notizia a Concetta. A quel punto la donna si alza e il collegamento viene chiuso.

Intanto Michele conduce gli investigatori verso il pozzo di contrada Mosca. Inizialmente non riesce nemmeno lui a trovare il punto esatto a causa della difficoltà del terreno, ma poi, a un certo punto, viene individuato un foro di mezzo metro coperto da pietre e sterpaglie. Alle 1:30 del mattino, il corpo di Sara viene finalmente localizzato in fondo al pozzo. Verrà trovata con alcuni vestiti e oggetti personali, come braccialetti e altri accessori. La prima autopsia effettuata a novembre conferma che Sara è morta per asfissia; non si è opposta ed è morta in pochi minuti. Michele Misseri confessa:

“Sono stato io.”

E aggiunge anche altri dettagli, inclusa la dichiarazione di aver avuto un rapporto intimo con la nipote, un’affermazione che non potrà mai essere confermata poiché il corpo era già in uno stato di decomposizione abbastanza avanzato.

Le indagini sui diari di Sara continuano. Ma chi era Sara Scazzi nel profondo? Sara era una ragazza nata nel 1995 a Busto Arsizio. Non era di Avetrana, ma sua madre sì. Quando Sara aveva 7 anni, Concetta aveva deciso di tornare ad Avetrana per prendersi cura dei genitori adottivi. La vita ad Avetrana non era stata affatto facile per Sara, a cui mancavano i fratelli e che desiderava molto tornare nel Nord Italia. Spesso cercava rifugio, spesso cercava di scappare. Vedeva in casa Misseri, nella casa degli zii, uno spiraglio di speranza per qualcosa di diverso rispetto alla casa in cui viveva con la madre. Lì si sentiva più libera, tanto da pensare che la zia fosse la sua vera madre. Sentiva un grande bisogno di stare vicino alla cugina Sabrina, grazie alla quale poteva vivere un po’ di più il paese e vedere qualcosa di diverso. Sabrina era una vera porta d’accesso al mondo degli adulti: poteva andare in giro con amici più grandi, frequentare i pub, fare qualcosa di diverso.

Ma qualcosa cambia nel 2010. Sabrina non viene più descritta nel diario di Sara come la “cara cugina”, ma inizia a ricevere nomi molto più offensivi. E tutto sembra coincidere con la comparsa nei suoi diari di un altro nome: Ivano Russo. In quell’estate del 2010, Sara stava attraversando un periodo di trasformazione, una sorta di ribellione. Stava scoprendo se stessa e le relazioni umane. Era sempre più magra, sempre più bionda, sempre più bella. E questo la portava a scoprire la propria intimità e le attrazioni che poteva provare per altre persone, incluso Ivano Russo. Sua cugina Sabrina, tuttavia, aveva sempre avuto una vera ossessione per Ivano Russo. Era un ragazzo che per lei rappresentava tutto ciò che voleva: attenzione, sicurezza, affetto. Ma Ivano era anche il sogno proibito di Sara. Forse questo aveva creato un vero e proprio triangolo in cui due cugine si contendevano lo stesso ragazzo.

Inizia il processo. La tensione è palpabile e le versioni cambiano continuamente. Michele Misseri continua a cambiare il racconto di come siano andate le cose. Si passa dalla figura dello “zio orco” a quella di un uomo lentamente manipolato. Un caso che sembrava bianco o nero — lo zio che, colto da un momento di follia, decide di togliere la vita alla nipote — inizia ad assumere molte più sfaccettature. Soprattutto, il nome di Sabrina diventa sempre più centrale. Sabrina diventa il vero fulcro dei sospetti e delle indagini. Il processo si trasforma in uno psicodramma con continui colpi di scena, dichiarazioni contraddittorie e tensioni sempre più evidenti. Michele Misseri diventa una figura ambigua: prima dice di essere stato lui, poi dice di non essere stato solo, poi dice che è stato un incidente, poi dice di averla strangolata ma non sa come, sentendo un improvviso calore.

Il 15 ottobre gli investigatori decidono di ricostruire fisicamente la scena del crimine. Michele viene portato nel garage dove dice di essere stato per l’ultima volta e dove avrebbe tolto la vita alla nipote. Gli chiedono come sia andata, ma Michele incespica nelle parole, non riesce a parlare, continua a cambiare versione ed è estremamente confuso. Poi, a un certo punto, fa un nome. Sabrina. Dice:

“È stata lei.”

Afferma che lei è la mente dietro a tutto e che lui ha solo obbedito. Ed ecco che inizia il gioco dello scaricabarile. Una storia che Michele cerca di raccontare in qualche modo, e la racconta soprattutto a una persona: Roberta Bruzzone. Secondo lui, Sabrina e Sara stavano facendo un gioco in cui una delle due saliva sulla schiena dell’altra che stava a quattro zampe, usando una corda per simulare un cavaliere che cavalca l’altro. Sembra tutto davvero molto esagerato e difficile da credere, ma lui dice che durante questo gioco Sabrina sale su Sara e con la corda, per errore, la soffoca. In ogni caso, la storia appare ridicola, ma il nome di Sabrina è stato fatto. Gli investigatori decidono di indagare su di lei e presto diventa la sospettata numero uno.

In tutto questo, a creare ancora più caos, arriva una testimonianza che sarà ricordata come “il sogno del fioraio”, Giovanni Buccolieri. Un fioraio del paese dice di aver visto qualcosa di molto strano il 26 agosto, il giorno della scomparsa di Sara. Ricorda Sara che scappa in lacrime da casa Misseri inseguita da Cosima e Sabrina, che la costringono a salire in auto. Una storia davvero scioccante che include anche la madre di Sabrina, Cosima, nell’intero dramma. È assurdo perché, a un certo punto, il fioraio ritratta tutto e dichiara che quello che aveva visto era in realtà un sogno. Un sogno che però presenta molti dettagli estremamente credibili e fedeli alla realtà.

Il 15 ottobre 2010, Sabrina Misseri viene ufficialmente arrestata con l’accusa di omicidio volontario. Il movente viene fornito in un ultimo interrogatorio dallo stesso padre, Michele Misseri, il quale dice che le due ragazze avevano litigato per un ragazzo. Continua dicendo che Sara e Sabrina si erano innamorate dello stesso giovane, ma lui aveva deciso di provare ad avere una relazione con Sabrina, poi interrottasi. Sara forse ne aveva parlato in giro, minacciando la dignità della cugina in un contesto sociale come quello di Avetrana. Far sapere che Sabrina si era concessa a un uomo prima del matrimonio poteva davvero creare dinamiche inappropriate. Tutto questo non fa che portare gli sguardi su questo ragazzo, Ivano Russo. Sapeva qualcosa o non sapeva nulla? Le indagini lo portano a varie dichiarazioni in cui afferma:

“Per me Sara era solo una giovanissima amica. Io avevo 27 anni, lei 15. Non poteva esserci nulla tra noi.”

Il 26 maggio 2011 viene arrestata anche Cosima. L’accusa è di concorso in omicidio e sequestro di persona. Cambia anche la posizione dello zio Michele, che da omicida diventa responsabile solo della soppressione di cadavere. Secondo gli investigatori, Cosima non aveva mai avuto un rapporto molto positivo con sua sorella Concetta. Tuttavia, aveva continuato a vedere e accogliere sempre la nipote Sara in casa sua. Ma quando la nipote è stata accusata di diffondere la notizia del rapporto intimo di Sabrina, le cose sono cambiate. Secondo gli investigatori, Cosima ha aiutato sua figlia Sabrina a togliere la vita a Sara. Ha poi costretto Michele Misseri a prendersi tutta la colpa.

Il 21 febbraio 2017, la Corte di Cassazione ha confermato l’ergastolo per Sabrina Misseri e Cosima Serrano. Michele Misseri è stato invece condannato a 8 anni per occultamento di cadavere. L’11 febbraio 2024, Michele Misseri torna a essere un uomo libero. È tornato a vivere ad Avetrana e lì urla ancora la sua colpevolezza. Sappiamo per certo che ha inviato numerose lettere alla figlia e alla moglie chiedendo continuamente perdono, ma non ha mai ricevuto alcuna risposta.

Ma la domanda che tutti continuiamo a porci è: alla fine, sapremo mai la verità? Un uomo che continua a gridare la propria colpa, due donne che invece continuano a proclamare la propria innocenza. Chi ha tolto la vita a Sara? E soprattutto, chi conosce la verità? Forse non lo sapremo mai, o forse un giorno la verità verrà a galla. Io ho la mia idea, e voi? Fatemi sapere giù nei commenti. Non dimenticate di iscrivervi al mio canale. Un nuovo video esce ogni sabato alle 10:30 e ogni tanto di giovedì, ma questo non lo sa nessuno. Vi mando un grande, grande bacio e al prossimo video. Ciao!