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Scintille tra Renzi e Meloni: “Il costo della benzina sale”. “Mi aiuti col suo amico Bin Salman”

Il clima nell’aula del Senato si è surriscaldato improvvisamente durante il recente Question Time, trasformandosi nel palcoscenico di uno dei confronti verbali più accesi e significativi degli ultimi mesi. Da un lato il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, armato di dati sull’inflazione e sul costo della vita; dall’altro la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, pronta a difendere i risultati macroeconomici del suo esecutivo. Al centro del dibattito, una distanza siderale tra la percezione della realtà quotidiana dei cittadini e i dati trionfalistici della politica.

L’affondo di Renzi: “Dall’opposizione al governo la vostra coerenza è svanita”

L’intervento di Matteo Renzi è iniziato senza giri di parole, puntando direttamente all’ottimismo mostrato poco prima dalla Premier nelle risposte ad altri senatori. Secondo l’ex Premier, il racconto governativo descrive un “piano celestiale” che non trova alcun riscontro nella vita quotidiana degli italiani.

Renzi ha elencato una serie di rincari che stanno colpendo duramente il ceto medio: la benzina, passata da 1,50 euro al litro dell’ottobre 2022 agli attuali 1,90 euro; i trasporti cresciuti del 7%; i beni di prima necessità come il latte (+9,8%), la pasta e il pane, i cui prezzi al chilo sono schizzati alle stelle.

Il punto politico centrale sollevato dal leader di Italia Viva riguarda la fine della “coerenza” che aveva permesso a Fratelli d’Italia di vincere le elezioni con il 26%. Renzi ha ricordato i tempi in cui Meloni, dall’opposizione, sventolava la bandiera del blocco navale contro l’immigrazione (mentre oggi gli sbarchi sono raddoppiati), tuonava contro la Germania e l’euro, e soprattutto girava spot elettorali definendo le accise sulla benzina “uno scandalo”. Oggi, accusa Renzi, quelle stesse accise sono state aumentate rispetto al governo Draghi.

“La vostra coerenza, Signora Presidente, si è fermata quando eravate all’opposizione”, ha incalzato Renzi, chiedendo poi alla Premier di indicare tre punti concreti per cambiare la logica economica del Paese.

La replica di Meloni: spread ai minimi, fiducia dei mercati e la stoccata diplomatica

La risposta di Giorgia Meloni non si è fatta attendere e ha mostrato tutta la determinazione della Premier nel rivendicare il cambio di passo della nazione. Ringraziando ironicamente Renzi per “l’assist”, Meloni ha ribaltato la narrativa dell’opposizione esibendo i dati della crescita e la ritrovata fiducia dei mercati finanziari nei confronti dell’economia italiana.

La Presidente del Consiglio ha sottolineato con orgoglio la promozione incassata da ben quattro agenzie di rating, la forte propensione delle famiglie italiane ad acquistare i titoli di Stato e uno spread sceso ai livelli più bassi da molto tempo. Ha inoltre ricordato che la Borsa italiana sta crescendo più di tutte le altre borse europee e che le previsioni della Commissione Europea stimano per l’Italia una crescita dello 0,7%, superiore alla media UE, un evento che non si verificava da anni.

Sulla questione della benzina, Meloni ha respinto le accuse di incoerenza, spiegando che il prezzo del carburante dipende principalmente dalle decisioni dei Paesi produttori di petrolio. In quel momento è scattata la provocazione più evidente verso l’interlocutore:

“Se vuole darci una mano con il suo amico Mohammed Bin Salman, magari ci aiuta a far abbassare il prezzo della benzina”, ha punzecchiato la Premier, riferendosi notoriamente ai rapporti di Renzi con l’Arabia Saudita.

Meloni ha poi minimizzato il boom del PIL del biennio precedente, definendolo un semplice “rimbalzo post-Covid” drogato da 180 miliardi di euro spesi in bonus settoriali (come il bonus monopattini) che non hanno strutturato l’economia, difendendo infine la gestione del PNRR e l’assenza di ritardi imputabili al suo esecutivo.

Il contro-riscatto di Renzi: “Gli italiani parlano di pane e zucchine, lei risponde con lo spread”

Il diritto di replica finale ha permesso a Renzi di sferrare l’ultimo attacco, ironizzando sul radicale mutamento antropologico di Giorgia Meloni nel passaggio dai banchi della minoranza a quelli del potere. L’ex sindaco di Firenze ha evidenziato come la Premier, un tempo vicina alla “voce del popolo”, oggi risponda alle preoccupazioni concrete su riso, pane e verdure parlando di finanza e mercati.

Renzi ha offerto provocatoriamente il suo aiuto per i rapporti internazionali e petroliferi, ma ha ammonito la Premier sul rischio dell’isolamento politico e del compiacimento generato dal “coro di adulatori” che solitamente circonda chi governa. L’affondo finale è stato una metafora fiabesca: la Premier non è Cenerentola, né la Bella Addormentata o Biancaneve, ma la guida di un governo che sembra non accorgersi del reale aumento del costo della vita.

Il dibattito si è chiuso con un richiamo democratico alle funzioni del Parlamento: se l’opposizione ha il diritto e il dovere di parlare, la maggioranza ha il tassativo dovere di ascoltare, specialmente quando i segnali d’allarme arrivano direttamente dalle tasche dei cittadini.