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Garlasco: l’origine della pista satanica | Cosa dice l’avv. Bocellari

Il Giallo di Garlasco e la Falsa Pista Satanica: l’Avvocato Bocellari Svela le Minacce subite, l’Ombra dei Suicidi e i Silenzi degli Amici di Sempio

Garlasco: l'origine della pista satanica | Cosa dice l'avv. Bocellari

Il delitto di Garlasco, l’omicidio della ventiseienne Chiara Poggi avvenuto il 13 agosto 2007 nella sua villetta, continua a essere uno dei casi di cronaca nera più complessi, discussi e ricchi di ramificazioni del panorama giudiziario italiano. Nonostante le sentenze definitive, attorno al contesto del paese in provincia di Pavia continuano a riaffiorare interrogativi, vecchie interviste e verbali che aprono squarci su retroscena inquietanti. Tra le narrazioni più oscure e controverse che hanno periodicamente infiammato i media vi è la cosiddetta “pista satanica”, un’ipotesi spesso liquidata come suggestione da talk show, ma che nasconde un’origine ben precisa, fatta di minacce reali, pedinamenti e una catena di morti tragiche nello sfondo della Lomellina.

A fare definitiva chiarezza sulla genesi di questa tesi è l’avvocato Giada Bocellari, legale che nel 2017 si stava occupando di delicate indagini difensive per conto della difesa di Alberto Stasi, con l’obiettivo di ricostruire minuziosamente il contesto sociale e le frequentazioni dei giovani di Garlasco a dieci anni dal delitto. Le sue rivelazioni, supportate anche dalle testimonianze degli amici storici di Andrea Sempio, come Mattia Capra, svelano come una presunta trama esoterica sia stata in realtà utilizzata come strumento di pressione e intimidazione per bloccare le investigazioni private.

L’origine della tesi esoterica: pedinamenti, targhe e la denuncia dell’avvocato

L’avvocato Giada Bocellari ha spiegato con precisione che la “pista satanica” non è nata da riscontri investigativi oggettivi o da elementi repertati sulla scena del crimine, bensì da una denuncia da lei stessa presentata per tutelare la propria incolumità durante lo svolgimento del mandato professionale. Nel 2017, mentre il team difensivo cercava di colmare le lacune del passato analizzando la cerchia di conoscenti della vittima e dei ragazzi del paese, il legale ha iniziato a subire una serie di pesanti anomalie nella propria quotidianità.

Bocellari ha raccontato di essersi accorta di ripetuti pedinamenti da parte di soggetti sconosciuti, tanto da spingerla ad annotare targhe e modelli delle autovetture sospette che la seguivano nei suoi spostamenti. Parallelamente alle azioni sul campo, l’avvocato ha iniziato a ricevere messaggi intimidatori da un paio di persone. Tra queste figurava una donna che si professava veggente, la quale intimava al legale di interrompere immediatamente le ricerche e di non “sfrugliare” oltre nel passato dei ragazzi di Garlasco. Nei messaggi si faceva esplicito riferimento al fatto che dietro la morte di Chiara Poggi vi fosse il satanismo e che l’avvocato stesse mettendo i piedi in un terreno estremamente pericoloso.

La denuncia sporta da Bocellari, dunque, non mirava a denunciare una setta, ma a segnalare all’autorità giudiziaria le minacce subite e il tentativo di depistaggio orchestrato per spaventarla. La parola “satanismo” è stata introdotta da elementi esterni proprio per gettare l’indagine nel caos e spingere la difesa a desistere, sfruttando un tema classico della cronaca nera capace di creare clamore e confusione.

L’enigma dei suicidi a Garlasco: la scia di morti tra i coetanei

sempio stasi poggi

Durante il faticoso lavoro di ricostruzione del contesto giovanile di Garlasco, l’attenzione dell’avvocato Bocellari è incappata in un dato statistico e umano decisamente pesante. Esaminando fonti aperte, articoli di stampa e registri, è emerso che in un arco temporale non particolarmente esteso, ma rigorosamente successivo all’omicidio di Chiara Poggi, nel piccolo comune si erano verificati almeno tre o quattro suicidi che avevano coinvolto ragazzi coetanei, appartenenti alle stesse leve e parzialmente legati da rapporti di conoscenza.

Considerando la bassa densità demografica di Garlasco, un numero così concentrato di gesti estremi tra giovani della stessa generazione ha inevitabilmente destato sospetti e curiosità investigativa. Pur ribadendo l’impossibilità di stabilire un nesso di causalità diretto con il delitto della villetta senza i poteri istruttori della Procura della Repubblica o dei Carabinieri, l’avvocato ha ammesso che su uno di questi casi in particolare persistevano fortissimi dubbi. Gli elementi documentali esaminati all’epoca presentavano anomalie tali da far ipotizzare che potesse non essersi trattato di un comune suicidio, o che comunque vi fossero zone d’ombra mai chiarite dalle indagini ufficiali.

La testimonianza di Mattia Capra: i legami con Bertani e i silenzi del gruppo

Il dibattito sulla cerchia di amici e sulle figure collaterali del giallo si arricchisce delle dichiarazioni rilasciate da Mattia Capra, personal trainer di Garlasco e storico amico d’infanzia di Andrea Sempio, il giovane che era stato a lungo monitorato dagli inquirenti. Capra ha confermato di aver conosciuto molto bene uno dei ragazzi scomparsi tragicamente, Michele Bertani, descrivendolo come il suo migliore amico d’infanzia e precisando che i rapporti tra Bertani e Sempio si erano invece interrotti bruscamente alla fine delle scuole medie, salvo rari incontri casuali in occasioni pubbliche del paese.

Nelle interviste, Capra ha ripercorso le abitudini del gruppo di amici che frequentava la casa dei Poggi grazie alla conoscenza con il fratello di Chiara, Marco. Ha descritto i pomeriggi passati nel salotto della villetta a giocare ai videogiochi, confermando di aver visitato praticamente tutte le stanze dell’abitazione e persino la cantina in un’occasione, minimizzando la stranezza del ritrovamento di impronte o tracce dei ragazzi in quegli ambienti.

Tuttavia, gli analisti e gli esperti del caso hanno evidenziato un netto cambio di postura e di fluidità comunicativa da parte del giovane quando le domande si sono focalizzate sulle presunte attenzioni o sul comportamento che Andrea Sempio avrebbe tenuto nei confronti di Chiara Poggi. Di fronte al quesito sull’esistenza di segreti mai confessati all’interno della comitiva o su atteggiamenti insoliti durante una vacanza estiva immediatamente successiva al delitto, le risposte sono diventate estremamente sintetiche, trincerandosi dietro l’impossibilità di ricordare dettagli precisi a distanza di quasi vent’anni. Un atteggiamento che dimostra quanto il clima attorno alla cerchia dei giovani di Garlasco rimanga, a distanza di decenni, un terreno profondamente segnato da tensioni e non detti difficili da scardinare.