Che cosa accadrà agli Stati Uniti d’America secondo quanto rivelato all’interno delle Sacre Scritture? Quale sarà, nel grande scacchiere degli ultimi tempi, la natura profonda della loro imminente caduta o del loro definitivo declino spirituale e geopolitico? Risulta un’impresa del tutto impossibile discutere o analizzare la struttura del mondo moderno contemporaneo senza fare un riferimento esplicito, costante e perentorio alla realtà globale degli Stati Uniti d’America. Con appena duecentocinquanta anni di travagliata ma sfolgorante esistenza storica, questa nazione è emersa ed è riuscita ad affermarsi in modo dirompente come la superpotenza più rilevante, massiccia, influente e pervasiva dell’intero pianeta Terra. Le decisioni strategiche prese all’interno delle sue istituzioni e delle sue stanze del potere sono capaci di scuotere violentemente le fondamenta delle economie internazionali, di scatenare conflitti bellici di proporzioni devastanti, di plasmare in modo indelebile le culture di massa e di definire in via definitiva il corso e il destino di intere nazioni sorelle. La loro valuta monetaria esercita un dominio incontrastato e ferreo su tutti i mercati finanziari globali. Il loro imponente esercito esige e comanda un rispetto incondizionato da parte di qualsiasi potenziale rivale. La loro cultura, con i suoi miti, i suoi consumi e le sue narrazioni, ha attraversato gli oceani e abbattuto ogni genere di confine geografico, fino a raggiungere capillarmente e a colonizzare ogni singolo e remoto angolo del globo terracqueo. Al contempo, le loro linee programmatiche di politica estera, nel bene così come nel male, si trovano a dividere sistematicamente il pianeta tra alleati storici e acerrimi avversari geopolitici.
Tuttavia, al di là e oltre il loro immenso e tangibile potere puramente umano, temporale e militare, sorge spontanea e si impone una domanda profonda che trascende completamente la geopolitica terrena e gli interessi economici o materiali. Quale posto preciso occupano gli Stati Uniti d’America all’interno dei piani sovrani e provvidenziali di Dio Onnipotente? Questa nazione così influente viene in qualche modo menzionata, seppur in forma velata o simbolica, tra le dense pagine delle profezie bibliche? Possiede forse un ruolo segreto, riservato e cruciale negli eventi drammatici che segneranno la fine della storia umana? Quale destino concreto la attende nello scenario turbolento, oscuro e drammatico descritto dettagliatamente nel libro dell’Apocalisse? Al giorno d’oggi, moltissimi credenti ed estimatori delle Scritture vivono immersi nel dubbio più fitto, circondati da speculazioni continue e teorie contrastanti. Vi sono alcuni commentatori che affermano con assoluta certezza che gli Stati Uniti rappresentino a tutti gli effetti la nuova Babilonia escatologica, quella grande città e quel sistema globale interamente destinato a subire il severo giudizio divino e una distruzione totale e fulminea. Altri osservatori, al contrario, tendono a vederli come una sorta di baluardo protettivo, un muro difensivo che ancora oggi scherma e tutela la nazione d’Israele dalle minacce esterne.
Per alcuni la nazione americana costituisce un limpido strumento di benedizione globale, mentre per altri essa non è che un gigante d’argilla destinato a essere abbattuto e ridotto in frantumi a causa del suo orgoglio smisurato, della sua superba arroganza e della sua profonda apostasia spirituale. La verità storica ed evidente ci ricorda che, sebbene questa nazione sia stata fondata originariamente su saldi principi biblici e abbia proclamato con fierezza persino sulla propria valuta monetaria la celebre frase:
In God We Trust
ovvero “In Dio noi confidiamo”, oggi la realtà si presenta drammaticamente capovolta. Gli Stati Uniti hanno infatti approvato e promulgato nel corso del tempo leggi inique che contraddicono apertamente il disegno divino originario stabilito per la famiglia, trasformandosi progressivamente in uno dei più grandi e potenti esportatori mondiali di ideologie perverse, interamente contrarie ai principi cardine del cristianesimo. Di fronte a questa metamorfosi, la grande domanda rimane aperta e stringente: quale sarà il suo destino ultimo? Sarà forse distrutta in un istante come accadde a Sodoma, consumata dal fuoco purificatore del suo stesso peccato e della sua stessa ribellione? Verrà utilizzata da Dio come un elemento di freno e di contenimento contro il dilagare del male fino alla fine dei tempi? Sprofonderà nel caos spaventoso della grande tribolazione, oppure finirà per cadere sotto il dominio totale e oppressivo del sistema politico e spirituale dell’Anticristo?
Caro ascoltatore, in questo approfondito documentario ci addentreremo con timore e tremore nelle Scritture, analizzeremo la storia passata e scruteremo i segni profetici contemporanei nel tentativo di comprendere il futuro degli Stati Uniti. Non ci lasceremo sviare in alcun modo da voci infondate, da sentimenti nazionalistici o da specifici interessi politici di parte. La nostra unica, insostituibile e autorevole fonte sarà esclusivamente la Parola di Dio. Prima di proseguire in questa analisi, dicci la tua opinione: quale pensi che sarà il destino ultimo degli Stati Uniti? Lasciaci il tuo commento qui sotto. Adesso, iniziamo.
Per comprendere appieno se gli Stati Uniti abbiano effettivamente un ruolo profetico prestabilito, dobbiamo prima di tutto rivolgere lo sguardo indietro, esaminando attentamente le loro origini storiche. Non è possibile separare la loro attuale e straordinaria influenza globale dalle loro radici spirituali più profonde. La nascita e l’ascesa degli Stati Uniti non possono essere spiegate unicamente attraverso le lenti della scienza politica o delle dinamiche economiche. La loro emersione sulla scena mondiale è profondamente e intimamente intrecciata con una visione del mondo autenticamente biblica, la quale ha letteralmente permeato le loro istituzioni, il loro sistema educativo, la loro cultura e lo slancio delle loro missioni estere. Sebbene non tutti i padri fondatori della nazione fossero cristiani biblici nel senso strettamente evangelico del termine, la stragrande maggioranza di essi riconosceva senza riserve il principio fondamentale di un Creatore supremo, l’immenso valore della moralità rivelata all’interno delle Scritture e la necessità assoluta di dare forma a una società civile basata sulle leggi divine. Fin dal principio, molti coloni e pensatori credettero fermamente che l’America non fosse semplicemente una nazione tra le tante, bensì un vero e proprio progetto divino. Questa percezione non era affatto costruita su un vacuo orgoglio patriottico, ma poggiava su una solida convinzione teologica: l’idea che gli Stati Uniti sarebbero diventati una nazione dotata di un’influenza spirituale globale, suscitata direttamente da Dio per adempiere a uno scopo preciso negli ultimi tempi. Anche se questo non significa affatto che essa vada a sostituire Israele come popolo dell’alleanza, suggerisce comunque che essa abbia svolto un ruolo decisivo nel piano globale dell’Altissimo.
Nell’anno 1620, la celebre nave Mayflower portò verso le sponde di quella che oggi è la costa del Massachusetts un gruppo di pellegrini puritani che fuggivano disperatamente dalle feroci persecuzioni religiose che imperversavano in Europa. Prima ancora di sbarcare sulla terraferma, questi uomini devoti redassero e firmarono lo storico Patto della Mayflower, un testo solenne che inizia programmaticamente con queste precise parole:
Nel nome di Dio, Amen.
Dichiarando di aver intrapreso quel viaggio per la sola gloria di Dio e per il progresso della fede cristiana, questo documento non si configurava affatto come un mero accordo di natura politica; era, al contrario, una vera e propria dichiarazione di intenti spirituali. I fondatori di quella primissima colonia non stavano affatto pensando unicamente alla propria sopravvivenza materiale, ma miravano alla costruzione di una nazione che potesse glorificare Dio in ogni suo aspetto. Essi erano sinceramente convinti di stare stringendo un patto d’alleanza con l’Altissimo, proprio come aveva fatto l’antico popolo d’Israele ai piedi del monte Sinai. Nella loro mente e nel loro immaginario, l’America doveva essere una terra di luce, di moralità specchiata, di giustizia equa e di profonda pietà cristiana. Il governatore John Winthrop, nel suo celebre e memorabile sermone intitolato “Un modello di carità cristiana”, pronunciato nell’anno 1630 davanti ai coloni, dichiarò con solennità che essi sarebbero stati come una città posta sopra un colle, citando in modo diretto e letterale le parole pronunciate da Gesù nel Vangelo di Matteo, capitolo cinque, versetto quattordici. Questo elemento dimostra con chiarezza cristallina come essi avessero la piena consapevolezza che la loro vita come nazione avrebbe dovuto riflettere costantemente la luce pura di Cristo di fronte al mondo intero.
Durante il quindicesimo e il sedicesimo secolo, moltissime delle leggi coloniali emanate furono direttamente e fedelmente ispirate ai Dieci Comandamenti. Crimini gravi come l’adulterio, l’omicidio, il furto, l’idolatria pubblica e la blasfemia venivano perseguiti e puniti severamente su basi squisitamente bibliche. Il sistema giudiziario dell’epoca riconosceva apertamente l’esistenza di una legge morale oggettiva e superiore, posta ben al di sopra della mutevole volontà degli uomini. Non vi era alcuna contraddizione o separazione tra l’esercizio della fede e l’amministrazione della giustizia. La verità assoluta rivelata nelle Scritture veniva accettata unanimemente come lo standard morale universale di riferimento. Persino le università più prestigiose e rinomate del Paese, quali Harvard, Yale e Princeton, furono originariamente fondate da cristiani ferventi con lo scopo primario di formare ed educare i futuri ministri del Vangelo. Il motto originale dell’università di Harvard era eloquente:
Veritas Christo et Ecclesiae
che si traduce come “La Verità per Cristo e per la Chiesa”. L’istruzione superiore nacque dunque sul suolo americano come uno strumento fondamentale per l’espansione del Regno di Dio. Alla stragrande maggioranza degli studenti era richiesto lo studio approfondito e la conoscenza delle lingue greca ed ebraica, affinché fossero perfettamente in grado di studiare le Scritture direttamente nei loro testi originali. Successivamente, la Società Biblica Americana fu fondata nel 1816 per garantire che ogni singola famiglia possedesse una copia della Bibbia, e lo stesso Congresso approvò la stampa di migliaia di Bibbie durante gli anni difficili della Guerra d’Indipendenza. La nazione credeva fermamente che il futuro stesso della Repubblica dipendesse in modo totale dalla fedeltà alla parola di Dio. Lo storico cristiano David Barton, all’interno del suo celebre libro intitolato Original Intent, dimostra in modo inoppugnabile, attraverso l’analisi di documenti ufficiali dell’epoca, che oltre il trenta per cento delle citazioni utilizzate dai Padri Fondatori proveniva in modo diretto dalle pagine della Bibbia. Sebbene figure di spicco come Thomas Jefferson e Benjamin Franklin nutrissero visioni teologiche più vicine al deismo, essi riconoscevano comunque che la moralità giudaico-cristiana fosse un elemento assolutamente indispensabile per sostenere e preservare la libertà e la giustizia sociale.
Nel corso del diciannovesimo e del ventesimo secolo, gli Stati Uniti d’America si sono trasformati nella nazione che in assoluto ha inviato il maggior numero di missionari in ogni angolo del mondo. Quella stessa fede ardente che aveva infiammato la loro nascita si tramutò in una forza evangelizzatrice di portata globale. Le società bibliche, le scuole teologiche, le stazioni radiofoniche cristiane, le case editrici evangeliche e le grandi crociate evangelistiche internazionali furono tutte interamente guidate e sostenute dalle chiese americane. Movimenti spirituali di proporzioni immense, come il Secondo Grande Risveglio del diciannovesimo secolo guidato da Charles Finney, il dirompente movimento pentecostale di Azusa Street nato nel 1906, le storiche crociate globali di Billy Graham e la crescita esponenziale di denominazioni come le Assemblee di Dio, i Battisti del Sud, i Metodisti Wesleyani e la Chiesa di Dio, resero gli Stati Uniti il vero e proprio centro nevralgico dell’evangelizzazione mondiale. Vennero organizzati innumerevoli seminari che inviarono pastori in America Latina, in Asia e in Africa. Le Sacre Scritture furono tradotte in centinaia di lingue e dialetti. Furono create stazioni radiofoniche, canali televisivi e piattaforme mediatiche che raggiunsero milioni di anime con il messaggio urgente del ravvedimento e della salvezza. Il pastore John Piper, riflettendo sul ruolo storico dell’America, affermò:
Gli Stati Uniti sono stati grandemente usati da Dio, non perché siano migliori delle altre nazioni, ma perché hanno avuto accesso al Vangelo, alle risorse e alla libertà di diffonderlo. Queste benedizioni ci rendono responsabili, non superiori.
Uno dei ruoli profetici più significativi e costanti degli Stati Uniti è stato senza dubbio il loro sostegno incondizionato e duraturo nei confronti dello Stato d’Israele. Sin dal lontano 1948, anno in cui l’America fu tra i primissimi Paesi a riconoscere ufficialmente l’indipendenza israeliana, essa ha mantenuto una relazione diplomatica, militare ed economica del tutto privilegiata con il popolo ebraico. Più recentemente, nel 2017, il presidente Donald Trump ha riconosciuto ufficialmente Gerusalemme come capitale legittima d’Israele e vi ha trasferito l’ambasciata americana; un gesto che molti leader cristiani, tra cui John Hagee, hanno interpretato come un vero e proprio atto profetico perfettamente allineato con le parole del profeta Zaccaria, capitolo dodici, versetto tre, e della Genesi, capitolo dodici, versetto tre, dove Dio promette solennemente benedizioni a chi benedirà Abramo e giudizio a chi lo maledirà. Gli Stati Uniti hanno posto il loro veto a dozzine di risoluzioni delle Nazioni Unite contrarie a Israele, hanno ampiamente finanziato il suo sistema di difesa missilistica e ne hanno sostenuto fermamente la sovranità nazionale. Questo supporto non è affatto casuale. Molti dei leader americani hanno dichiarato apertamente di agire in questo modo non soltanto per mere ragioni geopolitiche, ma spinti da una profonda convinzione biblica. Teologi del calibro di Jonathan Edwards, già nel diciassettesimo secolo, ritenevano che gli Stati Uniti avrebbero avuto un ruolo cruciale negli ultimi tempi come strumento eletto da Dio per la diffusione planetaria del Vangelo. Tuttavia, altri studiosi, come Erwin Lutzer nel suo monito contenuto nel libro When a Nation Forgets God, avvertono severamente che ogni singola nazione che decide di allontanarsi dalla Parola sarà inevitabilmente colpita dal giudizio divino, indipendentemente da quanto grande, potente o benedetta essa sia stata nel suo passato. Lo storico Paul Boyer, autore del saggio When Time Shall Be No More, spiega che gran parte dell’identità nazionale americana è stata storicamente legata a una visione apocalittica del proposito divino. Molti movimenti evangelici hanno ritenuto che Dio avesse innalzato l’America appositamente per proteggere Israele, predicare il Vangelo e preparare la strada per il glorioso ritorno di Cristo. Tuttavia, questa esaltazione deve essere necessariamente bilanciata con l’avvertimento biblico. Nel libro del profeta Amos, al capitolo tre, versetto due, Dio si rivolge a Israele dicendo:
Soltanto voi ho conosciuto tra tutte le famiglie della terra; perciò io vi punirò per tutte le vostre iniquità.
Questo versetto ci insegna che maggiore è la luce ricevuta, maggiore e più severo sarà il giudizio. Se gli Stati Uniti sono stati una nazione legata a un patto ideale con i principi divini, saranno anche una nazione chiamata a rendere strettamente conto di ogni cosa davanti al tribunale di Dio. Ora, non si può affatto parlare del destino profetico di una nazione senza prendere in seria considerazione la sua attuale condizione spirituale. Proprio come Dio, nella Sua sovranità, ha innalzato imperi grandiosi nel passato per adempiere ai Suoi scopi, allo stesso modo li ha abbattuti rovinosamente nel momento in cui le loro opere si sono riempite di malvagità e corruzione. La Bibbia è estremamente chiara nell’affermare che Dio pesa le nazioni sulla bilancia della Sua giustizia, esattamente come fece un tempo con la superba Babilonia. Nel libro di Daniele, al capitolo cinque, versetto ventisette, leggiamo il verdetto divino:
Tu sei stato pesato con la bilancia e sei stato trovato mancante.
Gli Stati Uniti, sebbene grandemente benedetti dalle loro fondamenta timorate di Dio, hanno compiuto passi da gigante verso la più totale apostasia. Quella nazione che un tempo promuoveva attivamente la santità ora legalizza apertamente la perversione. Quella stessa società che si occupava di stampare e diffondere le Bibbie ora censura sistematicamente la verità. Quella medesima organizzazione che inviava missionari nei luoghi più remoti ora finanzia ideologie dichiaratamente anticristiane. Questo spaventoso declino non è avvenuto dall’oggi al domani; si è trattato di un processo graduale, silenzioso, abilmente camuffato sotto la bandiera della libertà personale e normalizzato capillarmente attraverso l’azione dei mass media, del sistema educativo e della politica.
Durante il sedicesimo e il diciannovesimo secolo, i cosiddetti grandi risvegli spirituali avevano scosso profondamente e rigenerato la vita spirituale dell’intero Paese. I pulpiti delle chiese ardevano di messaggi infuocati che esortavano al ravvedimento sincero. Le comunità erano costantemente colme di preghiere ferventi e l’intera nazione avvertiva in modo tangibile l’influenza benefica del Vangelo. Tuttavia, a partire dal ventesimo secolo in poi, e in modo particolare nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale, ha avuto inizio una profonda trasformazione culturale che ha intaccato gravemente la spiritualità del Paese. Il materialismo sfrenato, la ricerca del comfort a tutti i costi, il secolarismo radicale e il liberalismo teologico si sono infiltrati progressivamente all’interno delle chiese. Le grandi crociate evangeliche di un tempo hanno ceduto il passo a veri e propri spettacoli religiosi. La predicazione biblica rigorosa è stata sostituita da discorsi motivazionali e superficiali. Le folle non cercavano più la santità di vita, bensì esperienze puramente emotive e passeggere. Il pastore Leonard Ravenhill, nel suo celebre libro intitolato Why Doesn’t Revival Come?, lanciò un severo avvertimento:
L’America è piena di chiese che si divertono mentre l’inferno si riempie. Non ci sarà alcun risveglio dove non c’è un cuore rotto.
La nazione si è addormentata spiritualmente proprio mentre il nemico guadagnava rapidamente terreno all’interno del sistema scolastico, nel mondo delle arti, nei mezzi di comunicazione e nelle istituzioni politiche.
Uno dei più grandi e tragici punti di svolta di questa decadenza è stato senza dubbio la legalizzazione dell’aborto in seguito alla celebre sentenza Row contro Wade del 1973. Da quel preciso momento storicamente drammatico, più di sessanta milioni di gravidanze sono state interrotte deliberatamente attraverso l’aborto. Questo immenso peccato grida vendetta e giustizia dalla terra verso il cielo, esattamente come fece il sangue dell’innocente Abele. La cultura della morte è stata progressivamente normalizzata e promossa attivamente come se fosse un legittimo diritto della donna, quando in realtà rappresenta la negazione del diritto più sacro e fondamentale di tutti: il diritto alla vita stessa. Successivamente, sono giunte leggi che hanno sferrato un attacco diretto e frontale al disegno originario di Dio per la famiglia. Nell’anno 2015, la Corte Suprema ha legalizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso attraverso la sentenza Obergefell contro Hodges, ignorando del tutto quanto stabilito chiaramente nel libro della Genesi, capitolo due, versetto ventiquattro, e nella Lettera ai Romani, capitolo uno, versetti dal ventisei al ventisette. Oggi, assistiamo alla punizione di pastori, insegnanti e liberi cittadini che osano ancora affermare con coraggio che il matrimonio è un’unione sacra esclusivamente tra un uomo e una donna, o che il genere è una realtà biologica oggettiva e non un dato soggettivo fluidamente modificabile. L’ideologia di genere, nata nell’alveo del marxismo culturale, ha penetrato profondamente le scuole, le università e i media, arrivando persino a influenzare e contagiare quelle chiese che hanno tragicamente apostatizzato dalla verità originaria. Il dottor Al Mohler, presidente del Southern Baptist Theological Seminary, ha scritto a tal proposito:
Quando una nazione ridefinisce ciò che Dio ha stabilito, sta scavando la propria fossa spirituale. Non esiste neutralità morale. Ogni legge riflette una teologia, e gli Stati Uniti hanno scelto una teologia di aperta ribellione.
In un ironico e drammatico risvolto della storia, quella nazione che si era fatta paladina instancabile della libertà religiosa ora reprime attivamente le convinzioni bibliche più profonde. I cristiani che difendono strenuamente il diritto alla vita, il disegno naturale della famiglia o la Signoria assoluta di Cristo si trovano a dover affrontare lo scherno pubblico, la censura mediatica e persino veri e propri procedimenti giudiziari. Conti bancari appartenenti a ministeri cristiani sono stati chiusi d’autorità. Contenuti prettamente biblici vengono sistematicamente censurati sulle principali piattaforme di social network. Pastori fedeli sono stati arrestati per aver predicato il messaggio di Cristo nelle strade o per essersi rifiutati categoricamente di celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso. L’intolleranza feroce nei confronti della verità viene oggi ipocritamente camuffata sotto il nome di tolleranza universale; ma in realtà, si tratta di un odio profondo e viscerale verso Dio. Gesù stesso aveva avvertito i suoi discepoli riguardo a questa dinamica nel Vangelo di Giovanni, al capitolo quindici, versetti diciotto e diciannove:
Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.
Gli Stati Uniti sono attualmente il principale produttore e distributore mondiale di materiale pornografico. Esportano regolarmente musica profana i cui testi sono intrisi di violenza efferata, lussuria sfrenata, stregoneria, occultismo e orgoglio superbo. I film di maggior successo a Hollywood glorificano apertamente il peccato, banalizzano il male in ogni sua forma e ridicolizzano senza sosta la fede cristiana. La Bibbia insegna chiaramente nel libro del profeta Isaia, al capitolo cinque, versetto venti:
Guai a quelli che chiamano bene il male, e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro!
Il vero giudizio divino ha inizio proprio nel momento in cui una società decide di invertire totalmente i valori stabiliti da Dio. Gli Stati Uniti non fanno affatto eccezione a questa regola spirituale; al contrario, essi sono oggi uno dei principali contributori mondiali alla diffusione della corruzione morale e spirituale.
La Lettera ai Romani, al capitolo uno, versetti dal ventiquattro al ventotto, descrive accuratamente cosa accade quando Dio cessa di contendere con un popolo ribelle. In sintesi, i versetti affermano che Dio li ha abbandonati all’impurità, Dio li ha abbandonati a passioni infami e Dio li ha abbandonati a una mente depravata. Questo triplice abbandono da parte di Dio costituisce un giudizio progressivo ed inesorabile. Esso non si manifesta sempre e necessariamente attraverso il fuoco visibile che cade dal cielo, bensì attraverso una forma di abbandono spirituale. È il momento esatto in cui Dio rimuove la Sua mano protettiva e le conseguenze distruttive del peccato si moltiplicano esponenzialmente, fino a quando la società stessa non finisce per autodistruggersi. Molti studiosi e teologi sono convinti che gli Stati Uniti si trovino già pienamente sotto l’effetto di questo severo giudizio. Il dottor John MacArthur, all’interno di una celebre serie di sermoni incentrati proprio sul primo capitolo della Lettera ai Romani, ha affermato:
Dio ha già iniziato a giudicare questa nazione. Non lo fa necessariamente con guerre immediate o terremoti rovinosi. Lo fa lasciando che la società affondi sempre di più nella propria depravazione.
Nel Vangelo di Luca, al capitolo dodici, versetto quarantotto, viene solennemente dichiarato:
Ma colui che non l’ha conosciuta, e ha fatto cose degne di castigo, riceverà pochi colpi. A chiunque molto è stato dato, molto sarà richiesto; e a chi molto è stato affidato, tanto più si domanderà.
Gli Stati Uniti d’America hanno ricevuto nel corso della loro storia molta più luce spirituale rispetto a tantissime altre nazioni del pianeta. Hanno avuto un accesso libero e totale alla Bibbia, una piena libertà di culto, predicatori straordinariamente unti dallo Spirito Santo, chiese fiorenti e piene di vita e risorse economiche praticamente illimitate. Di conseguenza, disprezzando e rigettando deliberatamente quella luce così grande, la nazione si espone inevitabilmente a un giudizio infinitamente più severo. Non sarà affatto giudicata alla stregua delle nazioni pagane che non hanno mai udito il Vangelo; sarà giudicata severamente come una nazione che conosceva perfettamente la verità e che ha scelto di respingerla in modo consapevole e ostinato.
Ora, una delle domande che risuona con maggior frequenza tra i credenti, gli studiosi e gli attenti osservatori del panorama escatologico mondiale è la seguente: gli Stati Uniti compaiono esplicitamente oppure no all’interno delle profezie bibliche? Com’è mai possibile che la nazione più potente, influente e formidabile del mondo moderno non venga menzionata in modo chiaro e inequivocabile nel libro dell’Apocalisse, né all’interno dei grandi passaggi profetici di libri come Daniele, Isaia, Geremia o Ezechiele? Questa apparente e vistosa assenza ha dato comprensibilmente origine a molteplici interpretazioni, a speculazioni di ogni genere e a prese di posizione teologiche contrastanti. Tuttavia, per poter rispondere con rigore e accuratezza, dobbiamo necessariamente partire da ciò che la Scrittura rivela effettivamente, e non da ciò che noi desidereremmo trovare a tutti i costi. La profezia biblica possiede intrinsecamente un focus teocentrico e geografico ben preciso, rigorosamente centrato sulla terra d’Israele e non sull’Occidente moderno. Le Scritture profetiche ruotano interamente attorno al piano redentivo di Dio per l’umanità, e non attorno alle alterne vicende delle superpotenze umane. L’intera narrazione profetica, dalla Genesi fino all’Apocalisse, si focalizza costantemente sul popolo dell’alleanza, ovvero Israele. Le nazioni straniere che compaiono all’interno delle profezie vi entrano esclusivamente in virtù della loro diretta relazione con Israele, sia che esse agiscano come strumenti divini di giudizio, sia come nemici giurati, come protettori temporanei o come attori principali nello scenario escatologico degli ultimi giorni. Per fare degli esempi concreti, imperi come l’Egitto, l’Assiria, Babilonia, la Persia, la Grecia e Roma sono direttamente coinvolti nella narrazione profetica poiché hanno influenzato, oppresso, deportato o circondato geograficamente la terra d’Israele. Nel libro del profeta Ezechiele, ai capitoli trentotto e trentanove, Gog e Magog vengono menzionati esplicitamente insieme ad altre nazioni ben precise che si leveranno in armi contro Israele negli ultimi giorni. Il libro dell’Apocalisse, dal canto suo, concentra la sua drammatica narrazione sulla città di Gerusalemme, sul tempio, sulla figura dell’Anticristo e sulle nazioni che si oppongono fieramente al regno di Dio. Gli Stati Uniti, com’è ovvio, non esistevano affatto nel mondo antico in cui fu scritta la Bibbia, e non possedevano alcuna presenza fisica o connessione diretta con l’Israele dei tempi antichi. Pertanto, la loro esplicita assenza testuale non significa affatto che essi non avranno alcun ruolo negli eventi finali, bensì indica che il loro ruolo sarà secondario, periferico o puramente simbolico, e non certamente centrale.
Nonostante la Bibbia non menzioni mai gli Stati Uniti con il loro nome geografico o politico, diversi studiosi hanno proposto nel corso del tempo alcune interpretazioni di tipo simbolico o indiretto. Le principali posizioni teologiche merita di essere presentate di seguito in modo dettagliato, analizzandone i punti di forza e le relative debolezze. La prima posizione identifica gli Stati Uniti come la grande Babilonia descritta dettagliatamente nei capitoli diciassette e diciotto del libro dell’Apocalisse. Questa rappresenta senza dubbio una delle interpretazioni più diffuse e popolari a livello mediatico. Si argomenta che la grande meretrice, definita anche come Babilonia la Grande, possa rappresentare una superpotenza economica, culturale e politica degli ultimi tempi. Alcuni studiosi mettono in evidenza le seguenti caratteristiche peculiari di Babilonia: essa si presenta come una città immensamente ricca e sfarzosa; esercita un’influenza enorme su tutte le altre nazioni; è profondamente idolatra e corrotta; perseguita ferocemente i santi; e la sua improvvisa caduta provoca un pianto e un lutto di proporzioni globali. Coloro che sostengono fermamente che gli Stati Uniti siano questa Babilonia moderna indicano i numerosi parallelismi esistenti con la realtà contemporanea: una capitale mondiale dell’intrattenimento immorale, un centro nevralgico del commercio planetario, un esportatore globale di valori anticristiani e un protettore del sistema secolare mondiale. Tuttavia, questa specifica interpretazione è ampiamente dibattuta e contestata. Molti altri teologi vedono in Babilonia una città letterale che sorgerà in futuro, possibilmente nella regione del Medio Oriente, oppure la interpretano come il sistema religioso ed economico globale guidato dall’Anticristo. Il dottor John Walvoord, uno dei più grandi esperti di escatologia dispensazionalista del ventesimo secolo, sosteneva che Babilonia rappresenti l’unione del potere religioso ed economico negli ultimi tempi, e non necessariamente una specifica nazione politica come gli Stati Uniti.
La seconda posizione vede gli Stati Uniti come un alleato di Israele nella celebre battaglia descritta nel capitolo trentotto del libro del profeta Ezechiele. Il versetto tredici di questo capitolo menziona esplicitamente Seba, Dedan, i mercanti di Tarsis e tutti i suoi leoncelli, i quali osservano l’invasione di Israele da parte delle potenze nemiche senza intervenire direttamente nel conflitto. Alcuni interpreti hanno suggerito che Tarsis e i suoi leoncelli possano rappresentare le moderne nazioni coloniali derivate dall’Occidente antico, includendo l’Inghilterra, il Canada, l’Australia e, di conseguenza, gli Stati Uniti. Questa interpretazione vede l’America come uno dei leoncelli di Tarsis, ovvero un discendente culturale ed economico dell’Europa. Sebbene questo argomento sia indubbiamente suggestivo, esso manca tuttavia di una solida e inattaccabile base esegetica. La maggior parte degli studiosi biblici considera questa connessione forzata e storicamente debole.
La terza posizione, che raccoglie un consenso crescente tra i teologi evangelici contemporanei, afferma che gli Stati Uniti non compaiono nelle profezie semplicemente perché perderanno la loro sovranità nazionale prima o durante il regno dell’Anticristo. Secondo questa visione, l’America andrà incontro a un progressivo indebolimento, crollerà dal punto di vista economico o verrà totalmente assorbita all’interno del sistema globale di governo della bestia. Questa idea acquista notevole forza se si considera che il capitolo tredici dell’Apocalisse descrive un’unica autorità mondiale alla quale si sottometteranno tutti i popoli, le lingue e le nazioni della terra. Ciò implicherebbe necessariamente che gli Stati Uniti cesseranno di esistere come superpotenza indipendente. La loro assenza profetica indicherebbe quindi che la nazione verrà diluita e integrata come una semplice provincia del sistema globale. Il pastore David Jeremiah, nel suo libro intitolato Is America in Biblical Prophecy, scrive:
Una delle ragioni per cui l’America potrebbe non trovarsi sulle pagine della profezia è perché a quel punto avrà cessato di essere un’influenza significativa.
Tuttavia, esiste un’ulteriore e potente ragione per cui gli Stati Uniti potrebbero non svolgere un ruolo di primo piano nella profezia finale, ed è legata all’impatto devastante che avrà il rapimento della Chiesa. Sebbene non sia possibile stabilire con esattezza quanti veri credenti vi siano oggi in America, si stima che vi siano milioni di cristiani autenticamente nati di nuovo. Se il rapimento della Chiesa dovesse avvenire prima del periodo della tribolazione, questa nazione verrebbe letteralmente paralizzata dalla subitanea scomparsa dei suoi cittadini più fedeli e integri. Immaginiamo per un momento un Paese in cui milioni di pastori, intercessori, genitori cristiani, leader sociali e lavoratori onesti svaniscono contemporaneamente nel nulla. Questa perdita repentina avrebbe un effetto assolutamente devastante sulla stabilità sociale, economica, militare e spirituale dell’intera nazione. In un simile contesto di collasso interno, gli Stati Uniti perderebbero qualsiasi capacità di resistere all’agenda globalista dell’Anticristo, trasformandosi in una semplice pedina sul grande scacchiere mondiale. L’assenza degli Stati Uniti nella profezia finale non deve affatto essere motivo di orgoglio, bensì di profonda preoccupazione. Una nazione che è stata una luce fulgida tra i popoli rischia di rimanere completamente esclusa dal piano profetico attivo se decide di voltare definitivamente le spalle a Dio. Come è già accaduto a tutte le grandi potenze del passato, la loro rovina non sarà causata da una carenza di armamenti, ma dalla totale mancanza del timore di Dio. Nel libro del profeta Geremia, al capitolo diciotto, versetti nove e dieci, il Signore dichiara con chiarezza:
E in un momento io parlo di una nazione o di un regno, per edificarlo e per piantarlo; ma se essa fa ciò che è male ai miei occhi, non ubbidendo alla mia voce, io mi pento del bene che avevo determinato di farle.
Dio possiede il diritto assoluto e sovrano di innalzare o di abbattere le nazioni secondo la Sua insindacabile volontà. Gli Stati Uniti hanno ricevuto una grande luce, e a una maggiore luce corrisponde inevitabilmente una maggiore responsabilità. La loro apparente assenza nella profezia biblica non è un’omissione accidentale, ma un messaggio chiaro e perentorio: nessuna potenza umana è posta al di sopra del giudizio di Dio.
Non possiamo affatto trascurare questo elemento cruciale. Uno degli aspetti più tragici e dolorosi del declino spirituale dell’America non è soltanto la corruzione morale evidente nel mondo secolare, ma l’apostasia teologica che ha invaso e contaminato molte delle sue chiese. Il giudizio di Dio non ha inizio nei tribunali del governo umano o negli studi cinematografici di Hollywood, bensì prende il via proprio all’interno del tempio, come dichiara solennemente la Prima Lettera di Pietro, al capitolo quattro, versetto diciassette:
Infatti è giunto il tempo in cui il giudizio deve cominciare dalla casa di Dio.
Invece di ergersi come colonne stabili e bastioni incrollabili della verità divina, molte chiese negli Stati Uniti si sono trasformate in veri e propri palcoscenici per spettacoli mediatici, in centri di motivazione psicologica o in piattaforme per la diffusione di dottrine antibibliche camuffate da spiritualità moderna.
Uno dei movimenti più distruttivi e aberranti nati proprio sul suolo americano è il cosiddetto “Vangelo della prosperità”. Questo falso messaggio afferma in modo ingannevole che Dio esisterebbe quasi esclusivamente per soddisfare i desideri materiali del credente, per arricchirlo economicamente e per garantirgli il successo terreno senza alcuna forma di sofferenza o sacrificio. Si tratta di una totale distorsione del messaggio della croce e di una palese negazione del vero discepolato cristiano. Predicatori famosi come Kenneth Copeland, Benny Hinn, Creflo Dollar, Joel Osteen e molti altri hanno promosso per anni un’immagine distorta di Dio, presentandOlo come una sorta di banchiere celeste. Hanno insegnato formule quasi magiche per ottenere ricchezza e hanno pervertito sistematicamente passaggi biblici, come la Terza Lettera di Giovanni, capitolo uno, versetto due, estrapolandoli completamente dal loro contesto originario. Questo vangelo antropocentrico ha sostituito il lusso alla santità, il potere economico al cuore rotto, le carte di credito alla croce di Cristo e la gloria di Dio all’applauso degli uomini. Il pastore Paul Washer, confrontandosi apertamente con questo movimento, ha dichiarato senza mezzi termini:
Il vangelo della prosperità è una delle più grandi frodi spirituali del secolo. Promette l’oro sulla terra mentre nega la gloria del cielo.
Negli Stati Uniti sono sorte centinaia di megachiese che danno la priorità assoluta al design architettonico, alla produzione audiovisiva di alto livello, alla crescita numerica dei membri e all’esperienza emotiva, ma che hanno completamente relegato in secondo piano la fedele e rigorosa predicazione della Parola di Dio. In molti pulpiti si parla ossessivamente di autostima anziché di ravvedimento, di sogni personali anziché di santificazione, di leadership di successo anziché di obbedienza a Dio. La predicazione espositiva della Bibbia è stata ampiamente rimpiazzata da discorsi motivazionali. La preghiera comunitaria è stata soppiantata da musica sensazionalistica. Il digiuno è stato totalmente dimenticato e la croce viene a malapena menzionata per non urtare la sensibilità degli ascoltatori. Il teologo Robert Charles Sproul ammoniva severamente a tal proposito:
Quando la Chiesa imita il mondo per attrarre il mondo, non è più la Chiesa; è intrattenimento spirituale al servizio dei desideri carnali.
Negli Stati Uniti sono sorti anche movimenti che si presentano ingannevolmente come grandi risvegli, ma che in realtà non sono altro che eresie velate. Tra questi spicca la Nuova Riforma Apostolica, che promuove una falsa restaurazione di apostoli e profeti moderni dotati di una presunta autorità territoriale, senza alcuna sottomissione biblica o responsabilità pastorale. Troviamo poi l’Universalismo, che insegna falsamente che tutti gli uomini saranno salvati indipendentemente dalla loro fede o dalla loro condotta morale, negando di fatto la necessità del ravvedimento e l’esclusività salvifica di Cristo. Vi è inoltre l’Inclusivismo dottrinale, che accetta e legittima pratiche come l’omosessualità nei ruoli di leadership, l’ordinazione di donne pastore in contrasto con i testi biblici e la redefinizione stessa del concetto di peccato in nome di una malintesa tolleranza. Molte chiese hanno adottato integralmente il linguaggio e l’ideologia del movimento LGBTQ, avallando un cristianesimo edulcorato, privo di croce, privo di conversione e privo di una reale trasformazione interiore. Il dottor Michael Brown, teologo e apologeta ebreo messianico, ha denunciato con forza questa situazione:
La Chiesa in America ha perso la sua bussola morale. È più interessata a integrarsi nella cultura piuttosto che a trasformare la cultura. Ha dimenticato che Cristo non è venuto per compiacere gli uomini, ma per salvarli dal loro peccato.
Molti dei cosiddetti risvegli moderni sul suolo americano sono stati caratterizzati da un emotivismo incontrollato, da pratiche prive di qualsiasi fondamento biblico, da presunte manifestazioni dello Spirito che contraddicono nei fatti il vero frutto dello Spirito Santo e da falsi profeti che mercificano i doni di Dio. Eventi storici come il risveglio di Toronto, il risveglio di Lakeland o gli eccessi di certi ambienti carismatici estremi hanno prodotto un’immensa confusione, scandali finanziari e morali, declino spirituale e profonde divisioni all’interno del corpo di Cristo.
Nonostante tutta questa dilagante apostasia, non tutto è ancora perduto. Nel mezzo della decadenza morale, Dio conserva sempre un Suo residuo fedele. Vi sono ancora pastori che predicano la verità con le lacrime agli occhi. Vi sono congregazioni che digiunano e pregano intensamente. Vi sono giovani che amano sinceramente la santità e voci profetiche che non si sono vendute al sistema. Come ai tempi del profeta Elia, vi sono ancora settemila persone che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal. Spetta proprio a questa vera Chiesa innalzare un grido di intercessione e un appello accorato al ravvedimento nazionale. Come scrisse il profeta Geremia al capitolo sei, versetto sedici:
Così dice il Signore: “Fermatevi sulle vie e guardate, domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e incamminatevi per essa; voi troverete riposo alle anime vostre!”
Gli Stati Uniti hanno un disperato bisogno di ritornare ai sentieri antichi; se lo faranno, Dio nella Sua grazia potrà restaurarli, ma se persisteranno nella loro ribellione, saranno inevitabilmente pesati sulla bilancia e trovati mancanti.
Tuttavia, sebbene gli Stati Uniti non siano esplicitamente menzionati nel testo della profezia biblica, essi non sono affatto esenti dai principi eterni che Dio ha stabilito per giudicare la condotta delle nazioni. Uno di questi principi spirituali è chiaro, fermo ed assolutamente ineludibile: quello che l’uomo semina, quello pure raccoglierà. Questo principio non si applica soltanto ai singoli individui, ma riguarda strettamente anche i regni, gli imperi e le intere civiltà umane. La semina spirituale di una nazione determina in modo matematico il suo raccolto profetico. Quando una nazione semina peccato, ribellione e apostasia, raccoglierà inevitabilmente giudizio, confusione e distruzione. Dio non esegue mai il Suo giudizio senza aver prima avvertito ripetutamente. Egli innalza sempre la Sua voce, invia segni chiari, affronta apertamente il peccato e offre generosamente un’opportunità di ravvedimento. Questo è il modo esatto in cui Egli ha agito storicamente con Israele, con le nazioni vicine, con le città empie e con i più superbi imperi. La testimonianza delle Scritture è categorica: nessuna nazione che abbia persistito nella propria ribellione è rimasta impunita. Ma è altrettanto vero che nessuna nazione che si sia umiliata sinceramente davanti al Signore è stata da Lui respinta.
In tutte le Scritture, le nazioni non vengono mai giudicate unicamente sulla base delle loro leggi civili o delle loro alleanze militari, bensì sulla base di qualcosa di molto più profondo: la loro relazione con Dio e la loro risposta pratica nei confronti della verità che è stata loro rivelata. Dio tratta le nazioni come entità morali e spirituali responsabili delle proprie azioni. Quando una nazione conosce la verità, la predica, la promuove e poi successivamente la rinnega e la rigetta, il suo giudizio diventa immensamente più severo. Il caso della città di Ninive rappresenta uno degli esempi più potenti e significativi di tutta la Bibbia. Si trattava di una città interamente pagana, idolatra, estremamente violenta e completamente estranea al patto con il Dio d’Israele. Tuttavia, quando il profeta Giona fu inviato a proclamare il messaggio di imminente giudizio, l’intera città, a partire dal re fino agli animali domestici, si umiliò profondamente, digiunò e si ravvide sinceramente dai propri peccati. Questo episodio dimostra che persino le nazioni più empie, se scelgono di tornare a Dio, possono ricevere il Suo perdono. Al contrario, Babilonia fu completamente distrutta a causa della sua arroganza; Tiro a causa della sua avidità mercantile; Sodoma per la sua perversione morale; e la stessa Gerusalemme, il popolo dell’alleanza, fu devastata a causa della sua persistente apostasia. Queste città e questi regni versarono sangue innocente, promossero l’idolatria, legalizzarono l’immoralità e respinsero sistematicamente il messaggio dei profeti; come diretta conseguenza, andarono incontro a una distruzione spietata. Dio lo ribadì a Israele nel libro di Amos, capitolo tre, versetto due:
Soltanto voi ho conosciuto tra tutte le famiglie della terra; perciò io vi punirò per tutte le vostre iniquità.
Questo principio spirituale rimane pienamente valido oggi come allora: a una maggiore rivelazione corrisponde una maggiore responsabilità; a un maggiore privilegio spirituale fa eco una maggiore richiesta morale. Quando una nazione è stata un vaso riempito di così tanta luce, come lo sono stati gli Stati Uniti d’America, il suo giudizio finale sarà direttamente proporzionale alla portata della sua ribellione.
Gli Stati Uniti non sono affatto assenti dalla profezia per un puro caso o per una sbadataggine storiografica. Il silenzio del testo sacro nei loro confronti rappresenta un vero e proprio grido d’avvertimento. Una nazione fondata su saldi principi biblici, che ha inviato missionari in tutto il mondo, che ha protetto Israele e che ha proclamato con fierezza la propria fiducia in Dio, oggi si trova sospesa a un punto estremamente critico della sua storia. Essa ha seminato orgoglio, ribellione, immoralità e apostasia. Ha legalizzato il peccato, ha commercializzato il Vangelo, ha espulso la Parola di Dio dalle proprie scuole, ha calpestato il disegno naturale della famiglia e ha permesso che a milioni di bambini innocenti venisse tolta la vita direttamente nel grembo materno. Le chiese hanno barattato la croce con la celebrità, la santità con lo spettacolo, la predicazione fedele con l’intrattenimento delle masse. La loro cultura celebra apertamente ciò che Dio odia e disprezza profondamente ciò che Dio approva.
Eppure, nonostante questo quadro drammatico, Dio rimane sovrano, giusto e infinitamente misericordioso. Egli non desidera affatto la morte del malvagio, ma desidera intensamente che egli si ravveda e viva. Egli non distrugge mai senza aver prima avvertito, e non giudica senza aver prima rivolto un appello al cuore rotto e all’umiliazione. Se gli Stati Uniti non torneranno a Dio, se non si umilieranno profondamente, se non riconosceranno il proprio peccato e non grideranno per ricevere misericordia, allora saranno inevitabilmente umiliati, saranno spezzati e ridotti in cenere; e questo non avverrà per mano umana, ma per il perfetto giudizio dell’Altissimo, il quale non può essere beffato in alcun modo. Il loro immenso potere politico e militare verrà dissipato, la loro gloria terrena si estinguerà e la loro voce influente diventerà un silenzio assordante nel concerto delle nazioni mondiali.
Ma se questa nazione sceglierà di ravvedersi sinceramente, se ritornerà a percorrere i sentieri antichi, se restaurerà gli altari della preghiera che sono crollati, se ritornerà a predicare Cristo con fedeltà e a vivere in stretta obbedienza alla Sua Parola, allora vi sarà un pieno e totale perdono. Dio può purificare la nazione dal male, può restaurare la dignità perduta e può innalzare nuovamente l’America, non come un impero egemone o una superpotenza umana, bensì come un puro strumento per la manifestazione della Sua gloria terrena. Oggi non stiamo affatto parlando di dinamiche geopolitiche, stiamo parlando di principi spirituali eterni. Oggi non discutiamo di partiti politici o di presidenti in carica, parliamo di peccato, di giudizio e di grazia divina. Oggi non stiamo difendendo una bandiera nazionale, stiamo difendendo l’avanzamento del Regno di Dio. Il futuro degli Stati Uniti d’America non verrà deciso all’interno delle stanze della Casa Bianca, né tra i corridoi del Pentagono e nemmeno nei mercati finanziari di Wall Street. Il futuro di questa nazione si deciderà esclusivamente ai piedi dell’altare, in ginocchio, in un atteggiamento di profonda umiliazione e di sincero ravvedimento. Nel Secondo Libro delle Cronache, al capitolo sette, versetto quattordici, troviamo la promessa e la chiave per la restaurazione:
Se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome, si umilia, prega, cerca la mia faccia e si converte dalle sue vie malvage, io lo ascolterò dal cielo, perdonerò il suo peccato e guarirò il suo paese.