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L’epopea della Renault 8: l’icona cubica che ha segnato il tramonto del motore posteriore e conquistato l’Europa

L’epopea della Renault 8: l’icona cubica che ha segnato il tramonto del motore posteriore e conquistato l’Europa

Il panorama automobilistico dei primi anni Sessanta si trovava in una fase di profonda transizione. In Francia, la Régie Renault dominava le classifiche di vendita grazie al successo travolgente della Dauphine, che dal 1957 al 1961 era rimasta ininterrottamente l’autovettura più venduta nel Paese transalpino. Tuttavia, la rapida evoluzione dei gusti del pubblico e la crescente concorrenza internazionale imposero ai vertici della casa della losanga lo sviluppo di un modello radicalmente nuovo, capace di traghettare l’azienda verso il futuro. Nel giugno del 1962 venne così presentata al mondo la Renault 8 (R8), una vettura destinata non solo a raccogliere l’eredità della Dauphine, ma a scrivere una delle pagine più affascinanti, complesse e vincenti della storia industriale ed emotiva del continente europeo.

La genesi stilistica della Renault 8 rappresenta un perfetto esempio di gestione della crisi e genialità dell’ultimo minuto. Le prime proposte interne della Régie per il design della vettura non avevano convinto la dirigenza, poiché riproponevano le linee morbide e rotonde tipiche degli anni Cinquanta, ormai percepite come obsolete. In tutta fretta, Renault decise di affidarsi all’eclettico talento di Philippe Charbonneau, designer indipendente specializzato nel settore automobilistico. Charbonneau, affiancato da Gaston Juchet, una presenza stabile e autorevole all’interno della direzione stile della Régie dal 1958, ebbe a disposizione pochissime settimane per ridisegnare completamente la carrozzeria. Il risultato fu una rottura netta con il passato: le curve rassicuranti vennero messe definitivamente in soffitta a favore di linee tese, angoli vivi e una struttura spiccatamente cubica che rispondeva ai nuovi canoni estetici del modernismo degli anni Sessanta.

Osservando la vettura da vicino, l’apparente semplicità delle forme geometriche rivelava in realtà una personalità estetica curata nei minimi dettagli. Il frontale, privo di calandra per ovvie ragioni di architettura meccanica, era caratterizzato da un pannello anteriore ornato da una modanatura cromata che integrava il logo Renault, elegantemente decentrato sul lato destro. La parte superiore era delimitata dal profilo spiovente e appuntito del cofano, mentre quella inferiore presentava una marcata piega della lamiera che ospitava i piccoli indicatori di direzione rotondi. I fari principali, anch’essi circolari, erano incassati in ampi alloggiamenti che conferivano alla vettura uno sguardo profondo. Il paraurti anteriore, diviso in tre sezioni, mostrava una parte centrale rialzata tra i rostri, una soluzione ereditata dalla Dauphine per agevolare l’estrazione della ruota di scorta, alloggiata in un vano accessibile direttamente dalla strada. Il profilo laterale della Renault 8 si distingueva per una linea di cintura alta e due nervure longitudinali che slanciavano la fiancata, mentre i passaruota assumevano una forma geometrica definita. Il posteriore, anch’esso estremamente squadrato, presentava un cofano motore dotato di una generosa griglia di ventilazione e fari dalla forma geometrica caratteristica, la cui efficacia visiva fu tale da essere successivamente adottata da numerosi costruttori artigianali, tra cui la celebre Alpine per le sue iconiche berlinette.

Sotto questa pelle d’avanguardia, la Renault 8 manteneva un legame ingegneristico con la tradizione tecnica della casa, evolvendo la configurazione a motore posteriore e trazione posteriore, definita in gergo “tutto dietro”. La struttura monoscocca poggiava su un sistema a quattro ruote indipendenti. L’avantreno era stato modernizzato con l’adozione di doppi snodi sferici, gruppi molla-ammortizzatore idraulico e una barra stabilizzatrice; il retrotreno utilizzava montanti oscillanti, molle elicoidali e ammortizzatori idraulici, integrati successivamente da una barra antirollio. La vera novità risiedeva tuttavia nel cuore pulsante dell’auto: il motore “Sierra”, noto anche come blocco “Cléon-Fonte”. Sviluppato a partire dall’unità della Dauphine, questo propulsore a valvole in testa e albero a camme laterale si distingueva per l’adozione di un albero motore a cinque supporti di banco, una soluzione tecnica raffinata che garantiva robustezza e fluidità di funzionamento. Con una cilindrata portata a 956 cm³, l’unità erogava 48 cavalli SAE, consentendo alla vettura di sfiorare una velocità massima di 130 km/h, gestita da un cambio con leva al pavimento a tre rapporti interamente sincronizzati o a quattro rapporti con prima non sincronizzata. Un altro primato tecnologico di assoluto rilievo per l’epoca fu l’introduzione di serie di un impianto frenante a quattro dischi, una caratteristica fino ad allora riservata a vetture di classe nettamente superiore o a modelli sportivi come la Caravelle.

Nel corso della sua evoluzione, la gamma si arricchì nel 1964 con la versione Renault 8 Major. Questa variante proponeva una motorizzazione maggiorata a 1108 cm³, abbinata a un cambio a quattro marce o a una trasmissione semiautomatica con selettore posizionato sulla plancia. La Major offriva prestazioni superiori, portando la velocità di punta a 134 km/h, ma la sua prima apparizione sul mercato fu breve, poiché nel 1965 lasciò temporaneamente il posto alla nuova e più spaziosa Renault 10. La Major sarebbe tornata in listino nel 1967, diventando la versione d’accesso della gamma in sostituzione del modello base da 956 cm³.

L’abitacolo della Renault 8 si presentava accogliente e spazioso per la sua categoria, offrendo un comfort notevole grazie a sedili ben imbottiti e rivestimenti colorati di ottima fattura. Sebbene lo spazio posteriore risultasse leggermente sacrificato per gli adulti di statura più elevata, il progresso rispetto alla Dauphine era evidente sotto ogni punto di vista, eccezion fatta per l’insonorizzazione acustica, che rimaneva uno dei punti deboli della vettura. La plancia originaria era estremamente spartana, dotata di un profilo di protezione superiore, due bocchette di aerazione laterali e un cruscotto rettangolare; il cassetto portaoggetti fu introdotto solo con l’anno modello 1964. Nel 1967, in concomitanza con la riorganizzazione della gamma, gli interni subirono un importante aggiornamento: la plancia venne rivestita con una finitura in finto legno, la strumentazione fu raggruppata in due grandi elementi circolari e venne adottato un nuovo volante dal disegno più moderno. Il bagagliaio anteriore offriva una capacità di circa 250 decimetri cubi, integrata da un piccolo e utile spazio ricavato dietro lo schienale del divano posteriore.

La pagina più gloriosa e leggendaria della storia di questo modello è indubbiamente legata al nome di Amédée Gordini. Nell’autunno del 1964 nacque la Renault 8 Gordini 1100, una vettura che avrebbe rivoluzionato il concetto di berlina sportiva in Francia e in Europa. Caratterizzata da una squillante livrea blu di Francia attraversata da due strisce bianche longitudinali, la Gordini montava il motore da 1108 cm³ profondamente rivisto, dotato di una testata emisferica in alluminio e due carburatori a doppio corpo. La potenza balzò a 77 cavalli DIN, permettendo alla vettura di raggiungere i 170 km/h e di scattare da 0 a 100 km/h in circa 13 secondi. Il telaio fu opportunamente irrigidito e le sospensioni furono adeguate alle nuove sollecitazioni. Il culmine dell’evoluzione fu raggiunto nel 1966 con la presentazione della Gordini 1300. Riconoscibile immediatamente per il frontale a quattro fari rotondi, questa versione adottava un propulsore da 1255 cm³ da ben 88 cavalli DIN associato a un cambio a cinque marce. La velocità massima saliva a 175 km/h, con un’accelerazione da 0 a 100 km/h coperta in poco più di 11 secondi. Nonostante un prezzo di listino di 13.500 franchi nel 1967 (quasi il doppio rispetto ai 7.100 franchi richiesti per la Major), la Gordini si dimostrò estremamente competitiva rispetto alle rivali straniere come la Mini Cooper S o la Cortina Lotus, vendendo complessivamente oltre 11.000 esemplari. Oltre al successo commerciale, la R8 Gordini divenne una straordinaria fucina di talenti grazie alla creazione della celebre “Coupe Gordini”, il primo campionato monomarca della storia, che permise a piloti del calibro di Jean-Pierre Jabouille, Jean-Pierre Jarier, Bernard Darniche, Jean-Luc Thérier e Jean Ragnotti di muovere i primi passi nell’automobilismo professionistico, conquistando nel contempo storici trionfi nei rally, come le tre vittorie consecutive al Tour de Corse nel 1964, 1965 e 1966.

Per colmare il profondo divario prestazionale ed economico esistente tra la tranquilla Major e l’estrema Gordini, Renault introdusse nel 1968 la Renault 8 S. Questa versione riprendeva l’estetica aggressiva a quattro fari della Gordini, sebbene priva di proiettori allo iodio, e adottava la plancia della Major integrata da un contagiri sportivo. Il motore da 1108 cm³, grazie all’adozione di un carburatore a doppio corpo, erogava 51 cavalli, garantendo una velocità massima di 145 km/h e un comportamento brillante senza penalizzare i costi di gestione.

La storia della Renault 8 superò ben presto i confini francesi, trasformandosi in un successo industriale globale attraverso una fitta rete di accordi internazionali. Nel 1966, la Régie strinse uno storico accordo con il governo rumeno, che portò alla nascita della società UAP e del marchio Dacia. La prima vettura prodotta nello stabilimento di Pitești fu proprio la Dacia 1100, una Renault 8 assemblata su licenza, il cui primo esemplare venne orgogliosamente inaugurato dal presidente Nicolae Ceaușescu. La produzione rumena proseguì fino al 1971, totalizzando oltre 37.000 esemplari. Nello stesso periodo, il modello fu protagonista di un’analoga ma meno fortunata avventura in Bulgaria, dove le società di stato ETO Bullet e CSP Metalhim diedero vita al marchio “Bulgarrenault” per l’assemblaggio della R8 e della Alpine nella fabbrica di Plovdiv, un’esperienza che si concluse nel 1970 a causa del limitato successo commerciale. Di ben altra portata fu l’esperienza spagnola: a partire dal 1965, la vettura entrò nelle linee di produzione della Faza Renault di Valladolid. Le R8 spagnole, pur identiche a quelle francesi, si distinguevano per l’adozione di freni a tamburo sull’asse posteriore. Non disponendo della Gordini in gamma, la filiale iberica sviluppò nel 1968 la Renault 8 TS, una versione sportiva locale dotata di un motore da 1108 cm³ potenziato a 56 cavalli, caratterizzata da quattro fari anteriori di uguali dimensioni e interni specifici. Mentre in Francia la produzione della Renault 8 si interruppe definitivamente nel 1973, in Spagna il modello godette di una seconda giovinezza grazie a un profondo restyling introdotto nello stesso anno, che standardizzò il frontale a quattro fari su tutte le versioni, introdusse nuovi paraurti rettilinei e fari posteriori rettangolari di grandi dimensioni, protraendo la produzione fino al 1976.

Commercializzata con successo anche al di fuori del continente europeo, in mercati complessi come gli Stati Uniti, il Canada e il Messico, la Renault 8 ha concluso la sua gloriosa carriera europea con un volume complessivo di vendite superiore a 1.300.000 esemplari. Gli ultimi anni di commercializzazione trascorsero in un clima di declino per le vetture a configurazione “tutto dietro”, la cui dinamica di guida, caratterizzata da una spiccata tendenza al sovrasterzo, richiedeva una notevole perizia da parte del conducente ed era ormai considerata superata rispetto alla nascente egemonia della trazione anteriore. L’eredità della Renault 8 venne raccolta dalla Renault 12, una vettura a trazione anteriore presentata nel 1969 che avrebbe proiettato la casa della losanga verso nuovi e straordinari successi commerciali globali, ponendo fine a un’era tecnica irripetibile.