Emergenza furti di animali: quando l’affetto diventa il nuovo bersaglio dei criminali
Il legame profondo che unisce una famiglia al proprio animale domestico è diventato, purtroppo, il nuovo bersaglio di una criminalità sempre più spregiudicata. A San Paolo, il fenomeno del furto di cani ha assunto proporzioni allarmanti, trasformandosi da un reato mirato esclusivamente ai cani di razza – spesso rivenduti illegalmente o utilizzati per la riproduzione – a una minaccia che non risparmia più nessuno, inclusi i meticci, affettuosamente chiamati “viralatas”.
L’angoscia di chi torna a casa e trova il proprio compagno di vita sparito è una ferita difficile da rimarginare. È quanto accaduto a dona Azira, la cui quotidianità è stata stravolta quando il suo amato Fred, un cane dal manto color caramello, è stato sottratto sotto i suoi occhi mentre lei era intenta nelle faccende domestiche. La vicenda, avvenuta a Santo André, nella regione dell’ABC Paulista, avrebbe potuto trasformarsi in una tragedia senza fine se non fosse stato per le telecamere di sicurezza di un vicino. Le immagini sono agghiaccianti: una coppia si avvicina al cancello, una donna impedisce al cane di abbaiare coprendogli la bocca con un panno, mentre l’uomo forza le grate. Il cane, docile e ignaro del pericolo, viene portato via con la forza. Un atto di una freddezza disarmante, che riassume la vulnerabilità di chi non ha voce per difendersi.
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I numeri forniti dalla Segreteria della Pubblica Sicurezza dipingono un quadro preoccupante: solo nei primi tre mesi dell’anno si sono registrati 80 casi, mentre nel 2025 sono stati ben 380 gli animali strappati alle proprie case. Ma cosa spinge una persona a sottrarre un animale che, in molti casi, non ha alcun valore di mercato? Gli esperti suggeriscono ragioni psicologiche inquietanti: spesso, chi compie tali atti cerca di colmare il vuoto lasciato dalla morte del proprio animale, scegliendone uno che gli somigli fisicamente. È un furto dell’identità affettiva, un atto di egoismo che ignora completamente il dolore inflitto a un’altra famiglia.
La contraddizione è evidente: mentre migliaia di animali languiscono nei canili e nelle associazioni di volontariato, in attesa di una casa e di amore, c’è chi sceglie la strada criminale per soddisfare un bisogno effimero. Si tratta di un reato punibile con l’arresto, eppure la pratica continua a diffondersi, alimentata dall’impunità percepita e dalla facilità con cui questi atti vengono compiuti.

Fortunatamente, la storia di Fred ha avuto un epilogo diverso. Grazie alla diffusione del video sui social e alla denuncia presentata alle autorità, il caso è diventato virale, costringendo i responsabili a restituire il cane. Il ricongiungimento tra dona Azira e il suo compagno a quattro zampe è stato un momento di pura commozione, un raggio di luce in una realtà troppo spesso cupa. Tuttavia, la vicenda di Fred rimane un monito per tutti i proprietari: il pericolo è reale e la vigilanza non è mai troppa. In un mondo in cui l’affetto è merce rara, proteggere i nostri animali non è solo un dovere morale, ma un atto di resistenza contro chi cerca di mercificare, o peggio, di rubare i legami più puri che possediamo. La giustizia deve continuare a fare il suo corso, ma la consapevolezza collettiva è l’arma più efficace contro questa forma di violenza insensata.