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Le prove nascoste dell’esistenza di Satana | Perché Dio permette il male

Migliaia di cristiani si radunano regolarmente in Piazza San Pietro per assistere a Papa Francesco che celebra la Santa Messa, un momento di profonda devozione collettiva.

Tuttavia, durante un consueto saluto alla folla dei fedeli, il Papa si ferma improvvisamente e pone le sue mani sulla fronte di un uomo che appare chiaramente posseduto.

In quel preciso istante, Francesco recita un’antica preghiera di liberazione, e il corpo dell’uomo inizia a scuotersi violentemente.

Il video di questo incredibile avvenimento è diventato immediatamente virale, facendo rapidamente il giro del mondo e catturando l’attenzione di milioni di persone.

Per molti spettatori, quella è stata la prima volta in assoluto in cui hanno testimoniato un vero e proprio esorcismo dal vivo.

Fino ad allora, la maggior parte delle persone credeva che tali pratiche fossero semplicemente un antico mito medievale o una suggestione cinematografica.

Tuttavia, questo momento specifico ha rivelato al mondo intero una convinzione fondamentale e incrollabile di Papa Francesco.

Per il Pontefice, il male è qualcosa di assolutamente reale.

Non si tratta affatto di un concetto astratto o di una semplice problematica psicologica.

Il male non è una cosa vaga o indefinita, ma è una persona reale.

È un’entità concreta e tangibile.

Satanás.

Una forza maligna e cosciente che può letteralmente prendere il controllo totale del corpo di un essere umano.

Quindi, sorge spontanea una domanda profonda: che cos’è veramente il male?

Per quale motivo esiste nell’universo?

E da dove ha origine originariamente?

Per trovare delle risposte concrete a questi interrogativi, dobbiamo intraprendere un viaggio nel tempo e nello spazio verso la terra santa, Gerusalemme.

Appena fuori dalla città, proprio dove l’ombra delle sue antiche mura si estende verso la direzione sud, si trova la valle di Inom.

È proprio in questo luogo geografico che la Bibbia colloca alcuni degli atti più atroci e spaventosi mai commessi dagli esseri umani nella storia.

Si tratta di azioni scellerate, ispirate direttamente da un’influenza maligna superiore.

Nei giorni lontani dei re di Giuda, quando la nazione di Israele era già un regno solidamente stabilito, qualcosa di oscuro cominciò a corrompere i cuori del popolo.

Influenzati profondamente dalle culture dei popoli vicini, alcuni israeliti iniziarono ad adottare rituali pagani aberranti.

Proprio in questa valle, essi eressero il Tofet, un altare di fuoco dedicato a un’entità mostruosa e assetata di sangue di nome Moloch.

Moloch era rappresentato da una gigantesca statua di bronzo con la testa di un bue e le braccia tese verso il basso, che formavano una rampa mortale che conduceva direttamente all’interno di un ventre riempito di fuoco incandescente.

Ciò che accadeva regolarmente in quel luogo definisce perfettamente il concetto stesso di male puro.

Gli abitanti di Gerusalemme prendevano i loro stessi figli primogeniti e li posizionavano deliberatamente sulle mani di bronzo arroventate della statua.

I bambini rotolavano senza scampo direttamente tra le fiamme vive dell’altare.

Nel frattempo, centinaia di tamburi suonavano incessantemente e senza sosta per coprire interamente le loro grida strazianti, affinché i genitori non potessero provare alcuna compassione o ripensamento.

Si trattava di una vera e propria transazione spirituale: sangue innocente offerto in cambio di favori terreni, raccolti abbondanti o potere militare.

La depravazione morale che si verificava in questa valle era talmente estrema che questa malvagità venne registrata ufficialmente nel libro del profeta Geremia.

In questo testo sacro, Dio dichiara apertamente e con profonda ira:

«E hanno costruito gli alti luoghi di Tofet, che è nella valle del figlio di Inom, per bruciare nel fuoco i loro figli e le loro figlie, cosa che io non avevo comandato e che non mi era mai venuta in mente.»

Bisogna osservare con estrema attenzione questa specifica frase biblica.

Dio afferma testualmente che un’azione simile non gli era mai nemmeno passata per la mente.

Questa rappresenta l’unica volta in tutta la Bibbia in cui il livello di male raggiunto dall’uomo, sotto la guida oscura di Satana, ha superato la logica stessa della creazione divina.

Era un male così puro e così alieno a Dio che non faceva nemmeno parte dei suoi piani originali di giudizio.

La valle di Inom venne quindi marchiata per sempre, considerata impura, maledetta, e i profeti decretarono che il suo fuoco non si sarebbe mai spento.

Ma occorre prestare molta attenzione all’evoluzione storica, perché nel corso del tempo questo luogo si trasformò nella discarica pubblica di Gerusalemme.

Era lì che venivano gettati costantemente i rifiuti della città, le carcasse degli animali morti e i cadaveri dei criminali che non meritavano una degna sepoltura.

Per prevenire lo scoppio di terribili pestilenze, un fuoco veniva mantenuto acceso ed ardente ventiquattro ore su ventiquattro.

Il fuoco bruciava incessantemente e la notte consumava la putrefazione dei rifiuti, mentre l’odore acre dello zolfo permeava costantemente l’aria circostante.

Ecco perché, quando Gesù di Nazaret volle avvertire i suoi contemporanei sul destino finale delle anime che rifiutano deliberatamente Dio, utilizzò una parola che chiunque a Gerusalemme poteva comprendere perfettamente: Geenna.

Egli si riferiva esattamente a questo luogo fisico in cui il fuoco non si spegneva mai.

Ed è stato proprio qui, nella valle di Inom, che è nato storicamente quello che oggi noi chiamiamo comunemente inferno.

La persona che ha saputo definire e descrivere meglio di chiunque altro l’inferno cristiano è indubbiamente Dante Alighieri.

Il celebre poeta italiano ha donato al mondo intero un’opera straordinaria intitolata La Divina Commedia, la quale rappresenta la migliore descrizione dell’inferno esistente nella letteratura.

L’inferno dantesco è strutturato come una discesa a forma di imbuto che sprofonda direttamente verso il centro esatto della Terra.

Esso è rigorosamente diviso in nove cerchi concentrici, dove ogni singolo peccato riceve la propria specifica tortura.

Il viaggio del poeta inizia nel primo cerchio.

Il Limbo è un luogo caratterizzato da ombre costanti e da una profonda, deprimente armonia.

Qui risiedono stabilmente le anime di coloro che non hanno potuto conoscere Cristo, come ad esempio il poeta Omero o il grande generale musulmano Saladino.

In questo luogo non ci sono fiamme tormentatrici, ma vi è qualcosa di decisamente peggiore: l’eterno vuoto spirituale derivante dalla consapevolezza che non vedranno mai il volto di Dio.

Tuttavia, non appena si attraversa questa prima soglia, l’oscurità circostante diventa decisamente letale.

Nel secondo cerchio, i peccatori che si sono macchiati del peccato di lussuria vengono travolti e spazzati via da una bufera violenta che non si ferma mai.

Questo è il castigo eterno per coloro che in vita hanno ceduto ciecamente agli impulsi della carne.

Ora sono diventati il giocattolo indifeso di un vento impetuoso che li sbatte brutalmente contro le rocce per l’eternità.

Ma ciò che segue immediatamente dopo è ancora più degradante per l’essere umano.

Il terzo cerchio è interamente riservato ai golosi.

Lì, le persone sono costrette a strisciare completamente nude attraverso un fango fetido e gelido, sotto una pioggia incessante di grandine nera.

Esse vengono assediate senza tregua, costrette a rotolarsi nella sporcizia e ad essere morse continuamente da Cerbero.

Il cane a tre teste della mitologia greca, che in questo contesto rappresenta la voracità insaziabile, strappa loro gli arti uno ad uno con le sue potenti mascelle, ricordando loro che anch’essi hanno divorato tutto senza alcun controllo in vita.

Scendendo ancora più in basso, nel quarto cerchio, gli avari pagano duramente per la loro ossessione verso il denaro e i beni materiali.

Si ritrovano nudi, miserabili e completamente spogliati di ogni possedimento terreno.

La loro condanna consiste nel compiere fatiche del tutto infruttuose e prive di significato, spingendo enormi pesi per il resto dell’eternità, non ricevendo in cambio nient’altro che fame e tormento.

L’orrore aumenta progressivamente con coloro che si sono lasciati dominare dal peccato capitale dell’ira.

Nel quinto cerchio, sommersi all’interno di una palude bollente, i dannati combattono fino alla morte in un conflitto perpetuo e insensato, ferendosi e maltrattandosi a vicenda per sempre.

E mentre continuiamo a scendere attraverso il sesto, il settimo e l’ottavo cerchio, l’inferno diventa il luogo riservato ai peccati che non sono più dovuti a una semplice mancanza di autocontrollo, ma a una scelta consapevole e deliberata di fare del male.

Troviamo gli eretici intrappolati dentro sepolcri di fuoco, i tiranni sommersi in fiumi di sangue bollente e i fraudolenti torturati dai demoni in fosse colme di escrementi e fiamme.

Prestiamo ora la massima attenzione, perché siamo finalmente giunti al punto più basso di tutta la creazione, il luogo in assoluto più lontano da Dio.

Molti credono erroneamente che questo fondo sia dominato dal fuoco e dalle fiamme, ma la realtà descritta è l’esatto contrario.

È ghiaccio puro, è il fondo del baratro, il luogo dove risiedono i traditori, ed è il posto più freddo esistente nell’intero universo.

La logica di questa struttura è brutalmente coerente.

Se Dio è amore e l’amore è calore, allora la totale assenza di Dio deve necessariamente essere il freddo, un freddo assoluto, un vuoto totale senza luce e senza vita.

Al fondo dell’abisso si apre un immenso lago ghiacciato chiamato Cocito.

Questo è il luogo rigorosamente riservato a coloro che hanno tradito la fiducia più sacra.

E al centro esatto di questo lago si trova l’angelo caduto in persona, Lucifero.

Ora Satana, il grande avversario, si ritrova intrappolato nel ghiaccio fino al petto, e il suo stesso desiderio disperato di fuggire alimenta continuamente la sua stessa prigione.

Egli sbatte le sue ali nel tentativo di scappare, ma così facendo genera solo ulteriori raffiche di vento gelido che congelano ancora di più il lago circostante.

E nelle sue colossali mascelle mastica eternamente i più grandi traditori della storia umana: Giuda Iscariota, Cassio e Bruto.

Questo rappresenta l’eterno e definitivo castigo per Satana.

Molti sanno che prima di diventare l’arcinemico di Dio, Satana era originariamente un angelo.

Era l’essere celestiale più bello e splendente, finché l’ego e l’invidia non lo hanno corrotto profondamente.

Egli si ribellò apertamente contro Dio, e un terzo degli angeli del cielo si unì alla sua causa ribelle.

Allora Dio lo espulse definitivamente dal paradiso e da quel preciso momento divenne Satana, l’avversario.

Ma sorge spontanea una domanda: vi siete mai chiesti perché Dio non distrugga semplicemente Satana?

Perché permette al suo più grande nemico di continuare ad esistere e ad operare nel mondo?

Esistono diverse spiegazioni teologiche a riguardo.

In primo luogo, gli spiriti non muoiono affatto come muoiono gli esseri umani.

Gesù stesso lo ha affermato chiaramente.

Dio è spirito.

E quando Dio ha creato gli angeli, li ha creati intrinsecamente come esseri spirituali.

Ciò significa che essi non possiedono un corpo fisico come il nostro e non sono affatto soggetti alla morte così come noi la intendiamo.

Satana non può semplicemente cessare di esistere da un momento all’altro.

La sua essenza è puramente spirituale; di conseguenza, non invecchia e non muore fisicamente.

Ma c’è un aspetto ancora più profondo che è fondamentale comprendere.

Dio è infinitamente giusto, e nella sua perfetta giustizia nessuno viene mai giustiziato o condannato senza prima essere passato attraverso un regolare processo, e il tempo per loro non è ancora giunto.

Non sono ancora stati processati definitivamente.

Quel momento solenne è già scritto chiaramente nel Libro dell’Apocalisse e il giorno stabilito arriverà inevitabilmente.

Il Libro dell’Apocalisse lo definisce come il grande giorno del giudizio, un giorno in cui ogni cosa sarà rivelata, in cui ogni essere, sia gli angeli che gli umani, sarà giudicato per le proprie azioni.

Quel giorno non è ancora arrivato, ma è già scritto e segnerà la sua fine definitiva.

Dunque, se Dio sapeva già in anticipo che Lucifero si sarebbe ribellato contro di lui, per quale motivo ha deciso comunque di crearlo?

Qui risiede la chiave di volta di tutto.

La risposta si trova in un principio fondamentale del piano di Dio: il libero arbitrio.

Dio ha creato tutti gli esseri dotandoli della piena capacità di scegliere, poiché senza la libertà l’amore è totalmente impossibile.

Egli voleva che tutte le sue creature potessero decidere autonomamente se seguirlo o meno.

E questo include espressamente Satana e gli angeli che lo hanno seguito, così come include me e voi.

Il vero amore non può mai essere forzato in alcun modo; deve essere sempre una decisione volontaria.

Perché se non hai la possibilità concreta di dire di no, allora il tuo sì non ha alcun valore reale.

Senza libertà non può esserci amore.

L’amore non può essere imposto, preteso o costretto.

L’amore deve essere scelto liberamente, e se Dio ci avesse costretti ad amarlo, non sarebbe un padre, ma sarebbe un dittatore.

Ecco perché, quando ha creato gli angeli, ha concesso loro la totale libertà di scelta.

E ha fatto esattamente lo stesso quando ha creato l’umanità, perché desiderava una relazione autentica e reale, non un’obbedienza vuota e robotica.

Dio sapeva benissimo che esisteva il rischio concreto che qualcuno scegliesse di allontanarsi da lui.

Lucifero lo ha fatto, Adamo ed Eva lo hanno fatto, e moltissimi altri lo hanno fatto da allora.

Ma questo non cambia minimamente il disegno originario.

Dio non ha ritirato il dono della scelta, perché esso rimane l’unica porta d’accesso verso l’amore vero.

Provate a chiedervi questo.

Che valore avrebbe la vostra fede se non aveste la possibilità di dubitare?

Quale merito avrebbe la vostra obbedienza se non aveste la possibilità di disobbedire?

Cosa significherebbe il vostro amore per Dio se non aveste nessun’altra opzione disponibile?

Dio non desidera seguaci per obbligo, egli vuole figli che lo amino per scelta, ed è per questo che permette l’esistenza della libertà.

Anche se a volte questo comporta sofferenza, persino quando Satana si è ribellato, Dio non ha annullato il libero arbitrio dell’universo, poiché la libertà è una parte centrale del piano divino.

Pensateci bene.

Se Dio avesse ucciso Satana immediatamente dopo la sua ribellione, avrebbe annullato la libertà che egli stesso aveva donato.

Sarebbe stato come dire:

«Avete la libertà, ma se non scegliete ciò che voglio io, morite all’istante.»

E questa non sarebbe affatto libertà, ma sarebbe manipolazione.

È proprio su questo punto che molte persone commettono un errore di valutazione.

Si aspettano che Dio agisca come un giudice umano che applica una punizione immediata ed impulsiva.

Ma la giustizia di Dio non è affatto impulsiva.

Dio rispetta profondamente persino le decisioni che lo offendono.

Questo non significa affatto che egli le approvi, ma significa che rimane fedele al proprio disegno originario.

Questo rappresenta uno dei misteri più difficili da accettare per l’essere umano.

La libertà che Dio dona può condurre anche al caos, eppure egli continua a donarla poiché il suo amore non cerca di controllarvi, ma cerca di trasformarvi dal di dentro.

E la trasformazione avviene solo ed esclusivamente quando si sceglie Dio per convinzione profonda, e non per paura della punizione.

Se Dio avesse ucciso Satana immediatamente, il resto della creazione non avrebbe appreso alcuna lezione.

Dio non vuole un paradiso popolato da esseri che obbediscono solo per timore.

Egli desidera un regno pieno di figli trasformati dalla sua grazia.

A questo punto sorge la grande domanda: può Satana essere utilizzato come uno strumento all’interno del piano di Dio?

Questa è un’idea che può apparire estremamente difficile da accettare, eppure è chiaramente presente nella Bibbia.

Gesù fu condotto nel deserto, guidato dallo Spirito Santo, proprio per essere tentato.

E lì, per quaranta giorni consecutivi, Satana lo affrontò faccia a faccia.

Gli offrì del pane quando Gesù era affamato.

Gli offrì la fama, il potere, il dominio assoluto, tutto ciò che il mondo idolatra da sempre.

Ma Gesù non cedette minimamente.

Egli rispose sistematicamente con le parole:

«Sta scritto»

Resistette efficacemente a ogni singola tentazione e rimase saldo.

E con questo atteggiamento, egli rese chiara una cosa fondamentale.

Egli era l’unico degno.

Perché solo colui che ha superato la tentazione può farsi carico del peccato del mondo intero.

Per salvarci, Gesù ha dovuto vivere la vita perfetta che noi non eravamo in grado di vivere, per poi offrirsi di morire al nostro posto, prendendo su di sé le nostre colpe.

Superando la tentazione di Satana nel deserto, Gesù ha dimostrato di essere quell’agnello senza macchia.

Questo ci conduce a una riflessione incredibile.

E se la tentazione nel deserto fosse stata una parte essenziale e prevista del piano di Dio?

Satana pensava erroneamente di indebolire Gesù, ma in realtà stava certificando la sua autorità spirituale, mostrando che né la fame, né il potere, né la gloria terrena avrebbero potuto deviare il Figlio di Dio dal suo cammino.

Successivamente, negli ultimi giorni della vita terrena di Gesù, Satana riappare, ma questa volta lo fa entrando nel cuore di Giuda, il discepolo che lo avrebbe tradito, colui che avrebbe consegnato il Messia per poche monete d’argento.

La Bibbia afferma chiaramente che Satana entrò in Giuda.

Fu lui a seminare il tradimento e a condurre Gesù verso il Golgota.

Ma se guardiamo la situazione da vicino, come avrebbe potuto Gesù morire per i peccati del mondo se nessuno lo avesse tradito?

Ancora una volta vediamo come Dio prenda il peggio dell’azione del nemico e lo renda parte integrante del piano eterno di salvezza.

Dio è perfettamente in grado di usare persino il nemico per compiere il suo proposito superiore.

E qui risiede una grande lezione per tutti noi.

Le cose negative che ci accadono nella vita fanno anch’esse parte del proposito di Dio, anche se non siamo in grado di comprenderlo in quel momento.

Nulla di ciò che il nemico vi scaglia contro sfugge mai al controllo sovrano di Dio.

Né la tentazione, né il tradimento, né il dolore più acuto.

Nelle ferite profonde, nei momenti in cui avete pensato disperatamente: dove si trova Dio adesso?, egli era proprio lì, utilizzando persino la sofferenza come parte di una storia molto più grande che ancora non riuscite a vedere nella sua interezza.

Vi è mai capitato qualcosa di simile?

Avete mai vissuto un’esperienza che sul momento sembrava del tutto ingiusta e incomprensibile, ma che con il passare del tempo avete capito essere parte del piano di Dio?

Raccontatelo nella sezione dei commenti, perché la vostra storia personale può essere una luce per gli altri e la vostra testimonianza può essere esattamente il segno di cui una persona ha bisogno in questo momento.

Tuttavia, il fatto che Satana abbia un finale già scritto nell’Apocalisse non significa affatto che sia inattivo nel presente.

Al contrario, se il libero arbitrio è la porta d’accesso all’amore vero, è anche l’esatto spazio in cui l’avversario opera con la massima violenza, cercando di spingerci a usare quella stessa libertà per autodistruggerci.

Molti scettici si domandano spesso: se Satana è reale, dove sono le prove concrete della sua esistenza?

Benvenuti nel mondo dell’esorcismo, un ambito in cui la scienza si ferma e la fede affronta direttamente un male che cerca un veicolo fisico, che cerca carne e sangue.

Provate a chiedere a un qualsiasi esorcista con decenni di esperienza alle spalle cosa non sia mai riuscito a cancellare dalla propria memoria.

Non vi parlerà affatto delle urla disumane, ma vi parlerà dello sguardo.

Coloro che hanno affrontato direttamente il diavolo descrivono uno sguardo di puro male, che non è una semplice espressione di rabbia umana.

È uno sguardo che non appartiene più alla persona posseduta, ma a qualcosa di estremamente antico che la abita dall’interno.

Non si tratta di uno sguardo di follia o di una comune malattia mentale.

Gli psichiatri che collaborano attivamente con la Chiesa confermano che in quegli occhi si manifesta chiaramente un’entità intelligente, una presenza che vi conosce perfettamente, che conosce le vostre debolezze e che vi osserva con una gelida superiorità.

Ed è proprio qui che la logica umana si spezza, poiché nelle stanze degli esorcismi si sono verificati eventi che violano apertamente le leggi della fisica.

Esistono referti medici e testimonianze giurate di casi caratterizzati da una forza sovrumana.

Si sono verificati casi di giovani ragazzi del peso di appena cinquanta chili che, in uno stato di trance, sono stati capaci di scagliare tre uomini robusti dall’altra parte della stanza con un solo braccio, o di piegare sbarre d’acciaio con una sola mano.

Ma vi è qualcosa di ancora più terrificante: la levitazione.

Sono stati documentati casi in cui il corpo della persona posseduta si solleva letteralmente da terra sfidando apertamente la forza di gravità davanti agli occhi di testimoni increduli.

Non ci sono fili nascosti, non ci sono trucchi.

Si tratta della manifestazione visibile di un’energia che non appartiene affatto a questo mondo materiale.

Per la scienza ufficiale tutto questo è impossibile, ma per l’esorcista rappresenta la prova tangibile che lo spirito maligno ha assunto il controllo totale.

È in quel momento che vengono utilizzati gli strumenti che l’avversario detesta profondamente: i sacramentali.

Quando il sacerdote solleva una croce di legno o spruzza l’acqua benedetta, la reazione della persona posseduta non è di natura psicologica, ma è fisica e violentissima.

Si sono verificati casi in cui l’acqua benedetta brucia la pelle del posseduto come se si trattasse di acido corrosivo, nonostante sia comune acqua.

Tuttavia, dobbiamo comprendere un aspetto cruciale.

Il male non entra mai per puro caso.

Esso si nutre principalmente delle nostre crepe interiori più profonde, come la rabbia repressa, il risentimento accumulato nel tempo o la mancanza di perdono.

Queste ferite interne rappresentano le porte che noi stessi lasciamo pericolosamente aperte.

Pertanto, la cosa in assoluto più importante è guarire quelle ferite interiori.

È in questo modo che il nemico perde istantaneamente tutto il suo potere.

Si tratta di una battaglia per la libertà dell’anima che può essere vinta solo attraverso la riconciliazione profonda con Dio.

Ma se pensate che la figura del male sia un’esclusiva del cristianesimo, state per scoprire qualcosa di estremamente inquietante.

Nel corso della storia, culture totalmente differenti e separate da deserti e oceani hanno descritto esattamente lo stesso identico nemico.

Indipendentemente dalla lingua parlata o dal secolo di riferimento, la scia lasciata dall’avversario è identica.

Viaggiamo indietro nel tempo di quattromila anni, verso le sabbie dell’antico Egitto.

Gli antichi egizi non consideravano affatto il male come un concetto astratto.

Il male aveva un nome preciso: Seth.

Il dio Seth rappresentava il caos e l’oscurità, un’entità che cercava costantemente di corrompere l’ordine divino universale.

Inoltre, essi possedevano una credenza rivoluzionaria per l’epoca.

Durante il processo di mummificazione, gli egizi trattavano il cuore come il registro fondamentale di un’intera vita vissuta.

Al momento della morte, essi rimuovevano il cervello e tutti gli organi vitali, tranne il cuore.

Il cuore era l’unica cosa che veniva lasciata intenzionalmente all’interno del corpo, poiché si credeva che custodisse la mente, la memoria e il registro dell’anima.

Ecco perché, nel giudizio finale egizio, il cuore del defunto veniva pesato su una bilancia contro la piuma di Maat, il simbolo della verità e della giustizia.

Se il cuore pesava più della piuma a causa del male e del peccato commessi, veniva immediatamente divorato da una bestia mostruosa, condannando l’anima alla non esistenza eterna.

Ciò che risulta affascinante è che gli antichi egizi sono stati i primi a registrare l’idea che le nostre azioni abbiano un peso letterale, un carico fisico sull’anima.

E nel millenovecentosette, il dottor Duncan MacDougall condusse un esperimento macabro ma affascinante.

Egli pesò accuratamente i pazienti moribondi esattamente nel momento del loro ultimo respiro, cercando di dimostrare che l’anima possedesse una massa fisica, e scoprì che perdiamo esattamente ventuno grammi.

Ecco perché molti credono tuttora che quello sia il peso esatto dell’anima: ventuno grammi.

L’Egitto ha stabilito le fondamenta morali, ma la prima religione a definire il male come un’entità dotata di una propria volontà specifica è stata il Zoroastrismo.

Il Zoroastrismo, fondato dal profeta Zoroastro nell’Antica Persia, nacque intorno al millecinquecento avanti Cristo.

Si tratta di una delle religioni più antiche del mondo e qui il male viene definito per la prima volta come un’entità dotata di volontà propria.

Lo chiamavano Angra Mainyu, un principe delle tenebre a capo di un esercito di demoni, che rappresenta la radice spirituale da cui avrebbero attinto successivamente tutte le tradizioni abramitiche.

Questa figura chiamata Angra Mainyu presenta parallelismi impressionanti con il Satana che vediamo descritto più avanti nelle Scritture.

Egli non era un dio, ma possedeva il potere di influenzare pesantemente il mondo materiale.

La sua arma principale non era la spada, bensì l’inganno.

Per i zoroastriani, il peccato in assoluto più grave era la menzogna.

E il maligno è il padre della menzogna, un interlocutore disonesto il cui unico compito è ingannare per allontanare le persone dai loro valori migliori.

Mille anni più tardi, Gesù avrebbe utilizzato una descrizione quasi identica per Satana con queste precise parole:

«Quando dice il falso, parla del suo, perché è bugiardo e padre della menzogna.»

I persiani credevano che al momento della morte l’anima dovesse attraversare il ponte di Chinvat.

Per i giusti il ponte si presentava largo e facile da percorrere, ma per i malvagi esso si restringeva fino a diventare sottile come il filo di un rasoio, facendo precipitare l’anima nell’abisso della sofferenza eterna.

Un concetto che ci appare stranamente familiare.

La cosa più sorprendente è che queste due correnti culturali finirono per convergere.

Quando i giudei furono esiliati a Babilonia e in Persia, il popolo di Israele entrò in contatto diretto con la cultura persiana.

Assorbirono così la profondità morale del peccato dell’Egitto e la struttura spirituale della battaglia cosmica della Persia.

La figura di Ha-Satan, l’accusatore nella Bibbia ebraica, cominciò ad assumere la sua forma definitiva, preparandosi a rivelare al mondo l’identità completa dell’avversario nelle Scritture.

Ma questo schema si ripete identico in altre parti del globo.

Nel Buddismo troviamo Mara, un re demoniaco che adotta forme ibride di uomo e di bestia per tentare gli individui attraverso le illusioni.

Nell’Islam, egli è Iblis, un essere fatto di fuoco che si ribellò per puro orgoglio, rifiutandosi categoricamente di prostrarsi davanti ad Adamo.

Dalle antiche denominazioni del folklore europeo fino al Lucifero delle Scritture, l’umanità non ha fatto altro che dare nomi differenti alla medesima entità.

Se osserviamo con attenzione, il male ha tormentato ogni singola pagina della nostra storia, dalle guerre più violente fino all’odio quotidiano.

E per secoli ci siamo chiesti da dove derivi originariamente il male.

La scienza moderna ha cercato risposte e le ha trovate all’interno del cervello umano.

Le ricerche nel campo delle neuroscienze e della psicologia rivelano che il male estremo possiede una firma fisica ben visibile nel cervello.

Il neuroscienziato dottor Kent Kiehl, dopo aver scansionato il cervello di centinaia di criminali, ha scoperto una reale anomalia nei soggetti psicopatici.

Essi presentano una visibile riduzione della materia grigia nella corteccia orbitofrontale.

Questa è l’area cerebrale responsabile dell’elaborazione dell’empathia e del controllo degli impulsi.

Questa riduzione anatomica impedisce loro di percepire il dolore altrui, il che spiega perfettamente la loro totale incapacità di provare rimorso o empatia.

E questo difetto biologico si verifica in una persona su cento.

Si stima che gli psicopatici rappresentino approssimativamente l’uno per cento della popolazione mondiale e fino al venti per cento delle persone recluse nelle prigioni.

Ma a questo punto sorge una grande questione.

È possibile individuare un mostro prima che commetta il suo primo crimine?

In seguito a terribili tragedie scolastiche come quella di Sandy Hook, il dottor Kent Kiehl ha esteso la sua ricerca oltre le prigioni per adulti, focalizzandosi sullo sviluppo infantile.

Gli scienziati hanno iniziato a studiare attentamente il cervello di bambini che avevano manifestato comportamenti estremamente violenti.

Le scansioni cerebrali hanno mostrato che in certi bambini caratterizzati da comportamenti violenti, le aree emotive semplicemente non si accendono; risultano sottosviluppate.

Questo è ciò che la teologia definisce come la tendenza del peccato originale.

Si tratta di un impulso primordiale verso l’egoismo che, se non viene corretto, ci domina fin dalla nascita.

I risultati hanno rivelato che in determinati bambini le aree emotive del cervello sono sottosviluppate o hanno subito un’atrofia precoce.

La scienza oggi si concentra specificamente sulla fascia d’età compresa tra i dieci, gli undici e i dodici anni per cercare di identificare i soggetti ad alto rischio.

Tuttavia, l’obiettivo finale non è affatto quello di stigmatizzare questi bambini, ma di intervenire tempestivamente.

Proprio come un muscolo atrofizzato può essere progressivamente rinforzato tramite una terapia mirata, gli scienziati suggeriscono che la comprensione di queste carenze cerebrali potrebbe permetterci di sviluppare trattamenti efficaci per riparare le connessioni neurali prima che esse conducano a tragici omicidi.

Ma la biologia non rappresenta l’unico fattore in gioco.

Esiste un meccanismo psicologico vitale per porre un freno al nostro male.

Nel documentario di Morgan Freeman intitolato The Story of God, viene esplorato un incredibile studio scientifico su questo tema attraverso l’esperimento della Principessa Invisibile.

Immaginate un gruppo di bambini posti di fronte a una sfida apparentemente impossibile: vincere un premio lanciando freccette all’indietro.

Quando vengono lasciati completamente soli nella stanza, la maggior parte di essi cede alla tentazione e imbroglia per vincere.

Tuttavia, tutto cambia radicalmente quando viene introdotta la figura della Principessa Alice.

Ai bambini viene detto che un’entità invisibile è seduta su una sedia vuota lì presente e sta guardando ogni loro singolo movimento.

Improvvisamente, i bambini iniziano a lanciare sguardi furtivi di lato verso lo spazio vuoto, trattenendo efficacemente i loro impulsi disonesti.

Questo esperimento rivela che il cervello umano sembra essere intrinsecamente progettato per necessitare di un osservatore soprannaturale.

La sola idea di uno sguardo invisibile, sia esso quello di Dio o il timore di un avversario che ci scruta, agisce come il freno necessario per impedire al nostro libero arbitrio di cedere al male.

Tuttavia, non siamo affatto condannati in partenza dal nostro design o dalla nostra biologia.

Nel medesimo documentario possiamo scorgere una grande speranza in storie come quella di Brian Widner.

Brian era un uomo che impersonificava l’odio assoluto.

Il suo cervello mostrava la tipica freddezza di un sociopatico; era un neo-nazista il cui corpo era una mappa vivente di violenza impressa sulla pelle tramite tatuaggi.

Ma la nascita di suo figlio e una scintilla di fede accesero qualcosa dentro di lui che sembrava del tutto impossibile.

Dopo anni passati ad affrontare un doloroso processo fisico per rimuovere chirurgicamente i suoi tatuaggi, Brian ha dimostrato che lo spirito può essere decisamente più forte della materia.

La sua radicale trasformazione dimostra che lo spirito umano può letteralmente riscrivere la biologia.

La volontà, la fede e l’amore possono rafforzare connessioni che il cervello da solo non sarebbe mai in grado di forgiare.

Perché il male non è solo una questione fisica, ma si tratta di una vera e propria guerra spirituale.

Il documentario di Morgan Freeman, The Story of God, presenta una straordinaria riflessione finale.

Il male non rappresenta un errore di calcolo all’interno del piano divino, bensì il catalizzatore necessario per la nostra evoluzione spirituale.

Senza l’esistenza dell’oscurità, saremmo totalmente incapaci di riconoscere la luce.

Senza l’esistenza dell’odio e della crudeltà, concetti nobili come la misericordia, il sacrificio e il perdono non sarebbero nient’altro che parole vuote.

Non avrebbero alcun valore effettivo.

In questo modo giungiamo alla conclusione più potente di questo intero viaggio.

Il male esiste affinché il bene sia una scelta consapevole, e non un obbligo imposto.

Senza l’oscurità saremmo impossibilitati ad apprezzare la luce.

Dio non elimina Satana per una ragione assolutamente cruciale.

Eliminarlo significherebbe eliminare anche la nostra opportunità di scegliere liberamente il bene.

Permettendo all’avversario di tentarci, Dio ci sta offrendo concretamente l’opportunità di dimostrare chi siamo veramente nel profondo.

Il perdono non avrebbe alcun significato se nessuno ci offendesse mai.

La misericordia sarebbe del tutto non necessaria se non vi fosse la miseria umana.

La libertà ci costringe inevitabilmente a scegliere, a guardare dentro di noi, a riconoscere i nostri difetti e a comprendere che siamo creature fragili se lasciate sole.

Come abbiamo avuto modo di vedere, il male può essere contenuto efficacemente.

Lo spirito possiede il potere autentico di trasformare l’odio in amore.

E questo rappresenta il vero miracolo: il fatto che gli esseri umani siano capaci di estrarre la bontà più pura dalle situazioni più difficili.

Pertanto, la prossima volta che vi troverete ad affrontare il dolore, il tradimento o la paura, ricordate sempre che questi non sono affatto segni del fatto che Dio vi abbia abbandonati.

Al contrario, essi rappresentano il palcoscenico in cui si sta combattendo la battaglia decisiva per la vostra anima.

Perché solo quando abbiamo sentito l’effettivo peso del nostro cuore siamo davvero in grado di dare il giusto valore all’abbraccio del perdono, comprendendo che alla fine della strada, l’amore è l’unica forza che Satana non sarà mai in grado di comprendere o di distruggere.

E voi, avete mai vissuto un’esperienza che vi ha fatto percepire chiaramente che il male fosse reale?

Avete mai testimoniato un cambiamento radicale in qualcuno?

O forse avete vissuto un momento in cui avete sentito una mano invisibile che vi tirava fuori a forza dal baratro?

Raccontatecelo nella sezione dei commenti, perché la vostra storia potrebbe essere la luce di cui qualcun altro ha disperatamente bisogno.

E se state attraversando un periodo buio, c’è qualcosa che dovreste assolutamente sapere, o per meglio dire, c’è qualcuno che avete bisogno di conoscere.

Esiste una presenza che agisce come il vero restauratore del nostro spirito, qualcuno che ci fortifica contro il male e ci guida costantemente verso la luce.

Quella guida è lo Spirito Santo.

Egli è la forza attiva di Dio, l’unico potere capace di riscrivere persino la nostra biologia, di trasformare l’odio più viscerale in amore puro e di scovare il bene persino in mezzo alle ceneri.

Ma chi è veramente lo Spirito Santo?

In quale modo agisce concretamente nelle nostre vite quotidiane?

E come potete invocare il suo potere per proteggervi e guarirvi?

Se non conoscete ancora le risposte a queste domande, avete bisogno di guardare questo video sullo schermo, perché lo Spirito Santo è l’arma più forte che possediamo nella lotta contro il male, e tutti noi custodiamo lo Spirito di Dio dentro di noi.

Egli cerca costantemente di parlarci e di guidarci, ma pochissimi sono in grado di riconoscere la sua voce.

Cliccate sul video.

Non perdete l’opportunità di conoscere veramente lo Spirito Santo, lo Spirito di Dio che è dentro di voi.

Benedizioni a voi e alla vostra famiglia.