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Dalla Matta del 1951 alla Giulia che tocca 307 km/h: settant’anni di Alfa Romeo in divisa

C’è una parola che in Italia non ha mai avuto bisogno di alcuna spiegazione complessa. Pantera e un’altra che vale esattamente quanto la prima, ovvero Gazzella. Pantera è la volante della Polizia di Stato, mentre Gazzella è l’auto del Nucleo Radiomobile dei Carabinieri. Due nomi nati direttamente dalla strada, dal linguaggio popolare più autentico, da quella capacità tutta italiana di trovare un soprannome perfetto per qualcosa che non lo ha ancora ricevuto ufficialmente. E tutti e due questi storici soprannomi, da quasi settanta anni, significano una cosa sola nell’immaginario collettivo: Alfa Romeo. Non una Fiat, non una Mercedes, non una Volkswagen, ma una fiammante Alfa Romeo grigioverde o biancazzurra con il lampeggiante sul tetto. Quell’auto che appare all’improvviso nello specchietto retrovisore, il cuore che sale dritto in gola, l’istinto immediato di guardare il tachimetro. Quella sensazione lì, quella che probabilmente hai sentito tu stesso almeno una volta nella vita, è il prodotto di settanta anni di storia condivisa tra il leggendario Biscione di Arese e le forze dell’ordine italiane.

Oggi ti racconto questa incredibile storia partendo dall’inizio, dalla Matta che percuoteva le strade sterrate del dopoguerra fino all’ultima Alfa Romeo che i Carabinieri hanno in dotazione adesso. Quella che tocca i trecentosette chilometri orari ed è, senza ombra di dubbio, la Gazzella più veloce di tutta la storia dell’Arma. Resta qui fino alla fine, perché la storia di come siamo arrivati da un fuoristrada del 1951 a trecentosette chilometri orari passa per momenti di storia italiana che non puoi nemmeno immaginare. Nel 1951 l’Alfa Romeo presenta la 1900 Matta, mentre l’Italia intera si sta ancora leccando le profonde ferite della guerra. Le strade asfaltate sono davvero pochissime, quelle che ci sono risultano gravemente malmesse e i Carabinieri hanno un disperato bisogno di un veicolo che possa andare dappertutto, anche dove le strade non esistono ancora. La soluzione ideale arriva direttamente da Arese con l’Alfa Romeo 1900 Matta, un fuoristrada a quattro ruote motrici con trazione integrale e carrozzeria aperta dotata di capote di tela. Venne soprannominata amichevolmente Matta proprio perché sembrava letteralmente matta nelle sue incredibili evoluzioni su terreni impervi.

Era un’Alfa Romeo che, invece di essere una classica e raffinata berlina sportiva, si presentava come un mezzo da lavoro ruspante, con le ruote alte e la trazione che mordeva con forza il fango della montagna e quello delle campagne meridionali. Era costruita principalmente in due versioni distinte, la corta denominata AR51 con due posti e la lunga denominata AR52 a quattro posti totali. I Carabinieri la usarono intensamente per anni nelle operazioni fuori città, nei terreni difficili del dopoguerra, nelle campagne siciliane e in quelle calabresi dove le strade erano ancora completamente sterrate. La Matta non era ancora una Gazzella nel senso moderno del termine, non inseguiva nessun malvivente sull’asfalto, ma fu la primissima Alfa Romeo a indossare la prestigiosa divisa dell’Arma. Aprì così una collaborazione straordinaria che ancora oggi, a distanza di oltre settantadue anni, non si è mai interrotta. Nel 1952, con l’Alfa Romeo 1900, nasce ufficialmente la prima Pantera della storia della Polizia.

Non è ancora chiamata in questo modo in nessun documento ufficiale dell’amministrazione, essendo semplicemente un’Alfa Romeo 1900 berlina in livrea nera, il colore istituzionale della Polizia italiana dell’epoca. Ma quella splendida berlina dalle linee aggressive per gli standard dell’epoca possedeva un potente motore bialbero da 1900 centimetri cubici con albero a camme in testa. Mostrava una tenuta di strada nettamente superiore a qualsiasi altra vettura allora in dotazione alle forze dell’ordine, avendo qualcosa di totalmente diverso da tutto il resto del parco auto. Gli agenti che ci lavorano quotidianamente la chiamano subito Pantera, nera come il felino, velocissima nell’accelerazione e straordinariamente silenziosa nell’avvicinarsi agli obiettivi. Il nome prende rapidamente piede nel gergo professionale interno, per poi diventare definitivamente parte integrante del lessico comune italiano. Quando oggi un cittadino italiano sente una sirena e vede avvicinarsi una volante, pensa ancora immediatamente alla Pantera, anche se quelle vecchie Alfa del 1952 non esistono più da decenni nelle strade.

Il nome ha gloriosamente sopravvissuto alle stesse automobili che lo avevano generato originariamente nel tempo. È proprio questa la sottile differenza che passa tra una semplice automobile e una vera e propria icona. A metà degli anni cinquanta i Carabinieri compiono un vero e proprio salto tecnologico senza precedenti. Installano infatti i primissimi impianti di radiocollegamento sulle vetture del Nucleo Radiomobile. L’auto scelta per portare su strada questa tecnologia assolutamente rivoluzionaria è l’Alfa Romeo Giulietta TI. Si trattava della berlina sportiva con motore bialbero da 1,3 litri e 65 cavalli che aveva trasformato radicalmente il modo in cui l’Italia guardava all’automobile compatta. Era la prima vera Gazzella della storia, veloce abbastanza per inseguire i criminali, agile abbastanza per muoversi rapidamente nel traffico cittadino, dotata di radio a bordo per coordinarsi costantemente con la centrale operativa. Arrivarono anche le Alfa Romeo Giulietta Berlina nei servizi istituzionali e, in alcune importanti questure, i modelli ancora più potenti appartenenti alla medesima famiglia automobilistica.

Il Nucleo Radiomobile nasceva quindi sotto il segno di un’Alfa a motore bialbero, una scelta felice che si sarebbe ripetuta per settanta anni senza mai essere messa seriamente in discussione da nessuno. Nel 1963 entra ufficialmente in scena l’Alfa Romeo Giulia TI, quella che molti appassionati considerano la più grande Alfa Romeo di tutti i tempi. Certamente si tratta della Pantera e della Gazzella più iconiche dell’intera storia italiana. Le Alfa Romeo Giulia TI destinate ai Carabinieri arrivano inizialmente nel classico colore verde militare. Erano dotate di un motore da 1570 centimetri cubici, capace di erogare 92 cavalli, abbinato a un cambio a cinque marce per una velocità massima di 175 chilometri orari. Per l’anno 1963 una berlina capace di raggiungere i 175 chilometri orari era considerata una macchina estremamente seria e prestazionale. La versione base venne presto seguita dalla celebre Alfa Romeo Giulia 1300, la variante dotata di un motore più piccolo ma ugualmente affidabile sul campo.

Venne usata ampiamente nei controlli ordinari del territorio e nelle pattuglie urbane quotidiane. Nel 1965 arrivava finalmente la versione top di gamma, la leggendaria Alfa Romeo Giulia Super, che saliva alla potenza di 98 cavalli raggiungendo agevolmente i 175 chilometri orari grazie al nuovo propulsore ottimizzato. I Carabinieri la ricevevano in grandi numeri in tutte le caserme d’Italia. Sarà la Gazzella più diffusa di tutta la gloriosa storia dell’Arma in varie versioni e per quasi quindici anni consecutivi. Anche la Polizia di Stato aveva già adottato la Giulia come sua Pantera di punta. Le due istituzioni si ritrovavano così a guidare lo stesso identico modello automobilistico, pur indossando divise istituzionali completamente diverse. Era un’Alfa Romeo posta orgogliosamente al servizio di tutta la Repubblica Italiana. Verso la metà degli anni settanta l’Alfa Romeo Giulia 1600 Super continua a scrivere la storia.

L’Italia intera sta cambiando rapidamente e le forze dell’ordine cambiano di conseguenza insieme al Paese. La storica livrea verde militare dei Carabinieri lascia definitivamente il posto all’attuale combinazione di blu e bianco, risultando molto più visibile, moderna e facilmente riconoscibile dai cittadini. E sulla potente Alfa Romeo Giulia 1600 Super, quella dotata del motore da 1600 centimetri cubici e del caratteristico doppio faro anteriore, appare per la prima volta la nuova livrea dell’Arma, quella che ancora oggi siamo abituati a vedere sulle strade italiane. La Giulia 1600 Super rimase in servizio attivo fino alla fine degli anni settanta, in un momento storico in cui la Gazzella non era più considerata soltanto un’auto per i controlli stradali. Era diventata uno strumento operativo fondamentale in un Paese che attraversava anni politicamente molto difficili. C’era anche una versione speciale, l’Alfa Romeo Giulia 1600 Furgonata.

Era una Giulia dotata di carrozzeria furgonata per servizi speciali, trasporti logistici, scorte e tutte quelle operazioni che richiedevano una quantità di spazio nettamente superiore. Si trattava di una Giulia profondamente trasformata nella carrozzeria, ma sempre immediatamente riconoscibile per quel nome prestigioso. Abbiamo così percorso i primi venti anni di emozionante storia di Pantere e Gazzelle, partendo dalla storica Matta fino ad arrivare al verde militare della mitica Giulia. Adesso arriviamo alla svolta tecnica in assoluto più importante nella storia delle auto in dotazione alle forze dell’ordine italiane. Quella svolta che trasformò definitivamente la Gazzella da semplice berlina da servizio a vera e propria macchina da inseguimento ad altissime prestazioni. Nel 1972 l’Alfa Romeo presenta l’Alfetta, una vettura dotata di un motore 1,8 bialbero e di uno schema Transaxle con cambio in blocco con il differenziale posteriore.

Questo schema garantiva una distribuzione dei pesi ottimale tra l’avantreno e il retrotreno della vettura. Dotata di sospensioni posteriori De Dion, l’Alfetta era una berlina che portava su strada la tecnologia raffinata di una vera macchina da corsa. I Carabinieri la adottano immediatamente come nuova Gazzella di punta e introducono una novità estetica che sembra piccola ma cambia tutto, il doppio lampeggiante blu sul tetto. Fino all’avvento dell’Alfetta le Gazzelle avevano sempre avuto un singolo punto luminoso centrale posizionato sul tetto. Con l’Alfetta arrivano invece i due lampeggianti, ben visibili da ogni possibile angolo visivo e assolutamente inconfondibili a distanza. Si tratta di un’innovazione che si ripercuote profondamente sull’intera cultura visiva delle forze dell’ordine italiane e che rimane ancora oggi immutata su ogni volante. L’Alfa Romeo Alfetta viene adottata con entusiasmo anche dalla Polizia di Stato come nuova e temibile Pantera.

Era decisamente più veloce della Giulia, molto più moderna e dotata di quella straordinaria distribuzione dei pesi che la rendeva formidabile nell’affrontare le curve a velocità elevata. Nell’ultimo decennio degli anni settanta, in uno dei periodi più bui e difficili della storia repubblicana italiana, l’Alfetta della Polizia di Stato rappresentava l’auto più sicura e affidabile disponibile per i servizi di scorta, per il pronto intervento e per tutte quelle delicate operazioni di sicurezza che in quegli anni erano purtroppo diventate una routine quotidiana drammatica. Contemporaneamente all’Alfetta, per un ruolo operativo completamente diverso, entra ufficialmente in scena l’Alfa Romeo Alfasud 1.3 Super. Era la vettura compatta prodotta nel grande stabilimento di Pomigliano d’Arco, vicino a Napoli, come parte del grande piano di industrializzazione del Mezzogiorno. Dotata di un caratteristico motore boxer a quattro cilindri e di trazione anteriore, l’Alfasud si distingueva per un peso contenuto e per una maneggevolezza eccellente.

Risultava perfetta per districarsi agilmente nelle strade più strette delle città italiane. La Polizia di Stato la adotta subito come Pantera per tutti i contesti urbani complessi dove l’Alfetta risultava decisamente troppo grande per muoversi con rapidità. Nelle strade strette di Napoli, nei vicoli di Palermo o nella Roma storica, l’Alfasud si muoveva con la precisione di un guanto. Era l’auto preferita dei commissariati di quartiere, quella che pattugliava incessantemente le vie del centro senza avere la necessità di raggiungere velocità di punta particolarmente elevate. L’Alfasud, specialmente nelle zone industriali di Napoli dove veniva prodotta con orgoglio dai lavoratori locali e guidata dai poliziotti campani, assunse presto il valore di un vero e proprio simbolo del territorio. Lo stabilimento di Pomigliano costruiva concretamente le automobili destinate a proteggere il territorio circostante. Nel 1985 entra ufficialmente nelle flotte di Polizia e Carabinieri l’Alfa Romeo 75.

Con lei arriva un numero prestazionale che cambia radicalmente le carte in tavola nelle sale operative, i centonovanta chilometri orari. Raggiungere i centonovanta chilometri orari per una berlina di serie in dotazione alle forze dell’ordine italiane nel 1985 era un traguardo tecnologico a dir poco impressionante per l’epoca. Spinta da un motore 1.8 bialbero e dotata di un telaio a trazione posteriore, l’Alfa 75 offriva una distribuzione dei pesi pressoché perfetta. L’Alfa 75 era talmente veloce da creare persino un problema operativo alquanto insolito per i tempi. In certi inseguimenti ad alta velocità sui tratti autostradali, i criminali che pensavano di avere un netto vantaggio di velocità si ritrovavano improvvisamente raggiunti prima del previsto dalle pattuglie. Accanto all’Alfa 75 operò intensamente anche l’Alfa Romeo 90, la grande ammiraglia Alfa di quegli anni.

Era l’evoluzione diretta dell’Alfetta nella fascia alta del mercato automobilistico, usata principalmente come auto d’ordinanza per gli ufficiali dei Carabinieri nei servizi di alta rappresentanza e di protocollo. L’Alfa 90 era decisamente meno sportiva della dinamica 75, ma risultava molto più silenziosa, elegante e adatta ai servizi istituzionali formali. Si trattava di due anime completamente diverse della stessa casa automobilistica, la 75 destinata alla pura velocità operativa su strada e la 90 riservata alla rappresentanza istituzionale. Era lo stesso identico Biscione, declinato per due usi completamente diversi tra loro. Non tutte le Alfa in dotazione alle forze dell’ordine erano però grandi e potenti berline sportive da inseguimento. L’Alfa Romeo 33, la classica compatta borghese che acquistava abitualmente il ragioniere del quarto piano, entrò in alcune flotte istituzionali come Pantera di secondo livello.

Venne destinata principalmente ai servizi ordinari di pattuglia preventiva sul territorio. C’era anche la celebre Alfa Romeo Giulietta 1800 degli anni ottanta, la caratteristica berlina cuneiforme disegnata dalla matita di Giugiaro. Era un’auto molto diversa dalla Giulietta storica degli anni cinquanta, che affiancò validamente l’Alfasud nei complessi servizi urbani delle città. La Giulietta 1800 era l’auto tipica dei commissariati di quartiere, quella che pattugliava tranquillamente il centro storico senza il bisogno di inseguire nessuno ad altissima velocità. C’erano quindi tre modelli completamente diversi per coprire tre tipologie differenti di servizio istituzionale. Questa era l’esatta filosofia operativa adottata dalla Polizia di Stato nel corso degli anni ottanta, un’Alfa specifica per ogni singola esigenza sul territorio. Abbiamo così attraversato quaranta anni di Pantere e Gazzelle.

Adesso arriviamo finalmente all’era moderna e all’automobile che ha cambiato per sempre il significato stesso della parola Gazzella. Nel 1992 arriva l’Alfa Romeo 155, una berlina a trazione anteriore dotata di motori a quattro cilindri. La versione specificamente allestita per le forze dell’ordine porta con sé una novità storica assoluta. Per la primissima volta nella storia dei Carabinieri, la Gazzella è dotata di trazione anteriore. Fino all’avvento della 155, tutte le Gazzelle Alfa Romeo erano state rigorosamente a trazione posteriore, a partire dalla 1900 per passare alla Giulia, all’Alfetta e alla 75. La 155 rompeva bruscamente una gloriosa tradizione tecnica che durava da ben quaranta anni. Per molti autisti veterani dell’Arma questa scelta tecnica fu inizialmente molto controversa da accettare. La trazione anteriore si comportava in modo totalmente diverso su strada.

Richiedeva infatti un drastico adattamento del proprio stile di guida nelle situazioni dinamiche più estreme, ma la 155 era indiscutibilmente un’auto più moderna e il futuro era ormai già scritto. Nel 1997 arriva l’automobile che più di ogni altra ha ridefinito l’intero concetto moderno di Gazzella dei Carabinieri, l’Alfa Romeo 156. Disegnata magistralmente da Walter De Silva, si presentava come una splendida berlina con le maniglie delle portiere posteriori elegantemente nascoste nella cornice dei finestrini. Mostrava uno dei design automobilistici più eleganti e apprezzati degli anni novanta in Europa. Viene ordinata dall’Arma in ben duemila esemplari iniziali. Si trattò della fornitura singola più grande mai richiesta dall’Arma in un colpo solo in tutta la sua storia. La 156 porta con sé due innovazioni fondamentali che cambiano tutto l’allestimento operativo interno.

La prima importante novità è il robusto divisorio blindato posizionato tra il comparto anteriore e quello posteriore dell’abitacolo. Si trattava di una vera e propria gabbia di sicurezza che separava gli agenti dagli eventuali soggetti fermati durante il servizio, una misura di sicurezza operativa che sulla Gazzella non era mai esistita in precedenza. La seconda novità, di grande impatto visivo, è il logo stilizzato con la gazzella che corre disegnato direttamente sulle portiere anteriori. Per la prima volta la Gazzella aveva il suo simbolo ufficiale inciso orgogliosamente sulla carrozzeria blu. Quei duemila esemplari di 156 in livrea istituzionale rappresentano ancora oggi la fornitura singola più grande nella storia della collaborazione. La 156 prestò servizio anche come Pantera della Polizia di Stato, confermando la tradizione della stessa berlina con due divise diverse al servizio della Repubblica. Nel 2006 entra ufficialmente in servizio attivo l’Alfa Romeo 159.

La vettura porta con sé un record storico che nessuno degli esperti del settore aveva minimamente previsto. È infatti la primissima Gazzella alimentata a gasolio della storia dei Carabinieri. Spinta dal potente motore 2.4 JTDM a venti valvole da 200 cavalli, raggiungeva una velocità massima di 228 chilometri orari. Un record assoluto per una Gazzella dell’Arma, mai registrato prima di quel momento. I motori diesel turbosovraalimentati di quella particolare generazione tecnologica possedevano una coppia motrice mostruosa già ai bassissimi regimi di rotazione. L’accelerazione in ripresa era letteralmente brutale, risultando perfetta per i lunghi inseguimenti sui tratti autostradali. La 159 era anche la Gazzella più sofisticata tecnologicamente che l’Arma avesse mai avuto fino ad allora in dotazione. Gli allestimenti specifici venivano realizzati direttamente in fabbrica a Pomigliano d’Arco.

L’auto nasceva con una blindatura antiproiettile parziale integrata nella struttura e un sistema di comunicazione avanzato. Non si trattava più di arrangiare un’auto normale con del materiale aggiunto in un secondo momento. La Gazzella diventava finalmente un vero e proprio progetto industriale autonomo e completo. Nel 2010 fa il suo ingresso la nuova Alfa Romeo Giulietta, un nome storico che torna con orgoglio dopo trenta anni di assenza dalle scene. Si presenta come una compatta moderna caratterizzata da quel tetto sportivo che scende dolcemente verso la parte posteriore. Entra nelle flotte dell’Arma nelle versioni alimentate dai motori 1.6 Diesel JTDM e 2.0 Diesel JTDM. Era l’auto più compatta della nuova generazione di Gazzelle. Risultava ideale per muoversi nei centri urbani maggiormente congestionati dal traffico, dove la grande 159 si rivelava spesso troppo ingombrante.

In quegli anni il parco auto dell’Arma comprendeva contemporaneamente più modelli Alfa Romeo distribuiti sul territorio nazionale. La 159 veniva impiegata principalmente per il controllo delle autostrade e delle grandi strade extraurbane ad alta scorrevolezza. La Giulietta veniva invece destinata prevalentemente ai centri storici cittadini, mentre qualche vecchia 156 rimaneva ancora in servizio attivo nei comandi dell’Arma più periferici. Si trattava di un sistema operativo strutturato su più livelli che copriva ogni singola esigenza del territorio con lo stesso storico marchio. Nel 2016 assistiamo a un evento straordinario con l’introduzione dell’Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio. Sergio Marchionne, il manager italo-canadese che aveva salvato il Gruppo Fiat dal fallimento nel 2004 e che aveva ridato nuova vita all’Alfa Romeo come marchio premium globale, porta di persona le chiavi di una donazione straordinaria.

Si tratta di due splendide Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio consegnate direttamente al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri. La cerimonia ufficiale si svolge nel suggestivo parco del Comando Generale di Roma, alla presenza dei ministri dell’Interno e della Difesa dell’epoca. L’auto è equipaggiata con un poderoso motore V6 biturbo da ben 510 cavalli di derivazione Ferrari, capace di raggiungere una velocità massima di 307 chilometri orari. L’accelerazione da zero a cento chilometri orari avviene nel tempo eccezionale di appena 3,9 secondi complessivi. Si tratta indiscutibilmente delle Gazzelle più potenti che l’Arma abbia mai avuto nel corso della sua intera storia. Non era possibile fare alcun tipo di paragone con qualunque altra vettura venuta prima, nemmeno con la performante 159 con i suoi 228 chilometri orari. Le Giulia Quadrifoglio non erano destinate alle pattuglie ordinarie.

Le vetture venivano destinate esclusivamente a speciali operazioni di sicurezza, come il trasporto rapido di organi e sangue, o ad alta velocità. Era un messaggio chiarissimo che Marchionne lanciava all’Italia e al mondo intero. L’Alfa Romeo era finalmente tornata a produrre automobili capaci di battere le concorrenti BMW e Mercedes sul loro stesso terreno. La migliore conferma di questo successo era proprio il fatto che i Carabinieri le avessero scelte per i loro compiti più delicati. L’Alfa Romeo Giulia Standard, quella equipaggiata con i motori 2.0 benzina turbo o 2.2 diesel JTDM, entrò regolarmente in produzione di serie per soddisfare tutte le esigenze quotidiane delle Gazzelle dell’Arma. Venne distribuita in migliaia di esemplari in ogni angolo d’Italia. Nel 2022 arriva un’altra svolta importante con l’introduzione dell’Alfa Romeo Tonale.

Per la primissima volta nella storia dell’Arma, una Gazzella di prima linea non è rappresentata da una classica berlina a tre volumi. L’Alfa Romeo Tonale è il SUV ibrido plug-in del marchio del Biscione, dotato di una piattaforma tecnologica che guarda decisamente verso la nuova era dell’elettrificazione. Il suo ingresso in servizio nei Carabinieri rappresenta il segnale evidente di un cambiamento d’epoca radicale. L’Arma non richiede più esclusivamente berline veloci da inseguimento, ma avverte la necessità di avere vetture capaci di ridurre drasticamente le emissioni inquinanti all’interno dei centri urbani. Auto che possano essere comodamente ricaricate alla colonnina elettrica tra un turno di pattuglia e quello successivo. La Tonale ibrida plug-in da 280 cavalli combinati non possiede i 228 chilometri orari della 159 diesel e nemmeno i 307 chilometri orari della Giulia Quadrifoglio.

Si dimostra però l’auto più moderna nel senso più ampio e completo del termine. Unisce perfettamente tecnologia di bordo, efficienza energetica e sostenibilità ambientale. Rappresenta un Biscione che guarda con decisione al futuro senza mai dimenticare le proprie origini storiche. Nel 2020 il Museo Alfa Romeo di Arese ha inaugurato ufficialmente al suo interno una sezione permanente intitolata Alfa Romeo in divisa. Si tratta di una grande sala espositiva interamente dedicata alla gloriosa storia delle Pantere e delle Gazzelle. Al suo interno si possono ammirare splendidi esemplari originali accuratamente restaurati appartenenti a ogni singola generazione automobilistica, dalla storica Matta alla moderna Giulia, passando per l’Alfetta e la 75. Nel 2026 questa straordinaria collaborazione istituzionale ha compiuto la bellezza di settantacinque anni totali di vita.

Dalla Matta del 1951 fino all’Alfa Romeo Giulia dei giorni nostri, si contano ben quattordici modelli diversi che hanno fatto la storia. Intere generazioni di agenti di Polizia e di Carabinieri hanno guidato quotidianamente con l’iconico simbolo del Biscione stampato sul cofano motore. Questa eccezionale fama ha valicato persino i confini nazionali, arrivando in Germania nella celebre serie televisiva intitolata Un caso per due. Il famoso detective privato Josef Matula ha guidato per ben trentadue anni di trasmissione televisiva esclusivamente modelli marchiati Alfa Romeo. È passato con disinvoltura dalla Giulia Super alla 75, per poi utilizzare successivamente la 156 e la 159. Un film poliziesco ambientato in Italia, e non soltanto, senza la presenza di un’Alfa Romeo sembra quasi che manchi di qualcosa di essenziale. Manca di quel sapore preciso, di quel sound inconfondibile del motore bialbero che si avvicina rapidamente.

Settanta anni di storia intensa e quattordici modelli automobilistici indimenticabili rimasti nel cuore di tutti. Dalla Alfa Romeo 1900 Matta che percorreva con fatica le strade sterrate del dopoguerra fino all’Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio capace di toccare i 307 chilometri orari. Dal classico colore verde militare della primissima Alfa Romeo Giulia TI al moderno bianco e azzurro della splendida Alfa Romeo Alfetta dotata del caratteristico doppio lampeggiante sul tetto. Dalla prima radio installata a bordo dell’Alfa Romeo Giulietta TI al primo efficiente divisorio blindato inserito nell’abitacolo dell’Alfa Romeo 156. Dal debutto del primo motore diesel sotto il cofano dell’Alfa Romeo 159 fino all’arrivo del primo propulsore ibrido a bordo dell’Alfa Romeo Tonale. Non esiste nessun’altra marca automobilistica al mondo che possa vantare una storia così profonda e continuativa nel tempo con le forze dell’ordine di un intero Paese.

La BMW non possiede certamente questo tipo di legame storico con la Polizia tedesca. La Peugeot non ha mai vissuto una storia simile con la Gendarmerie francese. L’Alfa Romeo e le forze dell’ordine italiane rappresentano qualcosa di completamente diverso. Solo in Italia, e solo ed esclusivamente con il marchio dell’Alfa Romeo, il rapporto speciale intercorso tra una casa automobilistica e le istituzioni della Repubblica è diventato nel tempo qualcosa di molto più profondo rispetto a un semplice contratto commerciale di fornitura di veicoli. È diventato a tutti gli effetti un elemento di cultura popolare, un tratto fondamentale dell’identità visiva nazionale. È esattamente quella forte sensazione che avverti nello stomaco ogni volta che vedi un’Alfa con la livrea istituzionale apparire all’improvviso nel tuo specchietto retrovisore.

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