Delitto di Garlasco, il video inedito: Alberto Stasi a ruota libera davanti al PM Napoleone tra video intimi e il mistero della cantina

A distanza di anni da uno dei casi di cronaca nera più mediatici e controversi d’Italia, il delitto di Garlasco torna prepotentemente al centro dell’attenzione pubblica. La trasmissione televisiva Quarta Repubblica ha infatti diffuso in esclusiva spezzoni fondamentali del video interrogatorio di Alberto Stasi, condotto dal Pubblico Ministero Napoleone. Un documento di straordinaria importanza investigativa e giornalistica che, sebbene non mostrato nella sua totale integrità, offre una panoramica inedita sulla psicologia dell’imputato e, soprattutto, fa emergere discrepanze sostanziali rispetto alle testimonianze storiche e alle perizie tecniche che hanno segnato i tre gradi di giudizio.
L’interrogatorio tocca corde sensibilissime: dai sospetti su figure terze all’epoca rimaste sullo sfondo, fino a dettagli intimi della relazione tra Alberto e Chiara Poggi, culminando nella cruciale e discussa ricostruzione del ritrovamento del corpo e della gestione della porta della cantina della villetta di Garlasco.
I sospetti su Andrea Sempio e le telefonate mai riferite da Chiara
La prima parte del confronto tra il PM Napoleone e Alberto Stasi si concentra sulla figura di Andrea Sempio e sul ritrovamento di un’impronta palmare (la numero 33) con ben quindici punti di corrispondenza certa. Stasi, stimolato dalle domande del magistrato, commenta l’evoluzione delle indagini con una punta di rammarico personale, sottolineando come l’acquisizione tempestiva di un simile dato nel 2007 avrebbe potuto mutare radicalmente il corso della sua storia.
Entrando nel merito dei suoi sospetti, Stasi dichiara di non aver mai conosciuto né sentito nominare Andrea Sempio prima di aver consultato gli atti messi a disposizione dalla Procura di Vigevano. A colpirlo profondamente, all’epoca, era stata la bizzarra conservazione di uno scontrino del parcheggio da parte di Sempio, esibito a distanza di anni come alibi: un comportamento che Stasi definisce insolito e sorprendente per la propria esperienza quotidiana.
Il fulcro del mistero si sposta poi su una serie di telefonate intercorse nei giorni successivi al 4 agosto. Il PM ipotizza che potesse trattarsi di tentativi di approccio o di contatto da parte di Sempio verso Chiara Poggi. Alla domanda diretta se Chiara gli avesse mai accennato a queste chiamate, Stasi risponde con un secco e categorico “no”. Pur tentando una razionalizzazione astratta – ipotizzando che la fidanzata potesse essere distratta da altri pensieri o che non vi avesse dato peso – Stasi conferma che Chiara non gli fece mai menzione di quei contatti, limitandosi in passato a raccontare, con estrema leggerezza e senza malizia, solo di qualche banale e galante attenzione ricevuta da un collega sul posto di lavoro.
La guerra delle versioni sui video intimi: Alberto Stasi contro Marco Poggi
Uno dei momenti di massima tensione dell’interrogatorio riguarda l’esistenza di alcuni file multimediali privati girati dalla coppia. Sul punto, la versione dei fatti fornita da Alberto Stasi si scontra frontalmente con quanto dichiarato nel 2007 da Marco Poggi, fratello della vittima. Nelle sue storiche dichiarazioni, Marco aveva raccontato che, durante una straziante visita al cimitero, aveva preso da parte Alberto chiedendogli una copia di un video intimo che lo ritraeva insieme a Chiara, con l’intenzione di conservarlo come ricordo dopo aver opportunamente rimosso le scene più private. Secondo Marco, Stasi avrebbe risposto di non essere in grado di effettuare il montaggio, promettendo di consegnargli il file originale affinché ci pensasse lui stesso.

Davanti al PM Napoleone, Alberto Stasi ribalta completamente questa narrazione. L’ex studente di economia conferma l’esistenza dei video, girati con la propria fotocamera digitale, ma nega fermamente di aver mai promesso la consegna del file a Marco o di aver discusso di montaggi video. Stasi colloca l’episodio in un momento preciso: pochi giorni prima del suo fermo, quando la famiglia Poggi si era recata a casa sua dopo una delle consuete visite al cimitero.
Nel cortile dell’abitazione, Marco si sarebbe attardato rispetto ai genitori per rivolgere ad Alberto una domanda diretta e quasi furtiva, chiedendogli semplicemente se fosse vero che esistessero dei “video sessuali” tra lui e la sorella. Secondo Stasi, la domanda del ragazzo non nasceva da una scoperta autonoma fatta sul computer di Chiara, bensì dal riflesso delle notizie morbose che in quei giorni cominciavano a circolare insistentemente sugli organi di stampa. Stasi ribadisce con forza che quei filmati erano custoditi nella sua esclusiva sfera personale, protetti all’interno del proprio computer o in supporti di memoria esterni, escludendo che Chiara potesse averne diffuso copie, pur ammettendo di non conoscere l’uso effettivo che la ragazza e il fratello facessero del computer posizionato nella camera da letto della villetta.
Le anomalie della villetta: il muretto rotto e la cenere nel portacenere
Nel corso del verbale emergono anche riflessioni spontanee di Stasi su alcune anomalie della scena del crimine che, a suo dire, non sono mai state approfondite a dovere dagli inquirenti durante i sopralluoghi. La prima riguarda un pezzo del muretto di cinta della villa, rinvenuto spezzato all’interno del giardino e non verso l’esterno, proprio nel punto in cui Stasi ammette di aver scavalcato il giorno del ritrovamento. “Io non l’ho rotto, e i Carabinieri hanno detto di non essere stati loro”, osserva Stasi, ipotizzando che qualcuno possa aver introdotto una forza d’impatto dall’esterno o che un militare possa aver dimenticato di averlo danneggiato sotto il proprio peso.
La seconda e ancor più inquietante anomalia riguarda la presenza di residui di fumo. Stasi ricorda con assoluta certezza che né lui né Chiara avevano mai fumato in vita loro. Ciononostante, le foto dei sopralluoghi avrebbero evidenziato della cenere fresca all’interno di un portacenere della casa. Considerando che i genitori di Chiara erano partiti per le vacanze da ormai una settimana, la presenza di quella cenere rappresenta per Stasi la prova lampante del passaggio di una terza persona all’interno dell’abitazione nei giorni o nelle ore immediatamente precedenti il delitto.
Il mistero finale della porta della cantina e la pressione delle ante
L’ultimo, decisivo tassello del video interrogatorio affronta la dinamica del ritrovamento del corpo di Chiara e il funzionamento della porta della cantina. Si tratta di un elemento cardine del processo, sul quale fiumi di inchiostro sono stati versati da periti e consulenti di parte. Fino a questo momento, la vulgata comune e le ricostruzioni di molti esperti descrivevano un’azione meccanica semplice: Stasi avrebbe esercitato una pressione decisa al centro della struttura per provocarne lo sblocco.
Nel filmato inedito, Alberto Stasi fornisce una spiegazione radicalmente diversa e puramente pragmatica, legata all’abitudine domestica. Racconta che la sera del delitto, trovando la porta della cantina chiusa, provò inizialmente ad aprirla tirandola lateralmente, convinto che si trattasse di una comune porta scorrevole a scomparsa nel muro, identica a quella che possedeva nella sua abitazione. Non ottenendo alcun risultato, e realizzando solo in un secondo momento che la struttura era in realtà una porta a libro (le cui ante si piegano l’una sull’altra seguendo un binario), Stasi esercitò una leggera e istintiva pressione combinata. Fu proprio quel cambio di movimento a far flettere le ante su se stesse, provocando l’apertura immediata e consentendogli di guardare oltre la soglia, verso i gradini dove giaceva il corpo senza vita di Chiara Poggi. Una precisazione che, nel contesto di un processo indiziario, sposta l’asse della credibilità della sua originaria linea difensiva.