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GRETA THUNBERG ATTACCA GIORGIA MELONI, MA BELPIETRO LA UMILIA SENZA PIETÀ

Il ring di Studio 5: un’atmosfera carica di tensione

L’aria all’interno dello Studio 5 non era semplicemente viziata, era carica di una tensione così densa da far rizzare i peli sulle braccia dei tecnici del suono nascosti dietro le loro console. Non era la solita maretta da prima serata, quel pizzico di elettricità artificiale che accompagna l’ingresso della soubrette di turno o il finto litigio tra due politici di seconda fascia. No. Sotto le luci spietate dei riflettori a LED, che tagliavano l’oscurità dello studio come bisturi in una sala operatoria, si respirava l’odore acre di una guerra ideologica, culturale e antropologica.

Il silenzio del pubblico era mortale. Mille persone trattenevano il respiro, consapevoli di assistere a un evento senza precedenti nella storia della televisione italiana. Al centro del palco, isolato come un ring da boxe delimitato da corde invisibili, spiccava il tavolo di vetro: una lastra trasparente e fredda, progettata per dividere, non per unire.

I due sfidanti: il ghiaccio del Nord contro il fuoco del giornalismo italiano

A sinistra, seduta con una compostezza quasi innaturale, c’era lei, Greta Thunberg. Non era cambiata molto rispetto alle foto che hanno fatto il giro del mondo, eppure qualcosa nel suo sguardo si era indurito. La felpa grigia, un tempo simbolo di una spontanea ribellione adolescenziale, sembrava adesso una divisa militare, un’armatura indossata in trincea. I capelli, raccolti in quelle trecce di precisione nordica, incorniciavano un volto pallido su cui gli occhi azzurri spiccavano come due fari di ghiaccio puntati verso l’abisso. Le sue mani piccole stringevano un faldone di fogli fitti di appunti: un atto d’accusa preparato con la cura meticolosa di un procuratore che non ammette repliche. Greta emanava un’aura di superiorità morale quasi fisica, un muro invisibile che respingeva chiunque non fosse allineato alla sua verità assoluta.

Dall’altro lato della barriera di cristallo, seduto sulla punta della sedia come un centometrista pronto a scattare, c’era Maurizio Belpietro. Se Greta era il ghiaccio, Belpietro era il fuoco che cova sotto la cenere, pronto a divampare al primo colpo di vento contrario. Indossava la sua solita camicia bianca impeccabile, con le maniche arrotolate fino agli avambracci, un gesto che nel linguaggio non verbale della politica nostrana significa solo una cosa: “Adesso si fa sul serio”. Il volto, segnato da anni di battaglie editoriali, era già leggermente imporporato. Davanti a lui non c’erano appunti ordinati, ma il caos organizzato del giornalista d’assalto: una montagna di carte, ritagli di giornale, fatture, bollette del gas, grafici sull’inflazione e, in cima a tutto, una copia spiegazzata del suo quotidiano con un titolo a nove colonne che urlava: “L’eco-follia ci ucciderà”.

L’attacco di Greta: “L’Italia è complice di crimini contro l’umanità”

Il conduttore, Bruno Valli, appariva come un arbitro di pugilato a cui le squadre si fossero presentate sul terreno di gioco armate di bastoni. Sudava, passandosi continuamente un fazzoletto sulla fronte lucida, cercando le parole giuste per innescare la bomba senza esserne travolto. Dopo una breve introduzione, Valli si è rivolto all’attivista svedese, chiedendole conto delle sue durissime accuse contro il governo italiano, definito nei giorni precedenti come un esempio negativo per il mondo intero.

Greta si è protesa verso il microfono. Il suo inglese è risuonato nello studio affilato, freddo, privo di flessioni emotive, amplificato dagli altoparlanti con precisione chirurgica:

“Sono qui perché il vostro silenzio è diventato assordante. Voi italiani pensate di essere al sicuro nelle vostre belle città d’arte, pensate che la storia vi abbia assolto, ma vi sbagliate. Avete un governo che è l’espressione più pura del fascismo moderno. Parlo di qualcosa di più insidioso: il fascismo fossile. Criminalizzate i giovani di Ultima Generazione che si siedono sull’asfalto per chiedere di non uccidere il loro futuro, trattandoli come terroristi. Un governo che ha paura dei suoi figli è un regime autoritario che difende solo i profitti delle lobby del petrolio e del gas.”

Ma l’affondo di Greta non si è fermato al clima. L’attivista ha alzato il tiro, toccando un tasto sensibilissimo e rompendo un tabù in prima serata:

“Voi siete complici di un massacro. L’Italia ha le mani sporche di sangue innocente mentre a Gaza si consuma un genocidio trasmesso in diretta mondiale. Il vostro governo continua a stringere le mani a chi preme il grilletto. Voi vendete armi, le vostre aziende come Leonardo e le vostre banche finanziano la morte. Siete degli ipocriti. Sostente un sistema coloniale e sistematicamente razzista.”

Girandosi bruscamente verso il direttore, lo ha fulminato con lo sguardo:

“E lei, mister Belpietro, è il megafono di questo orrore. Nei suoi editoriali giustifica tutto questo, incita all’odio contro i poveri e contro chi fugge dalle bombe che voi stessi aiutate a costruire. Lei rappresenta tutto ciò che c’è di marcio nella società occidentale. Come fa a guardarsi allo specchio la mattina?”

La furia di Belpietro: “Il vero fascismo è il vostro!”

Il silenzio è durato tre secondi interminabili. Poi, Maurizio Belpietro è esploso. Ha spinto indietro la sedia con un rumore stridulo e ha sbattuto la copia del giornale sul tavolo di vetro con un colpo secco, simile a uno sparo.

“Adesso basta!”, ha urlato il direttore, alzandosi in piedi e sovrastando la ragazza.

“Basta con queste fesserie. Ho ascoltato in silenzio per cinque minuti questo sermone delirante, ma c’è un limite alla decenza umana. Lei viene qui, nel mio Paese, ospite in uno studio televisivo pagato con i soldi degli italiani, a darci dei criminali e dei fascisti? Ma si vergogni! Lei recita a memoria la lezioncina che i suoi manager miliardari di Davos le hanno scritto.”

Con l’indice puntato, Belpietro ha ribaltato le accuse di totalitarismo:

“Parla di fascismo a noi? Ma si guardi allo specchio, signorina! Il vero fascismo è il vostro, quello di chi blocca le strade, ferma le ambulanze e impedisce alla gente di andare a lavorare per imporre la propria visione del mondo. Questa è violenza privata, questo è squadrismo, anche se vi vestite con le felpe colorate. Siete i nuovi totalitari che vogliono decidere cosa dobbiamo mangiare, che auto guidare e come riscaldare le nostre case.”

Il corpo a corpo su Gaza e la difesa dell’Occidente

Il conduttore ha tentato debolmente di moderare i termini, ma Belpietro lo ha fulminato con gli occhi fuori dalle orbite, proseguendo come un fiume in piena e affrontando il tema della guerra:

“Questa signorina è venuta a insultare un intero popolo e la nostra democrazia. E poi parla di genocidio a Gaza. Lei non ha la minima idea di cosa sta parlando, è solo un’ignorante marionetta nelle mani di chi vuole distruggere l’Occidente!”

Il direttore ha estratto un foglio in bianco e nero con una foto sgranata, piazzandolo violentemente sotto il naso di Greta:

“Quelli che lei difende nelle piazze con la kefiah al collo sono tagliagole, macellai e terroristi che entrano nelle case all’alba per sgozzare bambini nei letti e violentare donne. Hamas ha nel suo statuto la distruzione degli ebrei, non la salvezza del pianeta! E lei, la paladina dei diritti, si schiera con chi impicca gli omosessuali alle gru e tratta le donne come bestiame. L’Italia ha fatto l’unica cosa che una democrazia seria deve fare: stare dalla parte di Israele, l’unica democrazia in quel mare di fanatismo medievale.”

La realtà della bolletta contro la favola green

La retorica di Belpietro ha picchiato duro, spostando poi il terreno dello scontro sull’economia reale. Con la calma metodica di un giocatore di poker, ha tirato fuori dal suo faldone una vera bolletta della luce.

“Parliamo della vostra transizione ecologica, Greta. Parliamo di quanto ci costa la vostra bella favola verde. Questa è la bolletta del signor Mario, un operaio metalmeccanico di Torino che si spacca la schiena otto ore al giorno in fabbrica. Sa quanto paga oggi di luce e gas? Il triplo rispetto a due anni fa! E sa perché? Per colpa delle vostre follie e dell’Europa che, per fare un favore a voi che imbrattate i monumenti, ha deciso di tassare la CO2 e costringerci a comprare un’energia pulita che costa un occhio della testa. Voi state togliendo il pane di bocca ai lavoratori per salvare l’orso polare. Ma l’orso polare non paga le tasse e non vota!”

Greta ha scosso la testa indignata, ribattendo che il denaro non conta nulla se non c’è un pianeta su cui spenderlo. Ma la risposta del giornalista è stata tranchant:

“Fesserie! Queste sono balle da salotto Radical Chic. Voi volete l’auto elettrica da 40.000 euro, ma quale operaio che guadagna 1.200 euro al mese può permettersela? Lei pensa di salvare il pianeta, ma in realtà lavora per i cinesi. Lei è la miglior venditrice di Xi Jinping! Vuole distruggere l’industria europea per costringerci a comprare i loro pannelli e le loro auto prodotte con le centrali a carbone e il lavoro schiavile nei campi di concentramento. Perché non va a protestare in piazza Tienanmen a Pechino? Semplice, perché lì la fanno sparire in cinque minuti. Fa la rivoluzionaria dove c’è la democrazia che le permette di dire sciocchezze in TV. È una codarda.”

La rivolta finale in studio

Davanti all’accusa di essere una “piccola comunista verde” che vuole costringere i cittadini a subire le direttive europee sulle case green per favorire i grandi patrimoni, Greta è scattata in piedi. Furiosa, ha iniziato a urlare direttamente contro il pubblico che accennava i primi applausi per Belpietro:

“Smettetela! Siete un gregge di pecore egoiste che preferisce ascoltare bugie rassicuranti. Voi italiani siete i peggiori dell’Occidente: viziati, pigri e codardi. Vi preoccupate della bolletta e chiudete gli occhi davanti ai cadaveri. La storia vi spazzerà via!”

A quel punto, Belpietro ha raccolto i suoi fogli, ha messo la penna nel taschino e ha chiuso definitivamente il match con una freddezza glaciale:

“Non si azzardi mai più a insultare gli italiani e la gente che lavora. Lei non ama l’umanità, lei odia le persone normali perché non obbediscono ai suoi ordini. Dietro di lei non ci sono i giovani, ci sono i fondi d’investimento di Wall Street. Tra dieci anni lei sarà dimenticata nel cassonetto della storia insieme alle sue false profezie, ma il popolo che disprezza sarà ancora qui a mandare avanti la carretta. Valli, io vado, ho un giornale da chiudere.”

Senza salutarla, il direttore ha voltato le spalle ed è uscito dal set. Lo studio è esploso in una standing ovation clamorosa e liberatoria per il giornalista. Greta Thunberg è rimasta immobile al centro della scena, circondata dai fischi, realizzando per la prima volta che il suo potere mediatico finiva esattamente dove cominciava la realtà delle bollette degli italiani.