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Giorgia Meloni vola nel Golfo, missione decisiva per la sicurezza energetica: cosa c’è in gioco per l’Italia

Giorgia Meloni vola nel Golfo, missione decisiva per la sicurezza energetica: cosa c’è in gioco per l’Italia

Visita-lampo della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel Golfo Persico per il dossier energia. La premier scende in campo a sorpresa in prima persona per trovare alternative di approvvigionamento energetico per l’Italia. Segno di attenzione, ma anche di preoccupazione per uno scenario in Medio Oriente che si fa sempre più complicato.

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Dopo essere atterrata a Gedda, Meloni passerà due giorni tra Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar. Poi volerà in Azerbaigian. È la prima visita di un leader occidentale nel Golfo dall’escalation di fine febbraio. L’obiettivo è il rafforzamento della sicurezza energetica nazionale.

Palazzo Chigi: “Visita programmata da tempo”

Quello che in un primo momento era sembrato un viaggio deciso all’improvviso, secondo Palazzo Chigi era in realtà una serie di visite bilaterali programmate da tempo.

Non si tratta di una scelta “di emergenza” – assicurano le stesse fonti – ma di una visita bilaterale già in programma da tempo, che certo serve anche a “rafforzare” gli approvvigionamenti italiani e a “mettere ancor più al riparo l’Italia da eventuali prolungamenti di un conflitto che si spera si chiuda presto”.

L’Italia, sottolineano ancora le fonti italiane, ha diversificato “molto” le sue fonti, quindi la situazione è “certamente diversa rispetto a quella di qualche anno fa” con l’invasione russa dell’Ucraina. Quella in Azerbaigian sarà una visita bilaterale in un Paese strategico per le forniture italiane, in particolare del gas attraverso il Tap (il gasdotto Trans-Adriatico).

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Il nodo del petrolio, l’impatto sulle bollette in Italia e le stime di crescita

L’Italia è uno degli Stati europei più esposti sul fronte dell’approvvigionamento energetico. Secondo il rapporto annuale del Ministero dell’Ambiente e dell’Energia sulla situazione energetica nazionale, nel 2024 il paese ha importato il 3,1% in meno di energia rispetto al 2023. Ma con il suo 73,5% di risorse importate dall’estero nel 2024, è ben lontana dalla media dell’Ue, pari al 57%.

Si importa soprattutto gas naturale: dall’Algeria, seguita dall’Azerbaigian e dal Qatar. L’Italia è il secondo importatore europeo dal medio Oriente, superato solo dalla Francia. Il 10% arriva da Doha: per questo, la chiusura dello Stretto di Hormuz è un duro colpo per l’economia italiana. Da quel passaggio strategico, infatti, transita circa il 27% del commercio mondiale di petrolio.

Italia, esposizione energetica e crescita rivista al ribasso

Dall’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele all’Iran, il 28 febbraio scorso, il prezzo del petrolio è aumentato fino al 63% rispetto ai livelli prebellici (con il Brent arrivato a circa 118 dollari al barile). Il governo italiano ha prorogato fino al 1 maggio il taglio delle accise sul carburante, ma la misura rischia di essere insufficiente a compensare gli aumenti.

Una tensione che si riflette anche sulle stime di crescita. Nelle sue ultime stime, l’Ocse ha tagliato le previsioni per l’Italia, con il Pil in aumento dello 0,4% nel 2026 (era dello 0,6) e dello 0,6% nel 2027 (in precedenza era 0,7), mentre l’inflazione è attesa in rialzo. A pesare sono soprattutto le politiche fiscali restrittive e i rischi legati al caro energia, che potrebbero frenare ulteriormente lo sviluppo economico.

Le parole di Giorgia Meloni: “Fase delicata, monitoriamo”

“Il governo è intervenuto oggi con un nuovo decreto per prorogare la riduzione delle accise sui carburanti, ampliando la misura con un intervento mirato a sostegno degli agricoltori e delle imprese esportatrici”, ha scritto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sui suoi social, annunciando il provvedimento.

“È una misura necessaria per fronteggiare una fase particolarmente delicata, segnata da tensioni internazionali che stanno producendo effetti concreti sui costi dell’energia e sull’economia- ha aggiunto – sappiamo che il quadro resta complesso. Per questo il governo continuerà a monitorare con la massima attenzione l’evoluzione dello scenario internazionale e a lavorare su ogni intervento necessario a proteggere famiglie, imprese e lavoro”.

L’allarme Ue: “Possibili razionamenti del carburante”

Tutta l’Ue è mobilitata sul tema energia e, nelle ultime ore, il commissario all’Energia Dan Jorgensen ha aperto all’eventualità di misure drastiche: “La crisi energetica sarà lunga, il razionamento dei carburanti è una possibilità”. Mentre finora a preoccupare era solo il caro energia, ora si teme che l’Occidente possa rimanere a secco e gli aerei a terra. Del resto, i combustibili fossili sono i meno facilmente rimpiazzabili.

Secondo la testata specialistica Argus, si prevede che il Portogallo potrebbe esaurire il carburante per jet in quattro mesi, mentre l’Ungheria potrebbe finirlo in cinque, la Danimarca in sei, l’Italia e la Germania in sette, e la Francia e l’Irlanda in otto. Discorso diverso per la Polonia: è quasi autosufficiente nel carburante per jet, quindi è improbabile che affronti una crisi. Ma Varsavia è un’eccezione. La chiusura dello Stretto di Hormuz e i danni alle infrastrutture energetiche del Golfo rendono la crisi energetica “grave e lunga”. Una crisi che, come ha già avvertito Bruxelles nei giorni scorsi, andrà ben oltre la fine della guerra.

L’Europa, da qualche giorno, sta esaminando tutte le strade per ammorbidire la crisi. A Bruxelles si fa più incalzante la voce di un summit dei 27 ad hoc da tenersi sull’energia. Nel frattempo la Commissione non esclude più un ulteriore rilascio delle riserve strategiche di petrolio, dopo quello autorizzato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia nelle prime battute del conflitto.