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Tensione al G7 di Evian: il faccia a faccia tra Donald Trump e Giorgia Meloni dopo mesi di insulti

Tensione al G7 di Evian: il faccia a faccia tra Donald Trump e Giorgia Meloni dopo mesi di insulti

Il palcoscenico internazionale del G7 di Evian, in Francia, si è trasformato nel teatro di uno dei confronti diplomatici più tesi e attesi degli ultimi mesi. L’arrivo dei leader mondiali nella suggestiva località al confine con la Svizzera è stato immediatamente catalizzato dall’incontro ravvicinato tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e la presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni. Per la prima volta dopo una lunga scia di dichiarazioni al vetriolo e attacchi pubblici, i due leader si sono ritrovati nella stessa stanza, costretti a fare i conti con un passato recente fatto di gelo e forti incomprensioni politiche.

Meloni e Trump, incontro al G7 di Evian (Francia) dopo tensioni Usa-Italia  | Sky TG24

La rottura tra Washington e Roma era consumata da tempo. Nei mesi precedenti, Trump non aveva risparmiato critiche durissime nei confronti di Meloni, definendola apertamente una delusione e una leader priva del coraggio necessario per affrontare le sfide geopolitiche globali. L’affondo era arrivato dopo che l’Italia, in linea con le principali cancellerie europee, aveva deciso di non appoggiare l’azione militare statunitense contro l’Iran, iniziata il 28 febbraio scorso. Da quel momento, il tycoon aveva cambiato radicalmente registro, demolendo attraverso interviste e post sui social network quel canale privilegiato che la premier italiana aveva cercato faticosamente di costruire sin dal ritorno di Trump alla Casa Bianca.

Giorgia Meloni si era infatti autoassunta l’ambizioso ruolo di fare da ponte diplomatico e ideologico tra Bruxelles e Washington, forte di una vicinanza politica che avrebbe dovuto smussare gli Slanci più isolazionisti e antieuropeisti dell’amministrazione americana. Tuttavia, la dura realtà dei fatti ha dimostrato l’inefficacia di questa strategia, culminando nell’isolamento temporaneo subito dai leader europei durante il World Economic Forum di Davos, dove le controparti occidentali avevano abbandonato l’aula durante il discorso del presidente statunitense.

A Evian, il clima inizialmente glaciale è stato parzialmente stemperato dalle singolari scelte di accoglienza del presidente francese Emmanuel Macron. Per alleggerire la tensione, Macron ha pubblicato sui social i video del benvenuto ai leader, associando a ciascuno di essi una colonna sonora personalizzata. Se per la delegazione europea risuonavano le note dell’Inno alla Gioia, per Giorgia Meloni è stata scelta la celebre melodia di “Felicità” di Al Bano e Romina Power, mentre per Donald Trump la scelta è ricaduta sull’ironica ed evocativa “Love is a Long Road” di Tom Petty, un chiaro segnale di quanto la strada delle relazioni transatlantiche sia diventata tortuosa.

Nonostante le schermaglie e le provocazioni, l’urgenza delle crisi internazionali ha imposto ai due leader un confronto diretto. Fonti diplomatiche italiane hanno confermato che, a margine della cena ufficiale tra i capi di Stato, si è svolto un faccia a faccia di chiarimento tra Trump e Meloni. Le stesse fonti hanno descritto l’incontro come un utile scambio, privo di battute o formalità di circostanza, durante il quale la premier italiana ha ribadito con fermezza il principio dell’unità dell’Occidente come pilastro fondamentale per affrontare il caos economico nel Golfo, la sicurezza dello Stretto di Hormuz per i flussi petroliferi e la gestione del conflitto in Ucraina, alla presenza dello stesso Volodymyr Zelensky.

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Sebbene le agenzie di stampa non si sbilancino nel dichiarare una pace definitiva tra i due governi, i segnali di un disgelo sono apparsi evidenti subito dopo la tradizionale foto di famiglia del vertice. Le telecamere hanno infatti ripreso Trump e Meloni mentre si allontanavano fianco a fianco, camminando e discutendo fitto verso la sala delle riunioni successive. Questo riavvicinamento fisico, seppur monitorato con estrema cautela dagli osservatori internazionali, segna una tregua necessaria. L’Europa e l’Italia restano consapevoli dell’imprevedibilità della Casa Bianca e della necessità di sviluppare una maggiore autonomia strategica, ma al contempo riconoscono che il supporto di Washington rimane indispensabile per contrastare le minacce globali e garantire la stabilità economica dell’Occidente.