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Un dibattito tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein su statistiche e grafici relativi alla sanità pubblica.

Un dibattito tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein su statistiche e grafici relativi alla sanità pubblica.

L’Aula della Camera dei Deputati è diventata il palcoscenico di un durissimo e infuocato scontro frontale tra la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein. Durante il Question Time, il servizio sanitario nazionale è stato il terreno di una battaglia politica senza esclusione di colpi, caratterizzata da accuse reciproche, dati contrastanti e una tensione emotiva che ha fotografato la profonda distanza tra governo e opposizione sui temi sociali più sensibili del Paese.

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Ad aprire il dibattito è stata Elly Schlein, che ha illustrato un’interrogazione parlamentare sulla grave situazione della sanità pubblica. La leader del Partito Democratico ha esordito citando una drammatica testimonianza raccolta a Taurianova, dove alcune fioraie le avrebbero confessato la tragica scelta a cui sono costrette molte famiglie: decidere se mangiare o curarsi. Schlein ha sciorinato cifre impietose sulla carenza di personale, parlando di 65.000 infermieri e 30.000 medici mancanti, con turni massacranti che spingono i professionisti verso il settore privato o verso l’estero. Citando i dati Istat, ha sottolineato come nel 2023 ben quattro milioni e mezzo di persone abbiano rinunciato alle cure, la metà per motivi economici. Mostrando un grafico in Aula, Schlein ha accusato l’esecutivo di aver portato la spesa sanitaria in rapporto al PIL al minimo storico degli ultimi 15 anni, definendo i recenti provvedimenti governativi sulle liste d’attesa come un mero fuffa senza risorse reali.

La replica di Giorgia Meloni è stata immediata e tagliente. La Premier ha respinto le accuse parlando di propaganda politica basata su menzogne, contrattaccando con i numeri assoluti del bilancio dello Stato. Meloni ha rivendicato con orgoglio di aver portato il Fondo Sanitario Nazionale alla cifra record di 136 miliardi e 500 milioni di euro per il 2025, evidenziando un incremento di ben 10 miliardi rispetto al momento dell’insediamento del suo esecutivo nel 2022. La Presidente del Consiglio ha contestato il nesso logico tra l’andamento del PIL e la qualità del sistema sanitario, ricordando come il Partito Democratico, nei suoi lunghi anni al governo, non avesse mai stanziato cifre simili.

Nel suo intervento, Meloni ha elencato una serie di misure strutturali avviate dal governo, come lo stop al fenomeno dei medici a gettone e i limiti imposti alla libera professione intramuraria all’interno degli ospedali pubblici, denunciando casi limite di medici che effettuavano pochissime visite nel sistema pubblico e decine nello stesso ospedale in regime privato. La Premier ha inoltre ricordato gli stanziamenti per i rinnovi contrattuali, l’aumento delle indennità per il personale dei pronto soccorso, le norme a tutela dei medici aggrediti e lo stanziamento di ulteriori 870 milioni di euro in due anni per l’abbattimento delle liste d’attesa attraverso l’apertura serale e nei fine settimana degli ambulatori. L’affondo finale della Premier ha toccato la pianificazione strategica, accusando la sinistra di non aver mai aggiornato il Piano Sanitario Nazionale, fermo al 2011 sotto un governo di centrodestra, nonostante i dieci anni trascorsi successivamente al potere.

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La controreplica di Elly Schlein ha ulteriormente alzato i toni del confronto. La segretaria dem ha invitato la Premier a lasciare i palazzi del potere per verificare la realtà degli ospedali, ricordando che il tetto alle assunzioni del personale era stato introdotto proprio da un vecchio esecutivo di centrodestra di cui Meloni faceva parte. Schlein ha ribadito che l’aumento della spesa in termini assoluti è una dinamica fisiologica che ha riguardato tutti i governi precedenti, ma che il calo effettivo rispetto al PIL dimostra la volontà di favorire le cliniche private a scapito della sanità pubblica. Citando la Corte dei Conti, ha evidenziato un aumento del 10% della spesa sanitaria pagata direttamente di tasca propria dai cittadini, definendola una vera e propria tassa Meloni che trasforma la salute in un lusso. Schlein ha concluso il suo duro intervento accusando la Premier di vivere in un mondo fantastico in cui i successi sono propri e i fallimenti, dalle liste d’attesa alla produzione industriale fino ai centri in Albania, sono sempre attribuiti a fattori esterni, esortandola a riconnettersi con la realtà dei cittadini che attendono mesi per una visita medica vitale.