Alle ore 13:00 circa del 30 maggio 2023, l’agente Sheffer del Dipartimento di Polizia di Aurora, in Colorado, ricevette una chiamata di servizio e si recò presso un’abitazione situata al numero 1056 di South Elkart Way.
A richiedere l’intervento era stata Asia Whitley Shaw, la quale aveva domandato espressamente una verifica sul benessere della propria nipote, una bambina di cinque anni di nome Mahali Hobbs.
La piccola risiedeva nell’appartamento numero 305 insieme alla madre, Alexis Nelson.
Asia, che viveva fuori dallo Stato del Colorado, aveva iniziato a nutrire forti e serissimi timori per la sicurezza della bambina dopo essere venuta a conoscenza del fatto che Alexis avrebbe potuto cedere la piccola Mahali in adozione.
Insieme al collega Duran, l’agente Sheffer si diresse verso l’appartamento indicato per stabilire un contatto diretto con la madre di Mahali, cercando di fare immediata chiarezza sulla situazione familiare.
Una volta interpellata dagli agenti di polizia, Alexis Nelson dichiarò senza alcuna esitazione di aver rinunciato definitivamente alla custodia della figlia Mahali attraverso una procedura che lei stessa definì come un’adozione di tipo chiuso.
Alexis sostenne con fermezza di aver completato l’intero iter burocratico e legale affidandosi a un’organizzazione specializzata chiamata “Adoptions with Love”.
Per dare credibilità alle proprie affermazioni e rassicurare il personale in divisa, la donna fornì spontaneamente agli agenti un numero di telefono che, a suo dire, corrispondeva alla sede ufficiale dell’agenzia.
L’agente Duran decise di verificare immediatamente l’informazione e compose il numero fornito da Alexis.
Al telefono rispose una donna di nome Amy Cohen, la quale ricopriva il ruolo di direttrice del programma all’interno della struttura.
Dopo aver effettuato una ricerca meticolosa e approfondita all’interno dei registri informatici e cartacei dell’agenzia, la signora Cohen dichiarò che non esisteva alcuna pratica o fascicolo intestato a nome di Alexis Nelson.
Di conseguenza, l’istituto non aveva mai avuto alcun tipo di coinvolgimento nella presunta adozione della piccola Mahali.
Un dettaglio fondamentale emerse fin da subito agli occhi degli inquirenti: l’agenzia “Adoptions with Love” era una struttura con sede operativa nello Stato del Massachusetts, mentre Alexis risiedeva stabilmente in Colorado.
I poliziotti non riuscivano a comprendere per quale motivo la donna avesse citato proprio quell’ente così distante, né quale fosse il reale obiettivo della sua messinscena.
Poco dopo aver riscontrato questa pesante incongruenza, l’agente Sheffer si mise in contatto con il detective Jacob Schwarz, condividendo con lui ogni singolo dettaglio raccolto fino a quel momento.
La versione dei fatti fornita dalla madre non quadrava in nessun punto e, nel frattempo, una bambina di soli cinque anni risultava ufficialmente introvabile.
Il detective Schwarz avviò immediatamente un controllo incrociato all’interno del sistema giudiziario dello Stato del Colorado, inserendo i nominativi di Alexis Nelson e di Mahali Hobbs.
L’esito della ricerca confermò i sospetti più cupi: non vi era traccia di alcun deposito legale o provvedimento legato a una procedura di adozione.
Sempre più allarmato, il detective Schwarz contattò il Dipartimento dei Servizi Umani della Contea di Arapahoe per verificare l’eventuale esistenza di segnalazioni o fascicoli assistenziali.
Anche in questo caso, i funzionari confermarono di non possedere alcun documento d’archivio relativo ad Alexis o alla bambina, escludendo categoricamente qualsiasi pratica adottiva in corso o passata.
Forte di questi elementi investigativi che smentivano radicalmente i racconti della donna, il detective Schwarz, insieme al collega Roberts, si recò personalmente all’indirizzo di South Elkart Way per affrontare la madre.
I due investigatori comunicarono ad Alexis che l’agenzia “Adoptions with Love” non disponeva di alcuna documentazione che riguardasse lei o sua figlia.
Messa alle strette, la donna cambiò repentinamente la propria versione dei fatti.
Alexis sostenne allora di aver contattato l’agenzia del Massachusetts in un primo momento e che gli operatori le avrebbero fornito una lista separata di altre organizzazioni a cui potersi rivolgere.
Secondo questo nuovo racconto, consultando tale elenco lei sarebbe entrata in contatto con una donna di nome Janet Dunn.
Sarebbe stata proprio questa figura misteriosa, la signora Dunn, a facilitare e seguire l’intera pratica per affidare Mahali a una coppia di genitori adottivi rimasti tuttavia completamente anonimi.
Tuttavia, Alexis si dimostrò del tutto incapace di indicare per quale agenzia lavorasse la Dunn.
La donna affermò inoltre di aver gettato via ogni singolo foglio, contratto o documento cartaceo relativo al passaggio di custodia della figlia, giustificando il gesto con il desiderio che i suoi familiari non andassero a cercare la bambina in futuro.
Nonostante la dichiarata distruzione dei documenti, Alexis aggiunse che avrebbe potuto avere ancora alcune email scambiate con la signora Dunn all’interno della cartella della posta eliminata.
Mostrandosi apparentemente collaborativa, offrì ai detective la possibilità di ispezionare il proprio telefono cellulare.
I detective iniziarono a setacciare la casella di posta elettronica della donna, ma la ricerca non portò alla luce alcun messaggio o corrispondenza che potesse avere il benché minimo legame con una procedura di adozione o con la figura di Janet Dunn.
Alexis permise agli inquirenti di esaminare anche la galleria fotografica del dispositivo.
Con profondo stupore dei poliziotti, la memoria del telefono si rivelò completamente priva di immagini, fotografie o filmati recenti della piccola Mahali.
Avvertendo chiaramente che la situazione nascondeva qualcosa di grave e anomalo, il detective Schwarz decise di procedere al sequestro probatorio del telefono cellulare per sottoporlo a esami tecnici più approfonditi.
Nel corso dei lunghi e pressanti colloqui con le forze dell’ordine, Alexis non fu in grado di fornire alcun elemento utile o coordinata geografica che potesse aiutare i detective a rintracciare i presunti genitori adottivi.
Al contrario, la donna continuò a dare risposte estremamente vaghe ed elusive a ogni domanda specifica.
Affermò, ad esempio, di aver incontrato Janet Dunn nella zona ovest di Denver in data 4 maggio 2023, ma dichiarò di non ricordare in quale luogo preciso fosse avvenuto questo cruciale appuntamento.
A quel punto, il Dipartimento di Polizia di Aurora ebbe la certezza investigativa che la storia dell’adozione fosse soltanto una colossale menzogna e che Alexis stesse tessendo una trama di bugie strutturate in modo grossolano.
Con questa chiara consapevolezza, gli agenti decisero di avviare un’indagine sul campo e iniziarono a effettuare ripetuti controlli e interviste all’interno del complesso condominiale.
Durante questa attività di perlustrazione e pattugliamento, i poliziotti ebbero l’opportunità di parlare con un ragazzo di 26 anni di nome Nick Bagel.
Il giovane lavorava come addetto alla manutenzione dello stabile.
Nick riferì spontaneamente di essersi recato proprio nell’appartamento 305 il 5 maggio 2023 per eseguire una normale ispezione semestrale programmata all’interno dell’unità abitativa.
Al suo ingresso in casa, il manutentore aveva notato un dettaglio estremamente inquietante: la porta della camera della piccola Mahali era stata collegata alla maniglia della porta del bagno opposto tramite una corda tesa, una struttura che impediva di fatto l’apertura della stanza dall’interno.
Mentre si trovava nel corridoio, Nick aveva sentito distintamente dei rumori provenire dall’interno della stanza, suoni che sembravano riconducibili a un televisore acceso.
Non appena l’uomo ebbe tagliato la corda che bloccava i due accessi, scoprì che la porta della camera da letto era comunque chiusa a chiave.
Immediatamente dopo, Nick sentì la voce di Alexis che gli urlava contro attraverso un baby monitor posizionato nelle vicinanze, intimandogli in modo aggressivo di abbandonare subito la casa.
Impaurito dall’atteggiamento della donna e temendo che Alexis potesse aver installato altre trappole o sistemi di blocco artigianali all’interno dell’appartamento, il manutentore decise di interrompere il lavoro e di allontanarsi immediatamente.
Dopo aver raccolto la testimonianza di Nick e aver completato una prima ispezione visiva degli spazi comuni dell’edificio, gli agenti chiesero ad Alexis il consenso per effettuare una perquisizione all’interno dell’alloggio, alla ricerca di prove utili a localizzare Mahali.
La donna acconsentì alla richiesta.
Durante il sopralluogo, la stanza che avrebbe dovuto appartenere a Mahali apparve completamente vuota.
La moquette sul pavimento si presentava in condizioni igieniche pessime, costellata di macchie estese di natura ignota; nell’intera abitazione vi era una totale e vistosa assenza di giocattoli, vestiti o indumenti riconducibili a un bambino.
La sera stessa del 30 maggio, il detective Schwarz riuscì a ottenere un mandato di perquisizione formale per il telefono cellulare di Alexis.
Il detective Roberts avviò subito un’analisi manuale e dettagliata di tutti i dati memorizzati nel dispositivo.
Esaminando la cronologia delle ricerche effettuate su Google, il detective Roberts s’imbatté in due query di ricerca digitate in data 2 maggio 2023.
Le frasi inserite erano: “si può andare in overdose da melatonina?” e “si può andare in overdose da Xanax?”.
Il detective Roberts recuperò inoltre alcuni vecchi filmati presenti nella galleria del telefono.
In questi video, la piccola Mahali appariva intenta a pronunciare frasi che suonavano come un definitivo e straziante addio rivolto ai propri familiari.
Tra il 30 e il 31 maggio, il detective Schwarz contattò telefonicamente diversi membri della famiglia di Alexis per ricostruire gli ultimi spostamenti della bambina.
Il primo a essere intervistato fu il padre di Mahali, Terrell Hobbs.
L’uomo dichiarò che l’ultima volta che aveva visto sua figlia di persona risaliva a circa due anni e mezzo prima, in occasione di un viaggio in cui Alexis e la bambina erano andate a trovarlo.
Dopo quel viaggio, e per la durata di circa sei mesi, Alexis lo aveva contattato in modo sporadico attraverso delle videochiamate su FaceTime, permettendogli di vedere la bambina a distanza.
Tuttavia, circa due anni prima, Alexis aveva smesso improvvisamente di rispondere alle sue telefonate, interrompendo ogni forma di comunicazione e isolandosi completamente da lui.
Da quel momento, Terrell non era più riuscito ad avere notizie della figlia.
Il detective Schwarz parlò poi con la sorella minore di Alexis, Mercedes Nelson.
Mercedes spiegò che di solito comunicava con la sorella tramite messaggi di testo, aggiungendo che per il loro rapporto era del tutto normale non sentirsi per diverse settimane di fila.
La ragazza precisò che era quasi sempre lei a dover fare il primo passo per avviare una conversazione e che era un evento assai raro che Alexis la chiamasse di propria iniziativa.
Mercedes riferì che l’ultima volta che aveva visto Mahali in video era stato il 30 maggio 2023, quando aveva ricevuto una videochiamata del tutto inaspettata da parte di sua sorella.
Quella comunicazione era stata cortissima, della durata di appena trenta secondi.
Secondo quanto dichiarato da Mercedes, i primi veri sospetti erano sorti quando Alexis aveva fatto un commento ambiguo alla loro madre riguardo alla possibilità di trovare una nuova sistemazione o una nuova famiglia per Mahali.
Preoccupata da quelle parole, Mercedes aveva inviato un messaggio ad Alexis all’inizio di quella stessa settimana per chiedere spiegazioni.
Alexis aveva risposto testualmente di aver rinunciato alla custodia della bambina attraverso un’adozione chiusa, rifiutandosi però di fornire qualsiasi dettaglio o specifica su dove si trovasse la piccola.
In seguito, il detective interrogò il padre di Alexis, Micus Nelson.
L’uomo confermo che i contatti con la figlia erano diventati estremamente rari e infrequenti; provava a telefonarle spesso, ma lei rispondeva pochissime volte.
Micus raccontò di aver ricevuto a sua volta una videochiamata su FaceTime da parte di Alexis il 30 maggio 2023.
L’uomo descrisse la telefonata come brevissima e riferì che Alexis sembrava suggerire da dietro la telecamera le parole esatte che Mahali avrebbe dovuto pronunciare.
La donna diceva alla figlia: “di’ ciao al nonno”, “digli che lo ami”, “salutalo”.
Infine, il detective Schwarz parlò diffusamente con la madre di Alexis, Asia, colei che aveva dato il via alle indagini con la sua segnalazione.
Asia spiegò che di norma inviava messaggi alla figlia un paio di volte a settimana e cercava di chiamarla, ma Alexis rispondeva raramente.
Asia ricordò che l’anno precedente i loro contatti video erano stati più frequenti, ma aveva notato con sorpresa che Mahali appariva pochissime volte in quelle inquadrature, un dettaglio che le era sembrato subito insolito e strano.
Il 23 maggio 2023, Asia aveva domandato esplicitamente ad Alexis se avesse bisogno di un aiuto economico o logistico per aprire un conto di risparmio destinato al futuro di Mahali.
Alexis aveva risposto via sms affermando che stava già ricevendo assistenza da parte di una coppia.
Poco dopo, Alexis le aveva inviato un altro messaggio con un testo inquietante: “il mio affitto è aumentato di nuovo, quindi devo trovare una nuova sistemazione alla bambina, sto valutando l’affido”.
Quando Asia aveva cercato di chiedere chiarimenti per capire se la figlia si stesse riferendo a Mahali o a un animale domestico, Alexis non aveva più risposto.
Gli agenti accertarono che Alexis non possedeva alcun animale in casa.
Il detective Schwarz domandò ad Asia se Alexis avesse mai accennato all’idea dell’adozione in passato.
Fu a quel punto che la donna rivelò al detective le modalità incredibili con cui aveva scoperto di essere diventata nonna.
Asia raccontò che nessuno in famiglia era a conoscenza della gravidanza di Alexis.
Il giorno stesso in cui Mahali venne alla luce, la donna ricevette sul telefono una foto ravvicinata della neonata accompagnata da un lungo messaggio di testo.
Il messaggio recitava: “Incontra Mahali Hobbs. È nata a 35 settimane, pesa 5,2 libbre, è venuta al mondo ieri mattina alle 11:48 ed è lunga 19 pollici e mezzo. Avreste saputo prima del suo grande ingresso, ma il mio piano originale era di farla adottare da una famiglia più adatta a provvedere a lei senza dover lottare.”
Il testo proseguiva: “Credo ancora che l’adozione chiusa sia la mossa migliore per fare in modo che non le manchi mai nulla, e anche per me stessa, così potrò finire la scuola, avere una carriera con tutti i benefici e la mia famiglia vicina prima di rimettere in piedi un nucleo familiare. Ma per ora è qui, quindi ecco a voi la vostra prima nipotina.”
Asia condivise poi un elemento comune ai racconti di Mercedes e Micus: l’ultima volta che aveva visto Mahali era stato il 30 maggio, attraverso un breve filmato che Alexis le aveva inviato.
Anche in quel video si vedeva chiaramente Alexis che istruiva Mahali a dire “ciao” e “addio” alla nonna.
A quel punto della ricostruzione, il detective Schwarz decise di ricontattare Amy Cohen di “Adoptions with Love”.
La direttrice spiegò che la sua agenzia conservava tracce e registri storici di tutte le famiglie che richiedevano informazioni o risorse, anche nei casi in cui l’adozione non andava a buon fine.
La Cohen controllò tutti gli archivi a ritroso fino all’anno 2020, confermando che il nome di Alexis Nelson non compariva in nessun documento e che la donna non aveva mai avuto contatti con la loro struttura.
La direttrice aggiunse un dettaglio operativo importante: la sua agenzia non gestiva né facilitava in alcun modo adozioni di bambini dell’età di Mahali, occupandosi esclusivamente di neonati.
La donna indicò ai detective i nomi di due agenzie autorizzate che operavano direttamente nel territorio del Colorado: la “Adoption Options” e la “Colorado Christian Services”.
La signora Cohen concluse il colloquio ribadendo di non aver mai sentito parlare di una collaboratrice o assistente di nome Janet Dunn.
Ricevute queste nuove indicazioni, il detective contattò immediatamente i responsabili sia della “Colorado Christian Services” che della “Adoption Options”.
Entrambe le strutture confermarono che non avrebbero mai preso in carico o gestito l’adozione diretta di una bambina di cinque anni.
In situazioni simili, la procedura standard prevedeva l’immediato trasferimento del caso ai Servizi Umani statali.
Entrambe le agenzie dichiararono di non possedere alcuna scheda informativa su Alexis o Mahali e negarono di conoscere una donna chiamata Janet Dunn.
Il detective Schwarz verificò inoltre un pilastro della normativa vigente: nello Stato del Colorado, un’adozione legale non può essere finalizzata senza il consenso esplicito e firmato del padre biologico.
Inoltre, ogni adozione, sia essa aperta o chiusa, deve essere registrata presso la Corte di Stato.
Terrell Hobbs, il padre biologico di Mahali, non aveva mai firmato alcun consenso né era mai stato informato di alcuna procedura di adozione riguardante sua figlia.
Il 31 maggio 2023, intorno alle ore 13:30, il detective Roberts ottenne un decreto di perquisizione domiciliare formale per l’appartamento 305 situato al numero 1056 di South Elkart Way.
Verso le ore 18:00, il detective Schwarz, insieme ai membri dell’Unità Crimini contro l’Infanzia e agli specialisti della Sezione Investigazioni Scientifiche, si recò presso l’abitazione per dare esecuzione al mandato.
L’obiettivo fondamentale dell’operazione, sulla base degli elementi raccolti, era rintracciare qualsiasi prova materiale o indizio che potesse condurre al ritrovamento di Mahali Hobbs, sia essa viva o morta.
Pochi minuti dopo l’ingresso nell’appartamento, l’agente Jenkins aprì la porta di un piccolo ripostiglio di servizio situato sul balcone esterno dell’abitazione.
Non appena l’anta del ripostiglio fu aperta, l’agente percepì in modo netto e immediato un odore penetrante, che riconobbe subito come la scia tipica della decomposizione di materia organica.
Il ripostiglio si presentava stipato di numerosi oggetti per bambini, che sembravano appartenere proprio a Mahali.
Dopo aver rimosso con cautela diversi scatoloni accumulati nel ripostiglio, l’agente Jenkins individuò una borsa della spesa di grandi dimensioni che conteneva al suo interno un secondo sacco di plastica sigillato.
In quel momento, il detective Schwarz raggiunse il collega sul balcone esterno, avvertendo a sua volta l’esalazione tipica del processo di decomposizione.
Mentre l’agente Jenkins procedeva ad aprire con cautela il sacco di plastica, l’odore si fece soffocante e insopportabile.
All’interno dell’involucro, i due investigatori notarono la presenza di quelli che apparivano a tutti gli effetti come resti umani carbonizzati.
I dettagli del macabro ritrovamento spinsero i detective a interrompere immediatamente ogni attività di ricerca all’interno della casa, richiedendo l’intervento urgente dell’ufficio del medico legale della Contea di Arapahoe.
Intorno alle ore 19:00, i funzionari e gli esperti dell’ufficio del medico legale giunsero sul posto ed diedero inizio ai rilievi tecnici sulla scena.
Dopo aver effettuato una serie completa di fotografie scientifiche da varie angolazioni, gli esperti aprirono il sacco per esaminare il contenuto dei resti.
All’interno della borsa vennero repertate diverse strutture ossee, tra cui una gabbia toracica parzialmente intatta.
Le dimensioni complessive dei resti scheletrici apparvero fin da subito compatibili con la struttura fisica di una bambina di circa cinque anni.
A causa dello stato di evidente carbonizzazione delle ossa ritrovate nel sacco, i detective decisero di concentrare le ricerche sul caminetto situato nel soggiorno, adiacente al balcone esterno.
Il caminetto mostrava i segni di un utilizzo molto recente, data la presenza di abbondante fuliggine e di vario materiale bruciato accumulato sulla base e sul pavimento circostante.
Setacciando la cenere e i residui della combustione, gli investigatori della scientifica rinvennero ulteriori frammenti ossei e un elemento scheletrico più grande, identificabile come una costola o una scapola.
Alle ore 21:20, Alexis Nelson fu dichiarata ufficialmente in stato di arresto e condotta in centrale, dove le vennero contestati numerosi reati legati alla sparizione e alla morte della figlia Mahali Hobbs.
I capi d’accusa formalizzati a suo carico includevano l’abuso su minore con conseguente morte, l’occultamento e vilipendio di cadavere, l’alterazione di prove materiali e il tentativo di influenzare un pubblico ufficiale mediante dichiarazioni false e fraudolente.
Quest’ultima imputazione derivava direttamente dalle false affermazioni fatte da Alexis riguardo alla presunta adozione, un racconto inventato con il chiaro intento di depistare le indagini e ingannare gli agenti.
La mattina del primo giugno 2023, i patologi dell’ufficio del medico legale della Contea di Arapahoe eseguirono l’esame autoptico sui resti recuperati.
L’autopsia confermò ufficialmente che si trattava di ossa umane.
Tuttavia, i medici precisarono che si rendevano necessari ulteriori ed elaborati test del DNA per confermare l’identità della vittima e stabilire se appartenessero a Mahali.
Il capo della Polizia di Aurora, Art Acevedo, rilasciò una dichiarazione pubblica spiegando che vi era un’altissima probabilità che l’accusa venisse trasformata in omicidio volontario non appena i test di laboratorio avessero fornito i risultati definitivi.
Il capo della Polizia dichiarò ai giornalisti che era stato estremamente doloroso per gli agenti dover assistere al ritrovamento di un piccolo angelo in quelle condizioni.
Acevedo aggiunse che la squadra investigativa era assolutamente certa che quei resti appartenessero alla bambina scomparsa.
Alexis Nelson venne trasferita e trattenuta all’interno del Centro di Detenzione della Contea di Arapahoe, con una cauzione fissata dal giudice a 100.000 dollari.
In casi di tale gravità, le cronache tendono a chiudersi con il ricordo della giovanissima vittima, ma i dettagli sulla vita della piccola Mahali sono rimasti coperti dal segreto investigativo.
Il corpo rinvenuto nel sacco era così gravemente compromesso dall’azione del fuoco che i laboratori della scientifica dovettero lavorare per settimane prima di giungere a un’identificazione formale e definitiva.
Per la bambina non fu inizialmente redatto nemmeno un necrologio ufficiale.
Una domanda rimase centrale nella mente degli inquirenti: se Alexis desiderava così fortemente liberarsi della figlia, per quale motivo non aveva cercato il padre Terrell o gli altri parenti?
La famiglia della donna e le stesse agenzie di adozione avrebbero potuto intervenire tempestivamente, offrendo alla madre il supporto necessario o prendendo in custodia la bambina per garantirle una vita sicura.
Le leggi denominate “Safe Haven” nello Stato del Colorado si applicano esclusivamente ai neonati fino a 72 ore di vita, un limite che escludeva la protezione di bambini più grandi.
Questo drammatico evento sollevò un profondo dibattito pubblico sulla necessità di estendere e modificare tali normative, per evitare che simili tragedie potessero ripetersi in futuro.