Posted in

SEMPIO CONOSCEVA STASI? | Le clip inedite e un nuovo dettaglio

Garlasco, Spuntano i Verbali Shock: Il Segreto della Chiavetta USB di Sempio, l’Ossessione per Stasi e i Sospetti sui Contatti Nascosti con Chiara Poggi

Il delitto di Garlasco, a distanza di quasi vent’anni dal tragico 13 agosto 2007 in cui perse la vita la ventiseienne Chiara Poggi, continua a essere un labirinto investigativo capace di rilasciare frammenti di verità di inaudita gravità. Le recenti indiscrezioni giornalistiche e la pubblicazione da parte delle agenzie di stampa della versione integrale dei verbali delle deposizioni risalenti al maggio 2025 hanno gettato una luce sinistra, dettagliata e finora inedita su una delle figure rimaste a lungo nell’ombra delle indagini: Andrea Sempio, l’amico di gioventù di Marco Poggi, fratello della vittima, oggi formalmente iscritto nel registro degli indagati.

I nuovi elementi, emersi durante i serrati interrogatori condotti dal Pubblico Ministero Napoleone, delineano uno scenario raggelante, fatto di intercettazioni ambientali shock, inquietanti analisi informatiche sui supporti digitali di Sempio e il forte sospetto dell’esistenza di contatti segreti e pregressi tra l’indagato e Chiara Poggi, finora categoricamente esclusi dalla narrazione processuale.

L’ossessione informatica per Alberto Stasi e il DNA delle unghie

Uno dei punti centrali emersi dalla lettura integrale dei documenti riguarda la nota investigativa redatta dall’Arma dei Carabinieri in merito all’analisi del materiale informatico sequestrato ad Andrea Sempio. Gli inquirenti hanno esaminato a fondo il contenuto di un hard disk (un supporto HD di marca SATA) di proprietà dell’indagato, rintracciando una mole impressionante di dati e ricerche web concentrate in un arco temporale che va dal 2010 fino al 2019. Sebbene non sia stato possibile recuperare la cronologia antecedente al 2010, i dati successivi mostrano un interesse a dir poco morboso e asimmetrico da parte di Sempio nei confronti della sfera giudiziaria e personale di Alberto Stasi, l’ex fidanzato di Chiara condannato in via definitiva per l’omicidio.

A partire dal 2013, Sempio setaccia la rete alla ricerca di notizie sul processo di Stasi, raccogliendo informazioni persino sulla figura del padre di quest’ultimo. La vera e propria svolta documentale si registra però nel settembre 2014, quando l’attività di ricerca dell’indagato subisce un’improvvisa e geometrica impennata. I Carabinieri annotano decine di visite a pagine web focalizzate su un unico, specifico argomento: il profilo genetico e i dettagli tecnici relativi al DNA maschile rinvenuto sotto le unghie di Chiara Poggi. Una focalizzazione tematica quasi profetica, considerando che proprio quelle risultanze scientifiche sul DNA avrebbero spinto gli inquirenti, due anni più tardi, nel 2017, a concentrare le attenzioni investigative sulla figura dello stesso Sempio. Durante la deposizione del 2025, il PM Napoleone ha incalzato i presenti ponendo un quesito fondamentale: “Se lei non è mai stato legato alla persona di Sempio, perché lui la seguiva così? Perché questo interesse ossessivo verso di lei e la sua vicenda?”

Le intercettazioni ambientali in auto e le frasi choc di Sempio

Il quadro indiziario si fa ancora più cupo quando l’attenzione si sposta sulle intercettazioni ambientali registrate all’interno dell’autovettura di Andrea Sempio nell’aprile del 2025. L’indagato, pur consapevole della pressione mediatica e giudiziaria, viene captato mentre ascolta un podcast di cronaca nera interamente dedicato all’omicidio di Chiara Poggi. Nei nastri, Sempio parla da solo ad alta voce, commentando i passaggi dell’inchiesta con espressioni che i periti definiscono ad alto impatto psicologico e criminologico: “Io ho fatto cose brutte… ho visto cose che non si immaginano”.

Stasi-Sempio: delitto infinito a Garlasco. Il condannato e l'indiziato: Dna  e impronte - Il Fatto Quotidiano

Ciò che ha destato il profondo sconcerto degli inquirenti e dei testimoni chiamati a deporre è il livello di dettaglio che l’indagato dimostra di possedere in merito ad alcuni elementi secretati o mai emersi pubblicamente. Sempio fa esplicito riferimento a tre telefonate intercorse tra la sua utenza e il telefono fisso di casa Poggi tra il 7 e l’8 agosto 2007, a ridosso del delitto. Nel suo soliloquio, l’uomo ricostruisce quei contatti descrivendo l’atteggiamento di Chiara Poggi: “Lei mi ha detto ‘non ci voglio parlare con te’, io gli ho detto ‘riusciamo a vederci?’ e lei mi ha messo giù il telefono. Ah, ecco che fai la dura… è stata bella stronza”.

Queste parole scardinano la tesi della totale estraneità o di una conoscenza puramente superficiale. Il tono risentito e la descrizione di un rifiuto netto da parte della vittima suggeriscono l’esistenza di un rapporto pregresso unilaterale, un tentativo di approccio da parte di Sempio respinto con fermezza da Chiara nei giorni immediatamente precedenti il suo brutale assassinio.

Il mistero della chiavetta USB e il video intimo di Chiara

La vera e propria bomba atomica giudiziaria contenuta nei verbali della Procura riguarda però il riferimento a un misterioso filmato. Nelle registrazioni ambientali del 14 aprile 2025, Andrea Sempio pronuncia una frase che ha letteralmente raggelato l’aula di tribunale: “Anche lui lo sa perché ho visto dal suo cellulare… perché Chiara con quel video, e io ce l’ho dentro la penna”. Secondo la tesi della Procura e degli investigatori, l’indagato starebbe confessando in solitudine di essere in possesso di una pennetta USB contenente un video privato ritraente Chiara Poggi, presumibilmente sottratto dalla camera della ragazza o copiato dai suoi supporti digitali.

Durante l’interrogatorio del maggio 2025, i magistrati hanno contestato duramente questa traccia audio a Marco Poggi, fratello della vittima e all’epoca stretto amico di Sempio. Di fronte alla lettura delle trascrizioni, la reazione di Marco Poggi è stata di totale incredulità e sconcerto, definendo la ricostruzione “una follia”. Il fratello di Chiara ha escluso categoricamente che Sempio potesse aver avuto accesso a file simili tramite lui, non avendoli mai visti né posseduti in prima persona. Messo alle strette sulla possibilità che Sempio avesse potuto sottrarre una scheda SD o una chiavetta direttamente dalla scrivania di Chiara durante le sue visite nella villetta di Garlasco per giocare al computer, Marco Poggi ha ammesso l’impossibilità logica di formulare ipotesi alternative, pur ribadendo l’assoluta mostruosità dello scenario ipotizzato. Nelle intercettazioni, Sempio ribadisce l’angoscia per questa scoperta, affermando: “La storia del video la devo aspettare da un momento all’altro… Chiara nel video sembrava proprio che si fosse spostata”.

La conoscenza dell’auto di Stasi e il possibile movente del 13 agosto

A completare un mosaico investigativo ad altissima tensione intervengono alcune dichiarazioni rilasciate dallo stesso Andrea Sempio in diverse interviste televisive concesse nel corso del 2025 alle trasmissioni Zona Bianca e Storie Italiane. Nel tentativo di difendersi dall’accusa di aver effettuato sopralluoghi mirati nei pressi della villetta il giorno del delitto, l’indagato ha fornito dettagli spontanei che gli inquirenti ritengono di fondamentale importanza macro-indiziaria.

Sempio ha ricordato con precisione un episodio avvenuto anni prima, quando si trovava in camera con Marco Poggi: vedendo arrivare un’autovettura nel vialetto, il fratello di Chiara esclamò: “Ah, è arrivato il moroso di mia sorella”. Questo dimostra in modo inconfutabile che Sempio conosceva perfettamente il modello e la targa dell’auto di Alberto Stasi e l’abitudine di quest’ultimo di recarsi a trovare la fidanzata. Nello sfogo successivo a Storie Italiane, Sempio ha sollevato un quesito retorico: “Come facevo a sapere che Chiara non fosse con il moroso quel 13 agosto?”.

La suggestione investigativa della Procura è tanto semplice quanto devastante: se Sempio si fosse recato alla villetta la mattina del 13 agosto 2007, avrebbe potuto verificare l’assenza di Alberto Stasi semplicemente constatando che la sua auto non era parcheggiata nei paraggi. Un dettaglio apparentemente insignificante che, unito all’ossessione per i tabulati, al risentimento per le telefonate rifiutate e al possesso del misterioso video nella chiavetta USB, delinea un quadro investigativo fluido, inquietante e ancora tutto da scrivere, capace di riaprire una delle ferite più profonde della cronaca nera italiana.