UN’AVANGUARDIA LITIGAZIONE TRA FELTRI E SCHLEIN FA VENIRE GRAVI ACCUSE.
Il salotto televisivo di Dritto e rovescio, il programma d’approfondimento giornalistico condotto da Paolo Del Debbio su Rete 4, è diventato lo scenario di uno scontro dialettico destinato a rimanere nella storia della televisione italiana. Quello che doveva essere un consueto e prevedibile dibattito politico tra posizioni contrapposte si è trasformato in una sistematica e implacabile demolizione della retorica progressista, portata a compimento da un Vittorio Feltri in stato di grazia. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, si è trovata a dover gestire una delle serate più difficili della sua carriera comunicativa, culminata con un’esplosione di applausi del pubblico e la palese ilarità dello stesso conduttore.

La tensione ha iniziato a salire quando Schlein, fedele al proprio stile comunicativo strutturato su formule collaudate, ha lanciato un duro attacco contro l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. La leader del PD ha toccato i temi caldi dell’immigrazione, della giustizia e delle politiche economiche, muovendosi all’interno di un perimetro ideologico ben noto. Del Debbio, da moderatore esperto, ha lasciato fluire il discorso senza intervenire, preparando il terreno per la replica. Con un sorriso sornione, il conduttore ha infatti ceduto la parola a Vittorio Feltri, la cui reazione non si è basata sulle urla, ma sulla forza d’urto di una logica fredda e ancorata ai fatti.
Feltri ha iniziato il suo intervento con una calma imperturbabile, un atteggiamento che ha reso le sue considerazioni ancora più taglienti. Il giornalista ha affrontato subito il tema della gestione dei flussi migratori, definendo irresponsabile parlare di accoglienza e solidarietà senza considerare i limiti strutturali ed economici dello Stato italiano. Questa prima affermazione ha cambiato istantaneamente l’atmosfera dello studio, ma il vero affondo è arrivato quando l’attenzione si è spostata sulle politiche sociali e sul rapporto storico tra la sinistra e il suo elettorato di riferimento.
Con la sua consueta ironia, Feltri ha sottolineato come Schlein parli continuamente di emergenza salariale, povertà e diritti dei lavoratori, senza tuttavia aver mai sostenuto in Parlamento una sola proposta concreta in grado di aiutare realmente le fasce deboli. Il giornalista ha liquidato le argomentazioni della segretaria del PD come chiacchiere da salotto radical chic, parole vuote pronunciate da chi dimostra di non aver mai vissuto un solo giorno nella realtà quotidiana del paese. Di fronte a queste parole, una parte consistente del pubblico ha manifestato un consenso esplicito, mentre Del Debbio faticava a trattenere un sorriso divertito.

La critica si è poi spostata sul piano storico e dei dati economici. Feltri ha invitato la platea a ricordare i provvedimenti dei governi precedenti guidati dal Partito Democratico, citando esplicitamente il Jobs Act, le politiche di austerità e la gestione dei flussi migratori durante gli anni della presidenza di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. Secondo il giornalista, il vero limite dell’attuale dirigenza del PD non è solo l’assenza di proposte credibili, ma la perdita totale del contatto con il linguaggio e le necessità dei cittadini comuni, sostituiti da categorie ideologiche obsolete.
Il momento di massima tensione si è verificato quando Schlein ha tentato di replicare richiamando i valori europei e i principi della solidarietà internazionale. La risposta di Feltri è stata immediata e sferzante: i cittadini italiani non possono mangiare i valori europei né pagare le bollette con la solidarietà internazionale. La demolizione retorica è culminata in una serie di metafore che hanno conquistato lo studio. Feltri ha paragonato l’atteggiamento della sinistra a quello di un piromane che si presenta sulla scena del disastro travestito da vigile del fuoco, pretendendo di essere la soluzione a problemi che lui stesso ha contribuito a creare.
Il colpo di grazia finale è arrivato quando Schlein ha provato a difendere la propria linea parlando di rinnovamento della classe dirigente. Feltri ha gelato lo studio facendo notare come la segretaria sia in realtà circondata dagli stessi volti politici da oltre vent’anni, paragonando l’operazione al tentativo di cambiare l’etichetta a una bottiglia di vino andato a male sperando che si trasformi in un prodotto pregiato. Lo scontro si è chiuso con un’ultima immagine, definita già memorabile dai commentatori della serata: la sinistra come un medico che ha avvelenato il paziente e ora si offre di curarlo, dimenticando che il paziente ha ancora memoria e non si fida più.