Garlasco, la svolta dello scontrino: l’avvocato Bocellari accusa Andrea Sempio e riapre il caso

Il delitto di Garlasco, uno dei casi di cronaca nera più complessi, divisivi e dolorosi della storia italiana recente, continua a riservare clamorosi colpi di scena che rischiano di riscrivere la verità processuale. Quello che per anni è stato considerato un capitolo chiuso con la condanna definitiva di Alberto Stasi a sedici anni di reclusione, si trova oggi al centro di una nuova, travolgente tempesta giudiziaria. Al centro dei riflettori mediatici e degli approfondimenti degli inquirenti della Procura di Pavia vi è ora la figura di Andrea Sempio, amico d’infanzia del fratello della vittima, iscritto nel registro degli indagati per l’omicidio di Chiara Poggi. Le ultime novità, discusse animatamente nei salotti televisivi e tra gli esperti di diritto, ruotano attorno a un elemento documentale apparentemente banale ma intrinsecamente decisivo: una ricevuta di un parcheggio a pagamento.
Il mistero del parcheggio di Vigevano e il fattore tempo
Durante la trasmissione televisiva Realpolitik su Rete 4, condotta dal giornalista Tommaso Labate, sono emersi dettagli di fondamentale importanza sulle strategie difensive e sulle indagini in corso. In collegamento con il programma, l’avvocato Giada Bocellari, che assiste Alberto Stasi insieme al collega Antonio De Rensis, ha posto l’accento su un elemento cruciale che potrebbe far crollare l’intero impianto difensivo di Andrea Sempio. Si tratta dello scontrino del parcheggio di Vigevano, datato 13 agosto 2007, ovvero il giorno esatto in cui Chiara Poggi venne brutalmente uccisa all’interno della sua villetta di Via Pascoli.
Secondo la ricostruzione fornita dalla legale, l’aspetto più singolare e sospetto di questo alibi risiede nelle tempistiche della sua presentazione. A differenza di quanto accade normalmente nelle indagini per omicidio, dove i conoscenti e i sospettati cercano immediatamente di dimostrare la propria estraneità ai fatti, questo scontrino non venne consegnato nell’immediatezza del delitto. Andrea Sempio ha infatti fornito il documento ai carabinieri soltanto a ottobre del 2008, a distanza di ben un anno e tre mesi dall’assassinio di Chiara. La consegna è avvenuta in modo spontaneo nel momento in cui il giovane è stato ascoltato dagli investigatori come persona informata sui fatti, un dettaglio che la difesa di Stasi legge come una mossa calcolata per allontanare definitivamente i sospetti.
Le intercettazioni dei genitori e la tesi della Procura
La tesi della Procura di Pavia, supportata da una serie di accertamenti tecnici e investigativi, ipotizza che quello scontrino rappresenti in realtà un falso alibi. I magistrati ritengono che a produrre e stampare quella ricevuta fiscale presso il parcometro di Vigevano non sia stato il trentottenne oggi indagato, bensì sua madre, in un tentativo di coprire gli spostamenti del figlio o di costruirgli una giustificazione temporale per le ore in cui si consumava il delitto.

A sostegno di questa pesante ipotesi investigativa vi sarebbero delle intercettazioni ambientali e telefoniche che hanno coinvolto direttamente il nucleo familiare di Sempio. In uno di questi file audio, recentemente diffusi e analizzati dagli esperti, si sentono i genitori discutere animatamente e con forte preoccupazione proprio della questione dello scontrino, con la madre del giovane che appare visibilmente provata e in lacrime. L’avvocato Giada Bocellari è stata perentoria su questo punto, affermando che il contenuto di quelle conversazioni captate dalle microspie è talmente chiaro ed esplicito da non essere passibile di alcuna interpretazione alternativa o di comodo. Le sei consulenze tecniche pronte da parte della difesa di Sempio cercheranno di arginare questa tesi, ma l’impatto di questi elementi audio rimane devastante per la credibilità dell’alibi.
Il valore giuridico del falso alibi secondo la Cassazione
Il ragionamento espresso dall’avvocato Bocellari si conclude con un richiamo formale alla giurisprudenza consolidata della Suprema Corte di Cassazione, un dettaglio tecnico che sposta la discussione dal piano del semplice sospetto mediatico a quello del rigore processuale. La legale di Alberto Stasi ha ricordato come, per i giudici di legittimità, la preposizione e la dimostrazione di un alibi falso non equivalgano a una semplice bugia o a un tentativo di difesa maldestro, ma assumano il valore di un gravissimo indizio di colpevolezza a carico dell’indagato.
Se venisse accertato in modo definitivo che Sempio ha mentito sulla sua presenza a Vigevano e che ha utilizzato un documento stampato da terzi per coprire la sua reale posizione la mattina del 13 agosto 2007, la sua posizione giudiziaria si aggraverebbe in modo irreversibile. In quest’ottica, il lavoro condotto dall’ex avvocato di Stasi, Fabio Giarda, e dall’attuale pool difensivo acquisisce una nuova centralità, dimostrando come la ricerca di piste alternative non fosse una mossa disperata per scagionare il condannato, ma un’analisi basata su reali incongruenze documentali rimaste per troppo tempo nell’ombra.
Lo scontro tra le difese e l’ombra dei video intimi
Il panorama giudiziario di Garlasco si complica ulteriormente se si considerano le tesi di altri legali coinvolti nelle analisi del caso. Recentemente, l’avvocato Liborio Cataliotti ha espresso una visione parzialmente divergente, sostenendo che l’interrogatorio a cui è stato sottoposto Alberto Stasi in merito ad alcuni video intimi custoditi nei computer possa rappresentare, paradossalmente, un eccezionale elemento a favore di Andrea Sempio. Secondo questa lettura, lo scontro sui moventi e sulle dinamiche psicologiche dei protagonisti potrebbe spostare l’attenzione dei giudici dalla materialità delle prove fisiche come lo scontrino.
Tuttavia, la fermezza della Procura di Pavia nel voler fare totale chiarezza sui movimenti di Sempio e sulla genuinità dei suoi documenti dimostra che la pista scientifico-documentale rimane la più solida. Il dubbio che un errore giudiziario possa aver colpito Alberto Stasi o che, al contrario, ci si trovi davanti a un concorso di responsabilità mai pienamente esplorato, continua a tormentare l’opinione pubblica italiana. La verità su Chiara Poggi, dopo quasi vent’anni di aule di tribunale, perizie e sentenze, sembra ancora una volta legata al filo sottile e fragile di un pezzo di carta stampato in una mattina d’estate.