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MELONI CONTRO AMENDOLA, È BUFERA: “500MILA EURO DI FINANZIAMENTI PER SOLI 2MILA DI INCASSI”

MELONI CONTRO AMENDOLA, È BUFERA: “500MILA EURO DI FINANZIAMENTI PER SOLI 2MILA DI INCASSI”

Il mondo del cinema italiano è stato improvvisamente travolto dal più grande scandalo finanziario e politico degli ultimi anni, una vera e propria guerra aperta che vede contrapposti il governo in carica e le stelle più celebrate del grande schermo. La Premier Giorgia Meloni ha lanciato un attacco frontale devastante contro l’attuale meccanismo del credito d’imposta (tax credit) destinato al settore cinematografico e audiovisivo, provocando un terremoto che promette di riscrivere completamente le regole dei sussidi statali alla cultura. Al centro della bufera è finito uno dei volti più amati e noti del panorama televisivo e cinematografico nazionale: Claudio Amendola.

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Durante un duro discorso pubblico, la Presidente del Consiglio ha criticato aspramente la gestione dei fondi pubblici, denunciando come lo Stato abbia sovvenzionato negli ultimi otto anni progetti cinematografici per un valore complessivo di circa 7 miliardi di euro, senza ottenere alcun riscontro tangibile in termini economici o culturali. “Abbiamo finanziato progetti che nei cinema hanno raccolto poche decine di migliaia di euro, mentre interpreti e cineasti intascavano compensi milionari”, ha tuonato la Premier, sottolineando come si tratti del denaro dei contribuenti utilizzato in modo inefficiente.

Il caso di Claudio Amendola è stato elevato a simbolo di questa accesa battaglia politica. Sebbene la Premier non lo abbia esplicitamente nominato, il riferimento al suo ultimo progetto cinematografico è apparso evidente agli addetti ai lavori: l’opera, supportata da un finanziamento pubblico di ben 500.000 euro, ha registrato un incasso fallimentare di appena 2.000 euro al botteghino. Un divario talmente macroscopico da sollevare un’ondata di indignazione nell’opinione pubblica e fornire al governo l’argomentazione perfetta per giustificare una stretta rigorosa sui criteri di assegnazione dei fondi.

La replica del mondo del cinema non si è fatta attendere, spaccando il settore tra chi grida alla censura e chi difende la libertà dell’arte d’autore. Secondo fonti vicine al suo entourage, Claudio Amendola si sarebbe dichiarato furioso, rompendo il silenzio per difendersi dalle accuse: “Siamo diventati il bersaglio di una campagna populista contro la cultura; il valore del cinema non può essere misurato esclusivamente attraverso gli incassi del botteghino”. A stretto giro è arrivata anche la dura controreplica del Ministero della Cultura, che ha ribadito la necessità di rispettare il denaro dei cittadini, definendo inaccettabile lo stanziamento di cifre simili a fronte di risultati commerciali quasi nulli.

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A sostenere la categoria dei registi è intervenuto anche Paolo Virzì, il quale ha apertamente chiesto rispetto per i lavoratori dello spettacolo, ricordando che i sussidi statali alla cultura esistono in tutto il mondo per tutelare la diversità artistica. Tuttavia, i dati emersi da fonti ministeriali indicano che tra il 2016 e il 2024 almeno 60 pellicole hanno ricevuto contributi superiori ai 500.000 euro registrando incassi irrisori, dimostrando che non si tratta di anomalie isolate ma di una prassi consolidata. Mentre l’opposizione in Parlamento accusa la Meloni di voler demolire la cultura per ragioni puramente ideologiche, la Premier tira dritto, intenzionata a portare avanti una riforma radicale del credito d’imposta all’insegna della massima trasparenza e del rigore finanziario.