Posted in

MARCO POGGI: COSA NON TORNA? Le incongruenze tra il 2007 e il 2025

Garlasco, il giallo dei verbali di Marco Poggi: le discrepanze tra il 2007 e il 2025 che riaprono il caso della camera di Chiara

A distanza di diciannove anni da quella drammatica mattina del 13 agosto 2007, il delitto di Garlasco torna a scuotere l’opinione pubblica e a riempire le pagine di cronaca con una serie di interrogativi rimasti senza risposta. A riaccendere i riflettori su una delle vicende più complesse e dolorose della giustizia italiana è stata la recente intervista rilasciata da Marco Poggi, fratello di Chiara, durante la trasmissione televisiva Quarto Grado. Si è trattato di un intervento mediatico senza precedenti, arrivato dopo quasi due decenni di assoluto silenzio, che ha generato reazioni profonde e contrastanti nel pubblico. Sebbene la pista di un coinvolgimento diretto di Marco nell’omicidio sia stata ampiamente esclusa dagli inquirenti e dagli analisti, il confronto analitico tra le sue recenti dichiarazioni pubbliche, i verbali delle Sommarie Informazioni Testimoniali (SIT) raccolte nel 2025 e i documenti storici del 2007 ha fatto emergere una serie di vistose contraddizioni. Queste discrepanze, messe in fila dagli investigatori e analizzate nel dettaglio, toccano elementi centrali del contesto in cui è maturato il delitto: l’esistenza di video intimi della vittima e il reale utilizzo del computer custodito all’interno della villetta di Via Pascoli.

Il giallo del video intimo: il cambio di versione dal 2007 al 2025

Il primo e più evidente punto di frizione riguarda la conoscenza e la gestione di un file video contenente immagini intime di Chiara Poggi e del fidanzato Alberto Stasi. Nel verbale datato 18 ottobre 2007, Marco Poggi aveva fornito agli inquirenti una ricostruzione estremamente dettagliata. Dichiarò di aver intuito la presenza di materiale privato monitorando lo schermo del computer mentre Chiara stava effettuando il download di un file inviatole da Alberto tramite la piattaforma di messaggistica MSN Messenger. Ma il dettaglio più significativo risaliva ai giorni immediatamente successivi al funerale della sorella: Marco raccontò che, durante una visita al cimitero di Pieve Albignola in compagnia dei genitori e dello stesso Stasi, aveva preso da parte Alberto per chiedergli una copia di quel filmato come ricordo della sorella, esortandolo a rimuovere le scene sessualmente esplicite. Secondo quel verbale, Stasi gli rispose di non essere in grado di editare il filmato, proponendo di consegnargli il file integro affinché fosse Marco stesso a tagliarlo, reputandolo più abile nell’uso dei sistemi informatici.

Esaminando i nuovi verbali redatti nel 2025 davanti al Pubblico Ministero, questa narrazione subisce un mutamento radicale. Sollecitato dal magistrato sulla presenza di materiale intimo della sorella all’interno delle cartelle del PC, Marco Poggi nega categoricamente di essersi mai imbattuto in file video del genere. La sua versione si ridimensiona: sostiene di aver visto soltanto, e in modo del tutto casuale, una schermata di MSN lasciata aperta da Chiara, in cui lo scambio di battute testuali tra i due fidanzati lasciava semplicemente intuire la possibile esistenza di foto private. Di fronte all’insistenza del PM, che gli contesta la discrepanza con il verbale del 2007 in cui parlava esplicitamente di uno “scambio di file video”, Marco fa un passo indietro, definendo la sua precedente deposizione come una mera ipotesi formulata a posteriori, influenzata dalle notizie giornalistiche apparse sui media dopo il 13 agosto 2007. I Carabinieri, in un’apposita informativa allegata agli atti, evidenziano come tali dichiarazioni appaiano “certamente poco credibili”, specialmente se incrociate con le intercettazioni ambientali del 2007 tra la madre Rita Preda e un ufficiale dell’Arma, in cui la donna confermava che il figlio le aveva riferito di aver visto Chiara nell’atto esatto di scaricare il file dal computer di Alberto.

Il mistero della camera da letto: gli amici smentiscono la versione della console

Garlasco, Marco Poggi contro Alberto Stasi e le sue "bugie": perché la  famiglia è convinta sia lui l'assassino

Un secondo nucleo di forti incongruenze emerge attorno all’accessibilità della camera da letto di Chiara Poggi e all’uso del computer da parte della comitiva di amici che frequentava la casa. Storicamente, la difesa e i racconti familiari avevano descritto quel PC come un terminale “di famiglia”, collocato nella stanza della ragazza ma regolarmente accessibile a Marco e ai suoi compagni per sessioni di gioco con i videogame. Questa versione serviva anche a spiegare la potenziale circolazione di informazioni o la presenza di terzi nella zona notte della villetta.

Tuttavia, i verbali delle testimonianze rese il 10 marzo 2025 dagli amici più stretti dell’epoca demoliscono questa ricostruzione. Mattia Capra, sentito a SIT, dichiara ai magistrati che i pomeriggi e i fine settimana trascorsi a Casa Poggi si svolgevano esclusivamente nel salottino piccolo situato al piano terra, dietro la sala principale. Capra definisce come un evento “raro” l’essere saliti nella camera di Marco e definisce “ancora meno probabile” e del tutto “sporadico” l’accesso alla camera di Chiara per guardare dei giochi al computer, non ricordando con certezza se ciò sia mai avvenuto. Ancora più perentoria è la testimonianza di Biasibetti, il quale specifica che nel salottino al piano terra era installata la console di gioco (Nintendo o PlayStation) e nega in modo assoluto di aver mai messo piede nelle stanze del piano superiore, aggiungendo di non aver mai saputo dell’esistenza di un computer nella camera di Chiara. A chiudere il cerchio è Roberto Freddi, il quale conferma la disposizione dei giochi al piano terra e, alla domanda diretta se si fosse mai recato nella stanza della vittima per utilizzare il PC, risponde testualmente: “Assolutamente no”.

Le ammissioni di Marco e il cortocircuito investigativo

Posto davanti alle dichiarazioni dei suoi stessi amici, Marco Poggi ha dovuto rimodulare la mappa delle frequentazioni domestiche durante il suo interrogatorio del 2025. Ha ammesso che la comitiva preferiva ritrovarsi a casa di Biasibetti o di Capra perché lì erano presenti i videogame più moderni, definendo “rari” i momenti di aggregazione trascorsi all’interno della propria abitazione. Nonostante i compagni storici abbiano negato l’accesso al piano superiore, Marco ha continuato a sostenere che un solo specifico membro del gruppo potesse essere entrato nella stanza della sorella per interagire con il PC, un dettaglio che sposta l’attenzione degli inquirenti sul livello di riservatezza di quei dati intimi.

L’ultima e profonda contraddizione rilevata dagli analisti riguarda l’atteggiamento verso la prosecuzione delle indagini. Se nell’intervista televisiva a Quarto Grado Marco Poggi ha lanciato un appello affinché la Procura continui a scavare alla ricerca di elementi inediti per fare piena luce sulla morte della sorella, le intercettazioni ambientali e telefoniche effettuate dagli investigatori nel corso dell’ultimo anno rivelano uno scenario opposto. Nei dialoghi registrati agli atti emergerebbero tentativi e auspici, espressi all’interno dell’ambiente familiare, volti a bloccare o frenare l’azione della Procura, manifestando un forte fastidio per la riapertura di faldoni che sembravano ormai chiusi per sempre. Questi elementi sollevano un velo di ambiguità su cosa sia realmente accaduto nelle ore precedenti il delitto e su quali segreti siano ancora custoditi tra le mura di quella villetta.

Disclaimer : This content may be created by AI for entertainment purposes. Any resemblance to real persons, events, or places is coincidental.