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Orrore a Bordighera: il muro di omertà e i dettagli agghiaccianti sulla tragica fine della piccola Beatrice a soli due anni

Orrore a Bordighera: il muro di omertà e i dettagli agghiaccianti sulla tragica fine della piccola Beatrice a soli due anni

Il caso della piccola Beatrice, la bambina di soli due anni morta a Bordighera, continua a sollevare un’ondata di profonda indignazione e sconcerto in tutta Italia. Nel corso dell’ultima puntata del programma televisivo Storie Italiane, sono emersi dettagli di una gravità inaudita che delineano un quadro di sistematici maltrattamenti, abusi e, soprattutto, una fitta rete di silenzi e complicità. Gli inquirenti parlano apertamente di un vero e proprio muro di omertà che avrebbe circondato la tragica quotidianità all’interno di quella casa, impedendo di fatto che la bambina venisse salvata in tempo da un destino orribile.

Al centro dell’attenzione investigativa vi sono i telefoni cellulari sequestrati, all’interno dei quali gli investigatori avrebbero rinvenuto quello che è stato definito l’archivio dell’orrore. Si tratta di una serie di fotografie terrificanti che documentano lividi impressionanti sul corpo e sul volto della piccola Beatrice, segni inequivocabili di una violenza fisica brutale e reiterata nel corso dei mesi. Una delle ipotesi più drammatiche emerse durante il dibattito in studio riguarda il ruolo della sorellina maggiore di nove anni. Sembra infatti che le immagini siano state scattate proprio dalla bambina più grande nel disperato tentativo di documentare lo stato di salute della sorellina e cercare un aiuto esterno che, purtroppo, non è mai arrivato.

A rendere lo scenario ancora più inquietante è la testimonianza esclusiva di Alessandro Morabito, un amico intimo della coppia formata da Manuela Aiello e dal compagno Manuel Iannuzzi. L’uomo ha raccontato una serata trascorsa nell’abitazione di Bordighera pochi giorni prima del decesso della minore. Mentre gli adulti si trovavano al piano inferiore a cenare, fumare e ridere in totale spensieratezza, le bambine erano state lasciate da sole al piano superiore. Insospettito dai continui lamenti, il testimone è salito nella stanza e ha trovato Beatrice in condizioni critiche, con evidenti difficoltà respiratorie e vistosi lividi sul volto.

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Di fronte alla richiesta esplicita dell’amico di chiamare immediatamente un’ambulanza o consultare un medico, la risposta della coppia è stata raggelante. Manuel Iannuzzi avrebbe fermamente rifiutato i soccorsi, accampando come scusa il timore che il nonno materno potesse cogliere l’occasione per sottrarre loro la custodia delle figlie. Per giustificare i segni evidenti di percosse, sia sulla bambina che sulla stessa madre, era stata inventata la versione di una rovinosa caduta dalle scale della casa. Una scusa sistematica usata per coprire una realtà domestica disfunzionale e degradata, dove la figlia maggiore era di fatto costretta a comportarsi da adulta e a prendersi cura della sorellina più piccola.

Il testimone ha descritto Iannuzzi come una persona dai modi rozzi ma apparentemente spontanea, qualcuno che in pubblico cercava di accreditarsi come una figura genitoriale positiva, severa ma protettiva, impegnata a insegnare l’educazione alle bambine laddove la madre appariva distratta. Una maschera che ha ingannato molti, ma dietro la quale si nascondeva, secondo l’accusa, una crudeltà inaudita. Un ulteriore elemento di giallo riguarda le condizioni della salma al momento del ritrovamento: la bambina presentava i capelli rasati in modo insolito e frettoloso e nuovi ematomi sulla fronte, sollevando il terribile dubbio che sia stata picchiata nuovamente nelle ultime ore di vita. Al momento i due indagati devono rispondere di maltrattamenti in famiglia con conseguente morte, ma l’evoluzione delle indagini potrebbe presto spingere la Procura a modificare il capo d’imputazione in omicidio volontario con dolo eventuale.