Crisi nera nell’auto: 9 marchi storici a un passo dall’oblio nel 2026
Il 2026 sta per essere ricordato come l’anno della grande “purificazione” nell’industria automobilistica globale. Mentre le strade si riempiono di nuove proposte, dietro le quinte si sta consumando una tragedia economica senza precedenti: nove marchi automobilistici, alcuni dei quali veri e propri pilastri storici del settore, sono sull’orlo del baratro. Non stiamo parlando di piccole startup, ma di colossi che hanno costruito l’immaginario collettivo delle quattro ruote, ora destinati a sparire entro i prossimi dodici mesi.
Il caso più emblematico è quello di Jaguar. L’aristocrazia britannica del lusso sembra giunta al capolinea. Con 3 miliardi di sterline bruciati negli ultimi cinque anni e vendite crollate vertiginosamente – solo 50.000 unità nel 2025 – la gestione indiana di Tata Motors pare aver gettato la spugna. Il fallimento del tentativo di conversione elettrica ha trasformato un sogno di prestigio in un disastro manageriale. Le fabbriche si spengono e, entro dicembre 2026, l’ultimo modello Jaguar uscirà dagli stabilimenti di Castle Bromwich, lasciando spazio a un ricordo nostalgico.

Spostandoci in Europa, il lusso francese targato DS Automobiles non è da meno. Stellantis sta pagando a caro prezzo un esperimento di posizionamento mai compreso dal mercato: troppa ambizione per competere con i tedeschi, troppa confusione per attrarre il grande pubblico. Bruciando un milione di euro al giorno, il marchio è ormai in cima alla “lista nera” di Carlos Tavares. La chiusura, prevista entro l’estate 2026, appare ormai come l’unica via d’uscita logica per limitare i danni di un fallimento commerciale totale.
Ma il dolore più profondo tocca l’Italia con Maserati. Il Tridente, simbolo dell’eccellenza automobilistica mondiale, sta venendo lentamente soffocato da una gestione che ha tradito il suo DNA. Motori che hanno perso l’anima, qualità percepita in caduta libera e prezzi esorbitanti per prodotti privi di identità hanno trasformato un oggetto del desiderio in un’ombra del passato. Con perdite vicine al miliardo di euro, la Maserati “Folgore” elettrica è l’ultimo chiodo sulla bara di un marchio che, entro la fine del 2026, rischia di essere svenduto a capitali stranieri o semplicemente cancellato.
La lista non risparmia nessuno: dal sogno elettrico americano di Fisker, già alla seconda bancarotta, all’illusione tecnologica cinese di Neo, che senza sussidi pubblici si è scontrata con la cruda realtà del mercato globale. Aggiungiamo a questo elenco il lento declino di Lancia, l’invisibilità del lusso giapponese di Infiniti, l’anacronismo di Smart – schiacciata dal car sharing – e l’abbandono di Ford Europa, che sta fuggendo dal continente in cerca di lidi più profittevoli.
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Cosa accomuna questi giganti decaduti? La perdita di identità, l’incapacità di generare profitto e una transizione ecologica mal gestita che ha privilegiato il marketing alla sostanza. Il 2026 non è una semplice crisi passeggera; è una selezione naturale brutale. In questo scenario, sopravviveranno solo i marchi capaci di reinventarsi senza tradire la propria anima. Per gli altri, si aprono le porte dell’oblio, destinati a trasformarsi in capitoli chiusi della storia dell’automobile. La grande purificazione è appena iniziata, e per molti nomi storici, il tempo a disposizione è ormai scaduto.