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Bimba morta a Bordighera: l’orrore indicibile di Beatrice e il silenzio degli adulti

Bimba morta a Bordighera: l’orrore indicibile di Beatrice e il silenzio degli adulti

Il caso della piccola Beatrice, la bimba di due anni trovata morta a Bordighera lo scorso 9 febbraio, è una ferita aperta che non accenna a rimarginarsi. A quasi quattro mesi di distanza, la vicenda si arricchisce di dettagli sempre più agghiaccianti, trasformandosi in una cronaca di abusi e omertà che ha sconvolto l’opinione pubblica italiana. Oggi, i riflettori sono puntati sul Tribunale di Imperia, dove la madre della bambina, la 43enne Emanuela Aiello, e il suo compagno, il 42enne Emanuel Iannuzzi, si trovano a rispondere di accuse pesantissime in concorso: maltrattamenti aggravati dalla morte.

Le indagini, coordinate dal procuratore di Imperia Alberto Lari, hanno delineato un quadro che definire disumano è poco. L’agonia della piccola Beatrice non sarebbe stata un tragico incidente domestico, come inizialmente tentato di far credere dalla coppia parlando di una caduta dalle scale. Le evidenze raccolte dagli inquirenti – tra cui foto e video rinvenuti nei dispositivi elettronici degli indagati – raccontano di un inferno di violenze fisiche e psicologiche durato mesi. Secondo quanto emerso dagli atti, Beatrice sarebbe stata colpita con oggetti contundenti in più parti del corpo, un martirio terminato tragicamente la notte tra l’8 e il 9 febbraio.

Bordighera, la mamma della bambina morta difese il compagno dopo la notte  delle botte: «Non voglio rovinarlo, per Emanuel mi metterei sotto un treno»  | Corriere.itMa l’orrore non finisce qui. A rendere la storia ancor più drammatica è la testimonianza straziante delle due sorelline della vittima, di 7 e 9 anni, che hanno descritto il loro vissuto come “bambine adultizzate”, costrette a pulire casa e accudire la piccola Bea mentre la madre e il compagno erano altrove. Le ragazzine hanno raccontato ai servizi sociali e agli investigatori particolari raccapriccianti: le urla disperate di Beatrice, il sangue dal naso, i tentativi inutili di chiedere aiuto agli adulti presenti, rimasti inascoltati. “Più la tenevi su e più la testa cadeva in avanti”, ha riferito una delle sorelline, descrivendo il corpo della piccola martoriato dai lividi.

Il 3 giugno, nell’interrogatorio di garanzia davanti al Gip, Emanuela Aiello ha continuato a proclamare la propria innocenza: “Non ho mai picchiato le mie figlie”, ha ribadito, cercando di distanziarsi dalle responsabilità contestate. Dall’altra parte, Emanuel Iannuzzi ha scelto la via del silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Questa linea difensiva si scontra però con la mole di prove documentali e testimoniali che la Procura sta consolidando, arrivando persino a ipotizzare, per la madre, reati ulteriori come l’abbandono di minore e l’omessa vigilanza sulle violenze perpetrate dal compagno.

Piange davanti al gip Emanuela Aiello, la madre della piccola Beatrice, la bimba  di 2 anni morta a Bordighera per le botte ricevute dalla madre e dal suo  compagno. «Non ho mai

Il padre biologico della bambina, rappresentato dall’avvocato Mario Ventimiglia, non usa mezzi termini: chiede che venga contestato il reato di omicidio volontario. “Picchiare una bambina di due anni con ferocia non può essere derubricato a semplice negligenza”, sostiene la parte civile. Mentre il processo segue il suo corso, resta l’amarezza per un destino che poteva essere cambiato, per un grido d’aiuto rimasto soffocato nel buio di una casa che avrebbe dovuto essere un rifugio e che si è trasformata, per Beatrice, in una prigione di sofferenze. La giustizia dovrà ora accertare fino in fondo le responsabilità di chi, anziché proteggere la vita, ha contribuito, con atti o omissioni, a spezzarla.