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CRISTIANESIMO contro ISLAM – Le 7 differenze tra Gesù nella BIBBIA e Gesù nel CORANO

CRISTIANESIMO contro ISLAM – Le 7 differenze tra Gesù nella BIBBIA e Gesù nel CORANO

Milioni di persone credono in Gesù. Ma non tutti credono nello stesso Gesù. Il Gesù descritto nella Bibbia non è la stessa figura ritratta nel Corano. La Bibbia e il Corano parlano di lui, lo riconoscono e lo onorano.

In entrambi i resoconti, egli nasce da Maria, compie miracoli e tornerà. Ma ci sono sette differenze chiave che separano il Gesù del cristianesimo dal Gesù dell’Islam. Uno, la nascita di Gesù.

Per comprendere appieno le differenze tra il Gesù proclamato nella Bibbia e il Gesù, o Isa come è conosciuto in arabo, rivelato nel Corano, dobbiamo prima fare un passo indietro nel tempo. Dobbiamo viaggiare fino all’era dei profeti.

Nella Bibbia, la storia di Gesù inizia molto prima della sua nascita. Infatti, secoli prima, negli scritti del profeta Isaia, circa ottocento anni prima della nascita di Cristo, egli scrisse: “Pertanto, il Signore stesso vi darà un segno. Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele”.

E Isaia non era solo. Il profeta Michea predisse persino il luogo esatto della sua nascita. “Ma tu, Betlemme Efrata, anche se sei piccola tra i clan di Giuda, da te uscirà per me colui che sarà il sovrano in Israele”.

I profeti non lasciarono spazio a dubbi. Prevedevano la sua stirpe, sua madre, il suo luogo di nascita e la sua missione. Questo bambino non sarebbe stato ordinario.

Egli sarebbe stato il Messia, il figlio di Dio, l’adempimento di una promessa senza tempo. Ora, cosa si dice del Corano? Anche la nascita di Gesù è stata profetizzata lì?

La risposta è sì, ma in un modo molto diverso. Nell’Islam, non c’è una lunga stirpe di profeti che annunciano l’arrivo di Gesù come nell’Antico Testamento. Al contrario, c’è un annuncio celeste diretto.

E si legge nella Sura tre: “Quando l’angelo disse: ‘O Maria, Dio ti annuncia la lieta novella di una parola da parte sua. Il suo nome sarà il Messia. Gesù, figlio di Maria, onorato in questo mondo e nell’aldilà e tra coloro che sono vicini a Dio'”.

Qui Gesù viene proclamato come il Messia, ma non come Dio incarnato. Nel Corano, il titolo di Messia significa unto o prescelto, ma non divino come nel cristianesimo.

Nell’Islam, Gesù non era l’adempimento di profezie precedenti perché il vero sigillo della profezia è Maometto. Mentre nella Bibbia tutti i percorsi profetici conducono direttamente a Gesù.

Nel Corano, i profeti indicano l’assoluta unità di Allah, e Gesù è semplicemente uno tra loro, non la destinazione finale. Ma entrambe le scritture condividono un punto chiave: l’annuncio della sua nascita.

In Luca uno, l’angelo Gabriele visita Maria, una vergine a Nazaret, dichiarando: “Concepirai nel tuo grembo, darai alla luce un figlio e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo”.

Nel cristianesimo, questo momento non è semplicemente l’annuncio di una nuova vita. È lo svelamento di un piano eterno. Dio stesso sarebbe diventato umano.

Questo bambino sarebbe stato il salvatore, il figlio di Dio. Nella Sura diciannove, leggiamo: “E menziona Maria nel Libro. Quando si ritirò dalla sua famiglia in un luogo verso l’oriente, si nascose da loro dietro uno schermo. Allora le inviammo il nostro spirito che le apparve come un uomo perfettamente formato”.

Lei disse: “In verità, cerco rifugio presso il Misericordioso da te, se temi Dio”. Poi l’angelo la rassicura dicendo: “Sono solo un messaggero del tuo Signore per donarti un figlio puro”.

In entrambe le scritture, il messaggero celeste è Gabriele e la donna è Maria, una vergine. Eppure le loro interpretazioni differiscono radicalmente.

Nella Bibbia, il bambino sarà il figlio dell’Altissimo. Nel Corano, invece, sarà un puro servo di Dio, ma non divino.

Per i musulmani, Gesù, chiamato Isa in arabo, è stato una nascita straordinaria, ma non il figlio di Dio. Era un profeta, un essere umano prescelto.

Nel cristianesimo, al contrario, quell’annuncio rivela molto più di una semplice nascita. Segna l’incarnazione, Dio che si fa carne. Ma come viene narrata esattamente la nascita di Gesù nella Bibbia e nel Corano?

Nella Bibbia, Gesù nasce in una notte buia a Betlemme. Maria, esausta per il viaggio, partorisce nella più semplice umiltà.

Nacque in una stalla, circondato da animali, insieme a Maria, sua madre, e Giuseppe. Ma il cielo non rimase in silenzio. Gli angeli scoppiarono in canti sulle colline e i pastori divennero i primi testimoni.

“Poiché vi è nato oggi, nella città di Davide, un Salvatore, che è Cristo il Signore”. Nel cristianesimo, questa nascita non è stata un evento ordinario.

Significava Dio incarnato, la parola che si fa carne, l’eternità che entra nella fragilità umana. Ora, passiamo al Corano, dove la nascita di Gesù avviene in un contesto interamente diverso dal resoconto biblico.

Gesù non nasce a Betlemme, non in una stalla, non circondato da animali. Piuttosto, nasce sotto una palma, in completa solitudine.

Maria è sola, senza Giuseppe, senza una mangiatoia, senza pastori. “Così lo concepì e si ritirò con lui in un luogo lontano. Poi i dolori del parto la spinsero verso il tronco di una palma”.

Lei disse: “Vorrei essere morta prima di questo ed essere stata completamente dimenticata”. Nel Corano, Maria è sola, completamente sola.

E nel suo dolore, Maria grida disperata. Ma poi Dio interviene.

“Allora una voce le gridò da sotto: ‘Non rattristarti. Il tuo Signore ha posto un ruscello ai tuoi piedi. Scuoti il tronco della palma verso di te e cadranno su di te datteri freschi e maturi. Mangia, bevi e rallegrati'”.

Qui non ci sono testimoni, non ci sono luci che riempiono il cielo, non c’è un coro di angeli che canta. Questa scena non è né pubblica né gloriosa, e non ci sono folle che festeggiano.

È un miracolo intimo e personale in cui Dio conforta direttamente la sua serva, rinnovando le sue forze con acqua fresca e datteri caduti da una palma. Il Corano non descrive il momento esatto in cui Gesù è nato.

Non menziona mai il parto, né l’aspetto del neonato, né come sia stato accolto. La cosa successiva che sappiamo è che Maria ritorna dalla sua gente.

Il neonato è stretto tra le sue braccia. E poi accade qualcosa di straordinario. Qualcosa che non viene mai menzionato nella Bibbia.

Quando la gente della città la vede con il bambino, la accusa, sospetta di lei e la giudica. Maria rimane in silenzio, ma non è sola.

Gesù stesso, ancora solo un neonato, parla dalla culla dicendo: “In verità, io sono il servo di Allah. Egli mi ha dato la Scrittura e mi ha reso un profeta”. Un bambino appena nato, che parla con autorità, difendendo sua madre e proclamando la sua missione.

In questa scena non c’è una dichiarazione di divinità, ma piuttosto un chiaro senso di scopo. Gesù è un profeta, un servo di Dio, inviato con un messaggio.

Sia la Bibbia che il Corano condividono un punto chiave. Gesù nasce dalla Vergine Maria, una nascita miracolosa senza intervento umano.

Eppure, i dettagli della nascita differiscono notevolmente. Nella Bibbia, egli nasce in un luogo reale, la piccola città di Betlemme, come predetto dal profeta Michea.

Gesù nasce come figlio di Dio e il suo arrivo segna l’inizio dell’adempimento di un’antica promessa. Nel frattempo, il Corano non specifica un luogo di nascita, ma descrive la nascita sotto una palma.

Qui Gesù nasce come profeta di Allah e, come un bambino appena nato, pronuncia le sue prime parole, rendendo testimonianza, parlando chiaramente dalla culla come un profeta. E qui risiede la differenza fondamentale tra il Gesù della Bibbia e il Gesù o Isa nel Corano. Due, l’identità di Gesù.

La Bibbia risponde senza esitazione proprio nel versetto di apertura del Vangelo di Giovanni. “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.

Nella Bibbia, Gesù è al centro. È il cuore stesso dell’intera storia, dalla Genesi all’Apocalisse.

Tutta la Scrittura ruota intorno a lui. Predetto da Isaia, annunciato da Gabriele, rivelato come il figlio amato, crocifisso su una croce, risorto il terzo giorno e promesso di tornare come re.

Gesù non è semplicemente un maestro. Non è semplicemente un profeta. È il figlio di Dio, la seconda persona della Trinità, il Salvatore, il Messia, l’agnello che toglie il peccato del mondo.

Nel cristianesimo, Gesù è Dio incarnato. Egli è l’alfa e l’omega, il principio e la fine.

La sua missione non era semplicemente quella di insegnare, ma di redimere. Non è venuto semplicemente per riformare. È venuto per riconciliare l’umanità a Dio attraverso la sua morte e risurrezione.

Ma nel Corano la risposta è diversa. Gesù, noto come Isa, non è Dio. Non è il figlio di Dio.

Non fa parte di una trinità. Nell’Islam, questo sarebbe shirk, associare partner ad Allah. E questo è considerato il peccato più grave.

Nel Corano, Isa, figlio di Maryam, è uno dei più grandi profeti, nato miracolosamente e puro fin dalla nascita. Dio lo ha creato senza intervento umano, eppure ha chiaramente affermato: “Isa non era né suo figlio né una parte di lui”. Non si addice ad Allah avere un figlio. Gloria a lui.

Nel Corano, Gesù è un messaggero, uno dei più grandi profeti, ma pur sempre solo un uomo. Nato miracolosamente, senza peccato, dotato di saggezza e poteri per compiere miracoli, eppure pienamente umano. Leggiamo nel Corano: “O gente del Libro, non esagerate nella vostra religione, né dite su Dio altro che la verità. Il Messia, Gesù, figlio di Maria, era solo un messaggero di Dio”.

Secondo il Corano, Gesù era un servo esemplare, un segno per tutta l’umanità, il Messia, ma non Dio. Fu inviato ai figli di Israele portando l’Injiil, il vangelo originale, per confermare la Torah e annunciare la venuta di un altro profeta, Maometto. Nella Bibbia, Gesù perdona i peccati, cammina sulle acque, riceve adorazione e dichiara: “Chi ha visto me ha visto il Padre”.

Nel Corano, Gesù parla dalla culla, guarisce i malati, risuscita i morti, ma tutto con il permesso di Dio, mai per il proprio potere. Scaviamo più a fondo nelle differenze tra il cristianesimo e l’Islam riguardo alla vita e ai miracoli di Gesù. Tre, i miracoli e il ministero di Gesù.

Ora giungiamo a uno degli aspetti più affascinanti e potenti della storia di Gesù, i suoi miracoli e il suo ministero. Questo è un punto su cui il cristianesimo e l’Islam si sovrappongono eppure differiscono profondamente.

Sia la Bibbia che il Corano affermano che Gesù, chiamato Isa in arabo, compì miracoli straordinari. Guarì i malati, risuscitò le persone dai morti e mostrò segni che sfidavano le leggi della natura.

Eppure, anche se le azioni sembrano simili, la fonte, il significato e lo scopo dietro ogni serie di miracoli differiscono profondamente da una tradizione all’altra. Nella Bibbia, i vangeli raccontano di un ministero che ha scosso il mondo.

Solo tre anni sono stati sufficienti per lasciare un’impronta eterna. Lo ha fatto non solo attraverso parole che hanno trasformato i cuori, ma attraverso miracoli che hanno infranto le leggi della natura.

Solo tre anni sono stati sufficienti per lasciare un’eredità eterna. Gesù non è venuto solo per parlare. È venuto agendo con autorità.

Ha guarito i ciechi, ha purificato i lebbrosi, ha moltiplicato i pani e i pesci, ha calmato le tempeste con una sola parola, ha camminato sulle acque e ha risuscitato i morti. Uno dei momenti più potenti è il ritorno in vita di Lazzaro.

Leggiamo: “Allora Gesù, profondamente commosso, gridò a gran voce: ‘Lazzaro, vieni fuori!’ E colui che era morto uscì”.

Chi può gridare a un cadavere e farlo camminare? Per i cristiani, questi prodigi non sono semplicemente segni di potere, ma la prova vivente che Gesù è Dio nella carne.

Gesù non ha mai dovuto prendere in prestito il potere. Ha comandato e la natura ha obbedito.

Nella Bibbia, Gesù perdona i peccati, risuscita per sua propria autorità e annuncia il regno di Dio con il comando supremo. Il suo ministero ha scatenato una rivoluzione spirituale.

Per questo, è stato profondamente amato e profondamente odiato. E ora, ascoltiamo il Corano.

Nell’Islam, anche Gesù compie miracoli, alcuni dei quali corrispondono persino a quelli registrati nella Bibbia. Ma c’è una differenza fondamentale.

Ogni miracolo avviene con il permesso di Allah. Questa frase viene ripetuta insistentemente, mettendo in chiaro che Isa non agisce per il proprio potere, ma come un profeta obbediente che serve Dio.

Nella Sura tre, leggiamo: “Sono venuto a voi con un segno del vostro Signore. Fonderò per voi qualcosa dal fango a somiglianza di un uccello. Poi vi soffierò dentro e diventerà un uccello con il permesso di Dio”.

Nel Corano, Gesù compie sempre miracoli con il permesso di Allah. Questa formulazione appare continuamente.

Tra i miracoli descritti nel Corano ci sono la guarigione dei ciechi e dei lebbrosi, e la risurrezione dei morti. E due segni straordinari non registrati nella Bibbia: parlare dalla culla e dare vita a un uccello modellato dal fango soffiandoci dentro.

Gesù compie miracoli che mostrano chiaramente come egli fosse distintivo tra i profeti. Eppure non perché sia Dio stesso, ma perché Allah gli ha permesso di farlo.

Anche il fatto di parlare dalla culla, un miracolo non menzionato nella Bibbia, è centrale nel Corano. Registra Gesù che dice chiaramente: “In verità, io sono il servo di Allah. Egli mi ha dato la Scrittura e mi ha reso un profeta”.

Questi atti riflettono il suo carattere unico e puro, distinguendolo dagli altri profeti, ma non fungono da prova di divinità. Al contrario, il Corano avverte esplicitamente che attribuire la divinità a Gesù è una bestemmia, l’offesa più grave nell’Islam.

Pertanto, il ministero di Gesù nel Corano riguarda il confermare la Torah e l’annunciare il profeta che sarebbe venuto dopo di lui, Maometto. Gesù, secondo il Corano, era un profeta fedele dotato di potere da Dio e parte di un piano profetico.

Nella Bibbia, invece, il ministero di Gesù si sviluppa come un percorso diretto verso la croce. Nella Bibbia, il ministero di Gesù proclama il regno di Dio e prepara l’humanità per il suo sacrificio redentivo.

Gesù sapeva di essere venuto nel mondo per morire per i peccati dell’umanità. Secondo l’Islam, Gesù non è morto sulla croce.

Pertanto, il suo ministero manca degli elementi redentivi ed escatologici della salvezza attraverso il sacrificio. Allora, come muore Gesù secondo il Corano? Esploriamo questa differenza di seguito. Quattro, la morte di Gesù.

In effetti, la differenza più profonda tra il cristianesimo e l’Islam riguardo a Gesù si concentra proprio sulla sua morte. Nel cristianesimo, la morte di Gesù è l’atto centrale di redenzione pianificato da Dio ancora prima della fondazione del mondo.

I vangeli descrivono vividamente come Gesù sia stato arrestato, ingiustamente processato, gravemente percosso e infine crocifisso sotto il governo del governatore romano Ponzio Pilato. Questa morte non è stata una sorpresa per Gesù.

Egli stesso la predisse ripetutamente ai suoi discepoli dicendo: “Il Figlio dell’uomo deve soffrire molte cose, essere ucciso e il terzo giorno risorgere”. Gesù sapeva perfettamente che la sua missione richiedeva sofferenza e morte volontarie.

Il resoconto biblico inizia con il tradimento di Gesù da parte di Giuda Iscariota, che lo consegna alle autorità religiose per trenta monete d’argento. Gesù viene poi condotto davanti al Sinedrio dove viene falsamente accusato di bestemmia per aver affermato di essere il figlio di Dio.

In seguito, Gesù appare davanti a Pilato che, pressato dalla folla, ordina la sua crocifissione nonostante non abbia trovato in lui alcuna colpa. Gesù viene brutalmente sferzato, incoronato di spine e costretto a portare la sua croce fino al Golgota, il luogo dell’esecuzione.

Sulla croce, Gesù viene crocifisso tra due ladroni. Secondo il Vangelo di Luca, uno di loro riconosce l’innocenza di Gesù e chiede di essere ricordato nel suo regno.

Gesù risponde: “In verità ti dico, oggi sarai con me in paradiso”. Mentre era appeso alla croce, Gesù pronunciò diverse frasi chiave che rivelano la profondità della sua sofferenza e la pienezza del suo scopo.

“Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”. E infine: “Tutto è compiuto”. Significa che la sua opera di redenzione era stata completata.

Nel cristianesimo, la morte di Gesù è intesa come un sacrificio espiatorio, il che significa che è morto al posto dell’umanità, prendendo su di sé i peccati di tutti gli uomini. Sulla croce, il figlio di Dio ha preso su di sé la punizione per il peccato al fine di offrire la salvezza a chiunque creda in lui.

Ma secondo l’Islam, Gesù non è stato né crocifisso né ucciso. Inoltre, l’Islam insegna che chiunque creda che Gesù sia stato crocifisso si sbaglia interamente.

Nel Corano leggiamo: “E per aver detto: ‘In verità abbiamo ucciso il Messia, Gesù, figlio di Maria, il messaggero di Dio’. Non lo hanno ucciso né lo hanno crocifisso, ma così parve loro”.

Coloro che differiscono su questo sono pieni di dubbi, non ne hanno alcuna conoscenza certa, ma seguono semplicemente congetture. In verità, non lo hanno ucciso.

Questo versetto è fondamentale per la prospettiva islamica. La crocifissione è stata un’illusione o un’impressione errata, e Dio è intervenuto direttamente per salvare Gesù.

Nel versetto successivo, il Corano afferma esplicitamente: “Al contrario, Dio lo ha innalzato a sé”, il che i musulmani interpretano come un’ascensione corporea di Gesù al cielo senza sperimentare la morte. Il Corano non specifica chi sia stato crocifisso al posto di Gesù, il che ha portato a molte interpretazioni nel corso della storia islamica.

Alcune tradizioni musulmane extra-canoniche sostengono che Giuda Iscariota, il traditore, sia stato miracolosamente trasformato da Dio per assomigliare a Gesù e sia stato crocifisso al suo posto come punizione. Il ragionamento teologico alla base di questo intervento divino si allinea con la prospettiva islamica sui profeti.

Nell’Islam, tutti i profeti sono onorati, protetti e guidati direttamente da Dio. Pertanto, non possono subire una morte degradante o ingiusta per mano dei loro nemici.

Quindi, l’idea che un profeta così puro ed eccelso come Isa potesse subire l’umiliazione di morire su una croce è del tutto inaccettabile. Di conseguenza, Dio sarebbe intervenuto per sostenere la sua dignità e salvaguardare la sua vita, innalzandolo al cielo prima che i nemici potessero catturarlo ed eseguirlo.

Inoltre, a differenza del cristianesimo, l’Islam non accetta la dottrina del peccato originale o la necessità di un’espiazione vicaria. Di conseguenza, non vi è alcun motivo redentivo per cui Gesù debba morire per i peccati dell’umanità.

Nell’Islam, la salvezza avviene attraverso la fede in Allah, le buone azioni e il pentimento genuino, non attraverso il sacrificio di un intermediario. Per questa ragione, secondo i musulmani, Gesù è stato innalzato al cielo da Dio e la crocifissione è stata un’illusione o un malinteso.

Quindi, se i musulmani credono che Gesù non sia stato crocifisso e non sia morto, credono che sia risorto dai morti? Scopriamolo. Cinque, la risurrezione.

La risurrezione di Gesù è l’evento più glorioso e centrale del cristianesimo. Secondo la Bìbbia, Gesù non è rimasto nella tomba.

Il terzo giorno dopo la sua crocifissione, egli è risorto fisicamente, sconfiggendo la morte, il peccato e il potere della tomba. Questo evento non solo convalida la sua divinità, ma fornisce anche il fondamento per la speranza cristiana.

Se Cristo è veramente risorto, allora la vita eterna è reale e la morte non ha più l’ultima parola. La risurrezione è descritta in tutti e quattro i vangeli.

Molto presto, il primo giorno della settimana, Maria Maddalena e altre donne si recarono alla tomba, ma la pietra era stata rotolata via e il corpo di Gesù non c’era più. Allora un angelo disse loro: “Non abbiate paura, perché so che cercate Gesù, che è stato crocifisso. Non è qui, poiché è risorto come aveva detto”.

Le donne corsero a riferire la notizia ai discepoli e poco dopo Gesù stesso apparve prima a Maria Maddalena, poi ai discepoli e in seguito a più di cinquecento persone. La risurrezione non è stata simbolica o puramente spirituale. È stata fisica e letterale.

Gesù mostrò le sue ferite, condivise i pasti con i discepoli e permise a Tommaso di toccare le sue mani e il suo fianco, rimuovendo ogni dubbio. “Metti qui il tuo dito, guarda le mie mani, stendi la tua mano e mettila nel mio fianco. Smetti di dubitare e credi”. Per il cristianesimo, questa vittoria sulla morte conferma Gesù come veramente il figlio di Dio, proprio come aveva affermato.

La risurrezione è il timbro definitivo di autenticità di Dio sul ministero di Gesù, sui suoi insegnamenti e sul suo sacrificio. Senza la risurrezione, la croce rimarrebbe solo una tragedia.

Ma con la risurrezione, diventa il ponte verso la vita eterna. Dopo essere risorto, Gesù trascorse quaranta giorni a istruire i suoi discepoli, preparandoli a diffondere il vangelo e promettendo la venuta dello Spirito Santo.

In ultima analisi, egli ascese al cielo non come un martire sconfitto, ma come un re esaltato. Da allora, i cristiani credono che Gesù viva e regni, che interceda per il suo popolo e che un giorno tornerà per giudicare i vivi e i morti.

Nell’Islam, la risurrezione di Gesù come insegnata nel cristianesimo non esiste. Il Corano nega esplicitamente che Gesù sia morto sulla croce e quindi non può esserci risurrezione, poiché non c’è stata morte.

L’Islam riconosce un’ascensione, ma non una risurrezione, dal momento che Gesù non è morto né è stato sepolto e quindi non aveva bisogno di essere riportato in vita. Gesù è stato portato in cielo vivo senza sperimentare la morte e vi rimane fino ad oggi, in attesa del suo ritorno alla fine dei tempi.

Quindi, sia la Bibbia che il Corano affrontano la seconda venuta di Gesù? Sei, la seconda venuta.

Sia il cristianesimo che l’Islam concordano su questo punto. Gesù tornerà.

Ma qui le somiglianze finiscono ed emerge una profonda differenza. Nel cristianesimo, il ritorno di Gesù sarà glorioso.

Non verrà di nuovo come l’umile falegname di Nazaret, né come l’uomo sofferente sulla croce. Verrà come Re dei Re e Signore dei Signori, con gli occhi fiammeggianti come il fuoco, cavalcando un cavallo bianco, con la giustizia come suo vessillo.

Gesù stesso lo dichiarò chiaramente. “Verrò di nuovo e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io siate anche voi”.

Questa non sarà un’apparizione privata. Non sarà invisibile.

Ogni occhio lo vedrà. Ogni ginocchio si piegherà.

E il libro dell’Apocalisse lo proclama in questo modo. “Vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco, e colui che vi sedeva è chiamato Fedele e Veritiero. I suoi occhi erano come fiamme di fuoco e sulla sua testa c’erano molte corone. E scritto sulla sua veste e sulla sua coscia c’era il nome Re dei Re e Signore dei Signori”.

Questo stesso Gesù che è stato sputato, schernito e crocifisso tornerà cavalcando nella potenza celeste, accompagnato dagli eserciti del cielo. Non verrà come uno giudicato, ma come il giudice.

Non tornerà per essere rifiutato, ma per regnare. Il suo arrivo segnerà la fine dei tempi per come li conosciamo.

I morti risorgeranno, i libri saranno aperti e ogni essere umano si troverà faccia a faccia con la verità. Gesù non apparirà solo per distruggere il male.

Verrà per stabilire un regno eterno di giustizia, pace e gloria, dove non ci sarà più morte, né lutto, né dolore. Un nuovo cielo e una nuova terra nasceranno, ed egli regnerà nei secoli dei secoli.

Ma anche l’Islam attende Gesù. Eppure non come figlio di Dio, non come salvatore, non come colui che è stato crocifisso, ma come il profeta che non è mai morto e che scenderà vivo dal cielo nei giorni finali.

Secondo gli hadith del profeta Maometto, Gesù tornerà per spezzare la croce, uccidere il Dajjal, il falso messia, e proclamare che non è mai stato divino. Sì, Gesù tornerà, ma non come figura centrale, bensì come servo dell’Islam.

E sebbene il Corano non descriva il suo ritorno nei dettagli, fornisce una chiara indicazione profetica. “E non vi è nessuno tra la gente del Libro che non crederà in lui prima della sua morte, e nel giorno del giudizio egli testimonierà contro di loro”.

Per secoli, gli studiosi musulmani hanno interpretato questo versetto come un riferimento alla futura discesa di Gesù. È negli hadith del profeta Maometto, le tradizioni più rispettate nell’Islam, che la storia prende pienamente forma.

E funziona così. Negli ultimi giorni, quando l’umanità sarà sprofondata nel caos, nella guerra e nella confusione, e quando apparirà il Dajjal, il falso messia che inganna milioni di persone, Gesù scenderà dal cielo, non come figlio di Dio, non come salvatore, ma come profeta musulmano, servo di Allah, seguace del Corano.

Scenderà vicino a una moschea bianca a Damasco, vestito con abiti semplici. E il suo solo respiro distruggerà il Dajjal nel momento stesso in cui poserà gli occhi su di lui.

Gesù spezzerà la croce, il simbolo rifiutato dall’Islam, ucciderà il maiale, simbolo di ciò che è proibito, e abolirà il tributo religioso perché non sarà più necessario. L’Islam sarà l’unica fede rimasta sulla terra.

Pregherà come un musulmano, vivrà come un musulmano e governerà con giustizia, non come un re divino, ma come un leader umano pienamente sottomesso alla volontà di Allah. E quando la sua missione sarà compiuta, Gesù alla fine morirà proprio come devono morire gli uomini normali.

Sarà sepolto, segnando la chiusura della sua vita terrena. Secondo l’Islam, la seconda venuta di Isa non ha lo scopo di adempiere la redenzione, ma piuttosto di correggere un errore.

L’errore di adorarlo, chiamarlo figlio di Dio e creare una religione attorno alla sua divinità. Non tornerà per stabilire una nuova religione, ma per confermare l’Islam come unica verità.

Predicherà, pregherà come un musulmano, governerà giustamente e poi morirà come ogni altro essere umano. Sarà sepolto e attenderà il giorno del giudizio proprio come tutte le persone.

Queste sono due profezie separate, eppure entrambe parlano dello stesso ritorno, ma con missioni completamente opposte. Nel cristianesimo, Gesù ritorna per regnare, risuscitare i morti, distruggere il male e stabilire il suo regno eterno.

Nell’Islam, invece, Gesù ritorna per sottomettersi, rifiutare la propria divinità, confermare il Corano e infine affrontare la morte come un uomo mortale. Eppure, rimane un’ultima connessione profondamente avvincente tra le scritture bibliche e coraniche riguardanti Gesù.

Una connessione che pochissime persone conoscono. Sette, lo Spirito Santo.

Nella Bibbia, dopo aver completato la sua missione sulla terra, Gesù promise di non lasciare soli i suoi discepoli. Disse che qualcun altro sarebbe venuto dopo di lui.

Nei vangeli, a questo qualcuno vengono dati nomi diversi. Il consolatore, lo spirito di verità o l’aiutante.

Il vangelo di Giovanni dice: “E io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore che rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità”. “Quando verrà il Consolatore, lo Spirito della verità, egli testimonierà di me”.

Qui Gesù promette qualcuno che verrà in seguito per insegnare, ricordare ai credenti il suo messaggio e guidarli nella verità. La domanda rimane: chi è questo consolatore?

Per il cristianesimo, il consolatore promesso è lo Spirito Santo, la terza persona della Trinità, Dio stesso, presente spiritualmente e inviato dopo l’ascensione di Gesù. Questa promessa si compie nel libro degli Atti, capitolo due, nel giorno di Pentecoste, quando lo Spirito Santo discese sugli apostoli come lingue di fuoco, riempiendoli di potere soprannaturale e audacia per predicare il vangelo.

Secondo la fede cristiana, lo Spirito Santo è lo spirito stesso di Dio inviato per adempiere la promessa fatta da Gesù. Egli dimora nei credenti guidandoli, confortandoli e dando loro la forza di seguire Cristo.

Egli è la presenza eterna di Dio tra il suo popolo. Tuttavia, nell’Islam, i versetti del vangelo che si riferiscono al consolatore sono interpretati in modo molto diverso.

La parola greca originale che si trova nel Vangelo di Giovanni è paracletos. Comunemente tradotta come consolatore o avvocato.

Alcuni studiosi musulmani, tuttavia, sostengono che il testo originale sia stato alterato o interpretato erroneamente. Affermano che Gesù abbia effettivamente parlato di periclutos, che significa il lodato, precisamente il significato di Ahmad o Maometto in arabo.

I musulmani credono che Gesù non abbia promesso lo Spirito Santo, ma abbia predetto la venuta di un altro profeta, e identificano quel profeta come Maometto. La base principale di questa convinzione si trova nel Corano, Sura sessantuno, dove si afferma che Gesù dichiarò: “O figli di Israele, in verità io sono il messaggero di Dio per voi e vi porto la lieta novella di un messaggero che verrà dopo di me, il cui nome sarà Ahmad”.

La parola Ahmad è un altro nome per il profeta Maometto, che significa il più degno di lode in arabo. Pertanto, i musulmani credono che Gesù stesse profetizzando la venuta di Maometto come messaggero finale di Dio, il sigillo dei profeti.

Secondo l’Islam, l’aiutante promesso è Maometto, non lo Spirito Santo. Nella comprensione islamica, lo Spirito Santo non è una persona divina, ma piuttosto un angelo, tipicamente identificato come Gabriele, che ha aiutato tutti i profeti, incluso Gesù.

In seguito Maometto arrivò con la rivelazione finale, il Corano, e corresse gli errori che avevano trovato spazio nel cristianesimo. Maometto è noto come il sigillo dei profeti, il che significa il messaggero finale di Dio, che conferma le rivelazioni precedenti, la Torah e il Vangelo, e corregge ciò che era stato distorto.

Così, sia i cristiani che i musulmani concordano sul fatto che Gesù abbia parlato di qualcuno che sarebbe venuto dopo di lui. Tuttavia, mentre i cristiani credono che Gesù stesse predicendo la venuta dello Spirito Santo, i musulmani sostengono che Gesù abbia predetto l’arrivo dell’ultimo profeta, Maometto, che avrebbe completato il messaggio di Dio, chiuso il ciclo profetico e guidato l’umanità.

Ora che conosci queste sette differenze, la domanda sorge inevitabilmente. Un singolo nome può davvero racchiudere due storie così diverse?

Lascia i tuoi pensieri nella sezione commenti. Eri già a conoscenza di queste differenze?

Quale pensi che cambi tutto? Come possono due religioni essere così simili eppure contraddirsi in modo così profondo?

E se questo video ha aperto i tuoi occhi su una nuova prospettiva, condividilo perché questa non è solo storia, è rivelazione. Benedizioni a te e alla tua famiglia.